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lunedì 21 ottobre 2013

Rapporto Svimez: il Sud va sempre peggio!



Come ogni anno, puntuale, arriva il bolletino Svimez sullo stato del Mezzogiorno. Un baraccone tenuto in piedi da bende e prebende, quello dello Svimez, del quale francamente ci chiediamo quale sia l’utilità dal momento che il fosco quadro presentato di anno in anno e le ipotetiche possibilità di sviluppo del Sud sono sempre inquadrate in un quadro nazionale che è chiaramente ai nostri occhi inesistente.

Ogni anno, dunque, la sintesi del disastro compiuto dall’Italia verso il Mezzogiorno, su cui discettano politici ed economisti. Quest’anno, giusto per la cronaca, dal Rapporto annuale sull’economia del Sud, sapete cosa viene fuori? Che il Mezzogiorno rischia la desertificazione industriale. Ma no, davvero? Non è così da 153 anni?

Secondo il rapporto Svimez, ovviamente presentato a Roma mica a Napoli, Bari o Palermo, i consumi non crescono da cinque anni e si continua a emigrare al Centro-Nord. Una famiglia su 7 guadagna meno di mille euro al mese, la disoccupazione reale supera il 28%, crescono le tasse e si tagliano le spese. Situazione ancora più grave riguarda proprio le famiglie che, in un caso su quattro, rischiano la povertà, anche con due stipendi in casa.

E ancora, grande scoperta, il rapporto Svimez segnala che negli ultimi venti anni sono emigrati dal Sud circa 2,7 milioni di persone. Riguardo alla provenienza, in testa per partenze la Campania, con una partenza su tre 36.400. In direzione opposta, da Nord a Sud, sono circa 61mila persone, che rientrano nei luoghi d’origine, soprattutto Campania. Unico dato interessante è questo, a nostro avviso: c’è un emigrazione di “ritorno” in atto, che qualcosa significa e sulla quale varrà la pena soffermarsi prossimamente

Puntuale come ogni anno, oltre al rapporto, arriva anche la letterina di Giorgio Napolitano in qualità di capo dello Stato italiota. Stavolta però raggiunge forme di paradosso mai lette prima: “In questa direzione e’ necessaria una riqualificazione delle stesse istituzioni, che permetta di superare diffuse inefficienze e di assicurare la realizzazione di politiche nazionali ed europee dirette alla crescita dell’economia e dell’occupazione.”

Ma di quali linee di sviluppo parla Napolitano? Riqualificare le Istituzioni? Incominciasse da se stesso. Fascista da giovane, Comunista da adulto, Liberista da Vecchio. Incominciasse a dire che quelle istituzioni sono il suo fallimento, che le inefficienze sono frutto della sua politica come ministro degli interni che segretava le dichiarazioni di Schiavone.

Ma poi realizzare le politiche nazionali ed europee, se la SA RC è ancora in via di realizzazione? Quando poi parla di crescita, mica si riferisce alla crescita dell’incremento tumorale? Perchè al Sud quella si che è in via di sviluppo. Napolitano è il grande liquidatore di una SPA fallita di nome italia. Si dimetta, vada al confino….e ripartiamo da capo, con la elezione su base singola e senza partiti di membri della società che riscrivano tutta la costituzione…noi del sud vogliamo la rottura del patto costituzionale…l’Italia non solo sta uccidendo il Sud, ma ci trascina in un baratro senza fine….salviamoci finchè siamo in tempo.

Tratto da Insorgenza

lunedì 1 agosto 2011

Nel SUD avanza il fenomeno NEET









Un estratto del paper “Nord e Sud: insieme nella crisi, divergenti nella ripresa”, che anticipa i principali indicatori economici del Rapporto SVIMEZ 2011 sull’economia del Mezzogiorno, fotografa il fenomeno Neet (Non studio e non lavoro).

“La condizione di Neet (Non studio e non lavoro), generalmente più diffusa tra i meno istruiti (con un’incidenza pari a livello nazionale al 40% nel 2008 per i giovani con la licenza elementare e al 24,8% per quelli con la licenza media) tende a crescere, nell’ultimo biennio, più rapidamente per i giovani con più elevati livelli di istruzione e, soprattutto, tra diplomati. Quasi un terzo dei diplomati, ed oltre il 30% dei laureati meridionali, tra i 15 e i 34 anni, non lavora e nel contempo ha abbandonato il sistema formativo, ritenendo inutile un ulteriore aumento del livello di istruzione per l’accesso al mercato del lavoro. Se circa un terzo di questi giovani è ancora in cerca di occupazione circa due terzi sono ormai confinati nell’area dell’inattività. Sono circa 167 mila i laureati meridionali che si trovano in tale condizioni, con situazioni leggermente migliori in Abruzzo, Puglia e Sardegna e particolarmente negative in Basilicata e 
Calabria.”

Una massa consistente di giovani che presentano il paradosso di essere la parte più avanzata della società meridionale (quella che ha accumulato grazie al processo di istruzione più strumenti per partecipare alla competizione globale) ma al tempo stesso la più penalizzata da un sistema chiuso, ad ascensore sociale bloccata, costretta a dipendere dai trasferimenti di risorse delle generazioni più anziane Coi giovani, è in gioco il modello di sviluppo e la crescita del Paese.”
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sabato 30 luglio 2011

Fallica (FdS): "Come far crescere il SUD"




Dalle prime anticipazioni del rapporto Svimez emergono dati allarmanti per il Sud: due giovani su tre sono senza un’occupazione, ed oltre il 30% dei laureati under 34 non lavora e non studia. Per il parlamentare nazionale di Forza del Sud, Pippo Fallica, però: “bisogna distinguere tra emergenza occupazionale ed esigenza di formare i giovani che si affacciano al mondo del lavoro. Per quanto concerne la formazione, il dato che emerge dal rapporto assume contorni preoccupanti. Se i nostri giovani non studiano, vuol dire che il sistema è carente. A tal proposito, auspico un intervento urgente del ministro dell’Istruzione per capire le ragioni di questa ‘disaffezione’. E poi, vorrei fare un’osservazione, al netto di accuse o polemiche sterili. Ad oggi, ancora non ho ben capito a cosa serva il Ministero della Gioventù: di certo, non ha mai dato la minima risposta ad alcuna tra le innumerevoli problematiche che riguardano i giovani”.

Mentre sul dato occupazionale?

“Il rapporto, purtroppo, conferma tutta la gravità di una crisi occupazionale che attanaglia il Sud e ripropone, come prioritaria, l’esigenza di un intervento da parte del Governo. Occorre un impegno urgente e costante, un confronto a tutti i livelli tra i ministeri del Lavoro e dello Sviluppo Economico affinché si mettano in campo tutte le misure necessarie per creare nuova occupazione. Data la saturazione dei posti di lavoro negli enti pubblici, è evidente che non può esserci crescita, sviluppo e, dunque, occupazione, senza un sostegno concreto alle imprese che operano al Sud”.

Cosa intende per sostegno alle imprese?

“Mi riferisco all’esigenza di sburocratizzare, ovvero snellire le procedure di concessione, le pratiche della sovrintendenza o dei vari Enti locali. In altri termini, mi riferisco alla necessità di sostenere ed agevolare l’insediamento sul territorio di nuove attività produttive. Purtroppo, registriamo moltissimi casi di imprenditori giunti al Sud grazie all’agevolazione degli sgravi fiscali che per colpa delle lungaggini burocratiche se ne sono tornati da dove erano venuti. Bisogna intervenire affinché ciò non accada”.

Il rapporto “disegna” un’Italia a due velocità anche per quanto concerne la crescita dei consumi nelle famiglie. Dal 2000 al 2010 la spesa famigliare al Nord è cresciuta dello 0,5%, nel Meridione è scesa dello 0,1%. Come si può invertire questa tendenza?

“Solo attraverso la creazione di nuovi posti di lavoro. Se in una famiglia ‘monoreddito’ è costretta a pagare il mutuo, le utenze di casa, le tasse universitarie e tutto ciò che attiene all’ordinaria amministrazione, è chiaro che i consumi che vengono tagliati non possono che essere quelli relativi ai beni voluttuari. Uno stato di cose che si acuisce con l’insicurezza del precariato. Come esponente di Forza del Sud, ritengo fondamentale ribadire la nostra contrarietà ad una forma di occupazione che non dia un minimo di certezza per il futuro. Se continuiamo a ragionare con i ‘Co.Co.Co’ o con i contratti a progetto, il reale rilancio occupazionale resterà un miraggio”.
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Anticipazioni Rapporto Svimez 2011

Stiamo sempre più inguaiati, e il divario col Nord cresce sempre di più.
Perchè siamo meno bravi e più sfaticati? NO! Il Rapporto Svimez, che a breve verrà pubblicato nella sua interezza, dimostra come questo governo, Pdl + LEGA NORD (!!!), non ha fatto assolutamente nulla per migliorare la questione meridionale, riuscendo viceversa ad aggravarla.
Le politiche filonordiste, che storicamente sono sempre state realizzate, negli ultimi anni (con l'ascesa della Lega) hanno visto aumentare la loro efficacia, costringendo il SUD ad arrancare.

Proprio per questo è necessario che nasca una "partito meridionale" (Fds+ Io Sud + Noi Sud) che quantomeno provi a fermare questa spirale di impoverimento totale, accelerata negli ultimi anni dallo strapotere della Lega.
Una battaglia di resistenza, oggi.
Una battaglia di (re)conquista, domani.




Il quadro, emerso dal paper “Nord e Sud: insieme nella crisi, divergenti nella ripresa” che anticipa il prossimo rapporto Svimez 2011, parla chiaro: il Sud arranca, pur lasciandosi alle spalle la recessione più grave dal dopoguerra, con alla testa Abruzzo, Sardegna e Calabria che guidano la ripresa, ma con un tasso di disoccupazione ancora troppo alto.

“In base alle valutazioni di preconsuntivo, nel 2010 il Mezzogiorno ha segnato rispetto all’anno precedente un modesto +0,2%, ben lontano dal +1,7% del Centro-Nord. Dal 2001 al 2010 il Mezzogiorno ha segnato una media annua negativa, -0,3%, decisamente distante dal + 3,5% del Centro-Nord. In termini di Pil pro capite, il Mezzogiorno e’ passato dal 58,8% del valore del Centro Nord nel 2009 al 58,5% del 2010. L’area che nel 2010 ha trainato il Paese è stata il Nord-Est (+2,1%), seguita da Centro (+1,5%) e Nord-Ovest (+1,4%).

A livello regionale, la forbice oscilla tra il boom del Veneto (+2,8%) e la flessione della Basilicata (-1,3%). All’interno del Mezzogiorno, la crescita più alta spetta all’Abruzzo (+2,3%), che recupera in parte il calo del 2009 (-5,8%) grazie alla ripresa dell’industria e alla buona performance dei servizi. Grazie alla crescita del terziario registrano segni positivi anche la Sardegna (+1,3%) e la Calabria (+1%). Se la Sicilia è praticamente stazionaria (+0,1%), regi-strano segni negativi Puglia (-0,2%), Molise e Campania (-0,6%).

Nel Mezzogiorno la regione con il Pil pro capite più elevato è stata l’Abruzzo (21.574 euro), che comunque registra un valore di circa 2.200 euro al di sotto dell’Umbria, la regione più debole del Centro-Nord. Seguono il Molise (19.804), la Sardegna (19.552), la Basilicata (18.021 euro), la Sicilia (17.488), la Calabria (16.657) e la Puglia (16.932). La regione più povera è la Campania, con 16.372 euro. A livello settoriale il Sud registra nel 2010 una crescita del valore aggiunto doppia rispetto al Centro-Nord (+1,4% rispetto al +0,7%) nell’agricoltura, che spezza il ciclo negativo iniziato nel 2005.

Riguardo all’industria in senso stretto, la crescita al Sud è del +2,3%, meno sostenuta che al Centro-Nord (+5,3%). Negli ultimi due anni il tasso di occupazione è sceso al Sud dal 46% del 2008 al 43,9% del 2010, al Centro-Nord dal 65,7% al 64%. Su 533mila posti di lavoro in meno in tutto il Paese dal 2008 al 2010, ben 281mila sono stati nel Mezzogiorno. Con meno del 30% degli occupati italiani, al Sud si concentra dunque il 60% della perdita di posti di lavoro. Valori drammaticamente bassi e in ulteriore riduzione si registrano in Campania, dove lavora meno del 40% della popolazione in età da lavoro, in Calabria (42,2%) e Sicilia (42,6%).

Nel Mezzogiorno il tasso di occupazione giovanile (15-34 anni) è giunto nel 2010 ad appena il 31,7% (il dato medio del 2009 era del 33,3%; per le donne nel 2010 non raggiunge che il 23,3%), segnando un divario di 25 punti con il Nord del Paese (56,5%).” (fonte ItalPress)
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