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lunedì 10 settembre 2012

Alcoa e l'arma del terrore poliziesco



Continua la lotta degli operai ex Alcoa. "Ex" nei fatti, perché formalmente sono ancora dipendenti Alcoa, nonostante i padroni dell'azienda abbiano già fatto sapere che, dopo decenni di profitti, yacth e vacanze di lusso, adesso non possono rischiare qualche spicciolo e quindi chiuderanno lo stabilimento.
Eppure la stampa liberaldemocratica italiana, sia di destra sia di non-destra (definirla "di sinistra" mi pare obiettivamente eccessivo), continua a definirli ex Alcoa, come se non fossero più qualcosa. E' vero, per molti operai l'azienda in cui hanno lavorato e lavorano rappresenta molto più di un posto di lavoro: è il luogo ove hanno covato sogni, fatto sacrifici, conosciuto persone che poi magari sono diventate amici, passato più ore che in famiglia. Per molti operai - grave errore! - l'azienda non è solo un luogo di sfruttamento, ma paradossalmente è anche un luogo di emancipazione.
Ebbene, se mai è stato così - ed io ne dubito fortemente - oggi non è più questa la condizione dei lavoratori: oggi le aziende chiudono strafregandosene altamente dei lavoratori, l'importante è che le perdite siano contenute. Tanto hanno anche il governo (da D'Alema a Monti, passando per Berlusconi) che promulga leggi atte a favorire licenziamenti facili, precarietà, sfruttamento, impoverimento.

Oggi dobbiamo tutti sentirci coinvolti nella battaglia degli operai dell'Alcoa, come ieri era per quelli del Sulcis, ieri l'altro per quelli di Taranto e domani per quelli che verranno. Pur con le sfumate differenze di ogni caso, la sostanza rimane sempre la medesima: una aggressione totale e senza quartiere al mondo del lavoro. Lo Stato, strumento repressivo per eccellenza, utilizza il suo braccio armato (polizia, carabinieri, guardia di finanza, ecc...) per caricare i manifestanti, per incutere terrore, per invitare le persone a non scendere in piazza, ma a starsene buoni buoni a casa. Perché in piazza ci vanno solo i violenti, che si beccano le giuste e sacrosante manganellate della Legge!

Stasera c'è Miss Italia. Buona fortuna.

Do svidanija.


mercoledì 5 settembre 2012

"La Tav si farà". Allora non ci siamo capiti.



L'incontro tra Monti e Hollande ha evidenziato la volontà di realizzare una "grande sinergia" sui temi fondamentali dell'Europa: la crescita, l'euro, l'occupazione... e il Tav!
O meglio, LA Tav, come si ostinano a chiamare IL Treno ad Alta Velocità Torino-Lione. I bocconiani saranno anche dei geni in economia... ma con il volgare fiorentino a cui diamo il nome di "italiano" non hanno molta dimestichezza.
Ciò detto, Monti ha dichiarato che è un "segno concreto della volontà dei nostri paesi dare completa realizzazione a quell'opera di alto interesse che è la Tav tra Torino e Lione". Alto interesse per chi? Chi ci guadagna dal Tav? A questa domanda, Monti e i bocconiani di destra, di centro e di sinistra omettono di rispondere da decenni. Le popolazioni valsusine, viceversa, sono 20 anni che rispondono: "Non è nei nostri interessi!"; visto che abitano quei territori e li abiteranno anche dopo che avranno fatto un buco in una montagna zeppa di amianto, forse bisognerebbe ascoltarli. I nostri governanti, di ogni schieramento politico, si dicono e si autoproclamano convinti federalisti: è alquanto originale la visione di un federalismo che impone sui territori una scelta presa dal potere centrale! Ma i paladini del federalismo in salsa padana, i mariuoli leghisti, che dicono? Niente! Come ogni forza politica filosistema che si rispetti, la Lega appoggia il progetto-Tav e non ascolta le proteste e le proposte alternative delle popolazioni valligiane. 
Quale strada rimane ai valsusini? Nessuna, tranne l'opposizione dura e radicale alla violenza di Stato e di Sistema. Chiunque abbia proposto nel passato la strada del dialogo ha subito sconfitte clamorose nei fatti, perché le istituzioni si sono dimostrate indisposte ad ascoltare e a mettere in discussione questo infausto progetto.

Do svidanija

sabato 1 settembre 2012

Una giornata della memoria per i duosiciliani uccisi durante il "Risorgimento"




FIRMA LA PETIZIONE!

La storiografia ufficiale ha sottaciuto, per oltre 150 anni, una scomoda verità: il popolo meridionale ha pagato un prezzo troppo alto per l’Unita d’Italia. Si parla di circa 500.000 morti; la distruzione di sessanta paesi; l’uccisioni di bambini, donne e anziani; il carcere duro di Fenestrelle (un vero e proprio lager ) per i dissidenti. Riteniamo che queste vittime debbano essere ricordate e in loro onore chiediamo al Presidente della Repubblica che venga istituito un giorno della memoria, il 3 Febbraio.

«Gli oltraggi subiti dalle popolazioni meridionali sono incommensurabili. Sono convinto di non aver fatto male, nonostante ciò non rifarei oggi la via dell'Italia meridionale, temendo di essere preso a sassate, essendosi colà cagionato solo squallore e suscitato solo odio.»
Lettera di Garibaldi ad Adelaide Cairoli, 1868 

«Lo stato italiano è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco l'Italia meridionale e le isole, squartando, fucilando, seppellendo vivi i contadini poveri che scrittori salariati tentarono d'infamare col marchio di briganti.»
Antonio Gramsci in L'Ordine Nuovo, 1920

É giusto dunque proporre un giorno della memoria per onorare chi, per difendere la propria dignitá, le proprie terre o semplicemente restando fedele al proprio regno, é stato sterminato senza alcuno scrupolo. Come data suggeriamo il 3 febbraio, per ricordare l’infame proclama che giustificava la pulizia etnica nelle Due Sicilie, pronunciato dal Generale Pinelli in quella data dell’anno 1861. Dieci giorni dopo Gaeta capitolava e Francesco II partiva per l´esilio, iniziava la resistenza ed il più oscuro periodo della nostra storia.

Ecco l´infame proclama:
«Ufficiali e soldati! La vostra marcia tra le rive del Tronto e quelle della Castellana è degna di encomio. S.E. il Ministro della Guerra se ne rallegra con voi. Selve, torrenti, balze nevose, rocce scoscese non valsero a trattenere il vostro slancio; il nemico, mirando le vostre penne sulle più alte vette dei monti ove si riteneva sicuro, le scambiò per quelle dell'aquila Savoiarda, che porta sulle ali il genio d'Italia: le vide, impallidì e si diede alla fuga. Ufficiali e soldati! Voi molto operaste, ma nulla è fatto quando qualche cosa rimane da fare. Un branco di quella progenie di ladroni ancora si annida tra i monti, correte a snidarli e siate inesorabili come il destino. Contro nemici tali la pietà è delitto. Vili e genuflessi, quando vi vedono in numero, proditoriamente vi assalgono alle spalle, quando vi credono deboli, e massacrano i feriti. Indifferenti a ogni principio politico, avidi solo di preda e di rapina, or sono i prezzolati scherani del vicario, non di Cristo, ma di Satana, pronti a vendere ad altri il loro pugnale. Quando l'oro carpito alla stupida crudeltà non basterà più a sbramare le loro voglie, noi li annienteremo; schiacceremo il sacerdotal vampiro, che con le sozze labbra succhia da secoli il sangue della madre nostra, purificheremo col ferro e col fuoco le regioni infestate dall'immonda sua bava, e da quelle ceneri sorgerà rigogliosa e forte la libertà anche per la provincia ascolana».

Per queste persone, come per Garibaldi, Bixio, Cialdini, Cavour, Vittorio Emanuele e tanti altri, non c’è mai stato una corte che li abbia condannati per le loro colpe. Vengono piuttosto ricordati come degli eroi e celebrati come “Padri della Patria”.

Il RICORDO deve essere un dovere morale otre che storico. Attiviamoci, dunque, affinchè venga istituita una giornata della memoria per ricordare il genocidio dei popoli meridionali.

martedì 28 agosto 2012

La nostra generazione se la passa male



La nostra generazione se la passa male. Non abbiamo i residui di una guerra mondiale sulle spalle, non abbiamo conosciuto la fame e i vestiti passati di fratello in fratello, non abbiamo festeggiato quando c'era la carne a tavola. La nostra generazione, però, se la passa male lo stesso.
Abbiamo i cellulari di ultima generazione e gli indumenti griffati, abbiamo tutti l'automobile e l'impianto stereo, abbiamo la possibilità di informarci in tempo reale e gratis, abbiamo gli effetti speciali al cinema e anche gli occhialini 3D. Eppure la nostra generazione se la passa male.
Abbiamo la possibilità di viaggiare, girare l'Europa con l'interrail o con i voli low cost, visitare luoghi che i nostri genitori vedevano solo in viaggio di nozze, e i nostri nonni in qualche cartolina di parenti emigrati. La nostra generazione, intanto, se la passa male lo stesso.
Abbiamo conosciuto la neve sotto uno snowboard d'inverno nonostante fossimo nati in paesi di mare. Abbiamo mangiato talmente tanto che tutti siamo a dieta. Abbiamo gli abbonamenti in palestra e spendiamo fette dei nostri stipendi in prodotti di bellezza. Abbiamo i centri commerciali in cui fa caldo d'inverno e si sta freschi d'estate, dove possiamo comprare tutto ciò che ci serve senza preoccuparci del parcheggio dell'auto o delle nuvole grigie che, all'orizzonte, minacciano pioggia.
Eppure, la nostra generazione se la passa male. Lavori precari e sottopagati. Diritti ridotti o inesistenti. Prospettive di costruire una famiglia pari a zero. Traffico e inquinamento aumentati in maniera proporzionale al costo della benzina. Servizi sociali e sanitari insufficienti. Monopolio culturale del pensiero unico. Partito unico benpensante moderato liberista. Anche la musica dura è diventata abbastanza morbida da piacere ai figli di papà. Anche le rivoluzioni si organizzano su facebook, e i rivoluzionari si limitano a mettere "mi piace".

A volte mi guardo intorno alla ricerca di una risposta alla domanda: perché ce la passiamo così male? E non riesco a darmi una risposta che non sia un'altra domanda:
Abbiamo lottato?

Do svidanija

martedì 31 luglio 2012

Resistere tanto, obbedire poco




Ci hanno provato in tutti i modi. Una settimana di fuoco incrociato tra giornali e politici di ogni schieramento: criminalizzare e dividere il movimento per depotenziare e far fallire la marcia di oggi. A partire dalla Cancellieri fino ad arrivare all’ultimo Ferrentino di turno. Tutti a sparare a zero contro un movimento “violento” e raccomandare la popolazione della Valle di Susa di stare a casa.Il prefetto poi ha vietato di fatto la manifestazione e istituito posti di blocco in tutte le strade di accesso per Giaglione. Ma si sa, l’obbedienza e la paura non sono di casa in questa valle.
Ma ancora una volta non ha funzionato: almeno in cinquemila  hanno marciato tra boschi e sentieri impervi. Non era una manifestazione qualunque, servivano gambe buone per la montagna e sangue freddo per non cadere nelle provocazioni. Eppure anziani, giovani, bambini, famiglie, hanno voluto ancora una volta dimostrare la loro ostilità verso una situazione che ha raggiunto il surreale: da una parte un cantiere zeppo di divise e povero di operai e dall’altra una Valle costellata da posti di blocco a fermare e intimidire una popolazione sempre più esasperata.
I giornali dicono che è la strategia dello sfiancamento: stancarci e demotivarci fino a che la rassegnazione non prenderà il sopravvento.
Ma chi abita e vive questo territorio, chi da vent’anni difende questo lembo di terra, sa che l’epilogo sarà per forza un altro. Una lotta che vede da anni bambini che diventano adulti con una bandiera no tav in mano significa che la resistenza è entrata nel dna di questa popolazione. Chi si ricorda più di Pisanu ministro degli interni, di Ghigo e poi Madama Bresso e di tutti gli altri che hanno sproloquiato sul Tav senza mai sapere neanche di cosa parlavano?, e chi si ricorderà più di Esposito? La cruda verità e che loro passano e i no tav restano.
E’ normale per chi vive in questa Valle dedicare un pezzo importante della propria vita in questa lotta, e noi in questa Valle ci viviamo. Quanto per loro è normale occupare militarmente un territorio? Per quanto tempo potrà uno Stato permettersi di spendere 90 mila euro al giorno per garantire un semplice sondaggio geognostico come quello della Maddalena? Oggi barcollano nel mantenere un cantiere in uno dei posti più impervi e nascosti della valle, ma domani in mezzo ai paesi penseranno veramente di costruire cantieri fortificati alla Fort Apache?
Che l’opera sia inutile orami è assodato, che le poche risorse economiche che rimangono servono per cose ben più importanti e urgenti anche…è solo una questione di tempo, a noi non ci rimane che avere pazienza nella nostra tanta resistenza e poca obbedienza.

 Comitato No Tav Spinta dal Bass - spazio sociale Visrabbia

lunedì 16 luglio 2012

Il Sistema non è riformabile. Va sabotato.




L'Articolo 21 della Costituzione della Repubblica Italiana, quella che Bersani ama definire "la più bella Costituzione del mondo", salvo poi dimenticarsela puntualmente quando si tratta di votare leggi contro i lavoratori, i pensionati, le donne, gli omosessuali, ecc..., recita così:

"Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.
Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l'indicazione dei responsabili.
In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell'autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all'autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s'intende revocato e privo di ogni effetto.
La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.
Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni."

Pertanto mi appello all'articolo 21 per dire quanto segue:

Dopo le condanne per reati di devastazione e saccheggio inflitte a ragazzi che erano a Genova durante il G8 del 2001, e confrontando le stesse con le tenui condanne inflitte ai dirigenti di polizia che causarono "la più grande sospensioni delle libertà democratiche in un paese occidentale dalla fine della Seconda Guerra Mondiale" (cfr Amnesty International), posso senz'altro affermare che lo stato di diritto, in Italia, non esiste più. Non c'è equità tra le pene inflitte, né criterio di proporzionalità. Erano anni, anzi decenni, che questa situazione si protraeva: questa è l'ennesima, ultima goccia che fa traboccare il vaso. Genova è stata, per la mia generazione, la dimostrazione della violenza e del fascismo liberale e liberista del Sistema. Dopo undici anni posso affermare senza timor di smentita che non c'è stata giustizia.
Il Sistema ha vinto. Così come nel 1925 il Fascismo vinse definitivamente la sua battaglia sul piano istituzionale, e fu necessario organizzare la resistenza sul piano extraistituzionale.

Pertanto ritengo sia necessario lottare con ogni mezzo contro questo Sistema oppressivo, che ormai ha raggiunto dimensioni planetarie. Che ognuno organizzi la lotta come meglio crede: con la parola (come fa questo blog) o con altri mezzi. Socializzi, collettivizzi, costruisca reti di relazioni e di lotta. Quando un Sistema opprime i cittadini è sempre una dittatura. Esistono le dittature nazifasciste, le dittature staliniste, e le dittature liberali, che si autodefiniscono democratiche eppure violentano la democrazia a proprio uso e consumo.

Ognuno contrasti il Sistema, in ogni luogo e con ogni metodo. Ognuno operi per il sabotaggio sistematico di ogni ganglio del Sistema. Anche mettere una croce su un simbolo elettorale può essere un canale di espressione e di ribellione al Sistema. L'importante è non credere MAI che sia sufficiente l'espressione di un voto per essere e sentirsi liberi. Chiunque creda che la lotta politica si possa esplicare SOLO tramite gli strumenti che il Sistema mette a disposizione (elezioni, raccolta firme, referendum) è un folle utopista. Allo stesso modo: chiunque creda che l'unica soluzione sia imbracciare un fucile o lanciare una bomba, è un velleitario utopista. Ed io, di questi cazzo di utopisti, ne ho piene le palle.

E adesso, arrestateci tutti.

martedì 12 giugno 2012

Li chiamavano liberisti



Finalmente hanno gettato la maschera. Ci son voluti venti anni, ma alla fine hanno mostrato il loro vero volto: parassiti sociali, pronti a lamentarsi dell'ingerenza del "pubblico" in economia, salvo poi attingere alla mammella pubblica per salvare le loro banche.
L'ultimo, eclatante episodio di immissione di denaro pubblico (cioè mio, cioè tuo) per salvare le banche spagnole è davvero incredibile: nel bel mezzo di una crisi europea generata dall'eccessiva "finanziarizzazione e bancarizzazione" dell'economia, ci ritroviamo con l'Unione Europea che decide di destinare 100 miliardi di euro per salvare le banche spagnole.
Ma come! Le aziende licenziano i lavoratori e chiudono; le banche non erogano credito alle attività produttive; i servizi sociali vengono tagliati a causa della riduzione dei fondi; e i buontemponi di Bruxelles pensano bene di dare soldi alle banche?

Non c'è stato un liberale e liberista italiano che si sia scandalizzato. Non ho letto sul Pompiere della Sera i soliti strali antistatalisti (che sono giusti nel merito, perchè lo statalismo è un male; pessimi nel metodo, perchè il liberismo è peggio dello statalismo) delle varie penne liberali, nè ho ascoltato i neocons in salsa italiana criticare l'intromissione pubblica, nè ho visto il Sole 24 Ore e Milano Finanza pubblicare editoriali di condanna. Li chiamavano liberisti, si chiamavano liberisti, e poi abbiamo scoperto che non lo erano manco per niente: nemmeno loro hanno fiducia nelle magnifiche sorti e progressive del mercato; neanche loro credono che il mercato si autoregolamenti, realizzando una sorta di darwiniana evoluzione della specie. Chi si evolve o si adatta, sopravvive; chi non ce la fa, viene salvato dai soldi pubblici.
Gli spagnoli hanno tassi di disoccupazione altissimi e uno stato sociale fortemente debilitato. Qualora essi, a seguito di questo salvataggio delle banche, scendessero in piazza e facessero ciò che anni fa fecero i greci (assalti alle banche, incendi di bancomat, scontri di piaza, guerriglia urbana), sarebbero ancora da considerare "violenti antidemocratici"? Qualora gli spagnoli decidessero di trasformarsi da Indignados ad Incazzados, andrebbero colpevolizzati? Qualora i popoli europei cominciassero ai loro governi e al super governo centralista europeo, esercitando il sacrosanto diritto alla resistenza, sarebbero dei terroristi antidemocratici?

"Noi riteniamo che …tutti gli uomini sono stati creati uguali, che il Creatore ha fatto loro dono di determinati inalienabili diritti….che ogni qualvolta una determinata forma di governo giunga a negare tali fini, sia diritto del popolo il modificarla o l’abolirla, istituendo un nuovo governo che ponga le basi su questi principi…Allorchè una lunga serie di abusi e di torti…tradisce il disegno di ridurre l’umanità ad uno stato di completa sottomissione, diviene allora suo dovere, oltre che suo diritto, rovesciare un tale governo…".
Dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti d’America, 5 luglio 1776

"Contro le leggi in contrasto con la morale e l’umanità sussiste un diritto di resistenza".
Art. 6 della Costituzione del Lander di Brandeburgo del 31.1.1947

"Qualora il governo violi la libertà ed i diritti garantiti dalla costituzione, la resistenza, sotto ogni forma, è il più sacro dei diritti ed il più imperioso dei doveri”.
Costituzione Francese

giovedì 7 giugno 2012

Sabotare



RADIO SABOTAG - TRASMISSIONE N.3

Questo mondo non piace a nessuno. Gli unici che riescono a farselo piacere sono quelli che comandano, che hanno i conti correnti gonfi, che non hanno problemi di lavoro. Tutti gli altri campano male. Alcuni resistono, pochi lottano, molti si lamentano ma non muovono un dito.
Il Sistema non è modificabile, correggibile, migliorabile. Il Sistema va resettato. Punto.
Come fare? Alcuni pensano che basti mettere una croce su un simbolo elettorale ogni cinque anni per cambiare le cose. Sbagliano.
Altri pensano che bisogna mettere le bombe a destra e a manca. Sbagliano.
Altri ancora ritengono che è necessaria una rivoluzione. O un colpo di stato. O una bella dittatura che rimetta le cose a posto. Sbagliano.
Sbagliano tutti quelli che credono che ci sia una sola strada percorribile: la via elettorale e legalitaria; la via terroristica; la via rivoluzionaria o reazionaria. Errore madornale. Perchè se questo Sistema ha fatto qualcosa di buono è stato generare coloro che lo distruggeranno. E ha dato a costoro tutti i mezzi, da quelli legali a quelli illegali, per realizzare quest'opera di distruzione.

Vorrei chiedere a quelli la cui attività politica si riduce all'espressione del voto: pensate davvero che basti? O bisogna impegnarsi ogni giorno, in ogni luogo, senza limitarsi a votare per il partito X o il candidato Y?
Vorrei chiedere a quelli che sparano, gambizzano, mettono bombe: pensate davvero che sia sufficiente per far crollare il Sistema? La paura allontana il Popolo da voi e dalle piazze, dai luoghi di confronto e dai luoghi di conflitto.
Vorrei chiedere a quelli che parlano di rivoluzione delle masse o di dittatura dell'ordine e della disciplina: vedete le masse interessate alla prospettiva rivoluzionaria? Il Sistema non è già abbastanza ordinato e disciplinato, tanto dal lobotomizzare le masse impedendogli di diventare Popolo?

E' una questione di tattica, fratelli e sorelle, non di strategia. L'obiettivo strategico è sempre lo stesso: cambiare il mondo, abolire lo stato di cose presente, realizzare una comunità di Uomini Liberi e Eguali. Questo obiettivo può essere raggiunto in ogni modo, basta che la modalità prescelta non sia realizzata in via esclusiva. Non c'è SOLO la via elettorale, oppure SOLO la via terroristica o SOLO la via rivoluzionaria. Altrimenti si rischia di scadere nel parlamentarismo, nel brigatismo/stragismo, nel velleitarismo. E nessuna di queste tre cose cambierà mai il Sistema, anzi gli darà nuova forza. Il parlamentarismo consentirà al Sistema di dimostrare di essere democratico, perchè concede l'esistenza di una minoranza su cui la maggioranza esercita una dittatura; il brigatismo/stragismo consentirà al Sistema di realizzare ed applicare leggi repressive e di imporre politiche antipopolari, in nome della "sicurezza" e della "salvaguardia della libertà"; il velleitarismo accenderà gli animi per un poco, vincerà qualche battaglia ma perderà alla lunga la guerra. Perchè la guerra al Sistema è una guerra di trincea: lenta, costante, inesorabile. Una guerra di Resistenza e di Liberazione.

L'unico modo conosciuto per vincere guerre così lunghe è il sabotaggio. Bisogna sabotare il Sistema. Ci consentono di presentarci alle elezioni? Presentiamoci. Ci permettono di candidarci e magari essere eletti e di usare le loro tribune per parlar male di loro? Facciamolo. Ci danno un muro dove affiggere manifesti? Tappezziamolo di slogan incendiari. Ci fanno usare il web? Usiamolo contro il Sistema, creando blog e informando i cittadini. Costruiscono un palazzo o una piazza? Occupiamola. Ci caricano con la polizia? Resistiamo e reagiamo. Distruggono il lavoro? Opponiamoci. Licenziano i lavoratori e ledono i diritti? Scioperiamo. Fanno le parate? Alziamo le barricate. Ci tappano la bocca? Urliamo più forte. Ci arrestano o ci uccidono? Rendiamo libere e immortali le nostre idee.

Fanno il deserto e lo chiamano Pace? Sabotiamoli.



sabato 4 giugno 2011

Quando giunsero gli Alleati nella Roma liberata...



4 giugno 1944 - 4 giugno 2011
Gli Alleati entrano nella Roma abbandonata dagli occupanti tedeschi, sfiacchiti dalla resistenza partigiana e dai G.A.P.

Ho trovato questo video autoprodotto. Molto ben fatto, secondo me.