Visualizzazione post con etichetta Radio Sabotag. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Radio Sabotag. Mostra tutti i post

giovedì 14 giugno 2012

Tanti auguri, Comandante





Il 14 giugno 1928 nasceva Ernesto "Che" Guevara. Guerrigliero della libertà dei popoli latino-americani. Ribelle al Sistema. A suo modo, un filosofo ed un poeta. Un uomo che aveva una dote rara di questi tempi: lottava per i suoi ideali.

Questo video di Sabotag TV ne vuole celebrare il ricordo e l'attualità delle idee.





martedì 12 giugno 2012

Li chiamavano liberisti



Finalmente hanno gettato la maschera. Ci son voluti venti anni, ma alla fine hanno mostrato il loro vero volto: parassiti sociali, pronti a lamentarsi dell'ingerenza del "pubblico" in economia, salvo poi attingere alla mammella pubblica per salvare le loro banche.
L'ultimo, eclatante episodio di immissione di denaro pubblico (cioè mio, cioè tuo) per salvare le banche spagnole è davvero incredibile: nel bel mezzo di una crisi europea generata dall'eccessiva "finanziarizzazione e bancarizzazione" dell'economia, ci ritroviamo con l'Unione Europea che decide di destinare 100 miliardi di euro per salvare le banche spagnole.
Ma come! Le aziende licenziano i lavoratori e chiudono; le banche non erogano credito alle attività produttive; i servizi sociali vengono tagliati a causa della riduzione dei fondi; e i buontemponi di Bruxelles pensano bene di dare soldi alle banche?

Non c'è stato un liberale e liberista italiano che si sia scandalizzato. Non ho letto sul Pompiere della Sera i soliti strali antistatalisti (che sono giusti nel merito, perchè lo statalismo è un male; pessimi nel metodo, perchè il liberismo è peggio dello statalismo) delle varie penne liberali, nè ho ascoltato i neocons in salsa italiana criticare l'intromissione pubblica, nè ho visto il Sole 24 Ore e Milano Finanza pubblicare editoriali di condanna. Li chiamavano liberisti, si chiamavano liberisti, e poi abbiamo scoperto che non lo erano manco per niente: nemmeno loro hanno fiducia nelle magnifiche sorti e progressive del mercato; neanche loro credono che il mercato si autoregolamenti, realizzando una sorta di darwiniana evoluzione della specie. Chi si evolve o si adatta, sopravvive; chi non ce la fa, viene salvato dai soldi pubblici.
Gli spagnoli hanno tassi di disoccupazione altissimi e uno stato sociale fortemente debilitato. Qualora essi, a seguito di questo salvataggio delle banche, scendessero in piazza e facessero ciò che anni fa fecero i greci (assalti alle banche, incendi di bancomat, scontri di piaza, guerriglia urbana), sarebbero ancora da considerare "violenti antidemocratici"? Qualora gli spagnoli decidessero di trasformarsi da Indignados ad Incazzados, andrebbero colpevolizzati? Qualora i popoli europei cominciassero ai loro governi e al super governo centralista europeo, esercitando il sacrosanto diritto alla resistenza, sarebbero dei terroristi antidemocratici?

"Noi riteniamo che …tutti gli uomini sono stati creati uguali, che il Creatore ha fatto loro dono di determinati inalienabili diritti….che ogni qualvolta una determinata forma di governo giunga a negare tali fini, sia diritto del popolo il modificarla o l’abolirla, istituendo un nuovo governo che ponga le basi su questi principi…Allorchè una lunga serie di abusi e di torti…tradisce il disegno di ridurre l’umanità ad uno stato di completa sottomissione, diviene allora suo dovere, oltre che suo diritto, rovesciare un tale governo…".
Dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti d’America, 5 luglio 1776

"Contro le leggi in contrasto con la morale e l’umanità sussiste un diritto di resistenza".
Art. 6 della Costituzione del Lander di Brandeburgo del 31.1.1947

"Qualora il governo violi la libertà ed i diritti garantiti dalla costituzione, la resistenza, sotto ogni forma, è il più sacro dei diritti ed il più imperioso dei doveri”.
Costituzione Francese

giovedì 7 giugno 2012

Sabotare



RADIO SABOTAG - TRASMISSIONE N.3

Questo mondo non piace a nessuno. Gli unici che riescono a farselo piacere sono quelli che comandano, che hanno i conti correnti gonfi, che non hanno problemi di lavoro. Tutti gli altri campano male. Alcuni resistono, pochi lottano, molti si lamentano ma non muovono un dito.
Il Sistema non è modificabile, correggibile, migliorabile. Il Sistema va resettato. Punto.
Come fare? Alcuni pensano che basti mettere una croce su un simbolo elettorale ogni cinque anni per cambiare le cose. Sbagliano.
Altri pensano che bisogna mettere le bombe a destra e a manca. Sbagliano.
Altri ancora ritengono che è necessaria una rivoluzione. O un colpo di stato. O una bella dittatura che rimetta le cose a posto. Sbagliano.
Sbagliano tutti quelli che credono che ci sia una sola strada percorribile: la via elettorale e legalitaria; la via terroristica; la via rivoluzionaria o reazionaria. Errore madornale. Perchè se questo Sistema ha fatto qualcosa di buono è stato generare coloro che lo distruggeranno. E ha dato a costoro tutti i mezzi, da quelli legali a quelli illegali, per realizzare quest'opera di distruzione.

Vorrei chiedere a quelli la cui attività politica si riduce all'espressione del voto: pensate davvero che basti? O bisogna impegnarsi ogni giorno, in ogni luogo, senza limitarsi a votare per il partito X o il candidato Y?
Vorrei chiedere a quelli che sparano, gambizzano, mettono bombe: pensate davvero che sia sufficiente per far crollare il Sistema? La paura allontana il Popolo da voi e dalle piazze, dai luoghi di confronto e dai luoghi di conflitto.
Vorrei chiedere a quelli che parlano di rivoluzione delle masse o di dittatura dell'ordine e della disciplina: vedete le masse interessate alla prospettiva rivoluzionaria? Il Sistema non è già abbastanza ordinato e disciplinato, tanto dal lobotomizzare le masse impedendogli di diventare Popolo?

E' una questione di tattica, fratelli e sorelle, non di strategia. L'obiettivo strategico è sempre lo stesso: cambiare il mondo, abolire lo stato di cose presente, realizzare una comunità di Uomini Liberi e Eguali. Questo obiettivo può essere raggiunto in ogni modo, basta che la modalità prescelta non sia realizzata in via esclusiva. Non c'è SOLO la via elettorale, oppure SOLO la via terroristica o SOLO la via rivoluzionaria. Altrimenti si rischia di scadere nel parlamentarismo, nel brigatismo/stragismo, nel velleitarismo. E nessuna di queste tre cose cambierà mai il Sistema, anzi gli darà nuova forza. Il parlamentarismo consentirà al Sistema di dimostrare di essere democratico, perchè concede l'esistenza di una minoranza su cui la maggioranza esercita una dittatura; il brigatismo/stragismo consentirà al Sistema di realizzare ed applicare leggi repressive e di imporre politiche antipopolari, in nome della "sicurezza" e della "salvaguardia della libertà"; il velleitarismo accenderà gli animi per un poco, vincerà qualche battaglia ma perderà alla lunga la guerra. Perchè la guerra al Sistema è una guerra di trincea: lenta, costante, inesorabile. Una guerra di Resistenza e di Liberazione.

L'unico modo conosciuto per vincere guerre così lunghe è il sabotaggio. Bisogna sabotare il Sistema. Ci consentono di presentarci alle elezioni? Presentiamoci. Ci permettono di candidarci e magari essere eletti e di usare le loro tribune per parlar male di loro? Facciamolo. Ci danno un muro dove affiggere manifesti? Tappezziamolo di slogan incendiari. Ci fanno usare il web? Usiamolo contro il Sistema, creando blog e informando i cittadini. Costruiscono un palazzo o una piazza? Occupiamola. Ci caricano con la polizia? Resistiamo e reagiamo. Distruggono il lavoro? Opponiamoci. Licenziano i lavoratori e ledono i diritti? Scioperiamo. Fanno le parate? Alziamo le barricate. Ci tappano la bocca? Urliamo più forte. Ci arrestano o ci uccidono? Rendiamo libere e immortali le nostre idee.

Fanno il deserto e lo chiamano Pace? Sabotiamoli.



mercoledì 6 giugno 2012

Prima firma, poi puoi morire



RADIO SABOTAG - TRASMISSIONE N.2

La Cgil denuncia che alcune aziende emiliane, che non hanno la certificazione per la ripresa produttiva e l'agibilità dei capannoni, fanno firmare liberatorie individuali ai lavoratori e li fanno lavorare. Così facendo, declinano ogni responsabilità circa eventuali incidenti o morti sul lavoro nel caso in cui vi fossero altre scosse di terremoto in futuro. “Stiamo ricevendo segnalazioni su alcune aziende che cercano di baipassare l’ordinanza del dipartimento della protezione civile, facendo firmare ai lavoratori liberatorie individuali sulla responsabilita’ civile e penale nel caso di danni provocati dal terremoto” dichiara la CGIL, per il quale “non ci sono aggettivi per giudicare un atteggiamento del genere se non quelli della irresponsabilita’ e dell’indecenza”.
In realtà, gli aggettivi ci sarebbero eccome! Luridi, indecenti, vergognosi, stomachevoli. L'aggettivo più corretto, però, è sempre e solo uno: capitalisti. Perchè gli imprenditori che hanno affisso ai cancelli delle fabbriche, mentre la terra ancora tremava, sinistri (anzi, destri) cartelli in cui si intimava ai lavoratori di riprendere prontamente il lavoro, pena la messa in libertà o la detrazione delle ferie, non sono altro che capitalisti. Sfruttatori del lavoro altrui. Persone che antepongono il profitto personale al bene della comunità. Padroni che, con il pretesto dei danni subiti dal sisma, coglieranno l’occasione per delocalizzare le produzioni, facilitati in questo compito anche dal credito negato da parte delle banche e per nulla ostacolati dallo Stato, correo in questa come in altre occasioni (vedasi il caso della Fiat di Termini Imerese). Nessuna pietà per i lavoratori, per quella carne da macello sacrificabile sull'altare del profitto. Lavoratori sempre sotto comando e sotto ricatto, terrorizzati dall'idea di finire ad ingrossare quel mare melmoso di precariato che è la cifra esistenziale dell'economica capitalistica moderna. Lavoratori che si ritrovano ad ingrossare le fila di un esercito di riserva in una guerra tra poveri. Lavoratori che muoiono sotto le macerie di una fabbrica o di un capannone, che era rimasto aperto e attivo mentre tutto (scuola, uffici, borghi e centri storici) era stato chiuso, svuotato e transennato. Perchè la logica del profitto non si ferma davanti a nulla, figurarsi davanti a qualche grado della Scala Richter.




martedì 5 giugno 2012

Radio Sabotag



RADIO SABOTAG - TRASMISSIONE N.1

Radio Sabotag non esiste. E' una radio senza frequenze, senza microfoni. Radio Sabotag è una radio scritta. Radio Sabotag è una radio che si legge ascoltando una canzone. Radio Sabotag è un esperimento di libertà E' un laboratorio politico e culturale. Radio Sabotag è il sabotaggio dell'informazione ufficiale. Radio Sabotag è l'urlo contro il Sistema. Radio Sabotag è la forza rivoluzionaria della parola. Radio Sabotag è la negazione del perbenismo e del moderatismo. Radio Sabotag è una barricata. Radio Sabotag è lo slancio vitale. Radio Sabotag è una radio occupata dalle parole. Radio Sabotag è la violenza distruttrice e creatrice. Radio Sabotag è una eresia.

Radio Sabotag è.






lunedì 4 giugno 2012

Diventa un Sabotatore! Collabora e partecipa al Network Autonomo Sabotag!



Vuoi scrivere un articolo per Il Sabotatore? Vuoi realizzare una trasmissione su Radio Sabotag? Vuoi fare un reportage fotografico o video da pubblicare su Sabotag TV? Vuoi organizzare assemblee, incontri, volantinaggi, blocchi, occupazioni, sit in, mostre... insomma, vuoi fare attività politico-culturale Autonoma e Antagonista al Sistema?

Allora collabora e partecipa al Network Autonomo Sabotag. Devi semplicemente difendere e professare tre valori: libertà, giustizia e solidarietà. Nessun pensiero e nessuna aziona che tenda a limitare la libertà, la giustizia e la solidarietà tra le persone può essere accettato nel Network. Tutto il resto è lecito.

Il Network Autonomo Sabotag non ha capi, non ha dirigenti, non ha scala gerarchica, non ha tessere d'iscrizione. Tutti possono farne parte, senza distinzione di età, sesso, etnia, censo, orientamento religioso o sessuale. Il progetto del network è la creazione della net-democracy, intesa non solo come "democrazia della rete", ma anche e soprattutto come "democrazia in rete". Una democrazia orizzontale, fondata sulla condivisione e sulla pratica del consenso, sulla libertà individuale e la giustizia collettiva. 

Se vuoi collaborare o partecipare in qualunque modo, scrivi a ant.lucignano@libero.it

N.B. Tutte le collaborazioni sono da intendersi come completamente volontarie, perciò gratuite. Tutte le opere pubblicate sui canali del network saranno rese disponibili a tutti, secondo la filosofia del copyleft.