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martedì 15 maggio 2012

Quello che (non) ho merita un applauso. E basta.

Un altro Spigolo Indipendente:




La televisione italiana offre raramente programmi di qualità in prima serata. Trasmissioni che sappiano intrattenere facendo riflettere gli ascoltatori, che una volta tanto sono trattati da cittadini. L'Agorà televisivo messo su da Saviano e Fazio (guarda caso, gli UNICI capace di fare questo tipo di televisione in Italia), andato in onda su La7, assomiglia spesso al londinese Speakers' Corner di Hyde Park: vari personaggi scelgono una parola ed esprimono la loro opinione.

Uno splendido esercizio di oratoria, con una punta di retorica, che manca del ritmo della dialettica.

Si, perchè se c'è una pecca in Quello che (non) ho è proprio la mancanza di ritmo, l'eccessiva monotonia che fa da contraltare allo splendido blues di Quello che (non) ho, intesa come canzone di Fabrizio De Andrè.
E' sempre piacevole ascoltare attori, giornalisti, scrittori, uomini di spettacolo dissertare sui significati di una parola, che assume spesso i connotati di un valore e/o di un ideale. Il problema è che dopo un'ora di trasmissione già si capisce come saranno le successive due: qualcuno entrerà, dirà una parola ("freddo", ad esempio) e leggerà una riflessione sulla stessa. E questo si ripeterà ad libitum.
Serviva un programma del genere? Assolutamente si! Questo, però, dovrebbe farci riflettere su quanto povere siano diventate le nostre vite, se abbiamo bisogno di un programma televisivo per riflettere sui significati delle parole. Forse siamo troppo abituati, per non dire anestetizzati, alla televisione dei talk show e dei reality, al sensazionalismo e dal voyerismo gossipparo. Un dubbio ci viene: ma uoi vedere che non è la tv ad essere specchio della società, ma esattamente il contrario?
Se così fosse, applaudiamo Quello che (non) ho. Ma non rallegriamoci troppo.

martedì 7 giugno 2011

Alla fine ci son riusciti: Annozero chiude






Erano anni che ci provavano. Editti bulgari, direttori generali servili, richiami di autority sedicenti indipendenti. Niente. Annozero, il programma di Michele Santoro in ondao ogni giovedì sulla rai, continuava a macinare successi, e a far guadagnare all'azienda di Viale Mazzini il doppio di quanto costasse la trasmissione.


Una azienda pubblica dovrebbe essere orgogliosa di un programma siffatto, che miete questi successi d'ascolti e fa guadagnare l'azienda. La Rai dovrebbe coccolare tutti i professionisti che lavorano per questo prodotto che, ad oggi, è la trasmissione più vista in Rai nel periodo Settembre - Giugno. Invece no. Il dittatore ha fatto di tutto, alla fine ci è riuscito. E la Lei, cioè la nuova direttrice generale della Rai, non ha fallito la missione: cacciare Santoro.


Per carità, capiamoci bene: a Santoro verrà data una grandiosa buonuscita. Non stiamo parlando di un disoccupato che perde il lavoro, ma di un professionista di successo che, resosi conto dell'impossibilità di continuare la propria avventura professionale in una azienda, decide di accordarsi per andarsene.


Voci di corridoio dicono che Santoro lo rivedremo, a settembre, sugli schermi di La7, che sta pian piano diventando una gran bella televisione, un polo indipendente di informazione, approfondimento e divertimento (Crozza, Geppi Cucciari, Victor Victoria, ecc...). Il tg La 7, con l'acquisizione di Mentana, è ormai di un livello superiore anche al Tg1 e al Tg5. Professionisti come la Gruber, Telese e Costamagna, Lerner e la D'Amico, da anni contribuiscono a rendere LA 7 una realtà di altissimo livello. Se davvero, come pare, anche Santoro e, forse, Fazio e Floris dovessero traslocare a La7, questa diventerebbe la miglior televisione italiana.



Eppure noi dobbiamo continuare a pagare la TASSA Rai (altro che canone) per sorbirci i reality di Simona Ventura o i cinegiornali LUCE di Minzolini.

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