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venerdì 27 luglio 2012

Spirito olimpico



Oggi cominciano ufficialmente le Olimpiadi di Londra.
Le Olimpiadi sono, probabilmente, la più importante manifestazione sportiva del mondo, soprattutto perché riguardano quasi tutte le principali discipline sportive, che sono spesso oscurate dalla dimensione planetaria del calcio.
Saranno giorni di fatica e sudore, ma ci auguriamo prevalga lo sport, l'onore, il rispetto. Per l'avversario e per se stessi.

Il mondo, purtroppo, non pare permeato di spirito olimpico. Anzi, pare invischiato in vicende che sono l'OPPOSTO dello spirito olimpico.
Pertanto ho pensato ad una immagine che, più di tutti, rappresenta la mia visione dello spirito olimpico.

Do svidanija


mercoledì 17 agosto 2011

La vendetta è un piatto che va servito ai poveri











Una volta che gli incappucciati sono tornati nelle loro tane, che gli incendi si sono spenti e la minaccia è finita, la polizia ha preso pieno possesso delle città inglesi. Per giorni interi, i sedicimila armati mandati dal governo hanno fatto sentire il loro monologo assordante, con colonne di blindati lanciati a sirene spiegate per le strade deserte e pattugliamenti in ogni quartiere.



Cameron aveva annunciato che non ci sarebbe stata pietà, e la pietà obbedientemente ha deciso di sprofondare nel ventre della terra, mentre i tribunali sono rimasti aperti tutta la notte per processare i 2.300 arrestati negli scontri. Le sentenza sono state pesanti. ‘Esemplari’, secondo la definizione dei giornali. Per il furto di due bottiglie d’acqua, del valore di tre sterline, Nicholas Robinson, 23 anni, è stato condannato a sei mesi di carcere. Per il furto di due maglioni, Eoin Flanagan, diciottenne di Manchester, è stato condannato a otto mesi di reclusione. Per aver detto a un poliziotto ‘se non avessi addosso la divisa ti spaccherei la faccia’, Ricky Gemmel, 18 anni, è stato condannato a sei settimane di carcere. E così via, almeno per i più fortunati. Per tutti gli altri, con buona grazia, i giudici hanno ritenuto opportune pene più severe e li hanno rimandati al giudizio delle ‘crown courts’, tribunali regali che hanno potere di infliggere sentenze a oltranza.



Nel frattempo i poliziotti si sono organizzati in squadre e sono andati casa per casa a arrestare le centinaia di sospetti ancora in libertà. Insieme a loro, come i cani da riporto con i cacciatori, si sono mosse anche le torme di giornalisti. Il quotidiano Telegraph, per esempio, trasmette orgogliosamente sul proprio sito il video dell’arresto di Shereka Leigh, single mother di 22 di Tottenham, rea del furto di un paio di scarpe. Il video mostra gli agenti sfondare la porta, entrare in casa urlando, calpestare i giocattoli del figlio di 4 anni e portare fuori la ragazza in manette.



Ma gli agenti non devono fare tutto da soli. A volte anche i genitori danno una mano. Con una dedizione che avrebbe fatto lacrimare Stalin, dopo aver riconosciuto la figlia diciottenne Chelsea nei video trasmessi in TV l’eroica signora Adrienne Ives non ha avuto esitazione nel chiamare la polizia locale. Manco a dirlo, i giornali non hanno saputo trattenere gli elogi per questa straordinaria madre coraggio. Peccato che ai tempi di Saturno non ci fossero i giornali britannici, che avrebbero potuto dare il giusto lustro a chi divora i propri figli.



‘Vi troveremo’, avevano detto giorni fa alcuni agenti sulle loro pagine facebook, ‘e vi faremo sentire tutto il peso della legge’. E così è stato. C’è da augurarsi che non sia un peso così schiacciante da togliere il respiro, come è avvenuto invece qualche mese fa con Jimmy Mubega, il quarantaseienne angolano morto per soffocamento mentre veniva ‘messo in sicurezza’ dagli agenti che lo stavano deportando dall'aeroporto di Heathrow.



Ma il peso della legge, si sa, spesso cade come grandine dal cielo, e a volte capita che distrugga la vita di intere famiglie. Del resto, le colpe dei padri ricadono sui figli e dunque, per proprietà transitiva, quelle dei figli devono ricadere sui genitori. Con determinazione salomonica, David Cameron ha dichiarato che le famiglie degli arrestati che usufruiscono dei benefit statali per i meno abbienti perderanno tutto. Niente più casa popolare, niente più contributi di disoccupazione, niente più ‘house in benefit’, niente più welfare. Intervistato dalla BBC, il segretario di stato per le comunità locali Mr Eric Pickles ha ribadito il concetto. I riottosi e le loro famiglie verranno sfrattati, e le circoscrizioni di Wandsworth, Westminster, Greenwich, Hammersmith, Nottingham e Salford hanno già reso esecutivi gli sfratti.



Ma anche queste disposizioni dal sapore medievale, si teme, non saranno abbastanza. Il problema è molto più profondo, dicono alcuni, è entrato sotto la pelle dei sudditi britannici. David Starkey, noto commentatore BBC, lo ha spiegato chiaramente in diretta televisiva: il problema, in questo paese, è che i bianchi sono diventati negri, hanno perso il senso della dignità occidentale, sono diventati dei selvaggi. Il multiculturalismo, dice Starkey, ci ha cambiato il colore della pelle e il DNA.



Grazie al cielo, il governo non è solo ad affrontare questa sfida biogenetica. Come spesso accade in Inghilterra, l’aiuto è arrivato prontamente dall’alto. Dove per alto, ovviamente, si intendono gli Stati Uniti, la madrepatria di cui la Britannia è fedele colonia. Ispirato dall’esempio americano, David Cameron ha convocato il superpoliziotto Bill Bratton, l’inventore della dieta ‘tolleranza zero’ che ha reso obese tante carceri d’oltreoceano. Il crimine di strada, ha dichiarato Cameron, verrà raschiato via dall’isola, come fosse una macchia scura sulla pelle candida di Albione.



Forse il primo ministro ha scelto per le sue pulizie il cleaner sbagliato. Più che Bill Bratton, Cameron avrebbe dovuto rivolgersi a Conrad Murray, il famoso medico di Michael Jackson attualmente indagato per l’omicidio del cantante. Togliere il nero dalla pelle è un affare difficile e sono in pochi al mondo a saperlo fare. Bagni di mercurio, infiltrazioni di cortisone e applicazioni di hydroquinone sono l’unica cura. Qualche iniezioni di antidolorifici ogni tanto, per ammorbidire il tutto. Soltanto così la candida Inghilterra potrà grattarsi via il negro di dosso. Anche a costo di morirci, se dovesse essere necessario. Del resto, dopo gli splendori del matrimonio reale, soltanto il funerale di un’intera nazione potrebbe offrire al mondo l’evento più spettacolare della prossima decade.



Federico Campagna, 14 Agosto 2011, London

http://www.infoaut.org/blog/precariato-sociale/item/2359-vendetta-di-classe

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giovedì 11 agosto 2011

Il lusso è un diritto... lo dice la pubblicità

Una disamina molto lucida e schietta dei fatti di Inghilterra:



http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/11/il-rivoltosi-londinesi-e-il-diritto-al-lusso/150947/



Walter Benjamin si interrogò a lungo sul motivo per cui gli insorti parigini del 1830 sparavano agli orologi pubblici, facendolo in modo del tutto spontaneo e senza accordarsi tra di loro. Capire cosa rappresentavano quegli orologi per i rivoltosi di Parigi – che nel frattempo erano scesi in strada, avevano scalzato i pavé e innalzato le barricate – significava comprendere l’essenza stessa della rivolta. Per Benjamin quelli orologi erano il simbolo del tempo scandito dal “progresso” e dalla “disciplina del lavoro”, dettata dai ritmi e dai modi dell’economia capitalista. Erano cioè il simbolo di tutto ciò che aveva disumanizzato ed espulso da un’esistenza dignitosa intere fasce della popolazione di Parigi. E anche per questo che distruggerli significava allora chiudere con i vecchi tempi e aprire nuove dimensioni temporali.



Gli insorti contemporanei delle metropoli – a partire dalla sollevazione del 13 agosto 1965 del quartiere di Watts a Los Angeles e fino alla cronaca degli ultimi giorni delle periferie di Londra, Birmigham, Manchester, passando per le rivolte parigine dell’ottobre del 2006 – bruciano, invece, le macchine e saccheggiano i negozi, specie se di lusso. Condannarli è facile, ma non ci aiuta affatto ad avere un quadro lucido della situazione. Il nostro compito dovrebbe essere allora – seguendo l’esempio di Benjamin – quello di interrogarci sul senso profondo di tali gesti, che sembrano dettati quasi da una profonda esigenza, individuale e collettiva allo stesso tempo.



Lasciamo, quindi, che le banche tuonino per i milioni perduti (nel mentre saccheggiano e speculano sui mercati gettando nella povertà milioni di individui), che i sociologi mainstream si strappino i capelli e si sorprendano del ‘non sense’ delle rivolte londinesi o che attribuiscano le colpe di tutto quanto al multiculturalismo (nel mentre si costruiscono carriere dorate grazie alla loro acritica adesione alle ideologie dominanti), che i governanti gridino all’illegalità (nel mentre l’illegalità la mangiano con il pane ogni giorno), che la polizia condanni i violenti (nel mentre non condanna mai la sua di violenza).



Ecco, lasciamo tutto questo per un attimo e concentriamoci sul significato dei gesti dei rivoltosi. Interroghiamoci, cioè, sul motivo per cui gli insorti di oggi bruciano le macchine e saccheggiano i negozi, proprio come quelli di Parigi sparavano agli orologi pubblici.



La prima domanda da porsi dovrebbe essere: cosa rappresenta l’automobile nella nostra società? E’ un mezzo di trasporto, si dirà. D’accordo, ma ormai non si può negare che è prima di tutto uno status symbol, cioè qualcosa che denota la condizione economica, sociale e culturale di una persona. La macchina ha dunque un elevato valore simbolico. Se possiedi una bella macchina puoi dimostrare la legittimità della tua stessa esistenza, sia in quanto consumatore sia in quanto cittadino rispettabile. Esisti in quanto hai e non in quanto sei (concetto particolarmente chiaro ai milioni di africani che muoiono di fame ogni anno).



Insomma, nel mondo delle merci e del valore di scambio, l’automobile simboleggia una merce importante, con un forte significato simbolico.



Ora, viste in questa prospettiva, le rivolte dei giovani emarginati delle periferie metropolitane di Londra – dove la disoccupazione e la povertà regnano sovrane e dove le ferite della recessione economica sono ben visibili – sembrano opporsi, anche simbolicamente, alla società consumista e all’economia mercantile. A questo risultato giunse, infatti, Guy Debord, quando, analizzando la sommossa di Los Angeles nel 1965, scrisse: “I Neri di Los Angeles […], prendono alla lettera la propaganda del capitalismo moderno, la sua pubblicità dell’abbondanza. Vogliono subito tutti gli oggetti mostrati e astrattamente disponibili, perché vogliono farne uso” [G. Debord, Il declino e la caduta dell’economia spettacolare-mercantile, in Il pianeta malato, Nottetempo, p. 14].



“Il lusso è un diritto”, ci urla del resto da ogni angolo di strada Vincent Cassel, seduttivo e convincente nel suo enorme manifesto pubblicitario dove campeggia sullo sfondo una bella auto. Ebbene, proprio quando questo messaggio viene preso sul serio, cioè quando dei cittadini, compresi quelli disoccupati, emarginati e che vivono nelle periferie, pretendono per davvero il rispetto del loro ‘diritto al lusso’, accade che il meccanismo si rompe. L’arcano si svela e la società dello spettacolo inizia a mostrare il suo vero volto, la sua vera struttura gerarchica, anche nel consumo. Certo, quando ciò accade, in molti si affrettano a spiegare che occorre avere pazienza e che, lavorando sodo, un giorno chiunque potrà esercitare il suo ‘diritto al lusso’.



Peccato però che si tratta di un altro messaggio pubblicitario.

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martedì 9 agosto 2011

Riflessioni sugli scontri di Londra







Un branco di teppisti negri sta mettendo a ferro e fuoco la deliziosa Londra e le altre splendide città di Sua Maestà Elisabetta, attaccando la polizia, saccheggiando i negozi e distruggendo il sacro valore della proprietà privata.

E' questa la storia che tutti i media del Sistema stanno facendo girare nel Mondo: l'Italia, ovviamente, non si è sottratta al gioco e sta continuando a dare informazioni precisissime circa questa guerriglia razziale.

Cosa ha scatenato la guerriglia? L'uccisione di un negraccio pregiudicato di 29 anni che aveva già figliato quattro volte e che non si era fermato ad un posto di blocco. Ne è scaturito uno scontro a fuoco con la polizia, e ci è rimasto secco.

Quindi questi negri teppisti che da tre giorni e tre notti stanno incendiando la Capitale d'Inghilterra sono i difensori di questo malvivente che è rimasto ucciso.



Chi crede a questa storia, alzi la mano.

Io la tengo ben abbassata, anche perchè non si è mai visto uno "scontro a fuoco" in cui viene sparato un solo proiettile: dalla pistola del poliziotto al corpo del ventinovenne ucciso. Nè posso credere che basti questo episiodio per giustificare una rivolta del genere, altrimenti l'assassinio della settimana scorsa a Roma (la polizia spara sul GRA ed uccide un uomo durante un inseguimento) avrebbe generato qualche rimostranza.

Invece no, in Italia tutti pronti a solidarizzare a prescindere con le forze dell'ordine, cioè i difensori dell'ordine costituito. Da Genova 2001 a Val di Susa 2011, non è cambiato niente: se chi fa violenza ha la divisa, ha ragione; chi non ce l'ha, ha torto.



Torniamo a Londra: perchè, allora, si è scatenata una guerriglia del genere? E' probabile, dico, che non sia per solidarizzare col ragazzo ucciso, ma solo per manifestare ciò che in via pacifica il Sistema non ti consente di esprimere: rabbia e frustrazione per una condizione sociale pessima, per i quartieri ridotti a ghetti, per la disoccipazione che continua a crescere, per una integrazione fallimentare, per le ricette economiche di stampo thatcheriano imposte prima dai laburisti di Blair, e ora dai conservatori di Cameron.



C'è gente - è meglio che il Sistema ed i suoi servitori in divisa lo capiscano - che non ha più fiducia nei partiti, nei sindacati, nelle raccolte di firme, negli scioperi della fame, nelle marce della pace, nelle elezioni.

C'è gente che, dopo decenni di violenza legalizzata (fisica, psichica e sociale) dai Governi, non conosce che un'arma per contrastare il Sistema: la molotov.



Non dico che hanno ragione o torto.

Dico che è così.

E dico anche un'altra cosa: la storiella della poesia di Pasolini che difendeva i poliziotti proletari contro i rivoluzionari figli di papà non regge. Anche perchè - diciamolo - Pasolini può anche aver scritto una cazzata.

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