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giovedì 27 marzo 2014

Anche Bilbao sul punto di insorgere

Il mio articolo per Insorgenza.it 



La Spagna guidata da Mariano Rajoy continua ad essere una delle polveriere d’Europa.
A pochi mesi dal referendum indipendentista della Catalunya, anche i Paesi Baschi (più correttamente Euskadi, come i baschi chiamano la loro terra in lingua madre) hanno ricominciato a serrare le fila e ad alzare la voce contro il governo di Madrid. A meno di tre anni dal cessate il fuoco unilaterale deciso dall’ETA, la Spagna si ritrova di fronte ad un nuovo “problema basco”. Stavolta, però, non potrà far valere per tutti la generica accusa di “terroristi”, in quanto il fronte politico che chiede l’indipendenza dell’Euskadi dalla Spagna è molto variegato e va dalla sinistra radicale, figlia della diaspora seguita allo scioglimento di Batasuna, ai cristiano-sociali del Partito Nazionalista Basco (Euzko Alderdi Jeltzalea, EAJ). Difficile definire terroristi i democristiani baschi!

La prima prova di forza e di unità del nuovamente coeso movimento indipendentista basco, sempre più sostenuto dalla popolazione, si è avuta tre mesi fa, in occasione dell’annuale marcia tra le strade di Bilbao. Quest’anno si è registrata una partecipazione storica, “oceanica” secondo quanto riportato dai mass media spagnoli e europei, e l’alleanza tra le varie anime del nazionalismo basco ha ricalcato un po’ il sentiero tracciato dagli omologhi catalani, che sono riusciti a superare i vecchi steccati e ad anteporre l’interesse della Comunità alle piccole logiche di partito.

Il movimento basco ha trovato rinnovato vigore anche nella politica repressiva che il governo Rajoy ha realizzato contro i militanti indipendentisti: gli slogan a favore dei tanti baschi in carcere, sia in Spagna che all’estero, uniti agli slogan contro Rajoy e contro il governo madrileno, sono stati il punto di incontro tra le varie anime del separatismo basco. Anche i più moderati e conservatori hanno compreso che il Sistema Spagna, inserito nella gabbia Unione Europea, non può che peggiorare le condizioni di vita dei baschi.
Come ha reagito Rajoy? Con la solita chiusura mentale di chi, dopo aver già dichiarato “illegale e incostituzionale” il referendum indipendentista che si terrà in Catalunya in autunno, non lascia intravedere spiragli per una soluzione pacifica dell’antico problema basco.

Dopo Barcellona ed Edimburgo, anche Bilbao ha visto incarnarsi le aspirazioni di libertà e autonomia dei popoli europei. Tra qualche giorno tocca a Palermo mettersi in marcia, per l’indipendenza della Sicilia.
L’Europa, e i vetusti stati nazionali che la compongono, non può più dormire sonni tranquilli.
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mercoledì 26 settembre 2012

Il Mediterraneo insorge... la sedicente Italia nicchia.



Ieri pomeriggio, migliaia di cittadini spagnoli (aggettivo che vuol dire tutto e niente, visto che "spagnolo" viene considerato anche un basco o un catalano dai mass media filosistemici) hanno accerchiato il Parlamento di Madrid per contestare il Governo Rajoy, colpevole di imporre le indigeribili e antipopolari "ricette europee". Indignados? Forse si, forse no. Rispetto ai giovani che più di un anno fa contestarono il governo Zapatero consegnando, di fatto, il Paese alla destra liberal-europea di Rajoy, ieri c'era meno indignazione e più incazzatura. Infatti vi sono stati anche scontri e la durissima repressione poliziesca (nonostante l'invito dei manifestanti ai poliziotti di unirsi a loro nella lotta) non si è fatta attendere. 
In serata la situazione si è stabilizzata, ma stasera è attesa una nuova manifestazione. Intanto ieri sera, il presidente dell'esecutivo regionale catalano, Artur Mas, ha annunciato le elezioni anticipate per il prossimo 25 novembre e l'intenzione di indire un referndum sull'autonomia della Catalunya indipendentemente dal fatto che il governo di Madrid consenta o meno tale consultazione (per la Costituzione Spagnola è solo il governo centrale che può indire i referendum). Movimento anche in Euskadi, meglio noti come Paesi Baschi: anche lì vi sono fortissimi fermenti autonomisti, che la crisi globale sta ovviamente fomentando.

Andando un po' più verso il Mediterraneo orientale, l'occhio dell'Insorgenza non può che fermarsi in Grecia. Anche oggi vi sono stati scontri durante lo sciopero generale e generalizzato che ha letteralmente paralizzato la Grecia. A dimostrazione del fatto che le ultime elezioni-farsa, ripetute perchè alla trojika europea non piacevano i risultati, abbiano dato il potere ad un governo fantoccio, il popolo greco continua nella sua strenua lotta contro l'Unione (Bancaria) Europea e le sue politiche antipopolari. Il braccio armato del Sistema (cioè polizia e forze dell'ordine in generale) continuano a massacrare il Popolo greco, nonostante le politiche europee inficino notevolmente anche il lavoro e la vita delle forze dell'ordine.
E' proprio vero: il più grande nemico dello schiavo che vuole farsi libero non è il padrone, ma lo schiavo ancora in catene.

E nella sedicente Italia? Nessuno si muove. Nessuno fa niente. Accerchiare il Parlamento ? Non sia mai! Infilzare coi forconi i vari Fiorito? Assolutamente no!
I non-popoli si comportano così. Infatti l'unica insorgenza che si è avuta in Italia in questi anni è stato il Movimento dei Forconi in Sicilia. Ma parliamo di Siciliani, cioè di un vero Popolo...