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venerdì 3 agosto 2012
Di Pietro a Il Fatto: "Non scodinzolo per il PD"
Pubblico l'intervista che Antonio Di Pietro, leader dell'Italia dei Valori, ha rilasciato a Il Fatto Quotidiano:
Di Pietro, che è successo?
Non lo so, so solo che noi oggi abbiamo fatto qualcosa di concreto e che qualcuno le chiama “derive”.
Vendola dice che lei di lavoro fa il polemista.
Io la chiamo politica. E il nostro non è un partito ipocrita: ieri Bersani ha presentato 10 punti programmatici. Sono anche i nostri. Ma mi domando come faccia poi a votare la fiducia a provvedimenti di Monti che dicono il contrario.
Anche Vendola alla fine ha dovuto frenare i toni.
La loro fregatura è la Rete. Nel giro di un quarto d’ora ha dovuto fare retromarcia. Alla fine della fiera SeL non potrà mai accettare di stare con l’Udc. Mi rifiuto di pensare che al mio posto, nella foto di Vasto, ci sia la faccia di Casini.
Un mese fa eravate insieme, in conferenza stampa, a dare l’ultimatum al Pd. Quanto è pesata la sua polemica con il Quirinale sulla trattativa nell’allontanamento di Vendola?
Ci hanno considerato irrispettosi solo perché informiamo i cittadini su una inopportunità, una bruttura, un comportamento che non ci piace. Abbiamo criticato il Capo dello Stato perché sollevando il conflitto di attribuzione su una vicenda così delicata ci ha delusi. Darci dei reietti, dei populisti, dei demagoghi è una furbata del sistema di potere. Se ci sono soggetti di cui non si può parlare vuol dire che siamo in una democrazia a scartamento ridotto.
Dicono che siete voi a mettervi fuori dal gioco democratico quando criticate le istituzioni.
Noi siamo l’unica alternativa al compromesso. Io mi appello agli elettori e al fronte dei non allineati: ci sono momenti in cui è necessario unire le forze per sconfiggere un nemico. Oggi il nemico della democrazia è il consociativismo falso e ipocrita che vogliono far proseguire nella prossima legislatura.
Ma chi c’è in questo fronte dei non allineati?
Se mi rivolgo a qualcuno in particolare poi domani c’è sicuramente qualcuno che dice no, noi non ci stiamo. Io mi rivolgo a tutti quelli che in privato mi dicono che faccio bene a dire basta alle fiducie, e poi in pubblico mi danno del polemico .
Il Pd però con voi ha chiuso. Ieri Bersani ha ripetuto che “avete preso un’altra strada”.
Loro vorrebbero che non esistesse un partito come il nostro che li richiama alle loro responsabilità.
La legge elettorale vi penalizzerà?
La sola idea che il fronte dei non allineati potesse mettersi insieme li ha fatti morire di paura. Hanno bisogno di una legge elettorale che fermi il voto di protesta. Ma non ce la faranno, sono disperati, siamo noi che potremmo buttarli fuori.
Grillo però con voi non vuole venire..
Capisco che vogliano stare da soli e sono contento che arrivino in Parlamento.
Dunque come si fa?
Io dico che se abbiamo coraggio, li possiamo sconfiggere. Non si veda in me il partito dello sfascio. Anche quando metto a nudo il Re Pd, cerco di convincere i suoi elettori che i dirigenti non possono predicare bene e razzolare male. In questo momento è questo il voto utile.
Eppure anche nel suo partito non tutti condividono la linea. Ieri il capogruppo Massimo Donadi è arrivato a parlare dell’ipotesi di un congresso.
Viva la democrazia. Ma Donadi è uno, il partito nella sua totalità è un altro. Comunque rispettiamo chi pensa che dovremmo dire sì al Pd come cagnolini scodinzolanti.
Spara a zero anche stavolta. Proprio quello di cui l’accusa un altro Idv, Elio Lannutti.
Lo abbiamo candidato come indipendente. Non gli abbiamo chiesto di iscriversi né di votare compatto con il gruppo. Dove sarebbe questo partito che non accetta discussioni al proprio interno?
Sabato c’è la tradizionale festa a casa sua, a Montenero di Bisaccia. Intorno, però, è cambiato tutto. Pentito di qualcosa?
Sono sempre lo stesso. Rifarei tutto quello che ho fatto.
lunedì 14 maggio 2012
Rimborsi elettorali, ammissioni e amnesie
Comincia oggi su questo blog una rassegna di articoli brevi: Lo Spigolo Indipendente. Il nome indica le due caratteristiche fondamentali di questi articoli: essere uno spigolo, quanto più appuntito, contro cui - si spera - il conformismo e il perbenismo possano cozzare; essere indipendente, autonomo, libertario. Dire ciò che si vede e come lo si vede.
Stamattina Antonio Di Pietro ed altri dirigenti nazionali dell'IDV hanno consegnato 200 mila firme alla Camera dei Deputati per chiedere di abrogare il rimborso elettorale ai partiti, cioè la truffa con cui si ingannano i cittadini che votarono contro il finanziamento pubblico ai partiti tramite referendum. Inoltre l'Italia dei Valori ha ufficializzato la decisione di dare tutti i soldi dell'ultima rata di rimborso, che arriverà a breve, al ministro Fornero affinchè ella li utilizzi per il welfare.
Poca cosa, certo. Ed in colpevole ritardo. Ma è sempre meglio di niente.
Il Pd conferma che il rimborso ai partiti è "necessario in democrazia", altrimenti la politica "la fanno solo i ricchi". Non si capisce se questa è una ammissione del fatto che loro fanno politica per diventare ricchi o se hanno notato che dal 1994 ad oggi c'è stato un plurimiliardario alla guida del Paese, anche quando stava all'opposizione.
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lunedì 16 aprile 2012
Politica e legalità: il "caso Cerveteri"
Un interessante articolo de Il Fatto Quotidiano, riguardante il caso delle elezioni comunali a Cerveteri, dove i due principali candidati a sindaco sono un politico accusato di corruzione (pdl) e l'avvocato che l'ha difeso (pd). Fuori dal coro, il terzo incomodo: il candidato dell'Idv che ha denunciato tutto.
L’Idv si schiera con la “spia” che denunciò il (presunto) corruttore. L’Udc punta direttamente sul (presunto) corrotto. Il Pd invece candida il suo l’avvocato. È uno strano test politico, quello di Cerveteri, dove il 6 e 7 maggio l’elettore dovrà scegliere se farsi amministrare dalla “spia”, dal “corrotto” o dal suo difensore. Certo, le indagini della magistratura sono ancora in corso, quindi ogni accusa deve essere ancora dimostrata, ma nel frattempo si vota e i ruoli – in campagna elettorale – sembrano definiti.
Nei panni della “spia” – sostenuta dall’Idv, Verdi, Pli, e due liste civiche – c’è il trentenne Alessio Pascucci. Nel 2011 Pascucci denunciò ai carabinieri una storia di mazzette e delibere comunali. Dopo la sua denuncia, nel fascicolo d’inchiesta, tra i nomi degli 11 indagati, venne iscritto anche quello di Lamberto Ramazzotti. È lo stesso Ramazzotti che campeggia sui manifesti elettorali affissi in città: parliamo del candidato sindaco dell’Udc, già Presidente del consiglio comunale, già primo cittadino. Qui il partito scudo crociato corre da solo con l’appoggio delle liste civiche. Diamo un altro sguardo al cast del centrodestra: il Pdl candida Guido Rossi. E anche Rossi è indagato nella stessa inchiesta. Però ha fatto un piccolo passo indietro: il suo partito l’aveva candidato a correre per la poltrona di sindaco, poi per quella più piccola, di semplice consigliere comunale. Il Pdl deve ripiegare su un altro nome: Angelo Galli. “Una scelta dolorosa – commenta Rossi – fatta per un atto di responsabilità nei confronti dei miei concittadini e del partito”. E staccarsi da questa vicenda giudiziaria, per l’elettore di Cerveteri, si dimostra impossibile se pensiamo allo schieramento del centrosinistra: il Pd candida Celestino Gnazi e il cortocircuito, a questo punto, è davvero completo. Gnazi è l’uomo che, fino alla vigilia della sua candidatura, difendeva, come avvocato, il suo sfidante (Ramazzotti, Udc), dalle accuse della magistratura, accuse nate dalla denuncia dell’altro sfidante (Pascucci, Idv). Secondo l’ex avvocato e oggi candidato del Pd “utilizzare la vicenda giudiziaria, tutta da chiarire, per farsi pubblicità nella campagna elettorale è un fatto non ammirevole”. Il riferimento è alla “spia” Pascucci.
Su Ramazzotti, Rossi – e altri nove – è stato aperto un fascicolo dalla Procura di Civitavecchia. L’atto incriminato, sul quale sta indagando il Pm Lorenzo Del Giudice, riguarda un bando di urbanistica. E’ su questa storia – ormai di cronaca giudiziaria – che si muovono le prossime elezioni politiche: nel 2008, da poco insediatosi, il sindaco del Pd e assessore all’urbanistica, Gino Ciogli, anch’egli coinvolto nelle indagini, predispose un bando con cui chiunque poteva proporre al comune accordi e – in cambio di servizi offerti alla collettività – realizzare progetti di edilizia residenziale e commerciale.
Tre anni dopo scoppia lo scandalo giudiziario.“Il bando – racconta Pascucci, il grande accusatore, che denunciò tutto ai carabinieri – era generico e mal fatto. In commissione giunsero circa sessanta proposte: quasi tutte giudicate non congrue. Furono lasciate in un cassetto per mesi”.
Tra quelle bocciate ne venne presa una e riproposta. Quella della società Cafire srl di Carlo Fondate. L’imprenditore proponeva di costruire una scuola e in cambio, però, un suo terreno avrebbe ottenuto il mutamento della destinazione d’uso. Risultato: aumento di cubatura, per costruire case e negozi (31mila metri cubi per abitazioni, 50mila per negozi), per un affare da 16 milioni di euro. Realizzato in cambio di una scuola che, invece, ne sarebbe costata 4. “Ciogli – dice Pascucci – nonostante il parere negativo del tecnico comunale decise di portare la proposta in consiglio che, compatto, vota a favore”. E qui arriva il colpo di scena, messo nero su bianco nelle denunce che Pascucci presenta in procura: “Qualche giorno prima del voto – si legge nei verbali - ricevo una strana telefonata da un professionista di Cerveteri, che dice di rappresentare la Cafire, e chiede di incontrarmi con urgenza. In mezz’ora è a casa mia e mi spiega che la società aveva calcolato, nel budget, dei costi per i diversi “step” che l’atto avrebbe dovuto fare in consiglio”. Strani gli step, strano il budget: “A me e ad altri quattro consiglieri della mia area – continua Pascucci – avrebbe riconosciuto 75.000 euro a voto, più un bonus di altri 75.000”. La presunta tangente, da 375mila euro, viene però denunciata ai carabinieri.
“Fingendo di essere d’accordo – racconta il giovane candidato – votiamo la delibera. Per ringraziarmi, il professionista torna a trovarmi e – prima di andarsene – lascia una busta sul tavolo del soggiorno. La consegno ai carabinieri senza aprirla”. Pochi mesi dopo arrivano le perquisizioni nelle case e uffici di 11 persone che secondo gli inquirenti sarebbero coinvolte in un’attività corruttiva che mostrerebbe il legame tra interessi politici e privati. Tra i politici raggiunti da avviso di garanzia anche Rossi (candidato consigliere comunale del Pdl) e Ramazzotti (candidato sindaco Udc) che, all’epoca dei fatti era difeso dall’avvocato Gnazi (candidato sindaco del Pd). Ramazzotti raggiunto al telefono sulla vicenda dichiara: “Sono stato indagato per una promessa di corruzione, fatto che mi vede totalmente estraneo e confido nell’operato dei magistrati”. Pascucci oggi si candida con l’Idv e, come slogan, ha scelto di definirsi “la spia della giustizia e della legalità”.
di Loredana Di Cesare
giovedì 12 aprile 2012
Iniziativa IdV municipio 8, domenica 18 marzo (video)
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domenica 8 aprile 2012
Comunicato stampa dell'IdV Municipio 8 sui problemi della scuola nel nostro municipio.
SIAMO STANCHI DELLE GRADUATORIE DELLA VERGOGNA! LA SCUOLA E’ UN DIRITTO!
L’Italia dei Valori – Municipio 8 vuole evidenziare l’indecenza raggiunta dal sistema scolastico municipale. Le graduatorie per la scuola dell’infanzia, appena pubblicate, palesano un problema che, anno dopo anno, si aggrava sempre di più: la totale insufficienza dei posti disponibili nelle strutture scolastiche comunali, dagli asili nido alle scuole superiori. Percentuali indecenti di domande accolte spingeranno sempre più famiglie ad iscrivere i loro figli alle scuole private, le cui rette mensile incidono spaventosamente sul bilancio familiare.
Tale problema, presente in tutto il territorio comunale, diventa ancora più opprimente nel nostro municipio ed in quartieri come Ponte di Nona e Castelverde, popolati soprattutto da giovani coppie con bambini. Invece di continuare a costruire appartamenti, sarebbe ora che si cominciasse a costruire qualche istituto scolastico! Solo un nuovo piano di edilizia scolastica, la revisione dei termini di assegnazione dei posti in graduatoria ed il controllo costante per verificare quanti ne hanno realmente diritto, possono rappresentare una soluzione del problema. Qualsiasi altri intervento sarebbe un semplice palliativo, incapace di risolvere a monte un disservizio che sta assumendo i caratteri di una emergenza.
“L’Italia dei Valori, all’opposizione sia in Campidoglio che nel Municipio VIII, vuole denunciare l’inadeguatezza delle giunte Alemanno e Lorenzotti nell’affrontare questo ed altri problemi. Sicurezza e servizi erano i due temi su cui la destra capitolina aveva investito, spesso strumentalmente, in campagna elettorale: alla prova dei fatti, hanno fallito clamorosamente!”, aggiunge Antonio Lucignano, membro del Direttivo dell’IDV –Municipio 8.
“L’Italia dei Valori sostiene e incoraggia la lotta dei cittadini che vedono leso un diritto costituzionale, perché LA SCUOLA E’ UN DIRITTO! Le vergognose graduatorie incoraggiano la logica della guerra tra poveri (italiani contro stranieri); il problema, lo ribadiamo, va risolto radicalmente. Per questo, l’IDV è disponibile fin da subito a collaborare con qualsiasi realtà politica e sociale interessate a realizzare una “rivoluzione culturale” sul tema della scuola.”, conclude Marco Argenti, coordinatore municipale dell’Italia dei Valori.
Coordinamento
ITALIA DEI VALORI – MUNICIPIO 8
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venerdì 6 aprile 2012
Idv Lazio: le proteste dei pendolari sono sacrosante!
Dopo alcuni giorni di "pausa", con questo post ricomincio a parlare di politica:
«Le continue proteste che ci arrivano tramite incontri, email e azioni dimostrative da parte degli ormai sfiniti pendolari laziali, sulle loro odissee giornaliere, non possono che avere il nostro massimo sostegno». Lo dichiarano, in una nota, Giovanni Loreto Colagrossi, consigliere regionale dell' Italia dei Valori e Componente Commissione Mobilità della Regione Lazio e Daniele Parrucci, Responsabile Regionale IDV Trasporti. «Non è più accettabile - prosegue Colagrossi - che su linee come la Roma/Tivoli, la Roma-Cassino, la Roma-Viterbo, e non ultima per disagi la Roma-Lido i nostri cittadini laziali, per recarsi sul posto di lavoro o di studio, siano costretti ogni giorno a condizioni di viaggio disumane». «Continui ritardi, - continua Parrucci - numero di treni insufficiente per coprire un bacino d'utenza di migliaia di persone, carrozze chiuse nonostante il sovraffollamento al limite della decenza umana, sporcizia e assenza di bagni praticabili, fanno delle linee sopracitate vere e proprie macchie indelebili per tutta la nostra Regione». «È il momento di dire basta - concludono Colagrossi e Parrucci - assistere e vivere questo disagio ogni giorno è assolutamente intollerabile». Ci rivolgiamo nuovamente all'Assessore Lollobrigida affinché si adoperi quanto prima nel prendere, e nel pretendere, provvedimenti immediati dai vertici di Trenitalia, nel pieno rispetto del Contratto di Servizio stipulato dalle parti.
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mercoledì 21 marzo 2012
Un Vietnam parlamentare
Facciamo un gioco. Indovinate chi ha detto questa frase: "Sulla riforma del Lavoro, siamo pronti ad un Vietnam parlamentare e a scendere in piazza con i lavoratori e i disoccupati".
Un pericoloso bolscevico? Un estremista di sinistra? O un più moderato leader della sinistra italiana? Che so: Bersani, Vendola e/o Ferrero?
Sbagliato. A proferir tali parole di fuoco è stato Antonio Di Pietro. Un uomo che, per storia e cultura, non ha mai avuto alcuna vicinanza coi komunisti trinariciuti e con quel PCI da cui Bersani, Vendola e Ferrero provengono.
Antonio Di Pietro parla di Vietnam parlamentare. Ciò significa che il governo Monti è come l'esercito americano: macchina da guerra al soldo della superpotenza (ieri USA, oggi BCE) che deve spianare la resistenza dei vietcong (cittadini e lavoratori), utilizzando tutte le armi, compreso il napalm (la cancellazione dei diritti). Per quanto cruda e fuori dal tempo, la similitudine immaginata da Di Pietro non è poi tanto peregrina. I cittadini ed i lavoratori non rischiano la vita in senso materiale, almeno per il momento; rischiano, viceversa, la loro vita lavorativa, sociale e affettiva. E soprattutto, rischiano di perdere la loro libertà. La libertà di organizzarsi contro il padrone (pardon, datore di lavoro) che magari costringe a turni di lavoro massacranti o che decide di licenziare per non meglio precisati motivi economici. Ricordiamo che l'articolo 18 tutela i lavoratori licenziati senza giusta causa: un giudice stabilisce se il licenziamento è ingiustificato o meno.
Come se non bastasse, la riforma del Lavoro prevede altre norme in puro stile bocconiano: l'assicurazione sociale per l'impiego, ad esempio, sostituirà il sussidio di disoccupazione. Come funziona? Semplice! Per i primi sei mesi ci sarà un salario lordo... lordo... di 1119 euro mensili, che diminuirà del 15% nei successivi sei mesi. Domanda al ministro Fornero e al presidente Monti: voi riuscireste a vivere con queste cifre? Con un mutuo da pagare e con i figli da mandare a scuola? Con una benzina che sfiora i 2 euro al litro? Con l'IMU e le tante altre tasse da pagare? Domanda inutile. Gli esponenti del governo Monti, come gli esponenti della maggioranza parlamentare che sostengono questo governo, non hanno idea di questi problemi.
Loro sono il Potere, il Sistema.
Noi siamo i vietcong.
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martedì 15 novembre 2011
La mannaia bocconiana
Il governo di salute pubblica capeggiato da Mario Monti farà tutto ciò che il governo Berlusconi non è stato capace di fare. Nel bene e, soprattutto, nel male. Le consultazioni del premier in pectore cominciano a delineare il programma politico del futuro governo. "Non ho mai parlato di lacrime e sangue, ma ho parlato di sacrifici", ha spiegato il presidente della Bocconi. Il Monti Style è questo: parole moderate ad indicare azioni radicali. Che, ovviamente, vanno nella direzione indicata dal Sistema di dittatura bancaria, il quale è solito insegnare queste "proposte economiche" nelle scuole dove si alleva la futura classe dirigente del Sistema (come la Bocconi).
Non è un caso, quindi, che il totoministri riguardi parecchi bocconiani. E non è un caso che gli spifferi di Palazzo Giustiniani, ove hanno sede gli uffici del Professor Monti, parlano di mannaia bocconiana.
Vediamo di cosa parliamo:
- Sostanziosa revisione al rialzo delle rendite catastali degli immobili (escludendo quelli necessari alle imprese) e la reintroduzione dell’Ici sulla prima casa;
- Anticipo di “quota 100” (65 anni + 35 di contributi) al 2013, escluso chi ha quattro decenni di versamenti, oppure età minima 62 anni e poi incentivi per chi resta al lavoro e disincentivi per chi lascia;
- Una nuova manovra da 25-30 miliardi, dato che la crescita sarà più bassa di quella prevista;
- Comuni e Regioni dovranno vendere (cioè privatizzare) molte aziende municipalizzate e il demanio pubblico (caserme, scuole, ospedali in disuso, ecc...).
Per fare queste cose, a cui probabilmente andranno aggiunte una nuova legge elettorale e qualche provvedimento anticasta, mentre non si parla di patrimoniale perchè il Pdl non la vuole, Monti chiede che non sia posto un termine prestabilito al suo governo, che quindi potrebbe durare fino al termine naturale della legislatura (primavera 2013).
Domanda: se Berlusconi avesse avuto in cantiere queste riforme, cosa avremmo fatto? Scioperi generali e manifestazioni di massa, o avremmo mostrato "disponibilità" al governo?
La posizione più lucida è quella dell'Idv: nessuna fiducia senza se e senza ma. Verranno valutati i singoli provvedimenti, e bisogna anche vedere quale sarà la squadra di governo.
Soprattutto, bisogna capire se questi spifferi diverranno realtà.
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