sabato 28 gennaio 2012

Una pausa bellissima

Chiedo scusa a quegli eroici lettori che seguono questo blog per il mancato aggiornamento degli ultimi giorni. Non è successo nulla di grave, semplicemente mi son dovuto prendere una pausa. Una bellissima pausa. Perchè? Perchè è nato Federico, mio figlio. Capirete che in questi momenti, anzi in questi giorni, si ha molto da fare e non si ha tempo da dedicare ad un blog personale. Sono certo che mi scuserete.

Ci vediamo quanto prima su queste pagine!

lunedì 23 gennaio 2012

ImmondiziaZero



Spero che ieri sera abbiate visto Presa Diretta, su RaiTre. Si è parlato dell'emergenza rifiuti a Roma. Perchè già di emergenza rifiuti si tratta, visto che la chiusura di Malagrotta (la discarica più grande d'Europa, che doveva essere chiusa anni fa) è stata prorogata di altri 6 mesi.
La Giunta Polverini ha approvato in pompa magna un piano rifiuti che TUTTI gli osservatori hanno definito "fantascienza": tra le tante fandonie scritte, vi è anche la previsione di passare IN UN ANNO da un 24% di raccolta differenziata al 65%. Non esiste AL MONDO un caso di un aumento del 40% di raccolta differenziataq in un anno. Inoltre, il piano rifiuti prevede anche la realizzazione di due nuove discariche, definite "temporanee" esattamente come temporanee dovevano essere le varie discariche che, da Malagrotta in poi, infestano il territorio romano.

Ieri sera, Presa Diretta ha focalizzato l'attenzione su vari aspetti del problema rifiuti capitolino: dalla differenziata insufficiente, perchè non prevede il porta a porta, agli sversamenti di talquale, dalle discariche abusive alle deroghe continue alle più elementari norme di legge, dai livelli tossici rilevati nelle acque, nei terreni e nell'aria alla vecchia tecnica di nominare un commissario (in questo caso, il prefetto Pecoraro) per individuare le discariche.
La politica se ne lava le mani. Tutta la politica, sia chiaro. Non possiamo certo dire che prima della Polverini e di Alemanno il ciclo dei rifiuti a Roma funzionasse alla grande. Possiamo, però, affermare che la Polverini e Alemanno hanno aggravato la situazione, evitando di intervenire da anni (in barba alle loro promesse elettorali) e dimostrandosi sordi e ciechi rispetto a tutte le innovazioni nel campo della raccolta e della lavorazione dei rifiuti. Basti pensare che la stessa barbarica idea di costruire, nel 2012, due nuove discariche invece di investire nella differenziata porta a porta, nel riciclio, nel riuso, nel compostaggio e anche nella riduzione dei rifiuti prodotti, è l'ennesima dimostrazione dell'inadeguatezza politica del tandem "de destra" Alemanno-Polverini.
Per non parlare, poi, dei siti in cui è prevista la costruzione delle discariche: Riano e Corcolle. Nel primo caso, ci troviamo in una zona con agricoltura biologica d'avanguardia, capace di immettere sul mercato prodotti di qualità che vengono invidiati anche all'estero; nel secondo caso, a tutta la produzione di vino e olio si aggiunge la presenza di un sito archeologico, la Villa Adriana, inserito dall'Unesco nella lista dei patrimoni dell'umanità, al pari del Colosseo o delle Piramidi egizie.
Ce la vedete, voi, una discarica a 600 metri dalla Sfinge?

domenica 22 gennaio 2012

Dalla parte di Megavideo



La chiusura dei siti Megavideo, Megaupload e Mediaporn da parte dell'FBI, spinge ad una riflessione circa l'annoso tema del diritto d'autore e della condivisione di documenti.
La maggioranza degli osservatori internazionali condivido, più o meno velatamente, la decisione di oscurare questi siti di condivisione di film, e auspicano che un analogo atteggiamento conduca alla chiusura dei tanti siti di condivisione di musica, di foto o di opere scritte. E tutti invocano la difesa del diritto d'autore.
Eppure sfugge una cosa fondamentale: il diritto d'autore nacque per tutelare la proprietà intellettuale ed artistica dell'opera, non il suo utilizzo a fini commerciali. E' una differenza fondamentale, che oggi pare sfumata fino a sovrapporre le due posizione, ma che dovrebbe farci riflettere.
Dicevamo: il diritto d'autore nacque per tutelare la proprietà intellettuale ed artistica di un opera. Per fare un esempio, il diritto d'autore nacque per tutelare me dal rischio che la mia poesia fosse pubblicata col nome di un altro autore. Come si vede, non si parlava di sfruttamento economico dell'opera. Perchè? Perchè i libri sono scritti per essere letti, non per essere venduti; perchè i film sono fatti per essere visti, non per trarne profitto; perchè le canzoni sono composte per essere ascoltate, non per guadagnarci sopra.

E' chiaro che questo ragionamento, sicuramente minoritario, può apparire frutto di una visione romantica, o addirittura utopistica, dell'opera d'arte. In realtà, è tutto molto "materiale": se si parte dal presupposto che ogni nostra creazione (un quadro, un romanzo, una canzone o un film) è conseguenza della vita che facciamo, delle esperienze che viviamo, delle relazioni che intessiamo con le altre persone, non possiamo non comprendere il valore "sociale" della nostra creazione. Che significa? Significa che noi non siamo i creatori d'opera, ma siamo coloro che la lasciano emergere. Noi non creiamo un romanzo, ma lo esprimiamo. Noi diamo luce ha ciò che ha già vita, ma che è ancora nell'ombra. Il nostro talento (artistico, poetico, musicale) consiste proprio in questo atto di espressione, non di creazione. Ed il diritto d'autore deve tutelare la paternità di questo atto (cioè chi ha fatto cosa e come lo ha fatto) e non il profitto che ne consegue.

Per questo, Megavideo e gli altri siti potrebbero essere accusati di violazione del diritto d'autore solo se, ad esempio, dicessero che il Titanic non è di James Cameron, ma di Mario Rossi. Nel momento in cui vengono riconosciuti pubblicamente gli autori di un'opera, non vi è lesione del diritto d'autore.
Quindi diciamoci la verità e sveliamo questa stucchevole ipocrisia: la battaglia contro Megavideo e gli altri siti di condivisione non è fatta in nome del diritto d'autore, ma solo in nome del profitto.

sabato 21 gennaio 2012

Parentopoli, la città di "Alemagno"






Due rinvii a giudizi per l'ennesimo scandalo delle "assunzioni facili" nelle aziende controllate dal comune di Roma. Dopo il "caso AMA" (871 spazzini e 75 funzionari assunti in tre anni) e il "caso Eur spa" (31 assunzioni per chiamata diretta in 18 mesi), che sono stati i più eclatanti, ora tocca all'ATAC, l'Agenzia per i Trasporti Autoferrotranviari del Comune di Roma. Secondo gli inquirenti, erano settanta i raccomandati a inserire nell’organico della società dei trasporti capitolina Me.tro spa, società che gestiva il servizio di metro e ferrovie nella capitale e che è stata assorbita da Atac. Rinviati a giudizio Riccardo Di Luzio, attuale responsabile del personale di Atac ed ex responsabile del personale di Me.tro spa, e Stefania Sangiovanni, responsabile della Manpower nella procedura di selezione del personale.
Secondo l'accusa, I due imputati tentarono di modificare le graduatorie di selezione affinché nel 2009 alla Metro fossero assunti 30 macchinisti e 40 operatori della manutenzione "amici". Qualcosa andò storto e le assunzioni pilotate saltarono un attimo rpima della firma sui contratti.
Secondo il pubblico ministero Ilaria Calò, titolare dell'indagine, Di Luzio avrebbe scelto la società interinale Manpower per selezionare 70 persone da inserire in organico. Di Luzio avrebbe scritto su un foglietto alla Sangiovanni i nominativi delle persone da far salire in graduatoria, così da poterle assumere. L'imbroglio sarebbe saltato all’ultimo momento quando la Manpower, durante un controllo, riscontrò la presenza di diverse irregolarità nella selezione dei lavoratori, e denunciò tutto.

Questo ennesimo scandalo capitolino pare dimostrare, ancora una volta, che il sindaco Alemanno sia solito utilizzare il più classico e bieco clientelismo per rafforzare la propria posizione ed il proprio peso politico a Roma. Dopo gli incarichi assegnati ad ex terroristi neri e a noti militanti neofascisti degli anni di piombo, il potere di "Alemagno" vuole estendersi a tutte le ramificazioni della città.
Ma di quale città parliamo? Di Roma, capitale d'Italia? O di Parentopoli?

Legambiente: cigno nero ad Alemanno



Legambiente consegna il cigno nero ad Alemanno. Il trofeo "premia" simbolicamente la città di Roma, che nel 2011 ha visto crescere, anzi raddoppiare, il tasso di smog. Alla faccia delle targhe alterne e delle altre invenzioni della Giunta Alemanno, il problema ambientale capitolino (in cui si innestano traffico congestionato, trasporti insufficienti, industrie inquinanti e questione rifiuti, con una differenziata sotto il 30%) continua ad essere enorme.
"Roma ha raddoppiato nel 2011 i giorni fuorilegge per le polveri sottili - spiega Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio - per questo assegniamo al sindaco Alemanno il nostro Cigno nero di smog, una sorta di papiro ambientalista per la cattiva qualità dell'aria. Nella Capitale è sempre più difficile muoversi e respirare. Il sindaco non se ne può infischiare. Dopo essere stato costretto ad adottare targhe alterne e blocchi, necessari in questa situazione di emergenza smog, ora sarebbe bene per la salute dei cittadini che si convincesse pure a limitare il traffico privato impazzito".

mercoledì 18 gennaio 2012

Lunghezza: stop alle complanari. Troppo vicine alle case.



Ma guarda un pò! Un ordine del giorno presentato dal PdL ed approvato dal consiglio comunale di Roma chiede la sospensione dei lavori di realizzazione delle complanari della A24 in zona Lunghezza. Perchè si è "scoperto" che il progetto prevedeva che le complanari dovessero passare a pochi centimetri dalle abitazioni (abusive, poi condonate) della zona.
La domanda, direbbe Antonio Lubrano, sorge spontanea: coloro che hanno progettato, approvato e finanziato i lavori delle complanari, non avevano preso le misure? Hanno scoperto adesso che la strada sarebbe passata a pochi centimetri dalle case?
La Polverini e Alemanno avevano annunciato questi lavori in pompa magna, preannunciando sia la risoluzione del problema traffico nell'estrema periferia orientale della città, sia il miglioramento dei servizi nel territorio.
Ed oggi scopriamo che un odg presentato da tre consiglieri eletti nello stesso partito del sindaco (Giovanni Quarzo, Federico Rocca e Marco Di Cosimo) e della governatrice sospende i lavori di quest'opera fondamentale. Le elezioni del 2013 si avvicinano a passo spedito, ed il serbatoio di voti per la destra rappresentato dalla zona est di Roma va curato con la massima attenzione.

Intanto i lavori sono cominciati, con conseguente restringimento delle carreggiate ed aumento del traffico. Questo stop, oltre a rallentare o addirittura a fermare definitivamente i lavori, rischia anche di peggiorare la viabilità della zona.
Oltre al danno, anche la beffa. Complimenti!

La Destra capitolina e la (in)sicurezza



Gianni Alemanno è il primo sindaco di destra nella storia di Roma dal dopoguerra ad oggi. La sua campagna elettorale, tra i tantissimi punti programmatici, verteva su un punto qualificante: la sicurezza. Sono anni, anzi decenni, che la destra nazionale ed internazione fa di questo tema un totem.
Il Dipartimento di pubblica sicurezza e il SILP (Sindacato Italiano Lavoratori Polizia) hanno pubblicamente sconfessato i recenti dati della Giunta Alemanno sulla sicurezza a Roma, che tendevano a dimostrare quanto Roma sia una città sicura, addirittura "la più sicura d'Europa" secondo la vicesindaco Sveva Belviso, la quale ostentava il dato dei "soli" 28 omicidi del 2011 come un dato più che confortante.
"Gli omicidi a Roma, nel 2011, sono stati 33", spiega Gianni Ciotti, segretario generale provinciale del SILP, "e se si analizzano attentamente i dati, ad oggi risulta essere in percentuale la città europea tra le più violente. Il trend in Europa registra una flessione di omicidi, nella capitale assistiamo a una escalation di delitti che non può non destare preoccupazione".
Il Campidoglio aveva anche annunciato che due tipologie di reato risultavano in calo: violenze sessuali e furti in abitazione. Ebbene, i dati del Dipartimento e del SILP dicono un'altra verità: dalle 341 violenze sessuali del 2008 si è passati alle 345 del 2009 fino alle 380 del 2010. Per quanto concerne i furti in abitazione, nel 2008 sono stati 10.132 e nel 2010 sono passati a 12.732. Infine, le lesioni dolose (tra cui rientrano le gambizzazioni) nel 2008 sono state 3670, nel 2009 sono scese a 3587, ma nel 2010 sono schizzate a 3857.

Questi dati, forniti da operatori del settore che quotidianamente contrastano il crimine, lasciano poco spazio ai dubbi: anche sul tema della sicurezza, Alemanno e la destra capitolina hanno fallito.

martedì 17 gennaio 2012

La fregatura di Alemanno






Alemanno pone in salvo la sua squadra di governo firmando l'ordinanza con la quale scioglie e rinomina la sua Giunta, con gli stessi componenti attuali. Così facendo, la "nuova" giunta non sarà colpita dal ricorso al Tar sulle quote rosa, in quanto sarà necessario presentare un nuovo ricorso contro questa nuova giunta, identica in tutto e per tutto alla vecchia.
Questo stomachevole comportamento, che manifesta ancora una volta la sensibilità politico-istituzionale e morale di chi è abituato a piegare le regole piuttosto che a rispettarle, è stato ovviamente giustificato dal sindaco, che in una nota del Campidoglio dichiarava di aver assegnato maggiori deleghe a due donne della Giunta, il vicesindaco Sveva Belviso e l'assessore Rosella Sensi.
Al vicesindaco Belviso, oltre ad essere confermate le deleghe, è stato affidato il compito un coordinamento generale degli interventi in materia di politiche sociali e della sicurezza.
All'assesore Sensi, oltre ad essere confermate le deleghe, sono state affidate anche le deleghe per il nuovo assetto istituzionale di Roma Capitale, le relazioni internazionali oltre alla definizione e verifica degli indirizzi gestionali di Roma City Investment, l'agenzia per lo sviluppo territoriale.

Inutile dire che non serviva certo un rimpasto di Giunta, con revoca e nomina dei medesimi componenti, per mettere a punto l'azione di governo! E' palese il tentativo del sindaco Alemanno di "mettere in salvo" se stesso e la sua Giunta dal ricorso al TAR riguardante le quote-rosa, cioè la scarsa presenza femminile nella giunta capitolina.

Lavoratori tassisti, non schiavi



Pubblico un interessante comunicato di sostegno alla lotta dei tassisti contro la liberalizzazione delle licenze. Perchè interessante? Perchè non arriva dai soliti Cicchitto o Bersani, difensori dei tassisti e contemporaneamente difensori delle liberalizzazione (e delle privatizzazioni), bensì arriva da Comunisti - Sinistra Popolare, il movimento politico guidato dal'ex deputato dei Comunisti Italiani, Marco Rizzo.
Anche la sinistra più radicale manifesta sostegno alla battaglia dei tassisti. Ed è una cosa che colpisce parecchio, visto che tutti gli esponenti politici dei principali partiti d'Italia fanno dichiarazioni di sostegno nei confronti di questa categoria, salvo poi sedersi in Parlamento e votare le liberalizzazioni del governo bocconiano.

"La campagna d’odio costruita ad arte contro alcune categorie di lavoratori (tassisti, edicolanti, benzinai…) ha come unico scopo quello di far passare per ragionevole e necessario un decreto liberalizzazioni che punta allo smantellamento di interi settori lavorativi. L’obiettivo non è far ripartire la crescita dell’Italia o aumentare la qualità di alcuni servizi, ma piegare definitivamente il mondo del lavoro alla logica del capitale. Per questo motivo resistiamo all’ideologia delle liberalizzazioni, in primo luogo da comunisti. E poi in veste di tassisti, in difesa del nostro lavoro e del nostro futuro.

Si è parlato di lobby, di categoria chiusa e quindi di privilegiati, di evasori e di imbroglioni. Si è venuto a creare un vero e proprio “profilo sociologico” del tassista: ignorante, maleducato, arraffone. L’opinione pubblica forse in parte ci ha creduto, bombardata da continui servizi televisivi e articoli di giornale, ignara anzitutto di quale sia il nostro lavoro.

Il tassista è un lavoratore che trascorre in macchina dalle dieci alle dodici ore al giorno, sei e spesso sette giorni su sette. Lavora le domeniche, i giorni festivi, si alza prestissimo la mattina e copre i turni di notte. Non ha tutele né garanzie, non ha ferie né malattia retribuite, tredicesima o tfr. Un infortunio sul lavoro o un guasto all’automobile significano giorni di lavoro persi. Lavorare nel traffico caotico e compulsivo delle nostre città richiede una soglia di concentrazione molto alta, a garanzia dell’incolumità dell’autista e di chi vi è trasportato. Lo stress fisico e psicologico che ne deriva è notevole, tant’è che uno studio Inps ha indicato il lavoro di tassista tra i più usuranti al mondo.

Questi ritmi elevati non portano lusso, ricchezza o privilegi, ma sono necessari per raggiungere con dignità la fine del mese, specie se si considera che il nostro settore – come molti altri – è stato pesantemente colpito dalla crisi economica di questi ultimi anni. A ciò bisogna aggiungere i costi di gestione molto alti, tra continui aumenti del prezzo del carburante, tariffe delle assicurazioni, bolli, tagliandi, usura del veicolo e via dicendo.

Risulta evidente che questo non è il profilo di una feroce lobby di potere, ma quello di una categoria di lavoratori che vive del proprio lavoro e che offre un servizio importante all’intera collettività. Questo servizio spesso viene criticato e bollato come insoddisfacente; le obiezioni, per lo più pregiudiziali, ignorano la realtà dei fatti oltre che le enormi differenze tra i vari contesti locali.

Perché le liberalizzazioni non servono a migliorare il servizio del trasporto pubblico? Anzitutto perché – già ora – i singoli comuni hanno la facoltà di valutare l’efficienza o meno del trasporto pubblico e di intervenire, qualora lo ritenessero necessario, attraverso il rilascio di licenze gratuite. Negli anni passati molte città decisero di incrementarne il numero, rafforzando in la rete taxi esistente; oggi questa operazione non è necessaria perché nella maggior parte dei centri urbani il totale di macchine in servizio non solo soddisfa la domanda, ma è addirittura in esubero. È sufficiente gettare uno sguardo agli affollati parcheggi taxi per contare i veicoli in doppia e tripla fila. L’efficienza del servizio offerto, messa continuamente in discussione dalle pesanti critiche rivolte, viene illustrata da uno studio recente (Eurotest 2011#) che valuta Milano quale punta di eccellenza a livello europeo.

A favore delle liberalizzazioni si fa leva sulle presunte richieste del cittadino-consumatore, prima fra tutte quelle di vedere abbassate le tariffe taxi. Ma la privatizzazione del trasporto pubblico locale può portare davvero ad un effettivo abbassamento dei prezzi? Non si capisce come, specie se si considera che la tariffa viene stabilita in toto dai comuni. Ci si aspetta allora di innescare ad ogni corsa una contrattazione sul prezzo fra tassista e cliente? Un’asta nei parcheggi a chi offre di meno? Non pare ragionevole. Inoltre uno studio effettuato dalla CGIA di Mestre# – che ripercorre la storia delle liberalizzazioni in Italia dal 1994 ad oggi – evidenzia che nella maggior parte dei settori liberalizzati i prezzi hanno registrato una forte impennata. Sempre a questo proposito, secondo Euro test 2011 le tariffe del tanto vituperato servizio nazionale risultano essere tra le più basse d’Europa . Infine, pochi fanno notare che liberalizzare le licenze porterebbe a un notevole incremento dei veicoli in circolazione, congestionando ancora il traffico delle città, con evidenti disagi sia per i tassisti (che vedrebbero oltremodo crollare gli incassi) che per l’utenza. “Quando si è in coda alle casse di un supermercato il 23 di dicembre, tutti vorremmo che alle casse non vi fossero 5 o 6 persone ma qualche decina, ma tutti gli altri giorni in cui il numero di clienti è normale, cosa farebbero gli addetti alle casse in esubero? La stessa cosa vale per i taxi quando piove….”

Allora perché liberalizzare le licenze taxi? Le liberalizzazioni rappresentano, per i grandi interessi privati, la chiave di accesso all’interno di settori, il nostro compreso, ad essi ancora immuni. Il quadro che si prospetta per la categoria è facile da delineare: la svalutazione delle licenze e la cumulabilità delle stesse permetteranno a grandi compagnie, preferibilmente legate al mercato dell’automobile, di acquistare un numero considerevole di veicoli e metterci al volante autisti alle loro dipendenze. Essendo i costi di gestione molto alti, l’unico modo di abbattere i prezzi sarà quello di ridurre all’osso gli stipendi dei dipendenti fino a trasformarli in manodopera sottopagata. Il profilo del tassista muterà in breve tempo: da piccolo artigiano autonomo a dipendente sfruttato fino allo sfinimento. I taxi in circolazione si moltiplicheranno e gli incassi crolleranno, costringendo ad aumentare ulteriormente le ore di lavoro.

Insomma: l’odio di classe serve ad alzare quel muro dietro cui si nascondono i veri responsabili della crisi che oggi viviamo. Colpire i taxi è un simbolo: significa accanirsi – e fare accanire – contro quelle categorie la cui autonomia è ancora oggi garanzia di dignità, fino a renderli sfruttati, schiavizzati, asserviti alla logica del capitale.

Mentre la pessima destra fa finta di stare con i taxisti ma in Parlamento i suoi esponenti sono pronti a votare per i provvedimenti di Monti, la sedicente sinistra ha fatto delle liberalizzazioni la propria bandiera, facendosi complice di chi intende svilire e precarizzare il lavoro, piegare tutto e tutti alla logica del profitto e del consumo. Questa cultura non può in alcun modo far parte dei programmi di una vera sinistra, tantomeno di chi si richiama al comunismo. È qui che il contrasto all’ideologia delle liberalizzazioni supera gli interessi di una singola categoria e diventa il punto di forza di una vera forza comunista che difende il lavoro contro gli interessi del privato, dei banchieri, delle grandi multinazionali e del capitale".

Blitz di Action sotto la casa "popolare" del ministro Patroni Griffi

Filippo Patroni Griffi è l'attuale Ministro per la Pubblica Amministrazione e la Semplificazione. Ha comprato una casa di 109 metri quadrati vista Colosseo per 177 mila euro. Poco più di 1600 euro a metro quadro. Inutile dire che questo prezzo è completamente fuori mercato, vista la zona in cui sorge questo appartamento. Eppure l'arcano è facilmente spiegato: la casa è accatastata A/4, abitazione popolare.
Stamattina vi è stata una iniziativa di Action insieme a Unione inquilini, Inquilini senza titolo e Point Break. E' stato occupato simbolicamente l'atrio del palazzo dell'abitazione del ministro Patroni Griffi, in via di Monte Oppio 12.
"Inps: case svendute ai ricchi, diritti negati ai cittadini". Questo è stato scritto sullo striscione esposto dai manifestanti, i quali denunciano "uno scandalo colossale, rappresentato dalla gestione degli immobili da parte degli enti previdenziali e sulla vicenda della loro dismissione, affidata alla Scip (Società di cartolarizzazione degli immobili pubblici) che aveva come unico obiettivo di fare cassa. Obiettivo peraltro non centrato visto che nel febbraio del 2009 il governo provvedeva alla liquidazione della Scip rimettendo il patrimonio in mano all'Inps. Risultato: un buco da 1,7 miliardi di euro e il blocco delle vendite e dei rinnovi dei contratti. Siamo all'assurdo: molti immobili di pregio sono stati svenduti a vip mentre nelle periferie più disagiate, pensionati e lavoratori dipendenti a basso reddito, ancora aspettano che venga garantito anche a loro di acquistare o affittare ad un canone sociale l'alloggio in cui vivono da decine di anni e molte famiglie rischiano lo sfratto e lo sgombero coatto".

I manifestanti dichiarano:
"DELL´INPS, DUE PESI E DUE MISURE: SVENDUTE AI RICCHI MENTRE I CITTADINI VENGONO SGOMBERATI E ASPETTANO ANCORA IL RISPETTO DEI LORO DIRITTI
Non bisogna fermarsi all´apparenza. La vicenda del Ministro Patroni Griffi, simile a quella di altri inquilini vip dell´INPS e di altri enti previdenziali, va indagata fino in fondo per gettare un cono di luce su uno scandalo colossale, rappresentato dalla gestione degli immobili da parte degli enti previdenziali e sulla vicenda della loro dismissione, affidata alla Scip (Società di cartolarizzazione degli immobili pubblici), il destino nel nome, si potrebbe ironizzare.
Tutto nasce con la finzanza creativa di Tremonti, quando un immenso patrimonio pubblico è stato "cartolarizzato" cioè ceduto alla "scip", una scatola vuota non controllata da nessuno che aveva come unico obiettivo quello di fare cassa. Obiettivo peraltro non centrato visto che nel febbraio del 2009 il governo provvedeva alla liquidazione della scip rimettendo il patrimonio in mano all'Inps. Risultato: un buco da 1,7 miliardi di euro e il blocco delle vendite e dei rinnovi dei contratti.
Siamo all´assurdo che molti immobili di pregio, tutti localizzati nel centro di Roma, attraverso arzigogolate procedure giudiziarie, sono stati svenduti a vip (con tutti i dubbi sulla trasparenza e la regolarità delle assegnazioni) mentre nelle periferie più disagiate, pensionati e lavoratori dipendenti a basso reddito, ancora aspettano che venga garantito anche a loro di acquistare o affittare ad un canone sociale l´alloggio in cui vivono da decine di anni e molte famiglie rischiano lo sfratto e lo sgombero coatto.
Mentre a Patroni Griffi e altri venivano svendute a quei prezzi le case al centro di Roma, in periferia sono ancora circa 10 mila le famiglie, inquilini dei medesimi enti previdenziali, che attendono invano il rispetto del propri diritti di prelazione (malgrado ci sia una legge che lo prevede esplicitamente).
A queste si aggiungono almeno altre 1000 famiglie, con redditi bassissimi, formalmente senza titolo, che aspettano una regolarizzazione da anni e che sono a rischio di sgombero.
Come al solito la casta vechia e nuova gode dei privilegi e i cittadini normali vedono negati i loro diritti.
GOVERNO, PARLAMENTO, ENTI PREVIDENZIALI SONO CHIAMATI A RISOLVERE QUESTA EVIDENTE SPEREQUAZIONE CHE GRIDA VENDETTTA.. LO SI PUO' FARE A PARTIRE DAL DECRETO MILLE PROROGHE.
IL DIRITTO ALLA CASA VA GARANTITO ALLE FAMIGLIE CON REDDITI BASSI E AI PRECARI, A CHI AVREBBE DIRITTO A UNA CASA POPOLARE E NON L'INVERSO IN CUI CHI LE CASE DEGLI ENTI PUBBLICI, CHE DOVREBBERO AVERE COME DESTINATARI PROPRIO QUEI SOGGETTI, INVECE VENGONO SVENDUTE A CHI E' GIA' RICCO E GODE DI PRIVILEGI E POTERE".


Auguri campione



70 anni. Muhammad Alì compie oggi 70 anni.
Il labbro di Louisville fu il suo primo soprannome, e lo accompagnò per tutta la carriera. Era solito saltellare sul ring e massacrare i timpani degli avversari con offese ed imprecazioni, prima di massacrarli coi pugni. Fu, infatti, l'iventore del trash talking. Vinceva gli incontri prima con le labbra e poi coi pugni. E' passato alla storia il suo martellamento psicologico ai danni di George Foreman in occasione della Rumble into the Jungle, il più famoso incontro di pugilato combattuto nel Novecento, che vide Alì battere Foreman a Kinshasa, in Zaire.
Fluttuava come una farfalla e pungeva come un'ape, Muhammad Alì nato Cassius Clay, nome che ripudiò perchè era un nome da schiavo, mentre Muhammad Alì fu il suo nome da musulmano, religione a cui si convertì ufficialmente il giorno dopo aver sconfitto Sonny Liston entrando nella Nazione dell'Islam, un gruppo radicale musulmano.
E la foto qui sopra celebra proprio quell'incontro: Alì che sovrasta Liston, il quale è già al tappeto nonostante sia passato un solo minuto dall'inizio del primo round.

Alì vinse anche la medaglia d'oro alle olimpiadi di Roma nel 1960, aveva una carriera davanti che sarebbe stata ancor più lucente, se non avesse deciso di mettere in discussione tutto poer i propri ideali: rifiutò di andare a combattere in Vietnam, "perchè nessun Vietcong mi ha mai chiamato negro". Gli tolsero la licenza per combattere, lo denigrarono, lo misero sulla gogna. Ma alla fine, Alì risorse come un araba fenice.

Grazie Alì, per ciò che hai fatto sul ring, ma soprattutto fuori dal ring.

lunedì 16 gennaio 2012

Roma, periferie: Consiglio comunale straordinario su sicurezza e degrado sociale




Ennesimo annuncio del sindaco Alemanno. Un annuncio che ha anche il sapore dell'appello ad una sorta di "unità nazionale" de noantri: "Nel consiglio comunale straordinario sulla sicurezza che terremo entro gennaio, ci auguriamo di registrare uno sforzo convergente da parte di tutte le forze politiche non per creare polemiche ma per individuare le misure più incisive per combattere la criminalità e il degrado sociale nelle periferie [...]. Come si è registrato nella lotta contro il terrorismo e contro la criminalità organizzata di stampo mafioso nelle regioni meridionali, in questi momenti di emergenza è necessario che nessuno sottovaluti il problema e che tutte le forze politiche si uniscano per creare un fronte comune contro la criminalità e il degrado sociale".
Sempre più scontato, sempre più banale. La politica degli annunci del sindaco di Roma continua senza sosta, mentre gli interventi reali per migliorare la situazione di degrado sociale e di sicurezza nelle periferie della Capitale latitano.

Attendiamo con ansia questo ennesimo ed inutile consiglio comunale straordinario, certi che verranno spese molte parole, ma che i fatti rimarranno a zero.

"Anderground" - Targhe alterne in una capitale invivibile






La Giunta Alemanno, nella persona dell'assessore all'Ambiente Marco Visconti, ha deciso un provvedimento rivoluzionario e innovativo per le alte concentrazioni di polveri sottili: le targhe alterne.
Il piano antismog del Campidoglio prescrive infatti che al sesto giorno di superamenti scattino le limitazioni del traffico. All'interno della fascia verde, transito vietato per le targhe dispari dalle 9 alle 13 e dalle 16 alle 21. Martedì, lo stop scatterà per le targhe pari nei medesimi orari. Deroghe per le auto euro 5, le moto euro 3, le vetture gpl, metano, elettriche e ibride. Per i trasgressori 155 euro di multa.

Ovviamente, il Campidoglio ha predisposto un potenziamento dei mezzi pubblici, per venire incontro ai cittadini che hanno le auto con le targhe dispari.
Il problema, direbbe Er Pomata di Febbre da Cavallo, sta a monte: i famosi e famigerati mezzi pubblici romani sono capaci di soddisfare le esigenze della cittadinanza? Facciamo giusto un esempio: il capolinea della linea B di Metroroma è Rebibbia, nei pressi del famoso carcere. Il confine orientale di Roma si estende fino a Ponte di Nona. Quanto tempo ci vuole, in auto, per percorrere i circa 12 km da Ponte di Nona al capolinea di Rebibbia alle 8.00 di mattina? Un'ora. Chiedete a qualsiasi cittadino romano: circa un'ora.
Arrivati a Rebibbia bisogna trovare parcheggio (impresa epica), dopodichè bisogna prendere la metro in direzione Roma Termini, dove scendere e cambiare per prendere la linea A, oppure continuare fino alla periferia sudovest di Roma.
Tradotto in soldoni: se una persona lavora, ad esempio, all'Eur e non può prendere l'auto perchè vi sono le targhe alterne o altre misure, deve calcolare NON MENO DI DUE ORE per raggiungere il luogo di lavoro E LO STESSO TEMPO per tornare a casa.
Questo è lo stato dell'arte della viabilità romana, tenendo conto della sola metropolitana. Quando si parla di targhe alterne e di "potenziamento dei mezzi di trasporto", bisogna tener conto di queste cose. Si possono anche raddoppiare le corse della metro, ma se ci vuole sempre un'ora per fare 12 km, se le linee dei bus non hanno corsie preferenziali, se le strade consolari (Tiburtina, Prenestina, Pontina, Appia, ecc...) sono intasate QUOTIDIANAMENTE, si aumentano solo i problemi per i lavoratori.

Infine, paragoniamo Roma ad un'altra capitale europea: Berlino.
La capitale tedesca ha una superficie di 892 km quadrati, mentre Roma si estende su 1285 km quadrati. Gli abitanti di Berlino sono 3.471.756, mentre quelli di Roma sono 2.770.882.
Berlino, in definitiva, ha 700mila abitanti in più, ma una superficie minore di Roma. Quante linee della metro ci sono a Berlino? 9 linee U-Bahn e 15 linee S-Bahn.
Non c'è altro da aggiungere.

sabato 14 gennaio 2012

Estraneo



Ti hanno sempre insegnato che esistono solo due posizioni rispetto alla società in cui vivi: il conformismo e l’anticonformismo. Tu puoi essere come la maggioranza delle persone, oppure essere “anti”, cioè “contro” la maggioranza delle persone. Ti danno un modello di vita: tu puoi aderirvi o meno. E ti hanno detto che questa tua possibilità di scelta si chiama Libertà.
Non è vero. Ti hanno preso e ti prendono per il culo. La scelta di essere a favore o contro, conformista o anticonformista, non rappresenta una libertà, bensì un obbligo. Il Sistema ha bisogno della tua scelta, perché così può dimostrarti che sei libero di scegliere. Prova a non scegliere. Prova a negare la falsa contrapposizione tra conformismo e anticonformismo. Prova a dire, anzi a gridare, che conformismo e anticonformismo sono DUE mode, DUE modelli, DUE creazioni del Sistema. Prova a tirarti fuori dai due gruppi.
Prova a dichiararti Estraneo. Né con, né contro: semplicemente Estraneo. Perché tu sai che esiste una barricata. Da una parte il Sistema, i suoi servi e i suoi utili idioti. Dall’altra, gli Estranei. Una minoranza, certo. Ma sono le minoranze a cambiare la Storia. E’ sempre stato così, e sempre sarà così. Bisogna sempre diffidare dalle masse: esse sono volubili e facilmente influenzabili o comprabili. Pochi ma buoni, nella vita e nel lavoro. Se un libro è letto da milioni di persone non vuol dire che sia un capolavoro, anzi. Molto spesso è una boiata clamorosa che ha avuto successo commerciale solo perché stimola i principali istinti di pancia delle Masse. Un film campione di incassi non necessariamente è un'opera d'arte. Probabilmente, invece, è una cagata mostruosa zeppa di effetti speciali, luoghi comuni, trame scontate e qualche attore/attrice di grido. Essere eletto con milioni di voti non vuol dire essere un leader politico valido e utile alla comunità: i voti possono essere comprati e scambiati, e lo stesso Hitler fu democraticamente eletto.
Spesso definiamo “eccezionali” quei libri, quei film, o anche quelle persone. Eppure l’Eccezione è trovare un capolavoro apprezzato da milioni di persone.

Sii una Eccezione. Impegnati ad essere ciò che conferma la Regola. Non per puro gusto di essere un bastian contrario, tipico degli anticonformisti blasè che sono ormai professionisti dell’andare contro le regole perché “fa figo”. La grandezza sta nel capire se una Regola è giusta o sbagliata. Se è giusta, difenderla a tutti i costi. Come una trincea. Come un muro. Il famoso muro di cui ti ho già parlato. Se una Regola è sbagliata, lottare per cambiarla. Con ogni mezzo. Anche il più estremo.
Perché è meglio intendersi subito: la Storia non si cambia con le raccolte di firme e gli scioperi della fame. Né si può pensare che bastano due molotov per cambiare gli eventi. La costruzione di un progetto di opposizione politica, sociale o semplicemente esistenziale è un percorso lento, non istantaneo. Come un enorme grattacielo da cui guarderai il Mondo e le sue povertà mentali. Nessuno costruirà questo grattacielo per te. Sei tu che devi gettare le fondamenta. E’ arrivato il momento.

Opposizione? Nel territorio



Intorno a me c'è tanta gente. Incazzata nera. Con Monti. Con Berlusconi. Con la Sinistra. Perchè se i soldi in tasca sono sempre di meno, se il contratto di lavoro a tempo indeterminato è un miraggio, se le tasse aumentano e i servizi peggiorano, la colpa è di tutti. Di quelli che governavano. Di quelli che governano. Di quelli che si candidano a governarci nel prossimo futuro.

Sento aria di Opposizione. Sterile, frammentaria, qualunquista, sfascista, ritardataria Opposizione. E non posso che rallegrarmene. Bisognerebbe convogliarla, metterla in rete, indirizzarla. Per evitare che venga dispersa. O, peggio ancora, lasciata sfogare in maniera incontrollata.


Tutti stanno diventando "esperti" di rating e di spread. Tutti vogliono dire la loro. Tutti hanno la ricetta per uscire dalla crisi. Ma cosa FANNO?

Se c'è una cosa che questa crisi ha insegnato, per l'ennesima volta, è che i processi globali possono essere contrastati in ambito territoriale. Pensa globale e agisci locale. Bene. Tutti pensano globale, ma nessuno agisce locale.


Parlo di Roma, la città in cui vivo da più di quattro anni. Nei nostri quartieri c'è tanto da fare. Servizi insufficienti, traffico e inquinamento poco sopportabili, criminalità in aumento, prezzi altissimi delle abitazioni e degli affitti, i posti negli ospedali e negli asili scarseggiano spaventosamente. Bene. Vogliamo contrastare questo stato dell'arte? Invece di pendere dalle labbra bocconiane di Monti, che se ne strafotte di Tor Bella Monaca, di Ponte di Nona, di Colle del Sole, perchè non realizzare una opposizione nel territorio alle politiche che tutti (da Rutelli ad Alemanno, passando per Veltroni) hanno realizzato, impoverendo il tessuto sociale di questa città?


Non parlo di partiti, sia chiaro. Ognuno vota chi cazzo vuole.

Parlo di progetti: edilizia popolare, scolastica ed ospedaliera; decentramento degli uffici e dei servizi; crescita quantitativa e qualitativa del trasporto pubblico; contrato ai progetti di realizzazione di inceneritori e discariche; aumento degli spazi sociali e ludici; sicurezza.

Parlo di un progetto. Il Progetto Opposizione.


Ma sono scettico. Non credo che troverò compagni di viaggio. La gente sa lamentarsi, ma non si muove.
Per questo mi muovo da solo.
Non aspetto nessuno.
L'Opposizione non può attendere in eterno.
Hic et nunc.

venerdì 13 gennaio 2012

Liebe und Ehre - Amore e Onore



Mi è sempre piaciuta la poesia. Ancor di più, mi piacciono i poeti. Le loro vite. La loro arte. E quel confine netto tra loro e la sedicente società civile. Poeta è colui che scrive le solite cose in un in modo, ricordalo bene. Essi non scoprono nulla. Essi svelano. Non creano niente. Distruggono: giudizi e pregiudizi, norme e codici del benpensare, conformismo e moderatismo. Il poeta non è un muratore, che costruisce edifici. Il poeta non è uno scienziato, che inventa una formula per salvare o annientare il Mondo. Il poeta vede. Tra le impercettibili sfumature della quotidianità, il poeta vede i bianchi. E i neri. Forse per questo ho sempre amato i poeti: perché mi vedevano. Mentre tutti mi ascoltavano, loro mi sentivano. Ed io sentivo loro, nonostante fossero morti anche duemila anni prima della mia nascita.

Uno dei generi più famosi di poesie è la lirica amorosa. Praticamente tutti i poeti si sono posti il problema dell’Amore. E della ricerca della famigerata rima migliore. “Cosa fa rima con amore?”, ci hanno chiesto fin dalle elementari. I più dolci hanno risposto “cuore”. I più romantici, “dolore” (e ciò dimostra che l’esser dolci e l’esser romantici sono due cose diverse, se non proprio opposte). Anche io mi sono posto questa domanda. E dopo trent’anni ho trovato la risposta. La MIA risposta. Onore. Amore fa rima con Onore.

L’Amore è la benzina della Vita. Come la benzina alimenta il motore, così l’Amore alimenta il Conflitto, cioè il motore della Vita.
La vita è lotta, conflitto. Ed ogni conflitto è generato dall’amore. Se non ami qualcosa o qualcuno, non combatteresti mai. E’ l’amore (per te stesso, per la tua famiglia, per il tuo popolo, per la tua terra, per le tue idee) che ti fa imbracciare una penna o un fucile. Indossare una maschera (come V per Vendetta) o un paio di guantoni (come Jim Braddock).
Lo stesso Odio è generato dall’Amore. Non esiste l’Odio puro. Tu odi solo ciò che mina l’esistenza tua e delle persone che ami. Se tu non amassi qualcosa o qualcuno, non conosceresti l’Odio. E siccome l’Odio è pericoloso, il Sistema cerca di indirizzarlo lontano da se stesso. E ti induce ad amare cose o persone per le quali, in realtà, non provi nulla. Ma sei lobotomizzato.
Amando ciò che ti dicono di amare, automaticamente odi ciò che loro vogliono farti odiare.

Tirati fuori da questo schema. Impara ad amare in maniera AUTONOMA. Trovala tu la parola, l’idea, il valore che fa rima con “amore”. Io ho trovato la mia rima personale. Onore.
Si può amare in tanti modi, non c’è dubbio. Io ho deciso di amare con Onore. Voglio, cioè, rendere quotidianamente onore a tutte le persone e le idee che amo. Voglio vivere una vita fiera, dove i vizi ed i peccati di una gioventù conforme siano stati abbandonati “dall’altra parte” del muro di cui ti ho parlato precedentemente.
Il filo spinato sono le mie idee. I miei valori. Amore ed Onore sono i miei fari. Dal punto di scontro tra ciò che ero e ciò che sono si sono salvati solo l’Amore e l’Onore. Perché sono forti. Il resto, distrutto e ormai inutilizzabile, è dall’altra parte del muro. E sta bene lì.
Vivere e amare con Onore. Schiena dritta. Testa alta. Se hai una idea, combatti per essa. Se ami una persona, sii pronto ad uccidere o ad essere ucciso. Se hai combattuto con Onore, il tuo nemico te ne renderà atto. La Storia dirà di te che hai vissuto con onore. E nel Valhalla ci sarò posto anche per te.

Nella mia vita precedente ho amato. E tanto, credimi. Ma senza onore. Mi sono macchiato di azioni disonorevoli. E devo alla mia grinta se oggi sono qui a parlare con te. Avrei potuto conformarmi. Farmi trascinare dalla corrente. Attendere sulle sponde del fiume. Far finta di niente. Essere come tanti altri. Superare i miei errori, senza imparare nulla da loro.
Invece no. Ho dichiarato guerra a me stesso. Mi sono sputato in faccia ed ho reagito. Ho raggiunto il mio punto di scontro. E alla fine sono risorto. Ed ho deciso di vivere, amare, essere a modo mio. In maniera Estranea.

Repressioni strane



Premessa: sono stato iscritto a partiti di sinistra (Prc e PdCI) fino al 2008.
Pertanto non posso certo essere tacciato di vicinanza a CasaPound e al suo leader, Gianluca Iannone, che stamane si è trovato i poliziotti a casa ed ha subito una perquisizione. Perchè? Domenico Di Tullio, legale del presidente di Casapound Italia, nel corso di una conferenza stampa nella sede del movimento a Roma, ha spiegato: "Gianluca Iannone, che non è indagato per la vicenda dell'agguato a Tivoli, è stato perquisito e da casa sua sono stati portati via due pen-drive e due computer, uno fisso ed uno portatile. Iannone aveva partecipato lo scorso 31 dicembre ad una discussione su Facebook, sulla sede di Acca Larentia ed è stato perquisito in quanto persona informata dei fatti".
Lo stesso Iannone, il 10 gennaio, aveva pubblicamente gioito per la morte del magistrato Pietro Saviotti, accusato da Iannone di "perseguitare" i militanti di CasaPound.

Iannone e CasaPound si definiscono "fascisti del terzo millennio". Sono, quindi, dichiaratamente un movimento fascista, ideologia - è bene ricordarlo - che non può essere professata in Italia, "sotto qualsiasi forma" si presenti. CasaPound ha, inoltre, un movimento giovanile, il Blocco Studentesco, assunto agli onori delle cronache a seguito di scontri di piazza con studenti di sinistra.

Noto, però, che la repressione nei confronti di un movimento autodichiaratosi fascista come CasaPound da parte dello Stato non avviene PERCHE' questo movimento è fascista, ma perchè il suo leader ha espresso pubblici pareri riguardanti un magistrato stroncato da un infarto o Acca Larentia.
Ciò che lo Stato Liberale e Democratico vuole reprimere, quindi, non è il fascismo di Iannone e di CasaPound, ma la sua e le loro espressioni verbali contro un magistrato o circa un accadimento luttuoso datato 1978. Il reato contestato dal Sistema non è, che so, "ricostituzione del disciolto partito fascista", ma "resistenza a pubblico ufficiale": Iannone si sarebbe seduto a terra davanti al portone della sede di Casapound, dove lui abita.

Cosa vuole reprimere, questo Stato Liberale e Democratico? Il fascismo (del secondo, del terzo e del quarto millennio) o la libertà di gioire per la morte di questo o quel magistrato, giornalista (penso a Giorgio Bocca), imprenditore, politico?
Pare quasi che sia più tollerabile essere fascisti che esultare per la morte di un tizio...

giovedì 12 gennaio 2012

Punto di scontro



Dico a te.
A te che hai questo scritto tra le mani.
Non so niente di te. Quanto guadagni. Per chi voti. Per chi tifi. Se indossi o meno una divisa. Se sei giovane o anziano. Se hai figli o se sei figlio. Non so niente di te, tranne una cosa: hai questo libro tra le mani. Ed è mio dovere avvisarti che al termine di questo scritto, se mai questo scritto avrà una fine visto che l’ho cominciato oggi, tu dovrai fare una scelta fondamentale. Che riguarderà te e solo te.

“E’ nelle sfumature che si cela il segreto dell’esistenza”. Sono in molti a crederlo. Io no. E ti spiego perché. Le sfumature sono una scusa. Il tentativo di dare ad un punto di incontro, ad un tacito accordo, ad un atto di moderazione una valenza superiore. Tutti i colori del mondo sono sfumature. Rosso, giallo, blu, verde. Sono tutte gradazione diverse di una medesima scala. Anche i partiti politici attuali sono così: tutte gradazioni diverse della scala del Sistema. Fingono di essere in conflitto tra loro, come il marrone col rosso. Alla fine, però, stanno tutti sulla stessa tavolozza. Tutti dalla stessa parte della barricata. E tu, su quella tavolozza, non ci sei. Non c’è posto per te. A meno che…non diventi una sfumatura anche tu. A meno che tu non sfumi la tua essenza e la tua esistenza, le tue idee e le tue azioni. Se riesci a sfumare e a sfumarti, allora il posto per te si trova. Tra i rossi, forse. O tra i verdi. Non importa dove: il Sistema ti concede un posto sulla tavolozza, a patto che tu ti sfumi, che smetti di avere contorni netti, ben marcati, fortemente delineati.

Io no. Io odio le sfumature. Perché amo la nettezza. Se i colori sono tutte gradazioni diverse di una medesima scala, tale scala ha un inizio ed una fine. Un bianco e un nero. Ecco, io sto tra i neri. Io sono l’assenza di colore, quindi il colore più puro. Ed amo me stesso e gli altri pochissimi neri che nella mia vita ho incontrato. E sai che ti dico? Amo anche i bianchi. I miei opposti. Perché sono puri. Di una purezza uguale e contraria alla mia. I bianchi e i neri non ci vogliono stare sulla tavolozza del Sistema. I bianchi e i neri stanno dalla stessa parte della barricata. I bianchi ed i neri si combattono, perché la loro vita è lotta. I bianchi e i neri non cercano un punto di incontro, ma un punto di scontro. Perché solo dallo scontro, dal conflitto, dalla lotta, può sorgere la forza pura. Quella che consente a me di dirti ciò che penso fregandomene altamente del tuo giudizio. Perché io non ho scritto questo libro per avere un tuo giudizio. Non ho scritto questo libro per convincerti che io ho ragione. Io voglio solo farti fare una cosa che il Sistema non ti fa fare più: pensare. Riflettere. In maniera AUTONOMA. Ecco la parolina magica: autonomia.

Alla fine di questo scritto tu dovrai fare una scelta. Prima di allora, io ti dirò delle cose. Sono tutte cose che ho vissuto o che ho visto vivere a persone a me vicine. Parenti ed amici. Compagni di squadra o di militanza. Non farò filosofia né utilizzerò il tipico lessico ricercato da professorone. Con questi ed altri vizi del passato ho chiuso. Ho edificato un muro, che separa ciò che ero da ciò che sono. Nessuna sfumatura, né via di passaggio: un muro alto e solido. Su questo muro ho messo del filo spinato. Ed una scritta, in tedesco: Liebe und Ehre. Amore e Onore. Ora capirai perché.

Miles Hilton-Barber: seeing is believing



"Un giorno ho capito che il problema non era la cecità, ma il mio atteggiamento verso la cecità, molta gente ha una visione perfetta, magari 20 su 20, ma è lo stesso cieca, perché non riesce a vedere il proprio potenziale. Tutti possiamo fare di più di quello che pensiamo".

Miles Hilton-Barber ha perso la vista a 25 anni a causa di una patologia degenerativa. A 55 anni si è cimentato in un volo da Londra a Sidney in ultraleggero, percorrendo un tragitto di circa 21.700 km; in seguito è stato il primo non vedente a tentare di raggiungere in slitta l'Antartide. Nel 1999 ha attraverso il deserto del Sahara. Ha gareggiato nella maratona Siberian Ice Marathon, tra i ghiacci siberiani. Ha attraversato il deserto del Qatar in 78 giorni. Ha stabilito il record per il giro più veloce per un non vedente nel Grand Prix di Malaysia, su una Lotus a 200 km/ora. Ha scalato il Monte Bianco e il Kilimangiaro. Ha fatto il giro del mondo utilizzando 80 diversi mezzi di trasporto. Ha completato più di 40 "skydives" (tuffi dall’aereo con il paracadute).

Miles Hilton-Barber è uno sportivo inglese.
Miles Hilton-Barber è un non vedente.

Miles Hilton-Barber è una dimostrazione.

M.C.Q.: Mens CorpusQue



Mi sono lasciato andare. Fisicamente, intendo. Non faccio attività sportiva da più di un mese. Non ho alzato un peso. Non ho tirato un pugno al sacco. Non ho fatto una partita di calcetto nè una corsetta. Per uno come me, abituato da anni a fare con continuità attività sportiva, singifica crollare. Significa cominciare ad accusare dolori vari, ad essere affaticato dopo ogni sforzo, seppur minimo.

Significa guardarsi allo specchio e vedere un trentenne grassoccio che ha poco da dire e ancor meno da fare.


La bilancia stamattina ha emesso la sentenza: 99 kg. Per uno alto 180 cm, decisamente troppi. Anche perchè non parliamo di tono muscolare, ma proprio di grasso. Devo riprendermi.

Il problema, però, è sempre lo stesso: ho quasi sempre fatto sport collettivi, sport di squadra. Sono quindi abituato a quel piccolo rituale che condisce ogni allenamento o ogni match: le chiacchiere prima e dopo la partita, le pacche sulle spalle o i rimproveri dei compagni, la gioia o la rabbia nello spogliatoio.

Questa "dipendenza" dagli altri è nociva, perchè conduce all'inattività. Tutti hanno una vita, e non è mica facile conciliare le esigenze di tutti. Se aspetto ancora di trovare un compagno con cui fare footing o un gruppo con cui giocare a calcetto s-i-s-t-e-m-a-t-i-c-a-m-e-n-t-e, rischio di ritrovarmi tra sei mesi pieno di dolori e di affanni, e incapace di giocare con mio figlio (che sta per nascere).


L'epoca degli sport di squadra è finita. La vita prende il sopravvento. E la mia vita non mi concede routine di sorta. Non mi concede, ad esempio, l'allenamento il lunedì, il mercoledì e il venerdì dalle 20 alle 21.

Non posso più avere giorni fissi o orari fissi. Quindi non posso avere compagni di allenamento o di squadra fissi. Non posso più avere nulla di fisso, di determinato.

Devo adattarmi, come l'acqua del fiume quando incontra uno scoglio sul suo percorso.

Devo usare il cervello e cuore, certo, ma anche i muscoli. Perchè serve tutto, nella vita.

Serve tutto.


Mens CorpusQue. Mente e Corpo.

mercoledì 11 gennaio 2012

Cimenti






Nella mia vita ho scritto molto.
Poesie.
Canzoni.
Sceneggiature.
Racconti.
Saggi brevi.
Articoli giornalistici.

In una cosa non mi sono mai cimentato: il romanzo.
Ho deciso di provarci.
Vi terrò aggiornati.

Bagno di sangue per Lady Gaga






Lady Gaga non è nuova alle accuse di satanismo. In passato c’era già chi l’aveva accusata di essere la marionetta della setta degli Illuminati, per aver inserito oscuri ed equivoci messaggi subliminali all’interno delle sue canzoni. Ora è lo staff del prestigioso Intercontinental Hotel di Londra a puntare il dito contro di lei. La scorsa estate, sostengono all’albergo, miss Germanotta avrebbe lasciato una pozza di liquido rosso nella vasca da bagno della sua suite. E per la donna di servizio della lussuosa camera della star non ci sono dubbi: Gaga avrebbe fatto un bagno nel sangue come parte di un rituale satanico. “A riportare il fatto è stata la concierge alla quale è stato detto di cancellare dalla sua mente l’episodio” ha dichiarato la donna al sito Truthquake qualche giorno fa.
Altri membri dello staff dell’Intercontinental sono invece più cauti, sostenendo che il liquido rosso (ancora non è chiaro se si tratti effettivamente di sangue o meno) potrebbe essere stato utilizzato dalla star per un “bizzarro” costume di scena o una scenografia del suo spettacolo.

Non è la prima volta tuttavia che la cantante è accusata per i suoi stravaganti comportamenti. Secondo quanto riportato da diversi quotidiani Gaga, che dice di essere la reincarnazione della zia defunta, sarebbe terrorizzata dagli spiriti maligni e farebbe ispezionare da un’equipe di investigatori del paranormale ogni stanza d’albergo e ogni locale prima di decidere se rimanervi o meno. Si dice inoltre che la popstar abbia sborsato ben 30.000 sterline per l’acquisto di macchinari in grado di rivelare la presenza di spettri.

Radio Monte Carlo per Corriere.it

martedì 10 gennaio 2012

Il bivio



Avviso ai pochi fedelissimi lettori di questo blog: il disgusto TOTALE che provo per coloro che ci hanno governato negli ultimi anni e per coloro che ci stanno governando ora (i "tecnici" bocconiani), mi spinge a chiudere con l'argomento "Politica". Da oggi in poi, non parlerò più di Politica su questo blog. Perchè tanto è inutile. Ci stanno distruggendo giorno dopo giorno, eppure la maggioranza dei beoti italiani continua a subire o, addirittura, a sostenere i partiti e gli esponenti politici che ci hanno portato a questa situazione.

Questo blog nacque con lo scopo di informare e denunciare le nefandezze del Sistema che ci governava e ci governa. Oggi ci ritroviamo in questa condizione. Quindi, questo blog "politico" ha fallito.
Ragion per cui, da oggi questo blog avrà un carattere più culturale che politico, più intimista e filosofico che collettivo e pratico.

Con questo blog voglio vedere, conoscere e varcare le porte tra il Bene, vero o presunto, e il Male, vero o presunto. "L'uomo è una porta tra Bene e il Male", diceva Andrea G. Colombo in un suo famoso romanzo.
Se vi piace, continuate a seguirlo.
Viceversa, le nostre strade si dividono qui.

Buon vento.

sabato 7 gennaio 2012

La speranza non è in vendita





Il titolo dell'ultimo libro di Don Luigi Ciotti, presidente dell'associazione antimafia Libera, ha i connotati del dogma, della conditio sine qua non: ci possono fare tutto, ma non toglierci la speranza. Nè con la forza, nè coi denari. La speranza non è in vendita.
La speranza di cui parla Don Ciotti in questo libro, però, non è una speranza individuale, bensì collettiva: preso dallo sconforto, "Io" potrei perdere o mettere in vendita tutto, anche la mia speranza; "Noi", invece, non cediamo alle lusinghe di quanto vorrebbero farci perdere la speranza che le cose possano cambiare in meglio.
Ovviamente, e don Ciotti non smette di ripeterlo, la speranza non va solo preservata, ma anche foraggiata, sostenuta, curata. Come una pianta che necessita d'acqua, così la speranza ha bisogno di Noi. Mai “adagiarsi nell’autoreferenzialità, che è fatta anche di egoismi, di piccoli e grandi opportunismi, di comode convenienze”. Questo libro pare un ammonimento più che un invito, perchè Don Ciotti comprende che la crisi economica che viviamo oggi è figlia, o sorella, di una crisi morale ancor più vecchia. Quello che "tutti Noi" dobbiamo mettere in campo per difendere e sviluppare la speranza è, quindi, innanzi tutto un impegno di carattere etico. Non l'etica oscurantista e manichea, che immagina linee di demarcazione nette tra il bene e il male, ma l'etica dell'uomo della strada, con i propri limiti e le propie incredibili potenzialità, che per "far del bene" deve necessariamente "fare il giusto". Una speranza legata a filo doppio con la legalità, quindi. E non poteva essere altrimenti, per Don Ciotti.


"Non rompere e pensa alla famiglia"



Nicola Lopreiato è il capo servizio della Gazzetta del Sud a Vibo Valentia. Nicola Lopreiato è un giornalista, usa le parole per informare i cittadini e denunciare il malaffare. A questo cronista, sconosciuto ai più, è stata recapitata una lettera particolare: il mittente è Leone Soriano, attualmente detenuto nel carcere di Cosenza e ritenuto dagli investigatori il capobastone dell'omonima cosca di Filandari, in provincia di Vibo Valentia.
"Invece di rompere ogni giorno con la cosca Soriano, che non esiste e non è mai esistita, pensa di più alla tua famiglia che è meglio per tutti". Queste le parole usato dal Soriano per minacciare, neanche troppo velatamente, il giornalista della Gazzetta del Sud. Leone Soriano è stato arrestato il 2 luglio 2009 e condannato in cassazione, insieme al fratello Francesco, a sei anni di reclusione per detenzione illegale a fini di spaccio di sostanze stupefacenti, ma è ancora accusato di tanti altri reati, tra cui associazione mafiosa.
Secondo gli inquirenti, la 'ndrina di cui Leone Soriano sarebbe il capo imponeva anche un dazio di 20 € a tutti i camion che passavano sulla A3 nella zona di Filandieri. Inoltre, alcuni esponenti di questa 'ndrina sono accusati di aver più volte minacciato i dirigenti e i lavoratori delle ditte impegnate nei lavori di ammodernamento della Salerno - Reggio Calabria: fucili a canne mozze in mano, i malavitosì puntavano le armi verso gli autisti dei camion, verso i lavoratori, e verso gli imprenditori della zona.
L'operazione che ha smascherato questi loschi traffici è stata chiamata, dalla DDA, Operazione Rotarico, dal nome del balzello di passaggio imposto nella antica città di Rota ai tempi dell’Impero romano.

venerdì 6 gennaio 2012

Da mostri a nostri



Su 11.705 beni confiscati alle mafie in Italia, 1689 si trovano in Campania. Di questi, solo il 20% viene riutilizzato a fini sociali o produttivi, mentre il restante 80% rimane in uno stato di abbandono, di incuria o, peggio ancora, continua ad essere abitato dai parenti o dai sodali dei vecchi proprietari: i boss.
A fornire questi dati è il Consorzio S.O.L.E. (Sviluppo Occupazione Legalità Economica). Perchè sono così pochi i beni confiscati in Campania che vengono riconvertiti ad usi sociali e comunitari? Il primo motivo è la paura. I comuni sono lenti, molto lenti, troppo lenti nelle operazioni di confisca e assegnazione. Ci possono volere tra gli otto e i dieci anni, in media. Il sospetto che tale lentezza sia conseguenza della paura, anzi del terrore, che molte amministrazioni hanno nel mettere le mani sui beni della malavita è corposo. A ciò si aggiunga anche l'escamotage delle ipoteche che gli stessi boss accendevano sui beni in odor di confisca: “Negli ultimi anni i camorristi – spiega Lucia Rea, dirigente della Legalità e Sicurezza della Provincia di Napoli e presidente del Consorzio SOLE – si sono fatti furbi. Mentre avanzavano le inchieste e le condanne nei loro confronti, hanno acceso mutui sui beni immobili a rischio confisca. Incassando soldi, molti soldi, contanti, più facili da far ‘sparire’”.
Un episodio sintomatico della situazione: a Nola l’appartamento confiscato al clan Russo è inutilizzato perché al piano inferiore vive la figlia del boss, mentre al piano superiore ci abita la moglie.

Il Consorzio SOLE, nel workshop "Da mostri a nostri", avanza tre proposte: snellimento delle procedure burocratiche, in modo da far passare poco tempo tra la confisca e l'assegnazione; intitolazione del bene confiscato ad una vittima delle mafie; confisca dei beni immobili e delle attività produttive non solo dei malavitosi, ma anche dei collusi e dei corrotti. Soprattutto quest'ultima proposta appare molto interessante, perchè capita spesso che i beni dei condannati per corruzione rimangano in mano degli stessi o dei loro parenti.
Tutto ciò, però, non sara efficace fino a quando lo Stato non provvederà a fare due cose: sostenere, anche economicamente, le tantissime associazioni (come Libera) che si occupano di riutilizzo a fini sociali e produttivi dei beni confiscati alle mafie; presidiare i beni confiscati, tutelando e ripulendo le amministrazioni locali, in cui spesso si annidano i fiancheggiatori "legali" delle holding criminali.

giovedì 5 gennaio 2012

Dalla cortina di ferro alla Cortina di soldi



Decenni fa c'era una cortina di ferro che divideva l'Europa e il Mondo. Da una parte "i paladini della libertà", l'Occidente liberale, liberista e libertario; dall'altra, "l'impero del male", i comunisti trinariciuti che mangiavano i bambini.
Oggi c'è un'altra Cortina, sulle Dolomiti, che divide le persone: da una parte quelli che pagano le tasse, tutte le tasse; dall'altra quelli che guidano una Ferrari, pur avendo dichiarato di guadagnare meno di trentamila euro lordi all'anno.
La verità non è mai così manichea (i buoni qui, i cattivi lì), però c'è una bella differenza tra il non pagare il canone RAI e il detenere "beni di lusso in conto vendita per più di 1,6 milioni di euro, senza alcun documento fiscale", come riscontrato dagli 80 ispettori dell'Agenzia delle Entrate che hanno effettuato i controlli il 30 e il 31 dicembre.

Il sindaco di Cortina, preoccupato per l'immagine della famosa cittadina e per i suoi ricchissimi turisti, ha affermato: "Non capisco perchè ci son voluti 80 ispettori sul posto per scoprire che 133 auto di grossa cilindrata intestate a persone fisiche appartenevano a contribuenti che dichiarano pochissimo: sarebbe bastato un semplice controllo incrociato dei dati già in possesso dell’Agenzia, fatto direttamente dall’ufficio, senza mettere in scena uno spettacolo hollywoodiano che ha dato la sensazione di vivere in un vero e proprio stato di polizia». Una operazione mediatica, insomma.
Probabilmente è vero. Per questo sarebbe molto interessante, oltre che giusto, pubblicare un elenco coi nomi di questi poveracci in Ferrari. I cittadini devono sapere che il posto all'asilo nido del figlio è stato preso dal figlio di un poveraccio che passa le vacanze di Natale a Cortina e mangia in ristoranti che, da un giorno all'altro, incassano il 110 %in più.
Così l'operazione dell'Agenzia delle Entrate smetterebbe di essere mediatica, e diventerebbe efficace. Per la gioia del sindaco di Cortina.

Neanche la Bocconi paga l'ICI



L'Università Bocconi di Milano non paga l'Ici dal 2005 e il Sindaco Giuliano Pisapia presenta il conto a Mario Monti. L'oggetto del contendere è l'immobile universitario di via Spadolini, un edificio adibito a residenza per studenti fuori sede. Il primo cittadino di Milano ha incaricato l'avvocatura comunale di portare a termine il contenzioso chiedendo una cifra pari a 600 mila euro. Fino ad oggi, infatti, le commissioni tributarie hanno dato ragione alla Bocconi.

Secondo la legge 504 del 1999 gli immobili "con finalità istituzionali, assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive" non sono soggetti a tassazione. Secondo Pisapia questo beneficio legislativo non può essere applicato all'immobile di via Spadolini dato che l'affitto per una camera costa dai 3.100 agli 8.500 euro l'anno. Un guadagno che di fatto l'assimila ad un albergo o un affittacamare privato e che dunque non dovrebbe godere dell'esenzione.

martedì 3 gennaio 2012

Non c'è equità senza legalità


Il governo Monti ha annunciato l'inizio della fase due, ribattezzata "Cresci Italia". Dopo aver messo a posto (definitivamente?) i conti dello Stato, con una manovra oggettivamente poco equa, ora bisogna ripartire proprio dall'equità. "Non c'è sviluppo senza equità" sembra essere l'adagio preferito dei sostenitori del governo.
Bisognerebbe probabilmente cantare un altro adagio: "Non c'è equità senza legalità". In Italia persistono sacchè di illegalità diffusa, più o meno tollerate dalla classe politica: dall'evasione fiscale all'elusione, dai capitali portati all'estero al riciclo di denaro sporco, dai sequestri e dalle aste di beni immobili alle infiltrazioni malavitose nelle istituzioni. Ognuna di queste voci ha dei costi economici e sociali spaventosi: secondo gli ultimi dati della Corte dei Conti, della Commissione Parlamentare antimafia e del rapporto annuale della Guardia di Finanza, l'illegalità costa agli italiani tra 270 e i 330 miliardi di euro all'anno, e 180 mila posti di lavoro solo al Sud. Non parliamo solo di malavita organizzata, ma anche dei tanti evasori che non pagano l'iva, non dichiarano i beni immobili, esportano capitali all'estero, utilizzano società off shore e paradisi fiscali, dichiarano meno dei loro dipendenti. Secondo la CGIA Mestre, questi dati (che ammontano a "cinque manovre finanziarie del governo Monti") sono da intendersi al ribasso, perchè è molto probabile che la realtà superi questo affresco spaventoso di illegalità.

Pertanto il governo Monti, se davvero vuole far ripartire il Sistema Italia, dovrebbe cominciare dalla legalità. Dovrebbe essere sicuramente la priorità dell'azione del governo, per distacco rispetto alle altre.
Sarà così?

Tutti contro Beppe Grillo. Mah.


Tutti contro Beppe Grillo. Il comico genovese, promotore del Movimento 5 Stelle, è accerchiato dal fuoco congiunto di destracentrosinistra istituzionale, per aver scritto sul proprio blog: "Se Equitalia è diventata un bersaglio bisognerebbe capirne le ragioni oltre che condannare le violenze".
Una atteggiamento di buonsenso, che andrebbe applicato a tutti i fenomeni umani: non limitiamoci a condannare chi, scioperando, ci rompe i coglioni, ma cerchiamo di capirne le ragioni; non fermiamoci nella critica alle violenze di piazza (cfr 15 ottobre 2011), ma cerchiamo di comprendere perchè c'è gente che sfonda vetrine o incendia auto.
Giustificare la violenza? Non pare che Grillo l'abbia fatto, nè in questo caso nè in altri casi. Ha semplicemente espresso un concetto semplicissimo, eppure rivoluzionario: anche chi sbaglia, anche chi incendia, anche chi frantuma vetrine, anche chi blocca le strade, anche chi blocca i lavori del TAV... potrebbero avere delle ragioni giuste. Il condizionale è d'obbligo, come sempre in questi casi e per evitare la facile strumentalizzazione del tipo "allora anche i mafiosi potrebbero avere ragione?".
Ammettere che dietro un sanpietrino, dietro una molotov, dietro un atto violento/vandalico possa esserci addirittura una ragione giusta, è inimmaginabile e spaventoso per chi detiene il potere economico-politico: significherebbe ammettere che i cittadini non vivono nel migliore dei mondi possibili.

lunedì 2 gennaio 2012

Napoli: sfregiato l'Angelo della Legalità



A Capodanno, ignoti vandali hanno sfregiato l'Angelo della Legalità, l'opera che l'artista giuglianese David Enea Esposito aveva regalato al sindaco De Magistris il 21 dicembre e che sarebbe tornata a Palazzo San Giacomo dopo le festività natalizie.
Colpisce che un'opera intitolata Angelo della Legalità, realizzata utilizzando solo rifiuti della differenziata, sia stata oggetto di un atto vandalico. La speranza è che a commettere questo brutto gesto siano stati semplici vandali, e non ci sia un "messaggio nascosto" dietro lo sfregio.

Tre strade senza uscita






Il governo ha annunciato di voler uscire dalla giungla dei contratti di lavoro precari. In Italia ve ne sono circa quaranta: dal job on call al contratto al progetto al job sharing. Dopo il dietrofront sull'articolo 18, il ministro Fornero si trova sul piatto tre proposte, tutte partorite da esponenti della sinistra istituzionale: il giuslavorista Pietro Ichino, gli economisti Boeri e Garibaldi, l'ex ministro del Lavoro Cesare Damiano.

La "proposta Ichino" prevede l'applicazione ai soli neoassunti di un contratto a tempo indeterminato, che però consenta il licenziamento senza giusta causa (quindi derogando dall'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori) per motivi "economici, tecnici e organizzativi". Se il lavoratore viene licenziato, avrà diritto a 3 anni di disoccupazione, pagata in buona parte dall'azienda licenziante: 90% dell'ultima retribuzione il primo anno, 80% il secondo anno, 70 % il terzo.
Perchè la "proposta Ichino" non convince? Perchè, consentendo i licenziamenti anche senza giusta causa (eccezion fatta per quelli discriminatori), rende de facto inefficace il carattere "indeterminato" del contratto di lavoro. Cosa impedirebbe, ad esempio, ad un datore di lavoro di licenziare una donna incinta e sostituirla "per motivi organizzativi"?

Veniamo alla "proposta Boeri-Garibaldi": essa prevede un contratto unico a tempo indeterminato con una fase di inserimento di 3 anni, durante i quali è possibile licenziare senza obbligo di reintegro. E' sicuramente un passo in avanti rispetto alla proposta Ichino, ma non risolve un problema frequentissimo: come impedire ad un datore di lavoro di licenziare allo scadere dei 3 anni un lavoratore e poi assumerne un altro più giovane con le stesse mansioni o addirittura lo stesso lavoratore a distanza di qualche settimana?

Stesso discorso facciasi per la "proposta Damiano", molto simile a quella di Boeri e di Garibaldi: un contratto unico di inserimento formativo, della durata di 3 anni durante i queli è possibile essere licenziati anche senza giusta causa, che poi sfocia in un contratto a tempo indeterminato, a cui si applica l'articolo 18 se si tratta di un'azienda con più di 15 dipendenti. Cosa impedisce ad un datore di lavoro di licenziare e riassumere, a distanza di breve tempo, lo stesso lavoratore? Inoltre: il datore non dovrebbe motivare la mancata assunzione a tempo indeterminato del lavoratore dopo i tre anni di prova, indicando un giustificato motivo per cui non si può procedere alla stabilizzazione?

Tre strade, dicevamo. Non identiche: sicuramente una è preferibile all'altra. L'obiettivo, però, di ridurre o eliminare la precarietà, insieme all'abuso indiscriminato e talvolta ricattatorio da parte dei datori di lavoro della flessibilità, pare ancora molto lontano.

Cado in piedi






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