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mercoledì 19 febbraio 2014

Renzi e la passione italiota di perdere tempo



Facciamo il punto.
La direzione del PD vota un documento che sfiducia Letta, il quale va al Quirinale e dà le dimissioni irrevocabili, impedendo un voto di sfiducia palese (e dichiarandosi "uomo delle istituzioni" invece che "uomo di partito"... chi vuol capire, capisca).
Napolitano SI SORPRENDE e non sa cosa fare: inizia le consultazioni di TUTTI i partiti presenti in Parlamento. I ben pagati collaboratori e consiglieri di Napolitano non hanno pensato di suggerirgli direttamente il nome di Renzi? Tutto il Mondo sapeva che sarebbe toccato al sindaco di Firenze, ma Napolitano ha voluto perdere ore, giorni, in inutili consultazioni.
Dalle consultazioni esce il nome di Renzi (ma va?), il quale SI SORPRENDE per questo incarico e accetta con riserva. CON RISERVA??? Si, perchè prima deve farsi un giro di consultazioni (e stiamo a due...) con gli altri partiti per sentirsi dire quello che TUTTO IL MONDO già sapeva: la maggioranza che lo sosterrà sarà la stessa che ha sostenuto Letta. Intanto passano altri giorni totalmente inutili, mentre la gente continua a suicidarsi o scende in piazza (sessantamila piccoli imprenditori e artigiani a Roma, e ancora non si sono mossi gli operai...).
Arriviamo ad oggi: dopo aver flirtato con Berlusconi, aver subito gli affondi di Beppe Grillo e aver consultato il PD (partito di cui è SEGRETARIO,  e che pochi giorni prima ha votato un SUO DOCUMENTO con una maggioranza schiacciante), è salito al Colle per comunicare a Napolitano che sabato scioglierà la riserva. SABATO??? Ci vogliono due giorni di riflessione personale per decidere se accettare o meno l'incarico?

Ovviamente no. Renzi deve passare i prossimi due giorni a chiudere la lista dei ministri e comunicarla, in via segreta, ai potentati economici che lo sostengono, così questi potentati avranno tempo di organizzarsi e speculare in borsa. Venerdì alle 17 la borsa sarà chiusa... e sabato mattina, MAGICAMENTE, Matteo Renzi saprà dirci se scioglie o meno la riserva.
Vogliamo scommettere?
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domenica 9 febbraio 2014

#SettentrioneLadrone. Un po' mafiosi, un po' massoni: il Sistema Torino



La locuzione Sistema Torino è una creazione quasi sincrona di una giovane consigliere comunale torinese del M5S Chiara Appendino e di un giornalista torinese Maurizio Pagliassotti. Chiara Appendino ha parlato di un Sistema Torino in un’intervista a Presa Diretta in cui si parlava delle ragioni del dissesto del Comune di Torino, figlio anche di un sistema coordinato finalizzato alla cogestione della città. Pagliassotti ha scritto un fortunato libro dal titolo: Chi comanda Torino che ha avuto un buon successo nonostante non non siano state pubblicate recensioni dai due quotidiani più diffusi a Torino.

Sistema Torino vuole indicare una serie di persone e di potentati che hanno dominato e gestito consociativamente i centri nevralgici della città della Mole. È stato un processo non casuale gestito da persone che hanno occupato i luoghi critici di Torino, di fatto comandandola come una cosa propria negli ultimi 15 anni, gli anni del dopo Tangentopoli, della Seconda Repubblica, delle Olimpiadi e poi del deficit e della crisi di Torino. Sono stati gli anni dei sindaci di centrosinistra Castellani, Chiamparino e poi Fassino.

L’ex sindaco di Torino Valentino Castellani, in un’intervista ha detto: “Per quanto riguarda il fatto che a Torino lavorano sempre gli amici degli amici va anche detto che la città non è grandissima, l’ambiente è quello che è, diventa persino difficile non rapportarsi sempre agli stessi”. Valentino Catellani è persona intelligente e preparata e con questa dichiarazione diplomatica ha fatto poco onore alla matematica e alla sua laurea in Ingegneria dato che cercando un po’, facendo uno sforzino per lo meno dal punto di vista numerico, qualche cosa si può trovare fra 900mila abitanti al di fuori dei giri dei soliti noti.

Ma quali sono le radici di questo Sistema. Si tratta di gruppi di potere originariamente diversi apparentemente agli antipodi che si sono compenetrati, miscelandosi fino a formare un tutt’uno omogeneo in cui i personaggi si scambiamo ruoli di potere, ma al cui interno si accede attraverso un esclusivo processo di cooptazione. Sistema Torino è un’assenza di meritocrazia, ma una necessità di appartenenza giudiziosa e devota al Sistema per ambire alle nomine sempre dietro la porta, per cui direttori di teatri diventano referenti di musei o sindaci passano a fondazioni bancarie e viceversa.

I componenti del pool di persone che hanno dominato la città sono stati da un lato i politici e sindacalisti della sinistra, poi centrosinistra torinesi insieme alle loro assortite corti che hanno detenuto il potere da molti anni sulla città. Con questi spesso a braccetto o in imprendibili partite di carte, i personaggi della famiglia allargata Agnelli e i manager del gruppo ora migrato negli Usa. Molti ex dirigenti del gruppo Fiat si sono riciclati dopo la loro carriera manageriale in cariche pubbliche senza che ci sia stato particolare reazione da parte della città, quasi fosse la naturale prosecuzioni delle loro carriere.

Poi ci sono importanti professionisti di quelle che un tempo si chiamavano professioni liberali soprattutto avvocati e commercialisti, qualche architetto, pochi medici e ingegneri. A questi aggiungiamo un nutrito gruppo di radical chic in parte accasati in potentati accademici, altri alla testa di istituzioni culturali.

Ma ora Sistema Torino è diventato anche un racconto diverso: un libro che sta diventando un reading teatrale che si sta finanziando grazie al Crowdfunfing, che ovviamente faticherà a trovare finanziatori nei circoli vip della città, ma che sta iniziando a girare raccogliendo persone e informazione secondo un virtuoso sistema a rete. Forse è davvero qualcosa di simile a quello che diceva Castellani: “Torino e dintorni sono piccoli e la gente mormora”.