Visualizzazione post con etichetta Economia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Economia. Mostra tutti i post

domenica 15 aprile 2012

Fornero: "Riforma o a casa". Allora speriamo che non passi!



Il ministro Fornero ha annunciato che, se non passa la riforma del mercato del lavoro, il Governo Monti cesserà di esistere.
Un motivo in più, quindi, per continuare la lotta contro questa sottospecie di riforma del lavoro! Questo governo, in cui molti avevano riposto tante speranze dopo le esperienze dei governicchi berlusconiani, ha deluso tutti... tranne i soliti noti.
Prima torniamo alle urne e meglio sarà. Con questa legge elettorale? No, preferiremmo un'altra. Ma se non c'è... si va con questa.

venerdì 23 marzo 2012

Governo vs cittadini: il ring è la (contro)riforma del lavoro


Un governo che va contro il volere dei cittadini è un governo da contrastare.
Tutti i sondaggi proposti sui vari quotidiani o siti di informazione nazionali dimostrano che la (contro)riforma del mercato del lavoro non piace agli italiani. Siano essi di destra, centro o sinistra. Nessuno vuole una riduzione drastica dei diritti, dopo che ha già subito un aumento della tassazione (dati di ieri confermano che gli italiani sono i più tassati d'Europa) e dopo che la forbice tra "ricchi e poveri" si è ulteriormente allargata in questi anni, anche a seguito dell'aumento dell'inflazione che divora gli stipendi e della assenza di una tassazione equa e progressiva sulle grandi rendite e gli stipendi alti. E' vero: la politica non si fa coi sondaggi, perchè essi potrebbero essere indirizzati, se non plagiati, a seguito di un assalto mediatico che spinge l'opinione pubblica in una direzione piuttosto che in un'altra. Il problema, però, è proprio questo: tutti i mass media italiani, ad eccezione di rari encomiabili casi, sostengono più o meno caldamente il governo Monti. Gli stessi giornali dell'ex presidente Berlusconi sono passati dall'iniziale contrarietà ad un più moderato scetticismo, fino al recente possibilismo (dovuto anche al fatto che il PdL appoggia il governo Monti in maniera costante e decisiva).

Il governo Monti non è stato eletto da nessuno. Questo semplice dato tecnico dovrebbe già spingerlo ad una maggior prudenza. Sappiamo tutti, e lo stiamo constatando quotidianamente, che questo governo sta semplicemente facendo "il lavoro sporco", cioè quelle controriforme che i politici di professione non hanno avuto il coraggio di fare (per motivi prettamente elettorali) nonostante le lobbies che li foraggiano costantemente abbiano spinto più volte nella direzione della distruzione del tessuto sociale italiano.
Proprio quelle lobbies oggi gioiscono, nel vedere ciò che il governo Monti sta facendo o ha in progetto di fare.

giovedì 15 marzo 2012

La "manutenzione" dei diritti




Il ministro del governo bocconiano Elsa Fornero sta realizzando, in accordo coi sindacati confederali, la (contro)riforma del mercato del lavoro. Invece di partire dai veri problemi del lavoro (precarietà, stipendi bassi, straordinari a iosa, disoccupazione), sul tavolo c'è la riforma dell'articolo 18, cioè di quell'articolo dello Statuto dei Lavoratori che tutela i lavoratori licenziati, è bene ricordarlo, senza giusta causa. Si parla di "manutenzione" della norma, prevedendo la possibilità che un lavoratore licenziato ingiustamente possa non essere reintegrato sul posto di lavoro, ma debba soltanto ricevere un indennizzo economico. Non è spiegato, ovviamente, a quanto ammonta questo indennizzo (un anno? due anni? sei mesi?) e chi lo debba pagare (la sola impresa? lo Stato? entrambi?): si sa solo che se un giudice sancisce un licenziamento ingiusto, il lavoratore avrà comunque perso il lavoro.
Siamo passati, quindi, alla monetizzazione dei diritti, alla "manutenzione" delle tutele. Non esistono più cose intangibili, come i diritti dovrebbero essere ontologicamente: tutto può essere messo in discussione, tutto può essere monetizzato, tutto ha un prezzo. E' la vittoria del Sistema sui cittadini e sui lavoratori. Bersani e Bonanni, cioè il leader del principale partito "di sinistra" italiano e il segretario del secondo maggior sindacato nazionale, si dicono disponibili alla manutenzione. Lo Statuto dei Lavoratori necessita di una revisione, secondo lorsignori. Come se fosse un'auto.
Peccato, però, che le manutenzioni dei privilegi, delle ricchezze patrimoniali, dell'evasione fiscale, della struttura produttiva (industriale e non) del Paese, della classe politica e imprenditoriale, delle caste, non sono sul tavolo di discussione. Eppure l'Italia ha bisogno proprio di una manutenzione, di una revisione generali di questi gangli, di questi apparati, di queste strutture.
Se passa questa norma, si potrà essere licenziati senza giusta causa e non si potrà essere reintegrati sul posto di lavoro se un giudice dirà che il licenziamento era illegittimo.
E questa sarebbe Giustizia?

E dunque addio, cara Signora Giustizia. Ancor oggi il nostro commiato mi peserebbe, se tu fossi ancora la donna che un tempo amavo. Ecco un ultimo dono lo lascio ai suoi piedi: le fiamme della libertà, belle e giuste. Ah, mia mia preziosa Vendetta…

lunedì 12 marzo 2012

Riforma del Lavoro: avanti verso la Dissoluzione



Comincia oggi una settimana che tutti o quasi definiscono fondamentale. Il Sistema deciderà, a quanto pare, la riorganizzazione del mercato del lavoro in Italia. Si rivedranno diritti e tutele, partendo da quell'articolo 18 che al Sistema non piace. Un articolo di civiltà conquistato dai nostri padri con decenni di lotte. Un articolo che difende il lavoratore, di una azienda con meno di 15 dipendenti, licenziato senza giusta causa. E' bene ribadirlo: SENZA GIUSTA CAUSA. Se tolgono l'articolo 18, potrete TUTTI essere licenziati SENZA GIUSTA CAUSA.
Il Sistema decidera anche la riorganizzazione degli ammortizzatori sociali, cioè di quelle cose che dovevano già essere attive e funzionanti in Italia, fin da quando si decise di aprire al dogma della flessibilità. Ci dissero, ricorderete, che la flessibilità non sarebbe mai diventata precarietà, proprio grazie agli ammortizzatori sociali. La stessa legge 30, strumentalmente rinominata "Legge Biagi" e origine dello sfacelo normativo e contrattuale in cui siamo, prevedeva un sistema di ammortizatori sociali, puntualmente inattivati.
Il Sistema, tramite il fido Monti e i suoi ministri "tecnici", prosegue nella sua marcia verso la dissoluzione sociale della Comunità dei Cittadini e dei Lavoratori, di cui tutti facciamo parte. Servendosi di coloro che ha formato in scuole come la Bocconi, e utilizzando le forze dell'ordine come braccio armato contro ogni moto di ribellione (anche il più pacifico), il Sistema sta tentando di realizzare ciò che da decenni si prefigge: il dominio del profitto sulla vita.
E ci stanno riuscendo.

sabato 3 marzo 2012

T.reno A.lta V.oracità

Lo splendido editoriale di Marco Travaglio, durante l'ultima puntata di Servizio Pubblico, spiega in maniera perfetta perchè il TAV è un'opera inutile, dannosa e costosa. Oltre a evidenziare gli interessi economici delle solite lobbies, che tanta influenza hanno su Pdl, Pd e Terzo Polo, Marco Travaglio denuncia anche i comportamenti di quella grande fetta delle forze dell'ordine che stanno dando vita a mattanze cilene in Val di Susa.

martedì 28 febbraio 2012

Luca Abbà e Mario Monti




Il giorno che Luca Abbà, militante No Tav e proprietario di uno dei terreni interessati dai lavori per l'alta velocità, cade da un traliccio a seguito di un contatto coi fili dell'alta tensione durante una manifestazione per il sacrosanto diritto del popolo della valle di non avere un'opera costosa, inquinante ed inutile sul proprio territorio, un sondaggio di Repubblica informa che la fiducia nei confronti di Monti è in aumento.
Le due cose, si dirà, non sono collegate tra loro: una persona può condividere la lotta dei No Tav e contemporaneamente sostenere il Governo Monti e le sue azioni per salvare l'Italia dalla crisi. Non è vero, o almeno non lo è del tutto. Perchè le politiche che Monti ha sempre difeso e applicato, sia come Commissario Europeo sia come Premier italiano, sono le medesime politiche alla base del TAV: iperliberismo, preminenza delle decisione europee rispetto alle volontà dei territori, anteposizioni degli interessi economici rispetto a quelli sociali e ambientali. E' quindi paradossale che il governo che meglio incarna i dettami dell'Unione (Bancaria) Europea sia così apprezzato dai cittadini italiani.
Se il movimento No Tav è diventato uno dei paradigmi principali della contrapposizione ai governi dei burocrati, dei banchieri e della finanza che dominano in Europa, lo si deve principalmente al fatto che questo movimento è riuscito e sta riuscendo ad unire tutti coloro che sanno quanto pericolosa sia la situazione: chi ci governa, nella nostra nazione come in Europa, è sordo e cieco rispetto a quanto noi, cittadini o Popolo che dir si voglia, continuiamo ad urlare e a mostrare. Per quanto riguarda il TAV in particolare, non dimentichiamo che sono numerose le inchieste di questi anni, sia italiane che estere, che dimostrano quanto sia dannosa la realizzazione dell'alta velocità in Val di Susa.
I gesti estremi come quello di Luca Abbà ricordano quello di Thích Quảng Đức, ed è triste che ancora oggi bisogna immolarsi (o rischiare di farlo) affinchè qualcuno ci stia a sentire. Sono questi episodi che dimostrano quanto la democrazia liberale abbia fatto il suo tempo.

venerdì 6 gennaio 2012

Da mostri a nostri



Su 11.705 beni confiscati alle mafie in Italia, 1689 si trovano in Campania. Di questi, solo il 20% viene riutilizzato a fini sociali o produttivi, mentre il restante 80% rimane in uno stato di abbandono, di incuria o, peggio ancora, continua ad essere abitato dai parenti o dai sodali dei vecchi proprietari: i boss.
A fornire questi dati è il Consorzio S.O.L.E. (Sviluppo Occupazione Legalità Economica). Perchè sono così pochi i beni confiscati in Campania che vengono riconvertiti ad usi sociali e comunitari? Il primo motivo è la paura. I comuni sono lenti, molto lenti, troppo lenti nelle operazioni di confisca e assegnazione. Ci possono volere tra gli otto e i dieci anni, in media. Il sospetto che tale lentezza sia conseguenza della paura, anzi del terrore, che molte amministrazioni hanno nel mettere le mani sui beni della malavita è corposo. A ciò si aggiunga anche l'escamotage delle ipoteche che gli stessi boss accendevano sui beni in odor di confisca: “Negli ultimi anni i camorristi – spiega Lucia Rea, dirigente della Legalità e Sicurezza della Provincia di Napoli e presidente del Consorzio SOLE – si sono fatti furbi. Mentre avanzavano le inchieste e le condanne nei loro confronti, hanno acceso mutui sui beni immobili a rischio confisca. Incassando soldi, molti soldi, contanti, più facili da far ‘sparire’”.
Un episodio sintomatico della situazione: a Nola l’appartamento confiscato al clan Russo è inutilizzato perché al piano inferiore vive la figlia del boss, mentre al piano superiore ci abita la moglie.

Il Consorzio SOLE, nel workshop "Da mostri a nostri", avanza tre proposte: snellimento delle procedure burocratiche, in modo da far passare poco tempo tra la confisca e l'assegnazione; intitolazione del bene confiscato ad una vittima delle mafie; confisca dei beni immobili e delle attività produttive non solo dei malavitosi, ma anche dei collusi e dei corrotti. Soprattutto quest'ultima proposta appare molto interessante, perchè capita spesso che i beni dei condannati per corruzione rimangano in mano degli stessi o dei loro parenti.
Tutto ciò, però, non sara efficace fino a quando lo Stato non provvederà a fare due cose: sostenere, anche economicamente, le tantissime associazioni (come Libera) che si occupano di riutilizzo a fini sociali e produttivi dei beni confiscati alle mafie; presidiare i beni confiscati, tutelando e ripulendo le amministrazioni locali, in cui spesso si annidano i fiancheggiatori "legali" delle holding criminali.

giovedì 5 gennaio 2012

Dalla cortina di ferro alla Cortina di soldi



Decenni fa c'era una cortina di ferro che divideva l'Europa e il Mondo. Da una parte "i paladini della libertà", l'Occidente liberale, liberista e libertario; dall'altra, "l'impero del male", i comunisti trinariciuti che mangiavano i bambini.
Oggi c'è un'altra Cortina, sulle Dolomiti, che divide le persone: da una parte quelli che pagano le tasse, tutte le tasse; dall'altra quelli che guidano una Ferrari, pur avendo dichiarato di guadagnare meno di trentamila euro lordi all'anno.
La verità non è mai così manichea (i buoni qui, i cattivi lì), però c'è una bella differenza tra il non pagare il canone RAI e il detenere "beni di lusso in conto vendita per più di 1,6 milioni di euro, senza alcun documento fiscale", come riscontrato dagli 80 ispettori dell'Agenzia delle Entrate che hanno effettuato i controlli il 30 e il 31 dicembre.

Il sindaco di Cortina, preoccupato per l'immagine della famosa cittadina e per i suoi ricchissimi turisti, ha affermato: "Non capisco perchè ci son voluti 80 ispettori sul posto per scoprire che 133 auto di grossa cilindrata intestate a persone fisiche appartenevano a contribuenti che dichiarano pochissimo: sarebbe bastato un semplice controllo incrociato dei dati già in possesso dell’Agenzia, fatto direttamente dall’ufficio, senza mettere in scena uno spettacolo hollywoodiano che ha dato la sensazione di vivere in un vero e proprio stato di polizia». Una operazione mediatica, insomma.
Probabilmente è vero. Per questo sarebbe molto interessante, oltre che giusto, pubblicare un elenco coi nomi di questi poveracci in Ferrari. I cittadini devono sapere che il posto all'asilo nido del figlio è stato preso dal figlio di un poveraccio che passa le vacanze di Natale a Cortina e mangia in ristoranti che, da un giorno all'altro, incassano il 110 %in più.
Così l'operazione dell'Agenzia delle Entrate smetterebbe di essere mediatica, e diventerebbe efficace. Per la gioia del sindaco di Cortina.

martedì 3 gennaio 2012

Non c'è equità senza legalità


Il governo Monti ha annunciato l'inizio della fase due, ribattezzata "Cresci Italia". Dopo aver messo a posto (definitivamente?) i conti dello Stato, con una manovra oggettivamente poco equa, ora bisogna ripartire proprio dall'equità. "Non c'è sviluppo senza equità" sembra essere l'adagio preferito dei sostenitori del governo.
Bisognerebbe probabilmente cantare un altro adagio: "Non c'è equità senza legalità". In Italia persistono sacchè di illegalità diffusa, più o meno tollerate dalla classe politica: dall'evasione fiscale all'elusione, dai capitali portati all'estero al riciclo di denaro sporco, dai sequestri e dalle aste di beni immobili alle infiltrazioni malavitose nelle istituzioni. Ognuna di queste voci ha dei costi economici e sociali spaventosi: secondo gli ultimi dati della Corte dei Conti, della Commissione Parlamentare antimafia e del rapporto annuale della Guardia di Finanza, l'illegalità costa agli italiani tra 270 e i 330 miliardi di euro all'anno, e 180 mila posti di lavoro solo al Sud. Non parliamo solo di malavita organizzata, ma anche dei tanti evasori che non pagano l'iva, non dichiarano i beni immobili, esportano capitali all'estero, utilizzano società off shore e paradisi fiscali, dichiarano meno dei loro dipendenti. Secondo la CGIA Mestre, questi dati (che ammontano a "cinque manovre finanziarie del governo Monti") sono da intendersi al ribasso, perchè è molto probabile che la realtà superi questo affresco spaventoso di illegalità.

Pertanto il governo Monti, se davvero vuole far ripartire il Sistema Italia, dovrebbe cominciare dalla legalità. Dovrebbe essere sicuramente la priorità dell'azione del governo, per distacco rispetto alle altre.
Sarà così?

lunedì 2 gennaio 2012

Tre strade senza uscita






Il governo ha annunciato di voler uscire dalla giungla dei contratti di lavoro precari. In Italia ve ne sono circa quaranta: dal job on call al contratto al progetto al job sharing. Dopo il dietrofront sull'articolo 18, il ministro Fornero si trova sul piatto tre proposte, tutte partorite da esponenti della sinistra istituzionale: il giuslavorista Pietro Ichino, gli economisti Boeri e Garibaldi, l'ex ministro del Lavoro Cesare Damiano.

La "proposta Ichino" prevede l'applicazione ai soli neoassunti di un contratto a tempo indeterminato, che però consenta il licenziamento senza giusta causa (quindi derogando dall'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori) per motivi "economici, tecnici e organizzativi". Se il lavoratore viene licenziato, avrà diritto a 3 anni di disoccupazione, pagata in buona parte dall'azienda licenziante: 90% dell'ultima retribuzione il primo anno, 80% il secondo anno, 70 % il terzo.
Perchè la "proposta Ichino" non convince? Perchè, consentendo i licenziamenti anche senza giusta causa (eccezion fatta per quelli discriminatori), rende de facto inefficace il carattere "indeterminato" del contratto di lavoro. Cosa impedirebbe, ad esempio, ad un datore di lavoro di licenziare una donna incinta e sostituirla "per motivi organizzativi"?

Veniamo alla "proposta Boeri-Garibaldi": essa prevede un contratto unico a tempo indeterminato con una fase di inserimento di 3 anni, durante i quali è possibile licenziare senza obbligo di reintegro. E' sicuramente un passo in avanti rispetto alla proposta Ichino, ma non risolve un problema frequentissimo: come impedire ad un datore di lavoro di licenziare allo scadere dei 3 anni un lavoratore e poi assumerne un altro più giovane con le stesse mansioni o addirittura lo stesso lavoratore a distanza di qualche settimana?

Stesso discorso facciasi per la "proposta Damiano", molto simile a quella di Boeri e di Garibaldi: un contratto unico di inserimento formativo, della durata di 3 anni durante i queli è possibile essere licenziati anche senza giusta causa, che poi sfocia in un contratto a tempo indeterminato, a cui si applica l'articolo 18 se si tratta di un'azienda con più di 15 dipendenti. Cosa impedisce ad un datore di lavoro di licenziare e riassumere, a distanza di breve tempo, lo stesso lavoratore? Inoltre: il datore non dovrebbe motivare la mancata assunzione a tempo indeterminato del lavoratore dopo i tre anni di prova, indicando un giustificato motivo per cui non si può procedere alla stabilizzazione?

Tre strade, dicevamo. Non identiche: sicuramente una è preferibile all'altra. L'obiettivo, però, di ridurre o eliminare la precarietà, insieme all'abuso indiscriminato e talvolta ricattatorio da parte dei datori di lavoro della flessibilità, pare ancora molto lontano.

giovedì 29 dicembre 2011

Il fumo e l'arrosto di MM



Siamo passati dal governo di B. al governo di MM, Mario Monti. Su molte cose, inutile negarlo, non v'è stata l'auspicata discontinuità: al netto delle indubbie professionalità di questo governo, che in molti dicasteri surclassano le dubbie professionalità dei ministri berlusconiani, non è facile scorgere un solco tra l'operato di B. e l'operato di MM.
Si continua con la politica "delle due velocità": prima il consolidamento dei conti pubblici, poi la crescita. E' la stessa ricetta utilizzata dai due governi Prodi, ed è la medesima adoperata da Giulio Tremonti, eppure i risultati sono questi: paralisi economica, sfiducia dei mercati nei confronti dell'Italia, aumento della forbice tra ricchi e poveri.
L'ultima conferenza stampa del 2011 ha visto il premier Monti lanciare messaggi rassicuranti: "Non vi sarà un'altra manovra", "passiamo dalla fase Salva-Italia alla fase Cresci-Italia", "la crescita avverrà facendo leva sull'equità, e non sui conti pubblici".
Come non sottoscrivere questo programma? Il problema, però, è che Monti non ci ha spiegato COME intende far crescere l'Italia. Nella sua conferenza stampa, incalzato anche dalle domande dei giornalisti presenti, è rimasto sul vago. Molto fumo, ma poco arrosto.

Al momento, quindi, non è possibile non constatare che l'unico arrosto cucinato dal governo MM consiste nell'innalzamento dell'età pensionabile, l'aumento delle tasse, l'assenza di una imposta patrimoniale. Un arrosto che difficilmente sarà digerito dai cittadini, dai soliti noti (lavoratori, pensionati, precari, donne, piccolissime imprese), e che non tocca, se non marginalmente, i soliti ignoti dei capitali scudati, delle società offshore, delle barche o degli immobili comprati da società di comodo o da prestanomi.
_________________________

giovedì 22 dicembre 2011

Critica a Filippo Rossi



Vi sottopongo l'articolo di Filippo Rossi, direttore de Il Futurista, organo di Futuro e Libertà per l'Italia, apparso sul sito de Il Fatto Quotidiano:

«Non ho in mente nulla, al riguardo». E così il ministro Fornero, dopo essersi ritrovata al centro di un formidabile fuoco incrociato, ha fatto dietrofront, togliendo dal tavolo della riforma del lavoro il tema dell’articolo 18. Tutto risolto, dunque. Tutto come prima.

Eppure resta l’impressione che in Italia si stia consumando uno scontro che ha poco di “politico” o di “classista”, e molto di “generazionale”. Diciottisti contro diciottenni: è così, forse è una semplificazione un po’ rozza, ma è così. Da una parte chi i diritti ce li ha e li vuole (legittimamente) difendere con tutti i mezzi a sua disposizione. Dall’altra chi i diritti non ce li ha e forse non ce li avrà mai. E che – ed è qui il vero problema – non ha mezzi, né avvocati, né sindacalisti, né megafoni per farsi ascoltare se non quelli dell’indignazione spontanea, della piazza, della protesta. I giovani che non hanno lavoro. E che se hanno lavoro non hanno un contratto. E che se hanno un contratto hanno poche speranze e pochissime garanzie. Sono loro l’unica “classe” da difendere. Sono loro il vero problema italiano (e forse occidentale). E passa da loro ogni tentativo di risanamento del paese, di crescita, di sviluppo, di equità.

In un mondo perfetto – anche se questo significa rischiare l’impopolarità e l’inimicizia di lobby, corporazioni, sindacati – la politica non ci penserebbe due minuti a scendere in campo al loro fianco, a battersi per costruire i diritti di domani più che per difendere quelli di ieri. Per semplificare fino in fondo: tra i “giovani” e i “vecchi”, pochi dubbi su chi scegliere.


Personalmente non vedo nessuno scontro tra tutelati e precari, tra vecchi e giovani, tra "diciottisti" e "diciottenni". Vorrei che l'autore dell'articolo mi e ci spiegasse PERCHE' il sacrosanto diritto ad un lavoro stabile e ben retribuito dei giovani sia in CONTRASTO con i diritti dei meno giovani.
- PERCHE' la libertà di licenziare SENZA GIUSTA CAUSA (perchè l'articolo 18 tutela questo aspetto) dovrebbe favorire le assunzioni?
- PERCHE', per uniformare le tutele tra i lavoratori, bisogna RIDURRE i diritti di chi ce li ha invece di AUMENTARE i diritti di chi non li ha?
- PERCHE' l'articolo 18 dovrebbe bloccare i licenziamenti visto che si applica alle aziende con più di 15 dipendenti, quindi alla stragrande minoranza delle aziende italiane?

Quindi smettiamola di porre la questione secondo i termini del "tutelati vs precari", "vecchi vs giovani": è una guerra tra poveri che nessuno vuole combattere. Il divide et impera è tipico dei sistemi dominanti, quindi anche e soprattutto del sistema capitalista (perchè noi viviamo IN QUESTO SISTEMA, e si chiama Capitalismo). ______________________

mercoledì 21 dicembre 2011

Non ci crede nessuno


L'ex ministro leghista Roberto Calderoli, autorevole esponente del peggior governo della storia repubblicana italiana nonchè autore della famigerata legge elettorale definita dallo stesso autore "Porcata", ha tuonato contro il governo Monti: "Dia le dimissioni, perchè
diversamente ci sarà tanta gente, operai, pensionati, piccoli imprenditori, che la verranno a prendere a casa".

Vorremmo tranquillizzare Monti, Calderoli e tutto il governo italiano: non verrà nessuno a cercarvi. Gli italiani non sono più un popolo, ma una massa di pecoroni che è stata capace di tenersi Berlusconi al governo per un decennio senza reagire, figuriamoci se si permetteranno di reagire adesso. Adesso che TUTTI i principali partiti italiani appoggiano le scelte politiche ed economiche di questo governo.
Adesso che l'opposizione non esiste. Adesso che i sindacati minacciano (che paura!!!) uno sciopero generale!

Andarli a prendere a casa? Non ci crede nessuno. Questo governo continuerà a distruggerci, realizzerà ciò che il Sistema vuole e che Berlusconi non è stato capace di fare, ci ridurrà alla fame e tutto per salvare le banche, gli investimenti economici e finanziari, gli industriali.
______________________________

Frutto del passato e seme del futuro



"Gli alberi che vediamo oggi non li abbiamo piantati noi, ma i nostri antenati".

"Trattiamo bene la terra su cui viviamo: essa non ci è stata donata dai nostri padri, ma ci è stata prestata dai nostri figli".

Questi due brevi aforismi "ecologisti", dato che si riferiscono alla Natura, sono adatti a tutto ciò che riguarda l'Uomo: dalla politica alla cultura, dalle scienze naturali all'economia. Tutto ciò che noi siamo è FRUTTO delle azioni dei nostri antenati ed è SEME della vita che consegnamo ai nostri figli.
Se i governanti applicassero questa ferrea legge della Natura alle loro politiche, tuttu vivremmo meglio.
Tutti, nessun escluso.
________________________

lunedì 19 dicembre 2011

Gli scioperi inutili



Mi hanno insegnato che lo sciopero è l'ultima ratio, cioè l'arma di lotta estrema che si adopera quando tutti gli altri canali sono preclusi. Lo sciopero DEVE far paura, DEVE creare disagi ai "padroni", DEVE esprimere l'esasperazione dei lavoratori. DEVE essere radicale, e PUO' essere violento.
Ora sfido CHIUNQUE a dirmi cosa c'è di radicale, di estremo, di pauroso, di disagevole per i padroni nello sciopero di oggi: hanno incrociato le braccia i medici, gli insegnanti, dipendenti pubblici e impiegati postali. Chi se n'è accorto? Solo i cittadini che sono andati alle poste, alle Asl, a portare i figli a scuola. A chi hanno dato fastidio? Di certo non ai padroni.
Non vi sono stati scontri di piazza, assalti all'arma bianca, incendi e barricate. Quindi va tutto bene. I sindacati hanno fatto lo scioperino, e nulla è cambiato.
Le opere di testimonianza hanno fatto il loro tempo.
__________________________

venerdì 16 dicembre 2011

Fare fronte contro i Waterfront



Si chiamano Waterfront. Sono i progetti di "rifacimento della costa", di "rivalutazione del litorale" italiano. Con queste formule edulcorate si tenta di celare la realtà dei fatti: una gigantesca speculazione edilizia che consentirà di derogare al divieto di costruire entro i 150 metri dalla battigia. Molti litorali italiani ne saranno interessati: dalla Liguria alla Sicilia, dalla Versilia alla Campania. Ovunque sono in cantiere opere architettoniche d'avanguardia, progettate da artisti del carico di Peter Eisenman, che hanno l'unico obiettivo di cementificare interi territori e spiagge considerate "inedificabili".
Ovviamente, per indorare la pillola vengono promessi posti di lavoro a iosa e grandi benefici economici e turistici per le zone interessate. Il business stimato, considerando solo le opere edlizie, è di 1,5 miliardi di euro. Non stupisce, quindi, che moltissime aziende italiane e straniere, sia grandi che piccole, stiano intorno al tavolo in attesa di un banchetto che si preannuncia ricco e prelibato.

E l'impatto ambientale? E la cementificazione della costa? E le ripercussioni sulla flora e sulla fauna terrestre e marina? Pare che a pochi interessino questi temi, che sono invece fondamentali per chi declina lo sviluppo di un territorio e di una comunità non solo in termini economici. Legambiente, Greenpeace, associazioni e movimenti locali stanno costruendo percorsi di partecipazione e di lotta: sorgono Comitati No Waterfront in tutta la penisola, e anche alcuni partiti (dai Verdi alla Federazione della Sinistra) stanno contribuendo in maniera massiccia alle iniziative.
Per evitare "le mille val di Susa in riva al mare" e per contrastare il progetto di una cementificazione ulteriore del già dissestato territorio italiano (i recenti lutti non hanno ancora insegnato nulla), a cui si aggiunge un'idea di turismo d'elìte che priverebbe i cittadini di chilometri di spiagge e di mare, sta nascendo un fronte comune di cittadini, movimenti, associazioni.
Un fronte contro il Waterfront.
__________________________

giovedì 15 dicembre 2011

Non credo nell'Umanità. Credo nell'Uomo.






Guardo i vari siti di informazione italiana, e non riesco a trovare nulla che meriti un commento. Cosa altro aggiungere alla indegna manovra economica che i bocconiani ci stanno propinando? Cosa altro dire della strage di Firenze? O delle minacce di Confindustria riguardanti la disoccupazione e la recessione? O dei sistemi autoritari e antidemocratici utilizzati dalla Fiat marchionniana? O del fallimentare vertice di Durban? O del fatto che a giorni chiuderà la discarica di Malagrotta e tra qualche mese ci ritroveremo con Roma sommersa dai rifiuti e tutti pronti a sostenere la Polverini e Alemanno "perchè adesso c'è l'emergenza rifiuti"?
Nulla. Non ho nulla da aggiungere. So che accadrà. So che potranno mettere la benzina a 3 euro al litro, ma non rinunceremo all'auto. So che potranno licenziarci senza giusta causa, e i sindacati e la "Sinistra" sottoscriveranno e voteranno questi propositi. So che si discuterà sulla rinascità del fascismo o sulla singola follia del singolo individuo. So che l'immondizia ci sommergerà e noi appoggeremo chi vuole costruire discariche. So che sosterremo chi palrerà di "emergenza rifiuti simile a Napoli", nonostante il problema non sia stato affrontato (a Roma come a Napoli) da anni. So che continueremo ad inquinare pur di avere qualche soldo in più in banca. So che appena qualcuno alzerà un dito o lancerà una pietra, sarà accusato di essere un violento di professione, un terrorista, un black bloc.

So che ciò accadrà. E' già accaduto, e accade ogni giorno.
Io mi sottraggo a questo gioco. Io ve lo dico fin da ora: non sono dalla vostra parte. Io non giustifico questa macelleria sociale che è diventata macelleria umana. Io non credo alle emergenze. Io non credo a Confindustria. Io non credo alla "sinistra" italiana. Io non credo che il Protocollo di Kyoto sia un freno. Io non credo nello sviluppo, nella crescita, nel Pil.

Io non credo nell'Umanità. Credo nell'Uomo.
_______________________________

martedì 13 dicembre 2011

I soldi non valgono niente senza un pianeta in cui spenderli


Sembra una banalità, ma non lo è. A cosa serve avere più soldi in tasca se non c'è un luogo dove spenderli? Il luogo principe è il nostro pianeta, la Terra. In nome del Dio denaro, i governanti del mondo (quindi i governanti dei paesi più ricchi al mondo) hanno sempre criticato il Protocollo di Kyoto, cioè l'UNICO strumento attualmente esistente, a livello internazionale, per ridurre le emissioni di gas a effetto serra e limitare gli effetti catastrofici dei cambiamenti climatici. Basti pensare agli USA, che non hanno mai ratificato il Protocollo, o il Canada, il cuo governo ha appena comunicato, al termine dell'inutile vertice ONU di Durban sul clima, la fuoriuscita della nazione nordamericana dai vincoli dell'accordo. Perchè? Il ministro dell'Ambiente canadese Peter Kent, esponente del governo conservatore di Stephen Harper, sostiene che il Canada non può e non vuole pagare le multe per non aver raggiunto i risultati previsti dal Protocollo di Kyoto. Cosa prevedevano questi accordi? Il Canada avrebbe dovuto ridurre nel 2012 le sue emissioni del 6% rispetto ai livelli del 1990. In 22 anni bisognava ridurre le emissioni del 6%, e non ne sono stati capaci. E adesso non vogliono pagare i 14 miliardi di dollari di multa? Bene, vorrà dire che pagherà la Terra, ed in particolare i popoli che abitano i paesi più poveri (e meno inquinanti) del pianeta.
Barak Obama aveva annunciato una svolta verde (la green economy) quando fu eletto Presidente degli Usa: bisogna constatare che la sua presidenza volge al termine e il Protocollo di Kyoto non è stato ancora ratificato. Nè vi sono state parole di condanna alla decisione unilaterale del Canada di ritirarsi dagli accordi di Kyoto. Stesso dicasi per l'Unione Europea e la Russia.
Ora sono tutti intenti a presentare l'accordo di Durban come la soluzione ideale per i problemi climatici. Omettendo un particolare: bisognerà attendere altri 10 anni per la ratifica dell'accordo definitivo. Dati i ritmi dell'inquinamento e del surriscaldamento globali, 10 anni rischiano di essere troppi. Davvero troppi.
____________________________

venerdì 9 dicembre 2011

Voi a rischio default, NOI già in default





Fate i vertici di notte per decidere il futuro di una cosa che solo voi avete voluto: l'Unione economica europea. Non avete mai chiesto ai popoli se erano favorevoli o meno, e quando l'avete chiesto (tramite referendum nazionali) avete perso. Avete obbligato i singoli Paesi a realizzare politiche antipopolari pur di stare dentro questa fantomatica unione, che di unito ha solo una cosa: la moneta. A voi quello interessa: i soldi. Questo vi hanno insegnato nelle vostre Bocconi, e questo state realizzando. Non avete più nessuno a contrastarvi, siete l'UNICO Sistema al mondo. E io dovrei perdere le mie giornate dietro a voi, ai vostri cambi di umore, ai vostri progetti su come uscire da una crisi che VOI avete creato insieme alle BANCHE che finanziano i VOSTRI partiti e le VOSTRE campagne elettorali?
Ho di meglio da fare: devo vedere come arrivare alla fine del mese, nella maniera più legale possibile. Perchè io, a differenza VOSTRA, cerco di fare il meglio senza infrangere la legge e senza cambiare le leggi a mio piacimento. Perchè io, a differenza VOSTRA, avrò una pensione da fame a 70 anni, se tutto va bene. Perchè io, a differenza VOSTRA, non ho fatto investimenti finanziari, non ho comprato il debito di altri paesi nè ho delocalizzato imprese (e posti di lavoro).
VOI e i VOSTRI padroni banchieri avete causato la crisi, e pensate di poterla risolvere? E come? Utilizzando le VOSTRE ricette, cioè le stesse che hanno causato la crisi? Non mi risulta che ad un malato di cancro si consigli di fumare di più. Beh, noi abbiamo un cancro, e siete VOI. Dato che nessun VOSTRO governo avrebbe avuto il sostegno elettorale per realizzare queste politiche liberticide ed antipopolari, siete scesi in campo direttamente: in Italia come i Grecia, in Irlanda come in Spagna. Adesso i VOSTRI candidati governano e realizzano ciò che VOI gli avete insegnato nelle VOSTRE scuole, nei VOSTRI master, nei VOSTRI consigli di amministrazione.

E' possibile che per conoscere la manovra del governo ho dovuto vedere Porta a Porta? E' possibile che i partiti "de sinistra", cioè quelli che ha parole dovrebbero difendere i ceti più deboli, protestino pochissimo e annuncino di "dover votare" questa manovra? "Perchè l'alternativa è il default", ci dicono tutti. Ed io mi e VI chiedo: il default di che? Dello Stato Sociale? Già c'è: lavoro precario a rotta di collo, stipendi fermi da 11 anni, evasione fiscale spaventosa, tagli alla scuola e alla sanità pubblica, revisione al rialzo degli estimi catastali, aumento della tassazione su ogni cosa, accise dei carburanti ai massimi storici, pensioni di anzianità abolite, età pensionabile portata ai livelli europei con 10 anni di anticipo rispetto alla Germania (!!!)... E ANCORA AVETE IL CORAGGIO DI DIRE CHE NON C'E' IL DEFAULT???

Ah, ora ho capito: non c'è ancora la gente per strada, la disoccupazione al 30% e la Grande Depressione. Ma soprattutto, c'è ancora il rischio serio di default per VOI, le VOSTRE famiglie, le VOSTRE imprese, i VOSTRI investimenti, le VOSTRE scuole, i VOSTRI ospedali, i VOSTRI conti all'estero.
VOI siete ancora in rischio default. NOI siamo già in default.

N.b da oggi fino a data da destinarsi non parlerò più di politica ed economia. La stomachevole attualità mi impone il rifiuto di commentare i propositi e le azioni di questi assassini sociali. Commentarli significherebbe prenderli in considerazione, cosa di cui non sono degni.
_____________________________

martedì 6 dicembre 2011

Noi bocconiani abbiamo deciso



Noi bocconiani abbiamo deciso: devi pagare l'IMU. Abbiamo cambiato nome all'ICI, ma è praticamente la stessa cosa. Abbiamo messo una percentuale minore sulla prima casa (0,4 %), ma abbiamo detto che vanno rivisti al rialzo gli estimi catastali. Così pagherai una tassa sul possesso della prima casa, sia essa di 50 mq o di 250 mq, sia essa a Tor Bella Monaca o ai Parioli: devi pagare. A meno che tu non abiti in un appartamento del Vaticano, perchè noi bocconiani l'ICI la facciamo pagare a tutti, tranne che alla Chiesa.

Noi bocconiani abbiamo deciso: devi andare in pensione tardi. Più tardi. Tardissimo. E non ci importa se hai lavorato su una catena di montaggio o negli uffici con le poltrone di pelle umana: in pensione non ci vai se non a pochi, pochissimi anni dalla morte. E i più giovani, che sono precari e rimarranno precari, devono pagare pensioni di cui non godranno mai. La chiamiamo equità, e i media devono anche dire che è giusto così.

Noi bocconiani abbiamo deciso: aumentiamo l'IVA del 2% ma non aumentiamo l'IRPEF per i redditi più alti. Ci giustifichiamo dicendo che altrimenti sarebbe una manovra recessiva, anche se non è vero. Tanto nessuno ce lo verrà a chiedere, perchè siamo i salvatori della Patria. Siamo venuti dopo Berlusconi, quindi la sinistra e i sindacati ci devono solo ringraziare, anche se aumentiamo l'IVA (tassa sui consumi, quindi pagata da tutti) e non colpiamo i redditi più alti.

Noi bocconiani abbiamo deciso: aumento delle accise sui carburanti. éerchè tanto gli amministratori locali non hanno mai fatto nulla per il trasporto pubblico e per il traffico, quindi voi sarete sempre costretti a prendere la macchina e a pagare la benzina, anche se arriva a 1,8 euro al litro. E i nostri amici petrolieri, che hanno aziende gestite da grandi bocconiani, ringrazieranno. Come ringrazia Guarguaglini, che ha avuto una liquidazione di 5,6 milioni di euro: praticamente, duecento anni di stipendio di un dipendente di Finmeccanica.

Noi bocconiani abbiamo deciso: faremo queste e tante altre cose, e dato che non siamo stati eletti da nessuno, i partiti politici ci devono dare la maggioranza. Avete sentito cosa dice il PD? "E' una manovra iniqua ma tocca votarla". Bravi bambini ubbidienti, hanno fatto i compiti a casa e hanno capito che devono votare tutte le schifezze che facciamo. Poi si presenteranno agli elettori e diranno che l'hanno dovuto fare per forza. E gli elettori, cioè voi beoti, li voteranno.
E noi bocconiani torneremo a fare ciò che abbiamo sempre fatto: comandare da dietro le quinte.
___________________________________