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giovedì 13 febbraio 2014

Addio, Lugano bella…

Il mio articolo, pubblicato su Insorgenza.it 



Partiamo dal principio: i cittadini di uno Stato sovrano si sono espressi su un tema fondamentale quale è l’immigrazione grazie ad uno strumento di democrazia diretta come il referendum. Non è cosa da poco, in questa Europa che impone trattati e politiche monetarie senza mai chiedere ai Popoli di esprimersi. Anzi, tutte le volte che i Popoli si sono espressi – sconfessando clamorosamente le decisioni degli eurotecnocrati – l’Unione Europea ha cambiato le carte in tavola, in puro stile italiano: ricordate il ministero dell’Agricoltura, abolito da un referendum popolare, e sostituito dal ministero delle Politiche Agricole?
Ora analizziamo i dati: ha vinto il fronte favorevole ad una limitazione dei flussi migratori con il 50,3%, mentre il fronte del NO ha raggiunto il 49,7%. In pratica, meno di 25mila voti hanno determinato la vittoria delle formazioni politiche euroscettiche e di destra (l’aggettivo “nazionalista” poco si addice ad una realtà come la Svizzera). Notevoli sono le differenze da cantone a cantone: in quelli di lingua francese hanno prevalso i NO, mentre nel Canton Ticino hanno stravinto i SI. Il contatto con i frontalieri lombardi ha decisamente stancato e infastidito i ticinesi, il cui partito politico – la Lega dei Ticinesi, una sorta di Lega Nord – è diventato famoso per i manifesti in cui i lombardi venivano rappresentati come topi. La Lega dei Ticinesi è stato tra i partiti maggiormente attivi nella campagna referendaria, insieme all’Unione Democratica di Centro.
La vittoria del “referendum antimigranti” (così è stato ribattezzato dai media europei di regime) è stata accolta negativamente dagli Eurotecnocrati, difensori a spada tratta del trattato di Schengen. Può sembrare paradossale, ma non lo è affatto: la libera circolazione delle merci è sempre stata anteposta alla libera circolazione degli individui, fin dagli albori di questa farsa chiamata Unione Europea; era facilmente pronosticabile che, invece di ampliare la libertà di circolazione delle persone limitando quella delle merci, i movimenti popolari avrebbero generato una reazione esattamente contraria. Così infatti è stato, e così sarà se si continuerà a seguire i dettami della globalizzazione capitalista fregandosene delle identità, delle specificità, dei territori. Questa Europa fa paura ai popoli e alle comunità. La sentono distante, quando va bene; nemica, quando va male. Come dargli torto? Un cittadino avverte la presenza dell’Europa sia quando si tratta di stabilire le quote latte o il numero di semini dentro le arance, sia quando vengono decise, a livello continentale e transcontinentale, le politiche regressive e liberticide in campo economico e sociale dei prossimi decenni. Per il resto, l’Europa è una utopia mai realizzata e, conservando le fondamenta liberiste e universaliste, sarà sempre più irrealizzabile. 
Il voto svizzero non va analizzato né giudicato utilizzando le categorie del progressismo e del conservatorismo, ma va considerato per quello che è: la reazione dei cittadini di un piccolo Stato nel cuore dell’Europa, i quali hanno osservato terrorizzati le immagini provenienti dalla Grecia, dalla Spagna e da Lampedusa. Cittadini che hanno appena cominciato ad avere la schiena ferita dalle frustate del Sistema Europa.  
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sabato 5 ottobre 2013

Emigrazione, una ferita mediterranea



“Onore a te, fratello del Mediterraneo: avresti contato i tuoi spiccioli ogni sera per poi spedirli alla tua famiglia lontana. Come i nostri fratelli emigranti, di un tempo che non e’ ancora un fu”.

 Storie di stragi nelle acque. Ne parlava Nanni Moretti nel suo film “Aprile”, osservando che nessuno all’epoca di un episodio tristemente analogo, si era fatto vedere su quelle sponde. Oggi i responsabili partitocratici, burattini di un sistema economico a cui quei morti sono indifferenti, l’Europa massone in primis, l’Italia beota in seconda battuta, squittisce e blatera le sue ipocrite riflessioni.
Ricordiamo allora, e senza aggiungere altro, solo e semplicemente i nomi delle ultime due normative sull’immigrazione in Italia, nomi bipartisan, nomi tristemente noti: la Turco-Napolitano (che non è una citazione di un film con Totò protagonista, dal momento che Napolitano sta per Giorgio Napolitano, allora ministro dell’interno) e la Bossi-Fini.
La verità è che l’Europa vuole mantenere i popoli colonizzati, perché questo fa gioco alla sua economia, al suo perverso gioco d’azzardo monetario.
E così quei trecento morti, quel lutto nazionale (come se ci fosse una nazione) ipocritamente proclamato, con tanto di polemiche tra Destra e Sinistra, le stesse che a braccetto pretendono di governare il Paese, suonano stonatissime. Oltre al fatto che proprio nel giorno del disastro la Fondazione Migrantes aveva diffuso dei dati, passati in secondo piano, sull’emigrazione in Italia. Dal rapporto emerge che sono sempre di piu’ gli italiani che vivono oltre i confini nazionali. Al primo gennaio 2013 i residenti all’estero sono 4.341.156, il 7,3 per cento dei circa 60 milioni di residenti in Italia. Con una crescita, in valore assoluto, rispetto allo scorso anno del 3,1 per cento, pari a 132.179 persone.
Si tratta di dati drammatici soprattutto per il Sud. Ad esclusione di Roma, prima in graduatoria con piu’ di 298 mila residenti, seguono soprattutto province siciliane e campane. In particolare, nella graduatoria delle prime 10 province di “emigranti” si susseguono Cosenza (152.403), Agrigento (152.403), Salerno (119.095), Napoli (113.787), Catania (108.413), Palermo (107.658) e Avellino (102.230). In nona posizione si trova Milano (98.583) e, a chiudere, e’ Potenza (95.653).
E sono dati ufficiali, dati tratti dall’anagrafe. Dunque dati falsati, dal momento che non tutti gli emigrati cambiano residenza…
L’emigrazione è una piaga. Una piaga che riguarda tutta l’area mediterranea. Non c’è niente di più mostruoso dell’esodo di uomini, costretti a lasciare la propria terra, la propria patria, per sopravvivere. Non sono solo i bisnonni e i bisnonni del Sud ad essere andati via. Anche i ragazzi di oggi fanno le loro valige, ogni giorno, in cerca di fortuna.
Non dimentichiamolo mai. Quelli che hanno trovato la morte nel nostro mare non sono stranieri, sono nostri fratelli. Colonizzati, come noi.

Lucilla Parlato (Insorgenza Civile)

sabato 26 novembre 2011

Adama e il mare



(Sipario si apre. Uomo con leggìo. Sfondo nero, con filo spinato bianco. Occhio di bue sull'uomo. Musica in sottofondo: pianoforte)

Adama amava il mare. Le avevano detto che oltre il mare c'era il Paradiso. E lei passava le giornate a pensare di solcare quel mare, e di raggiungere il Paradiso. Viveva all'Inferno, con quattro figlioletti. Non aveva mai fatto nulla per meritarsi l'Inferno. Non aveva peccato, ucciso, rubato. Vi era semplicemente nata. In quel delizioso inferno che chiamiamo Africa.

Adama veniva da un girone particolare di quell'Inferno: il Senegal. Arrivò in Italia nel 2006, e ben presto capì di non essere in Paradiso, ma al massimo in Purgatorio. Entrò in contatto con un suo connazionale, che le trovò un lavoro e un appartamento a Forlì. E le fece una promessa: un permesso di soggiorno. Avrebbe rivisto i suoi figli, li avrebbe portati in questo Purgatorio, e magari insieme sarebbero partiti alla ricerca del Paradiso.
Adama amava il mare. E quando poteva, andava a vedere l'Adriatico. A volte ci andava col suo connazionale, che divenne anche il suo compagno.
Poi le cose peggiorarono. Adama veniva sistematicamente picchiata, violentata e derubata dal suo compagno, che era diventato il suo aguzzino. Lei minacciò di denunciarlo, ma lui le ripeteva che non poteva farlo: era una clandestina, l'avrebbero espulsa.

Adama amava il mare, ma lo vedeva sempre di rado. Eppure viveva in Italia, che è bagnata per tre quarti dal mare. Adama lavorava e veniva sfruttata, umiliata, offesa. Un giorno decise di averne abbastanza. Entrò in commissariato e disse: "Buongiorno, mi chiamo Amanda, vengo dal Senegal, e amo il mare". Raccontò tutto, ma quando le chiesero i documenti, rispose che non li aveva. Era clandestina.
Per la legge italiana lei non era una donna violentata, picchiata, derubata, umiliata, offesa, depredata, sfruttata. Era clandestina. Gli aggettivi fanno la differenza.

(Stop musica)

Adama ama ancora il mare, ma dal CIE dove è rinchiusa non lo vede. Prova ad immaginarlo, a sentirlo, a odorarlo. Ma è difficile, tremendamente difficile. Nel Purgatorio italiano non ha trovato il Paradiso, ma l'Inferno.
A lei non avevano mai detto che il mare divide due inferni.

(Buio. Sipario si chiude)
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venerdì 25 febbraio 2011

Il fallimento dell'Europa







La situazione in Libia si aggrava sempre di più. In queste ore l'esercito regolare di Gheddafi sta sparando sulla folla, entra nelle case e uccide chiunque si trovi all'interno. Una carneficina in piena regola, mentre l'Italia e l'Europa stanno a guardare mute. La vita dei libici conta meno della vita degli europei ancora lì, e soprattutto conta meno del petrolio e del gas che la nuova Libia senza Gheddafi potrebbe limitare o gestire diversamente da come faceva il raìs.

Ieri Germania, Francia ed Inghilterra si son riunite per affrontare la crisi libica: l'Italia è stata, ovviamente, ignorata. Ennesima dimostrazione che il governo Berlusconi e gli italiani in genere sono considerati un popolo di pecoroni inaffidabili dai governi e dai popoli europei. Ancora stamattina Frattini e La Russa non avevano il coraggio di condannare Gheddafi ed il suo regime filo-sistemico e filo-occidentale. L'Europa non è capace di affrontare in maniera unitaria la questione, abbandonando i singoli paesi a gestire autonomamente le problematiche: e se un Sarkosy già afferma che "se arriva un libico, lo rimandiamo alla frontiera", c'è un Berlusconi che non vuole "disturbare Gheddafi".

La Lega Nord si preoccupa solo dell'immigrazione, spiegando che è un problema europeo. Io aggiungo che è un problema prettamente meridionale, perchè tanto la Lega non permetterà mai agli immigrati che si riverseranno a Lampedusa, in Sicilia e in tutto il Meridione, di raggiungere la sedicente Padania: loro non voglio i terùn e i negri. Il governo italiano sicuramente accontenterà Bossi e compagnia, lasciando la disperazione dei profughi nella disperazione dei meridionali.
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mercoledì 16 febbraio 2011

I clandestini? Nessun problema, lasciamoli al sud!




La lega nord si vanta di avere uno dei migliori ministri dell'interno della storia. Peccato che lo stesso ministro, al secolo Roberto Maroni, sia talmente preso dall'insuccesso storico della tessera del tifoso da dimenticarsi di uno dei cavalli di battaglia della lega nord: l'immigrazione clandestina.

Quello che sta accadendo da giorni nelle isole duosiciliane è incredibile: orde di disperati provenienti dal nord Africa si riversano nel Bel Paese. Possibile che con tutto quello che è successo in Tunisia ed Egitto, e che sta succedendo in Libia, il ministro Maroni non abbia pensato ad un piano per prevenire e limitare l'emergenza umanitaria?

Siamo certi che se queste orde di clandestini fossero arrivate in Veneto o Piemonte, certamente la Lega ed il suo ministro avrebbero operato con maggiore celerità e forza. Invece i clandestini giungono al sud, nella colonia duosiciliana. Chi se ne frega degli abitanti di Lampedusa, e dei meridionali in genere? Il governo Berlusconi? O Bersani, che da' ragione alla Lega Nord per corteggiarla al fine di far cadere Berlusconi?

Nessuno pensa alle Due Sicilie. Solo il Popolo Duosiciliano può pensare al bene della propria Terra.
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mercoledì 17 novembre 2010

Tony Troja sui fatti di Brescia

Grazie ad un suggerimento di un lettore de L'OLIGARCA, il nuovo video dell'arcinoto Tony Troja

martedì 16 novembre 2010

Denunciate questo funzionario!

Come è possibile che questo esemplare continui a dirigere una azione di polizia? Mentre c'è un confronto, dopo aver minacciato di caricare i cittadini "colpevoli" di solidarizzare con gli immigrati sulla gru, il suddetto funzionario ordina di caricare i cittadini e CATTURA un manifestando decidendo, con questo atto UNILATERALE, di alzare la tensione.
Chiediamo ai cittadini bresciani di denunciare questo individuo, il cuo volto è ben visibile.

lunedì 13 settembre 2010

Assoldare killer per decapitare chi è assunto al posto tuo.




Sembra una bufala, una leggenda metropolitana. Invece è successo davvero. A via dell'Omo, sulla prenestina. Vicino a dove abito io, a Ponte di Nona.

Un uomo cinese sarebbe stato pagato da un connazionale per decapitare un bengalese, colpevole di aver preso il suo posto di lavoro.
Costo del lavoro: 1000 euro.

La vita di un uomo, quindi, è stata valutata mille euro.
Non so se sono prezzi cinesi, però...

http://roma.repubblica.it/cronaca/2010/09/13/news/killer_cinese_armato_di_macete-7030371/

Armato di machete, è entrato in un negozio di alimentari dove lavora un cittadino del Bangladesh per vendicare un suo connazionale che era appena stato licenziato. E così ha colpito il commerciante ferendolo al braccio. E' accaduto ieri in via dell'Omo, a Tor Tre Teste.

L'aggressore, un ragazzo cinese di 19 anni, senza precedenti penali, è stato arrestato dai carabinieri del Nucleo Radiomobile di Roma. Portato in caserma, ha confessato ai carabinieri di essere stato assoldato dal connazionale licenziato affinché decapitasse il dipendente che aveva portato via il posto al suo conoscente. Il tutto per 1.000 euro.

La vittima dell'aggressione, nonostante la ferita, è riuscito a fuggire in strada per chiedere aiuto. In quel momento stavano transitando i militari che si sono messi subito sulle tracce dell'aggressore, bloccato dopo alcune centinaia di metri in via della Vaccheria Gianni mentre stringeva ancora tra le mani il machete insanguinato. La vittima, trasportata nell'ospedale Sandro Pertini, ha riportato lesioni giudicate guaribili in una decina di giorni.

venerdì 3 settembre 2010

Riflessioni sull'immigrazione



Uno dei fenomeni socio-economici e culturali contemporanei più frequenti è il fenomeno migratorio: orde di essere umani abbandonano, costretti dal Capitalismo, le loro terre natie per raggiungere quelli che, parafrasando Baudelaire, possiamo definire "paradisi artificiali": luoghi in cui immaginano di trovare lavoro, ricchezza, opportunità. Luoghi che, però, non esistono se non nelle loro menti.

L'Italia, per posizione geografica e per morfologia del territorio, è sicuramente il "paradiso artificiale" più ambito e più facile da raggiungere per i popoli africani e per i popoli slavi. Essi giungono nel nostro Paese convinti di trovare qui ciò che non hanno più (o non hanno mai avuto) nel loro Paese: lavoro, possibilità di guadagno, o anche nuovi mercati ove impiantare le proprie attività legali, semilegali o criminali.

Non nascondiamoci dietro i due vizi principali di ogni analisi liberaldemocratica contemporanea quando si parla di immigrazione: il perbenismo cattocomunista e la xenofobia fascio-leghista. Non tutti gli immigrati vengono in Italia per cercare riscatto e una vita migliore, nè sono tutti disgraziati e criminali (specie se clandestini). Il rapporto clandestinità=criminalità non è affatto scontato.

I fenomeni migratori non possono essere affrontati come vorrebbero la Chiesa e la Sinistra (accogliamoli tutti, abbattiamo le frontiere, volemose bbene), nè come indicano la Lega e il Pdl (reato di immigrazione clandestina, sparare sui barconi, espulsioni di massa). Il centrosinistra provò a regolamentare l'immigrazione (legge Turco-Napolitano), ma fallì miseramente e aprì la strada alla famigerata Bossi-Fini, che ha fatto più danni di quelli che doveva risolvere.


La domanda fondamentale è: perchè la gente emigra? Sicuramente, la prima causa è economica. La gente emigra perchè vuole fuggire dalla povertà e vivere in maniera più dignitosa, o magari svoltare e diventare ricca. Se i loro paesi non subissero in maniera così pesante le decisioni imposte dal Sistema capitalista, impoverendosi sempre più, probabilmente la maggior parte dei migranti resterebbe nelle terre natìe.

Pertanto possiamo affermare che il primo motore dell'immigrazione è il capitalismo, che impoverisce i paesi di provenienza spingendo i popoli a cercare altrove una vita migliore. La prima lotta da fare, quindi, è contro il Sistema capitalista globale.

E questa causa, questo primo motore, ha ripercussioni su tutti gli altri ambiti: socioculturale, innanzittutto; politico, subito dopo. Una guerra tra poveri, o una guerra tra gruppi criminali. L'affermazione aggressiva di una cultura sull'altra, o l'annullamento delle differenze culturali. In politica si passa da "il voto agli immigrati" a "spariamo sui barconi".



La soluzione, lo diciamo chiaramente, è nella ricerca di un equilibrio tra solidarietà e sicurezza. Un equilibrio che però non si raggiunge diminuendo la prima e la seconda. Non un punto di incontro, ma un punto di scontro.

Innanzitutto, chiusura TOTALE delle frontiere fino a quando:

1) gli immigrati regolari attualmente in italia non si siano integrati (lavoro, casa, figli nelle nostre scuole, ecc...)
2) il nostro tasso di disoccupazione non sia sceso sotto il 3%.


Non è accettabile che un paese con una disoccupazione alta quanto l'Italia, e con i problemi di integrazione che quotidianamente si producono, continui a pensare di far entrare stranieri in Italia. Qui non si parla di razza o etnia: si parla delle problematiche economiche, sociali, politiche e culturali che il Sistema non vuole risolvere.