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lunedì 3 gennaio 2011

La farsa della CONTROriforma Gelmini è finita. Forse.




Ancora una volta, la Democrazia Liberale si è dimostrata sorda. Non ha ascoltato o, meglio, non ha voluto ascoltare le tantissime voci che si sono schierate, da più di due anni, contro l'infausta (contro)riforma dell'istruzione e dell'Università voluta (?) dal Ministro Gelmini. I deputati ed i senatori, cioè i "rappresentanti del popolo italiano" nelle istituzioni della democrazia liberale italiana, hanno votato SI ed hanno consentito al testo osteggiato da tutte le categorie che lavorano nella scuola (insegnanti, presidi, dirigenti scolastici, studenti, ricercatori, assegnatari di borse di studio) di arrivare al Quirinale e di ricevere la firma del Presidente della Repubblica, quel Giorgio Napolitano che qualche giorno prima aveva invitato una delegazione degli studenti a colloquio, salvo poi venir meno agli impegni e firmare subito la (contro)riforma.


Perchè non si è fatto, nelle scuole, e nelle università ciò che si farà nelle fabbriche a proposito dell'accordo Marchionne - sindacati gialli? Perchè non si è fatto, nelle scuole e nelle università, un REFERENDUM (strumento di democrazia d-i-r-e-t-t-a), chiedendo a tutti coloro che lavorano e vivono nella scuola italiana un giudizio sulla (contro)riforma Gelmini?


da Infoaut

http://www.infoaut.org/articolo/la-quadratura-del-cerchio

Con la firma del Presidente della Repubblica Napolitano il DDL Gelmini ha concluso definitivamente il proprio iter diventando legge a tutti gli effetti.
Il governo si sfrega le mani soddisfatto per aver portato a termine l'obiettivo entro la fine dell'anno mentre la cosiddetta "opposizione", al di là delle solite ed inconsistenti dichiarazioni di contrarietà alla riforma, si inchina di fatto alla scelta del capo dello stato.

Si chiude così il teatrino istituzionale creatosi attorno al travagliato iter parlamentare della riforma: dalle esilaranti salite sul tetto di Bersani fino all'incontro di Napolitano con alcuni studenti universitari.
Su quest'ultimo incontro, in particolare, molte parole sono state spese dai media, che hanno sottolineato l'eccezionalità di tale opportunità ed elogiato la disponibilità al dialogo da parte del presidente della repubblica. Ora tutti possono apprezzarne l'utilità: nulla per il movimento, un po' di pubblicità per i politicanti in erba dei sindacatini studenteschi.

Questa speranza riposta nel Presidente della Repubblica non rispecchia certo l'esperienza degli studenti e delle studentesse che dall'autunno del 2008 in poi hanno urlato a gran voce la propria opposizione al ddl in mezzo ad un assordante silenzio istituzionale e che solo negli ultimi mesi sono diventati oggetto di interesse (in primo luogo elettorale) per i vari PD ed IDV.
La scelta di ascoltare le posizioni degli studenti, ovvero di chi vive quotidianamente l'università, giunga terribilmente tardi e suoni ridicola ad un movimento che ha ormai da tempo interiorizzato la consapevolezza di non poter trovare alcun appoggio o rappresentanza nel mondo parlamentare. Essa sembra fungere molto più come cattura e recupero della dimostrazione di forza messa in campo dal movimento lo scorso 14 dicembre.

Risulta inoltre miope e limitante l'analisi di Napolitano che, "non avendo ravvisato nel testo motivi evidenti e gravi per chiedere una nuova deliberazione alle Camere", individua unicamente alcune criticità nel testo di legge in merito a due o tre questioni; tali dichiarazioni chiudono infatti gli occhi di fronte alla capacità, sviluppata in più di due anni di mobilitazione, che il movimento studentesco ha avuto nel saper allargare l'orizzonte dei propri discorsi, inquadrando dunque la riforma dell'università in un più ampio progetto di smantellamento di diritti e di precarizzazione del futuro.

In questi ultimi mesi gli studenti e le studentesse hanno sempre avuto ben chiara l'eventualità che il ddl potesse portare a termine il proprio percorso di approvazione; per questo la notizia della firma di napolitano non ci spaventa nè ci scoraggia, ma ci trova anzi determinati nel dire che se il percorso parlamentare della legge è terminato, la nostra lotta non lo è e che non abbiamo intenzione di arrenderci di fronte ad una riforma approvata sulle nostre teste da un governo che ha saputo rimanere in piedi per un pugno di voti (comprati). A gennaio la lotta continuerà; l'obbiettivo sarà quello di rendere impossibile l'applicazione della legge all'interno degli atenei italiani, costruire percorsi comuni con altri soggetti sociali che si vedono precarizzati e privati di diritti ( vedi operai Fiat) e cambiare il sistema di relazioni sociali che ci vuole tutti supini a pagare la crisi creata da chi sta al potere.

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mercoledì 22 dicembre 2010

Lettera di "Cancer man"




Cari ragazzi,

so che in questi giorni v'è arrivato un sacco di spam e di phishing. Permettete che invece io vi scriva qualcosa che potrebbe esservi utile. V'è già stato detto che bruciare e distruggere vi porterà al fallimento. In realtà, state facendo la cosa giusta, ma la state facendo nel modo sbagliato.
Cercherò di spiegarmi meglio con qualche esempio pratico. Durante la vostra manifestazione sono stati bruciati alcuni oggetti, e dopo pochi giorni contro di voi si stanno già preparando nuove leggi speciali. Ai responsabili del rogo della fabbrica Thyssen Krupp, nel quale morirono bruciati sette operai, dopo tre anni si sta appena cominciando ad applicare le vecchie leggi normali.
Per quegli oggetti bruciati, avete già subito un'infinita sequela di violente condanne morali, sociali e politiche. I responsabili della strage ferroviaria di Viareggio, nella quale morirono bruciate trentadue persone, non ne hanno ancora subita nemmeno una penale. Uno di loro è stato anche nominato cavaliere, titolo particolarmente significativo nel vostro paese.

I responsabili del bombardamento di Gaza, nel quale morirono bruciate centinaia di persone - fra cui molti bambini - hanno ricevuto la solidarietà e l'apprezzamento di coloro i quali oggi vi chiamano terroristi e vigliacchi.
I responsabili del bombardamento di Falluja, nel quale morirono bruciate migliaia di persone, continuano a governare il mondo.
Quindi cari studenti, ecco la prima lezione che la Storia ci impartisce: agli oggetti viene attribuito molto più valore che alle persone.
Se bruciate un senzatetto, magari immigrato, riuscirete a farla passare per una ragazzata, guadagnerete interviste in Tv e amici su Facebook, se bruciate un bancomat vi accuseranno di terrorismo, e il governo pretenderà la vostra testa per direttissima, a costo di far arrestare anche i magistrati se non si sbrigano a condannarvi.
Dalla prima lezione ne discende un'altra, di cui forse avrete già sentito parlare: il valore attribuito alle persone è inversamente proporzionale al loro numero.
La scena pubblica risuona dello strepito degli auto-proclamati difensori della vita, capaci di battersi strenuamente per decenni, pur d'impedire che l'ultima inutile scintilla di elettricità venga pietosamente spenta in un singolo corpo semi morto, mentre il costante brutale sterminio di intere popolazioni rimane solo un trascurato rumore di fondo.
Corollario: come l'etica pubblica e l'estetica dominante dimostrano, quanto più un essere umano si avvicina allo status di oggetto inanimato, tanto più cresce il valore che gli viene attribuito.
Anche la prossima lezione si presta a essere illustrata con un esempio pratico: gli oggetti che avete bruciato avevano molte parti in plastica. Ricordate quel fumo nero, così denso e acre? Come quello emanato dai roghi di spazzatura, conteneva una significativa percentuale di diossina, che voi avete respirato, insieme ai copiosi lacrimogeni gentilmente offerti dalle Forze dell'Ordine. Non dico certo questo per equiparare i blindati della polizia ai rifiuti tossici, ma per ricordarvi che voi eravate lì, a subire le conseguenze delle vostre azioni, e questo non è professionale.
I dirigenti della Union Carbide erano forse a Bhopal, a respirare i miasmi mortali della loro stessa fabbrica? I dirigenti della British Petroleum sguazzavano nel golfo del Messico durante la marea nera che ne ha devastato l'ecosistema? Ovviamente no. Com'è ovvio che i responsabili delle alte percentuali di arsenico nell'acqua di Roma non la stiano bevendo.
Terza lezione: mai subire le conseguenze delle proprie azioni. Nel vostro paese, l'Italia, avete un ottimo esempio: il vostro attuale premier non si ferma davanti a niente pur di evitarle, e ci riesce brillantemente.
Cari ragazzi, bruciare e distruggere può essere un'attività estremamente redditizia, se saputa esercitare professionalmente, su vasta scala, e con l'adeguata premeditazione.
Sfasciare un bancomat farà di voi un teppista, sfasciare un sistema bancario farà di voi un finanziere, sfasciare un sistema economico farà di voi un ministro dell'Economia e delle Finanze.
Sarete fra le persone che decidono il valore commerciale delle altre persone, che infliggono le condanne, morali, politiche, sociali, penali, e mai le subiscono. Le ruspe statali spazzeranno la neve al vostro passaggio, e la ri-spargeranno dietro di voi, affinché nessuno osi seguirvi sulla vostra corsia preferenziale.
Infine, sfasciare tutto l'ecosistema planetario vi farà ascendere all'Olimpo di chi può usare interi paesi come ciocchi per il suo caminetto, come diavolina per il suo barbeque.
Io ci sono stato. Ci si mangia da dio.
E non è vietato fumare.


http://www.carmillaonline.com/archives/2010/12/003722.html

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martedì 21 dicembre 2010

La nostra violenza è una reAzione alla violenza del Sistema





Va chiarito una volta per tutte: la tanto stigmatizzata violenza di piazza di studenti, lavoratori, disoccupati, terremotati, cittadini pieni di immondizia, ecc... è sempre e solo una reAzione alla violenza (fisica, economica, sociale, culturale, psicologica ed esistenziale) del Sistema.
Quale Sistema? Quello che consente a due schieramenti politici falsamente alternativi (i cosiddetti centrodestra e centrosinistra) di governare in difesa dei poteri forti e contro gli interessi dei lavoratori e delle famiglie; quello che considera più grave il lancio di un sanpietrino rispetto ai milioni di disoccupati e precari che non riescono ad arrivare a fine mese; quello che viene incontro alle richieste dei vari Marchionne di turno ed ignora puntualmente quelle degli anonimi lavoratori; quello che non da' risalto alle manifestazioni di protesta dei cittadini solo se queste sfociano in atti di vandalismo e violenza.
E le forze dell'ordine, loro malgrado, sono i difensori del Sistema, quindi sono avversari di chi contrasta il Sistema. E le forze dell'ordine difendono un Sistema che li sfrutta, li umilia, e li fa odiare da tanta gente.

Non si sa ancora se, dopo i proclami e le gasparrate del Regime Berlusconiano, la manifestazione di domani sarà un successo o un insuccesso, sarà pacifica o vedrà qualche scontro. Quindi lo diciamo subito: eventuali atti di vandalismo o violenza sono da intendersi come CONSEGUENZA della violenza che il Sistema produce su ognuno di noi quotidianamente, in ogni aspetto della nostra vita individuale e comunitaria.
Non vogliamo sentire i soliti "soloni" pronti a solidarizzare con le forze dell'ordine e a criticare i manifestanti. Vogliamo sentire qualcuno che, indipendentemente dai risvolti pacifici e/o violenti dei cortei, focalizzi l'attenzioni sulle RAGIONI che spingono migliaia di persone a scendere in piazza a manifestare.
Detto in parole povere: non vogliamo più critiche su COME si manifesta, ma vogliamo un giudizio sul PERCHE' si manifesta.
Chiaro???
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domenica 19 dicembre 2010

Riflessione sulla violenza




Una riflessione, non mia, sul tema della violenza.
Personalmente, non condivido TUTTO ciò che è scritto qui: ma mi ci riconosco in buona parte.


da infoaut.org

Gli scontri avvenuti a Roma nei giorni scorsi fra giovani studenti e polizia ha riproposto il tema della violenza. Come al solito avviene in queste situazioni ci sono subito pronti dei cori. Il coro di destra che grida subito ai black block organizzati, agli anarchici, ai centri sociali palestre di violenza, agli studenti fannulloni che non hanno nulla da fare e che vanno tutti arrestati e messi in galera prima che i cortei partano. Questo coro, tende a non far fare più cortei, a rendere più difficili i percorsi, ad allontanare la gente dai palazzi del potere . E le avvisaglie le abbiamo viste nei mesi scorsi quando si cercava di legiferare a proposito dell'annullamento dei cortei nei periodi festivi, nei centri storici dediti allo shopping. Tutto questo fa il paio a quanto si è fatto negli anni scorsi a proposito della regolamentazione sugli scioperi che di fatto ha annullato lo sciopero cosiddetto selvaggio e che ha imbraghettato gli operai nelle morse burocratiche delle richieste delle ore di assemblee nelle fabbriche e di conseguenza di ore di sciopero da fare in orari prestabiliti di modo che l'azienda non ne esca danneggiata. Insomma un venire meno della forza degli operai che in quel modo costringevano i padroni , grazie agli scioperi cosiddetti selvaggi ad una trattativa immediata, ed a un conseguente accoglimento delle richieste operaie pena il blocco totale delle fabbriche. Questo non avviene più da circa 10-15 anni ed oggigli operai sono costretti a salire sulle gru o sui tetti come se fossero gatti ! I padroni se la ridono e continuano a fare ciò che vogliono degli operai e delle loro famiglie. Costringere un operaio a salire su un tetto per difendere il suo diritto al lavoro è un atto di violenza terribile. Ma questo non rientra nell'ipotesi violenza . E' normale. Se qualcuno va a tirare le uova a Marchionne o a qualche sindacalista venduto diventa un atto intollerabile di violenza ! L'altro coro è quello della sinistra. Che grida subito agli infiltrati, ai poliziotti travestiti da studenti, ai provocatori, alla divisione fra buoni e cattivi. Uno studente che non vede alcun futuro nella sua vita non subisce secondo questi soloni della politica alcuna violenza. Se scende in piazza a rivendicare un suo diritto allo studio contro una legge che di fatto privatizzerà tutto e gli viene anche impedito di arrivare nella zona dei palazzi del potere creando una zona rossa chilometri lontana da questi, deve subire in silenzio manifestare con le bandierine e tornarsene poi a casa. Lo può fare un giorno, due, ma non lo potrà fare sempre. Se la stessa cosa avviene in Russia, o in Cina, o in Iran, gli stessi coristi italiani ed europei, sia di destra che di sinistra, gridano subito alla dittatura, alle leggi democratiche che mancano, agli ayatollah intolleranti che tengono lontana la gente dal palazzo e quando la polizia manganella eccoli che sono squadristi, prezzolati, fascisti, che fanno il gioco della dittatura. In Italia la stessa cosa diventa altro, il poliziotto diventa democratico, il palazzo diventa di vetro, la zona rossa diventa zona di sicurezza. Dimentica l'Italia di destra e di sinistra che la polizia sta manganellando da mesi, tutti. I pastori sardi come gli operai davanti le aziende dei padroni, i cittadini di Terzigno, di Boscoreale, come quelli della Val di Susa. Bastano che sforano di un poco, dal percorso, dal lancio di qualche uova ed ecco le cariche. Poi a tutto questo aggiungi i ragazzi uccisi, da Cucchi ad Aldovrandi, a Carlo Giuliani. Le regole della democrazia non hanno voluto una commissione d'inchiesta sulla morte di Carlo Giuliani , durante il governo Prodi , grazie al voto di Di Pietro che votò con l'opposizione di allora. E ricordando Genova, non dimentichiamo che nella sala della questura di genova c'era quel Fini che oggi vuole rivedere proprio il comportamento della polizia spostando il proprio asse semrpe più lontano dalla destra forcaiola. Ed anche Saviano , che vorrebbe prendere il posto di Pasolini, lui che ha elogiato Israele per i bombardamenti su Gaza , ci parla di violenza fatta dai ragazzi, invitandoli a manifestare con i ciclamini ed a dialogare con i cordoni dei poliziotti a difesa delle zone rosse, o delle fabbriche da occupare, o dalle autostrade, o delle gru sulle quali salgono gli immigrati. Le cariche di Brescia, la distruzione dei gazebo in val di Susa, da parte delle cariche della polizia sono state già dimenticate e digerite . La vera violenza quindi è quella che impedisce alle persone di poter avere una vita tranquilla, nel proprio lavoro, nel proprio futuro, nelle case, nei quartieri.
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sabato 18 dicembre 2010

"Ci hanno detto: ricordatevi di Bolzaneto"




http://www.repubblica.it/cronaca/2010/12/18/news/futuro_botte-10343152/?ref=HREC1-3

ROMA - "Ci tenevano lì, al gelo, tutti insieme in una cella vuota, senza bere, né mangiare, né poter andare al bagno. Chi chiedeva un po' d'acqua o si lamentava per le ferite aperte veniva aggredito, deriso, minacciato. Ci avevano detto: ricordatevi di Bolzaneto, ricordatevi di Genova. Per 14 ore nel centro di identificazione di Tor Cervara abbiamo subito ogni tipo di angheria e di terrorismo psicologico, con la consapevolezza che laggiù, in quella specie di carcere, lontani da tutto e da tutti, ci sarebbe potuta succedere qualunque cosa". Alice ricorda e i ricordi fanno male. Ombre di freddo e di paura. Di scherno e di violenza. Ha gli occhi pesti, un braccio al collo e una caviglia gonfia. Ventitré anni, i capelli e gli occhi scuri, i modi gentili e lo sguardo di chi sa quello vuole. Seduta nella piccola cucina di una casa da studenti, posti letto a 250 euro l'uno, con il caffè caldo sul tavolo e gli amici intorno, Alice Niffoi, arrestata negli scontri di martedì scorso, ferita a manganellate dalla polizia e poi detenuta con altri 23 ragazzi, racconta la sua vita di ragazza normale sconvolta da un pomeriggio di guerra. E la sua voce, i suoi desideri, i suoi sogni di studentessa di Scienze Politiche che vuole occuparsi di "Altra economia", sembrano essere quelli di un'intera generazione, di un movimento che rifiuta la violenza, ma dice Alice, "finché ci saranno zone rosse noi le violeremo, sono loro i violenti non noi".

È nata ad Orani Alice, in Sardegna, nel cuore della
Barbagia, con una mamma professoressa di Lettere che nel '77 partecipò alla grande protesta universitaria e un papà che fa il rappresentante, le superiori al liceo classico "Asproni" di Nuoro, poi quattro anni fa il salto verso Roma, "avevo voglia di vivere in una metropoli, credevo nell'università, oggi ho capito che per fare il mio lavoro me ne dovrò andare, qui per noi non c'è più posto". Noi, cioè loro, sono i ragazzi che occupano, che manifestano, e il 22 torneranno in piazza in una Roma che li attende in assetto militare e armato. Suonano i telefoni, il campanello, i vetri sono appannati dal freddo, ma dentro questo appartamento nel quartiere del Pigneto, alle spalle della periferia Casilina, ci sono calore, solidarietà, gli amici entrano, escono, abbracciano Alice, "certo che ti hanno conciato male...".
"Adesso tutti cercano di darci etichette, ma noi siamo lontani dai partiti, anche dalla sinistra, chiediamo soltanto di poterci costruire vite dignitose, di avere accesso al lavoro, e la risposta del Governo è stata quella di riempici di botte, mentre tremavo dal freddo, scalza, nel seminterrato buio dove ci avevano rinchiusi, ho pensato che quel luogo assomigliava alla "cella del ministero dell'Amore" come nel romanzo 1984 di George Orwell...". Ossia il ritrovarsi in un copione assurdo, in un incubo, con l'accusa per Alice di resistenza aggravata. "Rivedo quelle scene in continuazione, ero ben stretta nei cordoni di testa del corteo, non ho tirato pietre, nulla, semplicemente avanzavo mentre la polizia caricava, e così mi hanno presa, trascinata via, picchiata con il manganello sulla testa e sulle spalle, buttata in un cellulare con le manette ai polsi".

Un salto nel buio, nell'oscurità, la consapevolezza che il gioco si è fatto duro, durissimo, e forse la vita di prima non sarà più la stessa. "Faccio teatro, dovevamo mettere in scena un testo di Laforgue, ma lo spettacolo è saltato, mi piace David Bowie, leggo moltissimo, di tutto, gli scrittori sardi, Michela Murgia, Flavio Soriga, ho appena finito un testo di Anna Simone Corpi del reato". "Mia madre si è spaventata - mormora Alice - è naturale, però sa che la nostra protesta è giusta. Ma lo sanno in Parlamento che fatica è poter studiare, mai un cinema, un ristorante, al supermercato cerchiamo i cibi meno costosi, comprare i libri è un'impresa. Vogliono schiacciarci? Noi reagiremo, è tutto il movimento che si ribella. E io avevo un nonno partigiano, come potrei smettere di manifestare?".