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martedì 15 maggio 2012

Quello che (non) ho merita un applauso. E basta.

Un altro Spigolo Indipendente:




La televisione italiana offre raramente programmi di qualità in prima serata. Trasmissioni che sappiano intrattenere facendo riflettere gli ascoltatori, che una volta tanto sono trattati da cittadini. L'Agorà televisivo messo su da Saviano e Fazio (guarda caso, gli UNICI capace di fare questo tipo di televisione in Italia), andato in onda su La7, assomiglia spesso al londinese Speakers' Corner di Hyde Park: vari personaggi scelgono una parola ed esprimono la loro opinione.

Uno splendido esercizio di oratoria, con una punta di retorica, che manca del ritmo della dialettica.

Si, perchè se c'è una pecca in Quello che (non) ho è proprio la mancanza di ritmo, l'eccessiva monotonia che fa da contraltare allo splendido blues di Quello che (non) ho, intesa come canzone di Fabrizio De Andrè.
E' sempre piacevole ascoltare attori, giornalisti, scrittori, uomini di spettacolo dissertare sui significati di una parola, che assume spesso i connotati di un valore e/o di un ideale. Il problema è che dopo un'ora di trasmissione già si capisce come saranno le successive due: qualcuno entrerà, dirà una parola ("freddo", ad esempio) e leggerà una riflessione sulla stessa. E questo si ripeterà ad libitum.
Serviva un programma del genere? Assolutamente si! Questo, però, dovrebbe farci riflettere su quanto povere siano diventate le nostre vite, se abbiamo bisogno di un programma televisivo per riflettere sui significati delle parole. Forse siamo troppo abituati, per non dire anestetizzati, alla televisione dei talk show e dei reality, al sensazionalismo e dal voyerismo gossipparo. Un dubbio ci viene: ma uoi vedere che non è la tv ad essere specchio della società, ma esattamente il contrario?
Se così fosse, applaudiamo Quello che (non) ho. Ma non rallegriamoci troppo.

domenica 4 dicembre 2011

Amichi



Maria de Filippi compie 50 anni. E' alle soglie dell'andropausa.

Maria de Filippi compie 50 anni. Di cui 30 da donna.

Maria de Filippi compie 50 anni. Speriamo per l'ultima volta.
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lunedì 3 ottobre 2011

I brutti addormentati in città



Tutti conoscete la fiaba "La bella addormentata nel bosco", ma nessuno di voi conosce "I brutti addormentati in città". Ora ve la racconto:

C'era una volta una massa di ragazzi, precari o sottopagati, che si sta affacciando al mondo dei mutui da pagare, degli asili nido senza posto, della discarica sotto casa, dell'aumento di luce-acqua-gas, della tassa sui rifiuti, dell'impossibilità di conciliare lavoro e famiglia.
Questi ragazzi, ieri sera, durante l'intervallo del big match tra Juventus e Milan, hanno cambiato canale... e sono capitati su raitre. In quel momento, vi era un servizio della trasmissione Presa Diretta, che i grandissimi dirigenti della Rai hanno opportunamente piazzato in palinsesto la domenica sera, in concomitanza col posticipo dello sport nazionale (garanzia di grandi ascolti, eh?).
Questi ragazzi hanno scoperto che in Italia la "flessibilità" significa che i neolaureati hanno contratti da fame (li chiamano stage, in genere), e non hanno nessuna speranza di lavorare ed essere pagati per quello che hanno studiato. Hanno scoperto che in Germania (uno stato che ha perso DUE GUERRE MONDIALI!!!) esiste un sistema di welfare efficientissimo, in cui - ad esempio - una madre può andare all'università o al lavoro senza preoccuparsi di piazzare il proprio figlio in un asilo nido, perchè le università o le aziende forniscono ai dipendenti il servizio di baby parking! A quale costo? 175 euro l'anno!!! Avete letto bene!!!

Mi fermo qui, perchè voglio subito domandarmi e domandarvi: ma dove cazzo stavano questi ragazzi negli ultimi 15-20 anni? Vivevano in Italia? Si sono accorti ieri sera, facendo zapping durante l'intervallo del posticipo, che la situazione in Italia è pessima? PESSIMA?

Questi ragazzi mi fanno incazzare. Sono i brutti addormentati in città.
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martedì 8 marzo 2011

Il pesce "d'Aprile" de L'infedele di Gad Lerner




da IL FATTO QUOTIDIANO
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/08/il-pesce-%e2%80%9cd%e2%80%99aprile%e2%80%9d-di-gad-lerner/96001/

Dopo aver atteso invano un intero intervento di Pino Aprile a “L’infedele” (e dico invano perché Gad Lerner non lo ha manco fatto parlare), ho deciso di non scrivere nulla ma di riportare pochi di quelle centinaia di commenti di disappunto che sono stati lasciati proprio sul blog de L’infedele:

”L’immagine di Pino Aprile che, alla puntata dell’Infedele di Gad Lerner, è costretto a misero spettatore, anche zittito, dei discorsi portati avanti con i leghisti presenti, è la perfetta immagine del ruolo che il Sud ha in questa Italia. Si fa l’Italia con i leghisti mentre il Sud deve stare a guardare senza poter intervenire in nulla”;

“Ho atteso fino a mezza notte per sentir parlare Pino Aprile e lo ho visto tutta la sera su una poltrona in silenzio e ignorato! Domanda: per quale motivo lo avete invitato? E a che scopo era lì?”;

“Non conosco la festa della Lombardia non condivido l’immagine dei leghisti con tanto di mano sul petto per il Nabucco, non condivido l’impostazione della trasmissione che è tutta a favore di una Padania che non c’è e di una Lombardia che si è mostrata all’altezza di Roma ladrona. Non si è dato sufficiente spazio a Pino Aprile, mi dispiace Gad, ma stasera non hai reso un buon servizio all’Italia onesta, vera, quella dell’Inno di Mameli, quella del tricolore costituzionale che intendo festeggiare”;

“Mi duole dire che, stimando molto Gad Lerner, stasera mi ha deluso profondamente. Sarebbe bastato far parlare tre minuti Pino Aprile per far conoscere la vera storia prima dell’Unità d’Italia. Invece s’è preferito dare più spazio ai nazifascisti della Lega”;

“Mi dispiace davvero che l’ottimo Pino Aprile sia stato ascoltato così poco. La coscienza sporca dei nordisti sul passato dell’Italia dev’essere smontata, l’ammissione dell’orrore passato di una guerra di conquista e convenienza (ed anche corruzione) come quella intrapresa dai Savoia – e magari riconoscere anche i meriti dei Borboni) è il primo passo per riuscire ad ottenere un sentimento comune di unità reale. E lo dice un toscano, non certo un siciliano eventualmente inacidito”;

“Gad, hai ambientato la trasmissione in una osteria padana”;

“Vergogna! Avete dato come sempre la parola al 10% dell’Italia che ci tiene tutti sotto scacco! anche tu gad sei un loro servo!”;

“Dopo quest’orgia leghista, praticamente senza contraddittorio, mi aspettavo che il coro intonasse l’inno di Mameli. Lerner, cosa ti è successo?”;

“Ero di sinistra ma da stasera sono solo del sud e mi batterò per la nostra causa! Quale destra e sinistra! Non me ne frega più niente che si scannassero da soli… Io da oggi sono solo per il sud. Grazie, Gad, per avermi fatto capire quanto non sono italiana!”;

“Penso che Pino Aprile è stato invitato solo x attirare l’ascolto di noi che speravamo che x una volta si potesse parlare senza ipocrisia del risorgimento italiano. Purtroppo l’unico risultato è stato l’ascolto, e mettere in evidenza un’altra volta che l’Italia ormai è in mano ai leghisti. Peccato!”;

“Stasera è stata l’ultima volta che ho visto l’infedele!”;

Ci sarebbero altre centinaia di commenti ma ho preferito fermarmi qui. Ma prima di chiudere questo “mio” articolo, voglio condividere l’ultimo commento. Condividerlo in tutti i sensi:

“Signor Lerner… da come legge qui, da come evincerà da tutti questi commenti, la sua trasmissione ha non poco deluso le aspettative di chi, come me, si aspettava un trattamento più rispettoso e degno del signor Aprile… Perché lo avete invitato? Per far da semplice contraltare ai leghisti? E voi tutti, ormai, avete deciso di dare in mano, anche solo in forma mediatica, il Paese-Italia ai leghisti che bruciano il Tricolore ed insultano lo Stato e la Costituzione ed i Meridionali? Non dovreste neanche invitarli nelle vostre trasmissioni, ed invece date sempre più spazio a quei mentecatti. Dalla mia, le assicuro che non guarderò mai più la sua trasmissione od un suo qualsiasi intervento… Dopo la sua presa di posizione contro la telefonata del Premier e la sua partecipazione a manifestazioni importanti, questo che rivolge al Sud Italia è un vero insulto”.

E dopo qualche minuto, la risposta di Lerner, sempre sul suo blog:

“Ci metterò delle ore a leggervi tutti, stanotte. Record di commenti durante la puntata. Ma voglio subito esprimermi su questa protesta, non importa se spontanea o organizzata, per una presunta censura nei confronti del mio amico Pino Aprile (ospite per la terza volta all’Infedele, si adi!). Sono rammaricato e stupito, domattina chiamerò lo stesso Pino a testimone del fatto che ha parlato più volte e con la consueta efficacia, con uno spazio analogo a quello destinato agli altri ospiti. Il vittimismo e il complottismo secondo cui un conduttore come me (più meridionale di voi) penalizzerebbe Aprile a seguito di chissà quali oscure convenienze, non sono degni di un confronto intelligente. E’ ovvio che Aprile tornerà all’Infedele, così come c’è già stato. E domani sentiremo insieme cosa pensa di questa protesta esagerata. Non pretendo di essere perfetto nelle mie conduzioni, ma non baro al gioco”.

Ai posteri l’ardua sentenza.
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martedì 22 febbraio 2011

Neoborbonici a Porta a Porta




A seguito delle vibrate proteste indirizzate a tutti i mass media dalla Segreteria Nazionale del Movimento Neoborbonico, a cui hanno fatto eco persino le agenzie di stampa, in merito alle gravi ed inopportune esternazioni televisive dell’attore comico Benigni, la Rai ha ritenuto dar voce al nostro dissenso invitando alla trasmissione serale “Porta a Porta”, su Rai 1, i vertici del Movimento Neoborbonico.

Sperando in una adeguata par condicio nella discussione, vi invitiamo a seguire la trasmissione di martedì 22 febbraio 2011, dalle ore 23.30.

Tutte le strutture periferiche del Movimento, i responsabili dei gruppi di discussione e di face book, i gestori dei siti collegati, gli attivisti, gli amici ed i simpatizzanti sono vivamente pregati di diffondere l’avviso.

Pur non essendo un militante neoborbonico, perseguo la strada dell'unità di tutte le esperienze meridionaliste. La nascita di uno Stato autonomo e federale delle Due Sicilie è l'obiettivo ultimo, il sogno e il progetto della mia battaglia politica. Che questo stato sia un regno o una repubblica, poco mi importa al momento.
Quindi in bocca al lupo ai neoborbonici che giocheranno in trasferta da Vespa.
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domenica 7 novembre 2010

L'anno zero di Ghedini




Notizia del giorno: giovedì notte non è andato in onda Annozero. O meglio non è andata in onda solo una puntata di Annozero, ma piuttosto l’Annozero tutto personale, epico, e sublimemente drammatico di Niccolò Ghedini: onore alle armi a un altro grande eroe caduto in battaglia nella guerra santa del berlusconismo crespuscolare, l’uomo che dice sicuro: “Lasci dire a me, che ho fatto delle accuratissime indagini difensive”. Onore all’ultimo guerriero intrappolato nella trincea dell’indifendibile e della contraddizione logica, un eroe paleo-pidiellino. Domanda: “Scusi avvocato Ghedini, ma lei che ha fatto accuratissime indagini difensive, ci sa dire se Berlusconi conosceva la ragazza o no?”. Volto ieratico, pausa, respiro di diaframma, come i baritoni: “Questo non lo so”.

Onore a Ghedini, dunque, dai suoi fan de Il Fatto, gli ultimi in grado di capire le sue imprese. Onore a Niccolò, vittima tragica e nobile, nel suo slancio, e quindi meritevole di rispetto assoluto: “Sa, Santoro, così si legge nei verbali, ammesso e non concesso che sia vero, visto che quella è una ricostruzione di parte non verificata, e ammesso che quelli pubblicati dai giornali siano veramente i verbali…”. Geniale, superlativo, impareggiabile, ammesso e non concesso. Anche perché dopo aggiunge: “Ho letto nelle interviste di Ruby che lei non dice questo”. Non fa una grinza.

La verità è che è facile e ignobile puntare il dito: tutti noi, di fronte ad un compito così arduo ci saremmo sottratti, lui no. Niccolò è andato al massacro come un agnello sacrificale. Non pensate che lo faccia per soldi: il denaro non dorme mai, ma nemmeno può tutto: Ghedini lo fa perché è in odore di santità. Ecco perché, davvero giovedì sera è andata in onda molto più di una ospitata, l’epifania di una metamorfosi. Una puntata da rivedere alla moviola, come i goal di mano di Maradona e gli scivoloni del very best di Paperissima: il passaggio di Niccolò “Mavalà” Ghedini dal ruolo di grande avvocato ad avvocato d’ufficio, come quelli assegnati dalla lotteria del caso ai malcapitati che non possono permettersi la parcella di un difensore, quelli che a fine arringa sospirano allargando le braccia: “Mi rimetto alla clemenza della corte”.

Facile sarebbe gettargli addosso la croce, provare a dire, accecati da una vertigine di arroganza, che è colpa sua. In realtà va scritto che quella di giovedì è stata una delle più belle prestazioni atletiche di Ghedini: “Berlusconi aveva avuto l’occasione di scherzare con lo stesso Mubarak, su una sua parente molto bella….”. Scherzo autopersuasivo e probante. Va detto che lui ce l’ha messa tutta, come l’indimenticabile Aldo Ceccarelli, l’avvocato d’ufficio romano che anni fa difendeva un poveraccio accusato di aver frantumato la fontana di Trevi dopo esserci salito sopra: “Dottò, la fontana era vecchia e fracica….”.

Esempi illuminanti. Si discute della famosa telefonata di Silvio Berlusconi alla questura di Milano. Che fa, Ghedini, nega? Macché, spiega, candidamente: “Non ha fatto una telefonata di pressione”. E cosa ha fatto? “Una semplice telefonata di informazione”. Ma… “Ma nel frattempo – spiega ancora Ghedini – era arrivata Nicole Minetti”. Era arrivata, come la fata turchina nella fiaba. E cosa gli contesti? Nulla. E infatti Ghedini prosegue nella sua meravigliosa ricostruzione. Chi l’ha fatta arrivare l’igienista dentale? “…Il presidente del Consiglio”. E chi l’ha avvisato il presidente del consiglio? La risposta giusta è: una ballerina brasiliana. Ma nella lingua immaginifica di Ghedini il dettaglio imbarazzante si sfuma e si polverizza nell’eufemismo: “Il presidente è stato avvisato da una amica comune, che era stata allertata da una conoscente”. Primo assioma ghediniano: ogni passaggio di testimone diluisce la responsabilità, ovviamente a favore di Berlusconi.

Ma come fare quando è lo stesso Berlusconi a dire e a fare cose disdicevoli? Qui, di nuovo, l’avvocato Mavalà (giovedì semanticamente contratto in un più semplice ma và, febbricitante, e tachipirinizzato) dava il meglio di sé. Berlusconi ha mentito quando ha detto che Ruby era la nipote di Mubarak? Il volto di Ghedini pare di marmo: “No”. Come “No”? Chiede Santoro: “È a verbale”. Ghedini, animato come una soglia di travertino, costruisce una proposizione interrogativa spiazzante: “Ma le pare che Berlusconi direbbe mai a un capogabinetto che Ruby è la nipote di Mubarak se non glielo avesse detto la stessa ragazza?”. Il che è semplicemente geniale. Berlusconi non può mentire. Se mente è perchè sinceramente viene ingannato da una perfida fanciullina: essendo innocente è sempre sincero.

Ma in un altro momento della trasmissione, Ghedini ricorre ad altri meravigliosi schemi d’attacco. Ad esempio una nuova declinazione del noto apparato teologico arcoriano. Domanda secca di Santoro: “Ma Berlusconi sapeva che Ruby era minorenne?”. Il volto dell’avvocato si anima, come una lastra di granito rosa: “No”. Lo studio si ammutolisce. Come no? E lui: “Non era sicuramente minorenne per lui, perché gli aveva detto di avere 24 anni”. Il che è un bel salto evolutivo: anche la maggiore età può essere ad personam. Ruby è minorenne per l’anagrafe, per le amiche, per le forze dell’ordine, per i giudici, per i suoi genitori, ma non per Berlusconi e per il suo avvocato: “Quanti anni hai stasera/ Quanti me ne dai, bambina”, direbbe Vasco. Giovedì è andato in onda l’Annozero di Ghedini. Un grandissimo avvocato. Ma non il nostro.

Luca Telese

sabato 30 ottobre 2010

Chi mantiene chi in Rai?




Porta a Porta costa il doppio di Annozero, ma Bruno guadagna 5 volte Michele. Il costo di Porta a Porta per ogni mille ascoltatori è quasi il doppio di quello di Annozero.

Sarà anche un’azienda pubblica, ma è pur sempre una società per azioni. Eppure scoprire quali sono i prodotti di successo della Rai e quali i bidoni è impresa da agenti segreti, perché i costi (e le perdite) dei singoli programmi sono tra i segreti meglio custoditi del Paese. Ma incrociando i dati ufficiali, si riesce comunque a rompere il muro di riservatezza che circonda viale Mazzini.
Se consideriamo il 2009, ognuna delle 29 puntate annue di Annozero costa 194 mila euro e viene vista in media da quasi cinque milioni di persone (4.942.370) con uno share del 20,08 per cento. I costi vengono interamente coperti dai ricavi pubblicitari, che sono più del triplo: consultando il listino prezzi della Sipra, la concessionaria per la pubblicità della Rai, vediamo che ogni spot di Annozero della durata di 30 secondi, nell’autunno 2009, è stato venduto a prezzi oscillanti tra i 59 mila e i 66 mila euro. Annozero vende di media 20 spot per un totale di 600 secondi a serata.

Il listino prezzi degli spot

Su Rai1 Porta a Porta, il programma di Bruno Vespa, va in onda 110 volte all’anno più speciali estivi. Il costo della trasmissione è 70 mila euro a puntata, che lievitano a 84 mila quando passa in prima serata. L’ascolto medio è del 16,44 per cento di share con 1 milione e mezzo di telespettatori (1.410.314). Porta a porta riesce a vendere in media soltanto 360 secondi di pubblicità a serata al prezzo (dati Sipra dell’autunno 2009) di 28 mila euro ogni 30 secondi. 28 mila euro contro circa 60 mila: ma il confronto tra la “redditività” di Santoro e quella di Vespa deve tener conto del fatto che vanno in onda in orari e su reti diverse, Rai1 è più forte di Rai2, ma la seconda serata per gli inserzionisti vale molto meno del prime time . Si può però calcolare quanto devono pagare i telespettatori che pagano il canone per ciascuna delle due trasmissioni. I costi di Annozero, spalmati sui contribuenti, sono di 30 centesimi di euro ogni mille ascoltatori, per Porta a porta si spendono invece 50 centesimi. Solo L’Ultima parola, la trasmissione settimanale di Gianluigi Paragone in seconda serata su Rai2, costa più di quella di Vespa tra i programmi di informazione: 70 centesimi ogni mille ascoltatori se consideriamo i dati forniti dal conduttore stesso, 98 centesimi secondo quanto risulta al Fatto Quotidiano. Le altre principali trasmissioni d’informazione della Rai sono, in proporzione, meno care: Report di Milena Gabanelli costa 40 centesimi ogni mille ascoltatori (e 139 mila euro a puntata) e Ballarò di Giovanni Floris 27 centesimi (e 110 mila a puntata). Ecco gli ascolti: quasi 4 milioni in media col 15,54 per cento di share per Ballarò, e quasi tre milioni per Report (12,22 per cento di share), entrambi su Rai3.
Nonostante la Sipra si rifiuti di fornire i dati complessivi e dettagliati, sappiamo che Report, a novembre dell’anno scorso, ha venduto 720 secondi di pubblicità per ogni puntata. Prezzo: 55mila euro ogni 30 secondi. Ballarò ha venduto 360 secondi, proprio come Porta a porta, con la differenza però che gli inserzionisti hanno pagato per Floris 54mila euro ogni 30 secondi, circa il doppio che per Vespa. C’è però una variabile cruciale, e dunque riservatissima, per valutare nel concreto se un programma per la Rai è un affare o una palla al piede.

Lo sconto top secret

Quando l’azienda vende gli spazi pubblicitari agli inserzionisti, infatti, concede sconti del 40 o 50, persino 60 per cento. Si possono solo fare ipotesi: il pubblico di Santoro, per esempio, è più pregiato perché più giovane (nella fascia 43-53 anni), in quello di Vespa abbondano invece i pensionati, a basso reddito e dunque target secondario per la pubblicità. E’ fisiologico, quindi, che la Rai cerchi di incoraggiare l’acquisto di blocchi pubblicitari là dove sono meno redditizi, con vendite in blocco a prezzi scontati (possibili perché Porta a Porta va in onda molto spesso). Infatti al contrario di tutti gli altri programmi, che sono settimanali, Vespa occupa quattro sere a settimana (quando hanno cercato di ridurle a tre, Vespa ha risposto “lascio la Rai”). Un monopolio dell’informazione di Rai1, che non lascia spazio ad altre iniziative, nonostante gli ascolti inferiori agli standard della rete: se la media di Rai1 è del 21,15 per cento di share, Vespa col suo 16,44 per cento di ascolti va sotto quasi di cinque punti.

Anche l’Ultima parola abbassa la media di rete (di 1,1 punti di share) portando a casa 759 mila spettatori a fronte della media di 976 mila che ha Rai2 in seconda serata. Perde anche Lucia Annunziata su Rai3: il suo In mezz’ora, in onda nella fascia difficile della domenica pomeriggio (su Rai1 e Canale 5 ci sono i contenitori di varietà) , viene seguito dal 7,77 per cento di share rispetto a una media di rete dell’8,54 per cento. Ma la trasmissione dell’Annunziata non viene interrotta da break pubblicitari, inizia subito dopo il tg e viene seguita solo da promo di altri programmi di Rai3, dunque non pagati. Questo significa che i 25 mila euro lordi, cioè il costo di ogni puntata, non vengono coperti da alcun ricavo.

Gli stipendi non sono però proporzionati ai risultati di ascolto: in testa c’è infatti Bruno Vespa, con i suoi 2,12 milioni di euro all’anno. Vespa ha aumentano il suo stipendio base da 1,2 a 1,6 milioni di euro per 100 puntate, a cui aggiungere gli extra per le prime serate. Nella classifica seguono Santoro (662 mila euro) e Floris (500 mila euro di media). Anche se ha raccontato in diretta di guadagnare “solo mille euro lordi a puntate”, Paragone somma il gettone per la conduzione all’ingaggio da 160 mila euro lorde per la vicedirezione di Raidue. Lucia Annunziata incassa invece 8 mila euro lordi a puntata, la Gabanelli soltanto 150 mila all’anno, sempre lordi.
(1. Continua)

Di Beatrice Borromeo e Carlo Tecce