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martedì 28 agosto 2012

La nostra generazione se la passa male



La nostra generazione se la passa male. Non abbiamo i residui di una guerra mondiale sulle spalle, non abbiamo conosciuto la fame e i vestiti passati di fratello in fratello, non abbiamo festeggiato quando c'era la carne a tavola. La nostra generazione, però, se la passa male lo stesso.
Abbiamo i cellulari di ultima generazione e gli indumenti griffati, abbiamo tutti l'automobile e l'impianto stereo, abbiamo la possibilità di informarci in tempo reale e gratis, abbiamo gli effetti speciali al cinema e anche gli occhialini 3D. Eppure la nostra generazione se la passa male.
Abbiamo la possibilità di viaggiare, girare l'Europa con l'interrail o con i voli low cost, visitare luoghi che i nostri genitori vedevano solo in viaggio di nozze, e i nostri nonni in qualche cartolina di parenti emigrati. La nostra generazione, intanto, se la passa male lo stesso.
Abbiamo conosciuto la neve sotto uno snowboard d'inverno nonostante fossimo nati in paesi di mare. Abbiamo mangiato talmente tanto che tutti siamo a dieta. Abbiamo gli abbonamenti in palestra e spendiamo fette dei nostri stipendi in prodotti di bellezza. Abbiamo i centri commerciali in cui fa caldo d'inverno e si sta freschi d'estate, dove possiamo comprare tutto ciò che ci serve senza preoccuparci del parcheggio dell'auto o delle nuvole grigie che, all'orizzonte, minacciano pioggia.
Eppure, la nostra generazione se la passa male. Lavori precari e sottopagati. Diritti ridotti o inesistenti. Prospettive di costruire una famiglia pari a zero. Traffico e inquinamento aumentati in maniera proporzionale al costo della benzina. Servizi sociali e sanitari insufficienti. Monopolio culturale del pensiero unico. Partito unico benpensante moderato liberista. Anche la musica dura è diventata abbastanza morbida da piacere ai figli di papà. Anche le rivoluzioni si organizzano su facebook, e i rivoluzionari si limitano a mettere "mi piace".

A volte mi guardo intorno alla ricerca di una risposta alla domanda: perché ce la passiamo così male? E non riesco a darmi una risposta che non sia un'altra domanda:
Abbiamo lottato?

Do svidanija

lunedì 27 agosto 2012

Stasera ci vorrebbe proprio...



Stasera ci vorrebbe proprio una bella cenetta sostanziosa. Di quelle che l'indomani non ti metti sulla bilancia perché tanto sai che è inutile. Sputerà un numero a tre cifre e tu potresti incazzarti. Mai incazzarsi la mattina e la sera prima di mettersi a letto. Mai.
Stasera ci vorrebbe una bella birretta. Dopo la scorpacciata di calcio del week end appena trascorso, ci vorrebbe un bel film cazzuto. Magari un action movie o una fiction dai colori obliqui tendenti allo scuro. Uno di quei film che vedi con tua moglie e che commenti duro mentre dondoli tuo figlio che se ne strafotte di chi ha voluto Aldo Moro morto, lui vuole solo le coccole dalle tue braccia.
Stasera ci vorrebbe un alito di vento che ti rinfreschi mentre stai fuori al balcone on pantaloncini e t-shirt. Una leggera brezza di tarda estate. Perché l'estate sta finendo, un anno se ne va, eccetera eccetera ci siamo capiti.
Stasera ci vorrebbe una serata dai ritmi sincopati. Momenti adagio con sprazzi e spruzzi di andante e/o allegro. Qualche assolo di chitarra sopra una ritmica ben strutturata, indie.

Stasera vorrei addormentarmi e sognare di vivere da un altra parte con la mia famiglia.

Do svidanija

domenica 19 agosto 2012

Ti sei alzato stamattina




Ti sei alzato stamattina e schiattavi di caldo. Il letto era inzuppato, ma non ti eri pisciato addosso. Sudore del cazzo che manco un ventilatore sparato in faccia è riuscito ad attenuare.
Se sei fortunato ti sei catapultato al mare o in piscina, magari con la tua famiglia o col partner. Se sei meno fortunato, stai a casa o in giro in qualche outlet di provincia a cercare il colpo dell'estate oppure sei imprigionato in qualche mega centro commerciale con aria condizionata e fila ai punti di ristoro. Se sei sfortunato, stai buttando il sangue a lavorare.

Ti sei alzato stamattina con la voglia di non avere voglia. Magari lasciarti vivere per una giornata senza pensare a un beneamato. Oppure ti sei alzato con la voglia di realizzare ciò che avevi organizzato e preparato nei minimi dettagli. Avevi un progetto per oggi? Va realizzato.

Ti sei alzato stamattina e non hai minimamente pensato a chi non si è alzato o a chi non si è ancora disteso. Ed è giusto così. Il mondo è infame ma tu non puoi fare un cazzo per migliorarlo. Fai ciò che puoi e nel tuo piccolo stai nel giusto quasi sempre, stai al posto tuo e continui la tua vita tranquilla. Paghi le tasse maledicendo il governo che te le chiede senza darti un cazzo in cambio e magari pensi a come evadere qualche piccola sommetta. Roba di poco, tipo il canone rai. E' uno stronzo chi lo paga, si sa. Allora meglio non pagarlo, o pagarlo senza dirlo in giro. Bisogna vergognarsi di pagare il canone rai, giusto?

Ti sei alzato stamattina ed hai potuto accendere il tuo televisore e sentire le stesse notizie in tutti i telegiornali. Una capatina ai canali sportivi non può mancare. Magari anche un po' di zapping tra le stazioni radio più cool: passano tutte gli stessi pezzi, ma cazzo bisogna conoscere il trend musicale del momento, no? Sennò sei out!

Ti sei alzato stamattina ed hai fatto esattamente ciò che ci si aspetta che tu faccia.
Ed ora ripeti insieme a me: "Sono libero. Sono libero".

Do svidanija

giovedì 7 giugno 2012

Sabotare



RADIO SABOTAG - TRASMISSIONE N.3

Questo mondo non piace a nessuno. Gli unici che riescono a farselo piacere sono quelli che comandano, che hanno i conti correnti gonfi, che non hanno problemi di lavoro. Tutti gli altri campano male. Alcuni resistono, pochi lottano, molti si lamentano ma non muovono un dito.
Il Sistema non è modificabile, correggibile, migliorabile. Il Sistema va resettato. Punto.
Come fare? Alcuni pensano che basti mettere una croce su un simbolo elettorale ogni cinque anni per cambiare le cose. Sbagliano.
Altri pensano che bisogna mettere le bombe a destra e a manca. Sbagliano.
Altri ancora ritengono che è necessaria una rivoluzione. O un colpo di stato. O una bella dittatura che rimetta le cose a posto. Sbagliano.
Sbagliano tutti quelli che credono che ci sia una sola strada percorribile: la via elettorale e legalitaria; la via terroristica; la via rivoluzionaria o reazionaria. Errore madornale. Perchè se questo Sistema ha fatto qualcosa di buono è stato generare coloro che lo distruggeranno. E ha dato a costoro tutti i mezzi, da quelli legali a quelli illegali, per realizzare quest'opera di distruzione.

Vorrei chiedere a quelli la cui attività politica si riduce all'espressione del voto: pensate davvero che basti? O bisogna impegnarsi ogni giorno, in ogni luogo, senza limitarsi a votare per il partito X o il candidato Y?
Vorrei chiedere a quelli che sparano, gambizzano, mettono bombe: pensate davvero che sia sufficiente per far crollare il Sistema? La paura allontana il Popolo da voi e dalle piazze, dai luoghi di confronto e dai luoghi di conflitto.
Vorrei chiedere a quelli che parlano di rivoluzione delle masse o di dittatura dell'ordine e della disciplina: vedete le masse interessate alla prospettiva rivoluzionaria? Il Sistema non è già abbastanza ordinato e disciplinato, tanto dal lobotomizzare le masse impedendogli di diventare Popolo?

E' una questione di tattica, fratelli e sorelle, non di strategia. L'obiettivo strategico è sempre lo stesso: cambiare il mondo, abolire lo stato di cose presente, realizzare una comunità di Uomini Liberi e Eguali. Questo obiettivo può essere raggiunto in ogni modo, basta che la modalità prescelta non sia realizzata in via esclusiva. Non c'è SOLO la via elettorale, oppure SOLO la via terroristica o SOLO la via rivoluzionaria. Altrimenti si rischia di scadere nel parlamentarismo, nel brigatismo/stragismo, nel velleitarismo. E nessuna di queste tre cose cambierà mai il Sistema, anzi gli darà nuova forza. Il parlamentarismo consentirà al Sistema di dimostrare di essere democratico, perchè concede l'esistenza di una minoranza su cui la maggioranza esercita una dittatura; il brigatismo/stragismo consentirà al Sistema di realizzare ed applicare leggi repressive e di imporre politiche antipopolari, in nome della "sicurezza" e della "salvaguardia della libertà"; il velleitarismo accenderà gli animi per un poco, vincerà qualche battaglia ma perderà alla lunga la guerra. Perchè la guerra al Sistema è una guerra di trincea: lenta, costante, inesorabile. Una guerra di Resistenza e di Liberazione.

L'unico modo conosciuto per vincere guerre così lunghe è il sabotaggio. Bisogna sabotare il Sistema. Ci consentono di presentarci alle elezioni? Presentiamoci. Ci permettono di candidarci e magari essere eletti e di usare le loro tribune per parlar male di loro? Facciamolo. Ci danno un muro dove affiggere manifesti? Tappezziamolo di slogan incendiari. Ci fanno usare il web? Usiamolo contro il Sistema, creando blog e informando i cittadini. Costruiscono un palazzo o una piazza? Occupiamola. Ci caricano con la polizia? Resistiamo e reagiamo. Distruggono il lavoro? Opponiamoci. Licenziano i lavoratori e ledono i diritti? Scioperiamo. Fanno le parate? Alziamo le barricate. Ci tappano la bocca? Urliamo più forte. Ci arrestano o ci uccidono? Rendiamo libere e immortali le nostre idee.

Fanno il deserto e lo chiamano Pace? Sabotiamoli.



sabato 19 maggio 2012

Che cos'è la mafia



La mafia è chi tace. La mafia è chi si gira dall'altra parte. La mafia è chi abbassa la voce. La mafia è chi scende a patti col potere. La mafia è chi si vende. La mafia è chi compra chi si è venduto. La mafia è chi minaccia. La mafia è chi non denuncia la minaccia. La mafia è chi mette bombe. La mafia è chi copre chi mette le bombe. La mafia è chi compie stragi. La mafia è depistaggio. La mafia è menzogna. La mafia è buttare fango sulla verità. La mafia è chi trucca le elezioni. La mafia è chi è egoista. La mafia è chi pensa al proprio pane mentre gli altri muoiono di fame. La mafia è povertà con tanti soldi. La mafia è sperare che sia la mafia a mettere le bombe, e non lo Stato. La mafia è lo Stato che uccide i propri cittadini. La mafia è la strategia della tensione. La mafia è non conoscere i colpevoli, ma solo le vittime. La mafia è sfiducia nel prossimo, nell'altro. La mafia è una montagna di merda, ma è una montagna altissima. La mafia è chi muore ogni giorno. La mafia è fatta da uomini, quindi può e deve morire.

LO SPIGOLO INDIPENDENTE

giovedì 26 aprile 2012

La logica del compromesso non serve a niente




Ho passato anni a moderare il mio carattere, convinto che posizioni più accomodanti e meno estremiste fossero una prova di maturità. Cercare di risolvere i problemi senza alzare un polverone, "lavare i panni sporchi in casa", era il mio obiettivo.
Obiettivo raggiunto, sia chiaro. E di questo devo essere felice, perchè è sempre importante raggiungere gli obiettivi che ci prefissiamo. Alla fine, però, bisogna anche capire se, una volta raggiunto l'obiettivo, ci sono stati risvolti positivi. La nostra vita è migliorata? Noi stessi siamo effettivamente diventati persone migliori?
Beh, la mia risposta è no. La mia esperienza personale mi porta a dire che non c'è stato miglioramento.

La vita è lotta. Lo so e lo dico da tempo. La vita è una barricata. Bene. Allora non c'è scampo per gli accomodanti e per i moderati: bisogna stare da una parte della barricata.
A chi condivide questa impostazione, dico: abbandonate la logica del compromesso. E' una strada che conduce al punto di partenza, in un circolo vizioso di routine.

mercoledì 18 aprile 2012

Le cascate di Emorarth, l'Axeth e la leggenda di Thorsten e Nipel



Le cascate di Emorarth segnano il confine nord della Vikland. Collegano il fiume Velith col fiume Nipel, tramite un salto di 165 metri. Le cascate "appartengono", nella parte più in alto (quella dove scorre il fiume Velith), alle Terre di Pontifex mentre, nella parte più in basso (dove scorre il fiume Nipel), alla Vikland.

Le leggende dicono che l'ascia bipenne del dio Wutan fosse stata forgiata in queste acque, quando un fulmine colpì le cascate: da allora, i giovani Vik che compiono l'Axeth (letteralmente L'Ascia, rituale di passaggio dalla adolescenza all'età adultà) passano una notte in preghiera nelle caverne delle cascate in compagnia dell'ascia con cui saranno consacrati Uomini. Quell'ascia, a cui verrà dato un nome la mattina seguente, sarà legata indissolubilmente a quel Vik fino alla morte.

La tradizione dice anche che, tramite il rituale dell'Axeth, l'ascia acquista una propria anima, che vivrà in simbiosi con l'anima del Vik a cui è consacrata: quando quel Vik morirà, e la sua anima si staccherà dal suo corpo per raggiungere il Valhail (il Palazzo degli Dei e degli Eroi, che domina il paradiso dei Vik, l'Asamyr), anche l'anima dell'ascia la seguirà, lasciando il "corpo" dell'ascia sulla terra per essere custodito nel Kilmarnoth, il Cimitero delle Armi (scudi, elmi, asce, spade dei guerrieri Vik).

Anche la nascita stessa delle cascate è avvolta nella leggenda: la tradizione Vik dice che un cantastorie, Thorsten figlio di Jan, stesse passeggiando per il bosco di Emorarth (al cui interno oggi scorrono le cascate) suonando il suo tin whistle di legno intarsiato. Una valchiria, la splendida Nipel che era solita fare il bagno nuda nel fiume che oggi porta il suo nome, fu piacevolmente colpita dal suono incantevole che proveniva dal bosco. Uscì dal fiume e, tutta nuda, si avviò nel bosco seguendo la dolcissima musica. Così facendo, giunse davanti a Thorsten che, ammaliato dalla bellezza stupefacente e dalla nudità di Nipel, rimase letteralmente senza fiato e non riuscì a suonare più. La valchiria, allora, lo bacio con passione... ed il fiato ritornò a Thorsten che ricominciò a suonare mentre la splendida Nipel prese a ballare tutta nuda nel bosco.

Dopo un pò Nipel raggiunse il fiume, chiedendo a Thorsten di spogliarsi e fare il bagno con lei. Il vik e la valchiria fecero l'amore nel fiume, e poi si stesero al sole. Poco prima del tramonto, Nipel disse a Thorsten che ella è solita andare ogni giorno, alla stessa ora, a fare il bagno nel fiume. In pratica, gli aveva detto che lo avrebbe atteso anche il giorno successivo.

Andarono avanti così per mesi, fino a quando le pioggie e la neve del sopraggiunto inverno non consentirono più ai due amanti di fare il bagno insieme. Thorsten e Nipel si promisero, quindi, che si sarebbero rivisti al primo giorno di sole.

E quel giorno, dopo quasi un mese, arrivò. Thorsten, alla solita ora, si addentrò nel bosco, certo di reincontrare finalmente la sua amata valchiria. Per la troppa fretta, però, fu poco attento a dove metteva i piedi. Inciampò e cadde, sbattendo la testa. Svenne. Quando riprese i sensi, era ormai buio e aveva ricominciato a piovere.

Per settimane l'inverno mandò in terra pioggia o neve, rendendo impossibile un nuovo incontro tra i due amanti. Quando finalmente tornò il sole, un pomeriggio Thorsten arrivò al fiume, e fece una scoperta spaventosa: la veste azzurra di Nipel era a terra, completamente infangata. Sarà lì da settimane. E vicino alla veste, attaccata ad un albero con un piccolo pugnale che Nipel usava come fermaglio per i capelli, vi era una pergamena. Thorsten liberò la pergamena e la lesse:

Avevi promesso amore eterno
e desiderio perpetuo.
Eppure appena il sole
è tornato su questa terra
dopo giorni di infausta pioggia,
tu non sei venuto.
Non ho fatto altro che sperare,
ogni giorno,
che arrivasse il sole
per poterti vedere.
Oggi che il sole è giunto,
tu non sei venuto.
Ho creduto al tuo amore
con tutta me stessa.
Ma tu non sei venuto.
E se l'amore è vita,
io che non ho il mio amore
allora non vivrò.
Da, smert.

Si era uccisa. La splendida Nipel, sconvolta dal dolore per il mancato arrivo di Thorsten, si era lasciata annegare nel fiume. Aveva concluso la sua lettera d'addio con "Da, Smert": il grido di battaglia vik. In genere i Vik lo usavano nelle missioni definite "suicide", cioè in quei duelli o battaglie vere e proprie in cui sembrava quasi impossibile riuscire a vincere.

Sconvolto dal dolore, Thorsten salì in cima al bosco di Ermorath: fece il sentiero di corsa, a perdifiato, ma la disperazione e la rabbia erano tali che quasi non si accorse della fatica. Giunse in cima e si affacciò giù: il fiume dove la sua amata Nipel si era lasciata annegare era sotto i suoi piedi, 165 metri più in basso. Thorsten pose il suo tin whistle su una roccia... e si lanciò nel vuoto, per ricongiungersi per sempre con la sua amata Nipel.

D'improvviso, la roccia su cui Thorsten aveva poggiato il suo whistle cominciò a muoversi, come se vi fosse un terremoto. In effetti vi fu un terremoto, che spaccò in due la sommità del monte da cui si era lanciato Thorsten. Il corso del fiume Velith, che scorreva 10 metri sopra, fu deviato da questo terremoto e si incanalò nella nuova frattura che giungeva fino alla roccia del flauto (da allora chiamata Wistelrak, che significa appunto "la roccia del whistle" in lingua elder). Da lì, cominciò a scendere in picchiata verso il fiume Nipel.
Così nacquero, secondo la leggenda, le cascate di Emorarth, che presero il nome dal bosco che attraversano.

giovedì 5 aprile 2012

Tre haiku del 5 aprile



Il segreto è
trovare pace
senza provare rabbia.
------------------------
Scorre come sangue,
come acqua dal monte,
la mia vita.
------------------------
Stai tranquillo:
non puoi sbagliare strada
se segui la Via.

domenica 1 aprile 2012

Il contrasto netto



Quante volte abbiamo pensato di metterci a dieta, oppure di smettere di fumare, o altro? Tantissime volte, ne sono certo. Ognuno di noi ciclicamente si ripromette di cambiare il proprio stile di vita, di abbandonare qualche vizio o di riorganizzare il proprio tempo.
Poi viene il dilemma: comincio subito dando "una botta netta", oppure procedo gradualmente? Smetto di fumare domani, o comincio a ridurre le sigarette? Cambio regime alimentare subito, o pian piano riduco le porzioni?

Queste ed altre domande me le sono fatte anche io. E vi dico che non è stato facile trovare la risposta. Però ci sono riuscito.
Anche in questo, mi ha aiutato la mia (superficiale, per carità!) conoscenza delle filosofie orientali, ed in particolare della dottrina dello Yin e Yang tipica del Taoismo. Questa dottrina insegna che non esistono il "bene puro" e il "male puro": bene e male sono complementari, come il freddo e il caldo, il maschile e il femminile, la notte e il giorno. La sofferenza nasce dall'eccesso di una delle due componenti. La felicità, o meglio la serenità, è conseguenza dell'equilibrio tra le due componenti.

Come raggiungere questo equilibrio? Provo a spiegarmi con un esempio:
Abbiamo una tinozza di acqua fredda. Dobbiamo far diventare quell'acqua tiepida, immettendo altra acqua. Cosa facciamo? Abbiamo due possibilità. Prendiamo una pentola di acqua bollente e la riversiamo nella tinozza, oppure cominciamo a riversare acqua sempre più calda fino al raggiungimento del tepore.
In realtà, solo una di queste strade conduce all'equilibrio: la prima. Perchè se seguissimo la seconda strada (palesemente più lenta) ci renderemo conto che, man mano che mettiamo acqua leggermente più calda della precedente, la stessa si raffredda col passare del tempo. Inoltre, aumenterebbe il livello di acqua fredda.
L'unico modo, quindi, è il "contrasto netto" al freddo, con una immissione di acqua bollente.

Ecco, la stessa cosa va fatta anche per la dieta, per il fumo, e per gli altri vizi o le altre abitudini sbagliate: cambiare subito strada, smettere immediatamente di continuare sui vecchi sentieri, è l'unico modo di ritrovare quanto prima l'equilibrio.


venerdì 16 marzo 2012

Mio articolo su Cado in Piedi

Vi (ri)propongo il mio articolo sulla Camusso che dice SI al Tav, pubblicato dal sito di informazione Cado in Piedi.
Lo trovate sul sito http://www.cadoinpiedi.it/2012/03/15/la_camusso_dice_si_al_tav_e_noi_diciamo_no_anche_a_lei.html

lunedì 5 marzo 2012

L'alternativa all'Europa è l'Europa



Con questo articolo voglio inaugurare una nuova fase di questo blog. Voglio dedicare maggior attenzione a temi sui quali, in effetti, questo blog è stato abbastanza carente. Mi riferisco, in particolare, alle tematiche di politica estera e, in generale, alla geopolitica intesa come scienza che tratta il divenire delle forze sociali, economiche, politiche e culturali in un determinato spazio.
Dato che lo spazio in cui vivo è l'Europa (in quanto credo nel superamento dell'ormai desueto concetto ottocentesco di Stato nazionale, quindi non mi riconosco nell'Italia), voglio cominciare con l'interessarmi dell'Europa, per poi passare agli Stati Uniti, all'America Latina, all'Africa mediterranea, al Vicino Oriente, alla Russia, all'Asia.


L'ALTERNATIVA ALL'EUROPA E' L'EUROPA

In questa fase storica è davvero difficile dirsi europeisti. Se questa crisi (finanziaria, poi economica, infine sociale) ha assunto le proporzioni che tutti sappiamo, sicuramente è anche colpa dell'incapacità dimostrata dalle istituzioni europee di affrontarla in tempo e con efficacia. Ciò ha generato sfiducia nei confronti dell'Europa, che in breve tempo si è tradotta in aperta ostilità. Le decisioni che la Troika ha preso per risolvere la "questione Grecia" hanno spaventato tutti i popoli europei, convinti che anche i loro governi nazionali utilizzeranno lo spauracchio della Grecia per imporre scelte economiche antisociali. E tutto ciò avviene a pochi anni dai referendum sul Trattato di Lisbona che, dove furono tenuti, videro sempre la sconfitta del fronte europeista.
Questa Europa non piace, c'è poco da fare. Ed è difficile dar torto a chi non si fida di questa Unione Europea che sembra  essere sempre più una unione economica, anzi monetaria, succube delle banche internazionali, e non una unione di popoli.
Il problema, però, non è rinunciare all'Europa in nome di un ritorno ai vecchi stati nazionali, o peggio ancora alle famigerate "piccole patrie" in nome delle quali si sono avute tragedie e divisioni. Chiunque immagini un ritorno al passato, fatto di piccoli nazionalismi di bottega o di nuovi micronazionalismi in salsa padano-celtica, dimostra di non essere capace di accettare le sfide della contemporaneità. Sfide che si combattono sempre più su scala continentale, prima ancora che globale.

Il problema, quindi, è come realizzare "un'altra Europa". Anche su questo tema si sono avute le più romantiche dissertazioni su "un'altra Europa è possibile" o sulla "Europa dei popoli": belle parole che, però, sono prive di un progettualità politica. Perchè è inimmaginabile contare qualcosa sullo scenario internazionale quando non si ha una sola e unica voce (per capirci, un unico ministro degli esteri europeo); è impensabile avere una unione monetaria senza una convergenza tra diritti, salari e stipendi, trattamenti pensionistici tra i lavoratori europei; è incomprensibile continuare a mantenere tutti questi eserciti, tra loro diversi per formazione ed equipaggiamento, senza puntare invece sun un esercito europeo; è impossibile far nascere un "sentimento nazionale" europeo senza un investimento costante sulla Cultura europea, che va insegnata nelle scuole e promossa e fomentata dai mass media.

Non c'è nessun ritorno al passato da realizzare, nè è possibile continuare sulla strada dell'Unione Bancaria Europea. Bisogna, viceversa, creare uno Stato europeo, che abbia tutte le strutture di uno stato unitario.

mercoledì 29 febbraio 2012

sabato 14 gennaio 2012

Estraneo



Ti hanno sempre insegnato che esistono solo due posizioni rispetto alla società in cui vivi: il conformismo e l’anticonformismo. Tu puoi essere come la maggioranza delle persone, oppure essere “anti”, cioè “contro” la maggioranza delle persone. Ti danno un modello di vita: tu puoi aderirvi o meno. E ti hanno detto che questa tua possibilità di scelta si chiama Libertà.
Non è vero. Ti hanno preso e ti prendono per il culo. La scelta di essere a favore o contro, conformista o anticonformista, non rappresenta una libertà, bensì un obbligo. Il Sistema ha bisogno della tua scelta, perché così può dimostrarti che sei libero di scegliere. Prova a non scegliere. Prova a negare la falsa contrapposizione tra conformismo e anticonformismo. Prova a dire, anzi a gridare, che conformismo e anticonformismo sono DUE mode, DUE modelli, DUE creazioni del Sistema. Prova a tirarti fuori dai due gruppi.
Prova a dichiararti Estraneo. Né con, né contro: semplicemente Estraneo. Perché tu sai che esiste una barricata. Da una parte il Sistema, i suoi servi e i suoi utili idioti. Dall’altra, gli Estranei. Una minoranza, certo. Ma sono le minoranze a cambiare la Storia. E’ sempre stato così, e sempre sarà così. Bisogna sempre diffidare dalle masse: esse sono volubili e facilmente influenzabili o comprabili. Pochi ma buoni, nella vita e nel lavoro. Se un libro è letto da milioni di persone non vuol dire che sia un capolavoro, anzi. Molto spesso è una boiata clamorosa che ha avuto successo commerciale solo perché stimola i principali istinti di pancia delle Masse. Un film campione di incassi non necessariamente è un'opera d'arte. Probabilmente, invece, è una cagata mostruosa zeppa di effetti speciali, luoghi comuni, trame scontate e qualche attore/attrice di grido. Essere eletto con milioni di voti non vuol dire essere un leader politico valido e utile alla comunità: i voti possono essere comprati e scambiati, e lo stesso Hitler fu democraticamente eletto.
Spesso definiamo “eccezionali” quei libri, quei film, o anche quelle persone. Eppure l’Eccezione è trovare un capolavoro apprezzato da milioni di persone.

Sii una Eccezione. Impegnati ad essere ciò che conferma la Regola. Non per puro gusto di essere un bastian contrario, tipico degli anticonformisti blasè che sono ormai professionisti dell’andare contro le regole perché “fa figo”. La grandezza sta nel capire se una Regola è giusta o sbagliata. Se è giusta, difenderla a tutti i costi. Come una trincea. Come un muro. Il famoso muro di cui ti ho già parlato. Se una Regola è sbagliata, lottare per cambiarla. Con ogni mezzo. Anche il più estremo.
Perché è meglio intendersi subito: la Storia non si cambia con le raccolte di firme e gli scioperi della fame. Né si può pensare che bastano due molotov per cambiare gli eventi. La costruzione di un progetto di opposizione politica, sociale o semplicemente esistenziale è un percorso lento, non istantaneo. Come un enorme grattacielo da cui guarderai il Mondo e le sue povertà mentali. Nessuno costruirà questo grattacielo per te. Sei tu che devi gettare le fondamenta. E’ arrivato il momento.

venerdì 13 gennaio 2012

Liebe und Ehre - Amore e Onore



Mi è sempre piaciuta la poesia. Ancor di più, mi piacciono i poeti. Le loro vite. La loro arte. E quel confine netto tra loro e la sedicente società civile. Poeta è colui che scrive le solite cose in un in modo, ricordalo bene. Essi non scoprono nulla. Essi svelano. Non creano niente. Distruggono: giudizi e pregiudizi, norme e codici del benpensare, conformismo e moderatismo. Il poeta non è un muratore, che costruisce edifici. Il poeta non è uno scienziato, che inventa una formula per salvare o annientare il Mondo. Il poeta vede. Tra le impercettibili sfumature della quotidianità, il poeta vede i bianchi. E i neri. Forse per questo ho sempre amato i poeti: perché mi vedevano. Mentre tutti mi ascoltavano, loro mi sentivano. Ed io sentivo loro, nonostante fossero morti anche duemila anni prima della mia nascita.

Uno dei generi più famosi di poesie è la lirica amorosa. Praticamente tutti i poeti si sono posti il problema dell’Amore. E della ricerca della famigerata rima migliore. “Cosa fa rima con amore?”, ci hanno chiesto fin dalle elementari. I più dolci hanno risposto “cuore”. I più romantici, “dolore” (e ciò dimostra che l’esser dolci e l’esser romantici sono due cose diverse, se non proprio opposte). Anche io mi sono posto questa domanda. E dopo trent’anni ho trovato la risposta. La MIA risposta. Onore. Amore fa rima con Onore.

L’Amore è la benzina della Vita. Come la benzina alimenta il motore, così l’Amore alimenta il Conflitto, cioè il motore della Vita.
La vita è lotta, conflitto. Ed ogni conflitto è generato dall’amore. Se non ami qualcosa o qualcuno, non combatteresti mai. E’ l’amore (per te stesso, per la tua famiglia, per il tuo popolo, per la tua terra, per le tue idee) che ti fa imbracciare una penna o un fucile. Indossare una maschera (come V per Vendetta) o un paio di guantoni (come Jim Braddock).
Lo stesso Odio è generato dall’Amore. Non esiste l’Odio puro. Tu odi solo ciò che mina l’esistenza tua e delle persone che ami. Se tu non amassi qualcosa o qualcuno, non conosceresti l’Odio. E siccome l’Odio è pericoloso, il Sistema cerca di indirizzarlo lontano da se stesso. E ti induce ad amare cose o persone per le quali, in realtà, non provi nulla. Ma sei lobotomizzato.
Amando ciò che ti dicono di amare, automaticamente odi ciò che loro vogliono farti odiare.

Tirati fuori da questo schema. Impara ad amare in maniera AUTONOMA. Trovala tu la parola, l’idea, il valore che fa rima con “amore”. Io ho trovato la mia rima personale. Onore.
Si può amare in tanti modi, non c’è dubbio. Io ho deciso di amare con Onore. Voglio, cioè, rendere quotidianamente onore a tutte le persone e le idee che amo. Voglio vivere una vita fiera, dove i vizi ed i peccati di una gioventù conforme siano stati abbandonati “dall’altra parte” del muro di cui ti ho parlato precedentemente.
Il filo spinato sono le mie idee. I miei valori. Amore ed Onore sono i miei fari. Dal punto di scontro tra ciò che ero e ciò che sono si sono salvati solo l’Amore e l’Onore. Perché sono forti. Il resto, distrutto e ormai inutilizzabile, è dall’altra parte del muro. E sta bene lì.
Vivere e amare con Onore. Schiena dritta. Testa alta. Se hai una idea, combatti per essa. Se ami una persona, sii pronto ad uccidere o ad essere ucciso. Se hai combattuto con Onore, il tuo nemico te ne renderà atto. La Storia dirà di te che hai vissuto con onore. E nel Valhalla ci sarò posto anche per te.

Nella mia vita precedente ho amato. E tanto, credimi. Ma senza onore. Mi sono macchiato di azioni disonorevoli. E devo alla mia grinta se oggi sono qui a parlare con te. Avrei potuto conformarmi. Farmi trascinare dalla corrente. Attendere sulle sponde del fiume. Far finta di niente. Essere come tanti altri. Superare i miei errori, senza imparare nulla da loro.
Invece no. Ho dichiarato guerra a me stesso. Mi sono sputato in faccia ed ho reagito. Ho raggiunto il mio punto di scontro. E alla fine sono risorto. Ed ho deciso di vivere, amare, essere a modo mio. In maniera Estranea.

giovedì 12 gennaio 2012

Punto di scontro



Dico a te.
A te che hai questo scritto tra le mani.
Non so niente di te. Quanto guadagni. Per chi voti. Per chi tifi. Se indossi o meno una divisa. Se sei giovane o anziano. Se hai figli o se sei figlio. Non so niente di te, tranne una cosa: hai questo libro tra le mani. Ed è mio dovere avvisarti che al termine di questo scritto, se mai questo scritto avrà una fine visto che l’ho cominciato oggi, tu dovrai fare una scelta fondamentale. Che riguarderà te e solo te.

“E’ nelle sfumature che si cela il segreto dell’esistenza”. Sono in molti a crederlo. Io no. E ti spiego perché. Le sfumature sono una scusa. Il tentativo di dare ad un punto di incontro, ad un tacito accordo, ad un atto di moderazione una valenza superiore. Tutti i colori del mondo sono sfumature. Rosso, giallo, blu, verde. Sono tutte gradazione diverse di una medesima scala. Anche i partiti politici attuali sono così: tutte gradazioni diverse della scala del Sistema. Fingono di essere in conflitto tra loro, come il marrone col rosso. Alla fine, però, stanno tutti sulla stessa tavolozza. Tutti dalla stessa parte della barricata. E tu, su quella tavolozza, non ci sei. Non c’è posto per te. A meno che…non diventi una sfumatura anche tu. A meno che tu non sfumi la tua essenza e la tua esistenza, le tue idee e le tue azioni. Se riesci a sfumare e a sfumarti, allora il posto per te si trova. Tra i rossi, forse. O tra i verdi. Non importa dove: il Sistema ti concede un posto sulla tavolozza, a patto che tu ti sfumi, che smetti di avere contorni netti, ben marcati, fortemente delineati.

Io no. Io odio le sfumature. Perché amo la nettezza. Se i colori sono tutte gradazioni diverse di una medesima scala, tale scala ha un inizio ed una fine. Un bianco e un nero. Ecco, io sto tra i neri. Io sono l’assenza di colore, quindi il colore più puro. Ed amo me stesso e gli altri pochissimi neri che nella mia vita ho incontrato. E sai che ti dico? Amo anche i bianchi. I miei opposti. Perché sono puri. Di una purezza uguale e contraria alla mia. I bianchi e i neri non ci vogliono stare sulla tavolozza del Sistema. I bianchi e i neri stanno dalla stessa parte della barricata. I bianchi ed i neri si combattono, perché la loro vita è lotta. I bianchi e i neri non cercano un punto di incontro, ma un punto di scontro. Perché solo dallo scontro, dal conflitto, dalla lotta, può sorgere la forza pura. Quella che consente a me di dirti ciò che penso fregandomene altamente del tuo giudizio. Perché io non ho scritto questo libro per avere un tuo giudizio. Non ho scritto questo libro per convincerti che io ho ragione. Io voglio solo farti fare una cosa che il Sistema non ti fa fare più: pensare. Riflettere. In maniera AUTONOMA. Ecco la parolina magica: autonomia.

Alla fine di questo scritto tu dovrai fare una scelta. Prima di allora, io ti dirò delle cose. Sono tutte cose che ho vissuto o che ho visto vivere a persone a me vicine. Parenti ed amici. Compagni di squadra o di militanza. Non farò filosofia né utilizzerò il tipico lessico ricercato da professorone. Con questi ed altri vizi del passato ho chiuso. Ho edificato un muro, che separa ciò che ero da ciò che sono. Nessuna sfumatura, né via di passaggio: un muro alto e solido. Su questo muro ho messo del filo spinato. Ed una scritta, in tedesco: Liebe und Ehre. Amore e Onore. Ora capirai perché.

M.C.Q.: Mens CorpusQue



Mi sono lasciato andare. Fisicamente, intendo. Non faccio attività sportiva da più di un mese. Non ho alzato un peso. Non ho tirato un pugno al sacco. Non ho fatto una partita di calcetto nè una corsetta. Per uno come me, abituato da anni a fare con continuità attività sportiva, singifica crollare. Significa cominciare ad accusare dolori vari, ad essere affaticato dopo ogni sforzo, seppur minimo.

Significa guardarsi allo specchio e vedere un trentenne grassoccio che ha poco da dire e ancor meno da fare.


La bilancia stamattina ha emesso la sentenza: 99 kg. Per uno alto 180 cm, decisamente troppi. Anche perchè non parliamo di tono muscolare, ma proprio di grasso. Devo riprendermi.

Il problema, però, è sempre lo stesso: ho quasi sempre fatto sport collettivi, sport di squadra. Sono quindi abituato a quel piccolo rituale che condisce ogni allenamento o ogni match: le chiacchiere prima e dopo la partita, le pacche sulle spalle o i rimproveri dei compagni, la gioia o la rabbia nello spogliatoio.

Questa "dipendenza" dagli altri è nociva, perchè conduce all'inattività. Tutti hanno una vita, e non è mica facile conciliare le esigenze di tutti. Se aspetto ancora di trovare un compagno con cui fare footing o un gruppo con cui giocare a calcetto s-i-s-t-e-m-a-t-i-c-a-m-e-n-t-e, rischio di ritrovarmi tra sei mesi pieno di dolori e di affanni, e incapace di giocare con mio figlio (che sta per nascere).


L'epoca degli sport di squadra è finita. La vita prende il sopravvento. E la mia vita non mi concede routine di sorta. Non mi concede, ad esempio, l'allenamento il lunedì, il mercoledì e il venerdì dalle 20 alle 21.

Non posso più avere giorni fissi o orari fissi. Quindi non posso avere compagni di allenamento o di squadra fissi. Non posso più avere nulla di fisso, di determinato.

Devo adattarmi, come l'acqua del fiume quando incontra uno scoglio sul suo percorso.

Devo usare il cervello e cuore, certo, ma anche i muscoli. Perchè serve tutto, nella vita.

Serve tutto.


Mens CorpusQue. Mente e Corpo.

mercoledì 11 gennaio 2012

Cimenti






Nella mia vita ho scritto molto.
Poesie.
Canzoni.
Sceneggiature.
Racconti.
Saggi brevi.
Articoli giornalistici.

In una cosa non mi sono mai cimentato: il romanzo.
Ho deciso di provarci.
Vi terrò aggiornati.

martedì 3 gennaio 2012

Tutti contro Beppe Grillo. Mah.


Tutti contro Beppe Grillo. Il comico genovese, promotore del Movimento 5 Stelle, è accerchiato dal fuoco congiunto di destracentrosinistra istituzionale, per aver scritto sul proprio blog: "Se Equitalia è diventata un bersaglio bisognerebbe capirne le ragioni oltre che condannare le violenze".
Una atteggiamento di buonsenso, che andrebbe applicato a tutti i fenomeni umani: non limitiamoci a condannare chi, scioperando, ci rompe i coglioni, ma cerchiamo di capirne le ragioni; non fermiamoci nella critica alle violenze di piazza (cfr 15 ottobre 2011), ma cerchiamo di comprendere perchè c'è gente che sfonda vetrine o incendia auto.
Giustificare la violenza? Non pare che Grillo l'abbia fatto, nè in questo caso nè in altri casi. Ha semplicemente espresso un concetto semplicissimo, eppure rivoluzionario: anche chi sbaglia, anche chi incendia, anche chi frantuma vetrine, anche chi blocca le strade, anche chi blocca i lavori del TAV... potrebbero avere delle ragioni giuste. Il condizionale è d'obbligo, come sempre in questi casi e per evitare la facile strumentalizzazione del tipo "allora anche i mafiosi potrebbero avere ragione?".
Ammettere che dietro un sanpietrino, dietro una molotov, dietro un atto violento/vandalico possa esserci addirittura una ragione giusta, è inimmaginabile e spaventoso per chi detiene il potere economico-politico: significherebbe ammettere che i cittadini non vivono nel migliore dei mondi possibili.

giovedì 15 dicembre 2011

Non credo nell'Umanità. Credo nell'Uomo.






Guardo i vari siti di informazione italiana, e non riesco a trovare nulla che meriti un commento. Cosa altro aggiungere alla indegna manovra economica che i bocconiani ci stanno propinando? Cosa altro dire della strage di Firenze? O delle minacce di Confindustria riguardanti la disoccupazione e la recessione? O dei sistemi autoritari e antidemocratici utilizzati dalla Fiat marchionniana? O del fallimentare vertice di Durban? O del fatto che a giorni chiuderà la discarica di Malagrotta e tra qualche mese ci ritroveremo con Roma sommersa dai rifiuti e tutti pronti a sostenere la Polverini e Alemanno "perchè adesso c'è l'emergenza rifiuti"?
Nulla. Non ho nulla da aggiungere. So che accadrà. So che potranno mettere la benzina a 3 euro al litro, ma non rinunceremo all'auto. So che potranno licenziarci senza giusta causa, e i sindacati e la "Sinistra" sottoscriveranno e voteranno questi propositi. So che si discuterà sulla rinascità del fascismo o sulla singola follia del singolo individuo. So che l'immondizia ci sommergerà e noi appoggeremo chi vuole costruire discariche. So che sosterremo chi palrerà di "emergenza rifiuti simile a Napoli", nonostante il problema non sia stato affrontato (a Roma come a Napoli) da anni. So che continueremo ad inquinare pur di avere qualche soldo in più in banca. So che appena qualcuno alzerà un dito o lancerà una pietra, sarà accusato di essere un violento di professione, un terrorista, un black bloc.

So che ciò accadrà. E' già accaduto, e accade ogni giorno.
Io mi sottraggo a questo gioco. Io ve lo dico fin da ora: non sono dalla vostra parte. Io non giustifico questa macelleria sociale che è diventata macelleria umana. Io non credo alle emergenze. Io non credo a Confindustria. Io non credo alla "sinistra" italiana. Io non credo che il Protocollo di Kyoto sia un freno. Io non credo nello sviluppo, nella crescita, nel Pil.

Io non credo nell'Umanità. Credo nell'Uomo.
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