giovedì 20 settembre 2012
Sui meridionali in divisa
martedì 29 maggio 2012
#no2giugno
lunedì 21 maggio 2012
Sui fischi all'Inno
sabato 17 marzo 2012
17/3/1861 - 17/3/2012: Nulla da festeggiare
venerdì 19 agosto 2011
Ci tolgono pure le feste!

Vorrei chiedere al Governo, a Berlusconi ed in particolare a Tremonti, quanto si pensa di risparmiare abolendo le feste.
Quanti soldi pensate di fare togliendo di mezzo il 25 aprile, il 1 maggio e i santi patroni?
Adesso ci tolgono pure le feste. Il 25 aprile, la Liberazione dal nazifascismo. Una festa che tutti gli abitanti della penisola italica dovrebbero sentire e festeggiare alla grande. Dopo anni di polemiche e di assenze di Berlusconi dalle celebrazioni del 25 aprile, adesso la vogliono proprio abolire.
E il 1 maggio? La festa dei lavoratori? Niente. Verrà accorpata alla domenica successiva. E' vero che in Italia la disoccupazione, specie nel sud, aumenta a dismisura... ma mi pare eccessivo abolire la festa dei lavoratori!!!
E i santi patroni? Pure coi santi ve la pigliate? Quanto potete risparmiare togliendo San Gennaro a noi napoletani, Santa Rosalia ai fratelli palermitani, i Santissimi Pietro e Paolo ai cugini romani?
Ci stanno togliendo tutto. Tutto.
Anche quello che non costa nulla.
Ci fanno andare in pensione tardi, mentre loro ci vanno dopo una legislatura. Ci danno il tfr dopo due anni, mentre loro hanno i vitalizi. Aumentano i biglietti dei treni, dei bus, dei tram, la tassa sui rifiuti, i ticket sanitari... mentre loro spendono 12 euro per mangiare a base di pesce a Palazzo Madama.
San Gennà, pienzaci tu!
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mercoledì 2 marzo 2011
Federalismo leghista: una fregatura imposta al Sud

Peccato, però, che il federalismo così si traduce in una riforma che il Sud – silentemente – dovrà subire. A pochi giorni dalle festa dell’unità, viene da dire che per il Mezzogiorno il federalismo è una nuova spedizione dei Mille: non richiesta eppur subita. Ora, a priori la riforma dello Stato in senso federale non è il male assoluto, ma bisogna vedere come viene applicata, se vengono prese in considerazione le esigenze di tutto il Paese e non di una sola parte. L’opposizione ha criticato l’atteggiamento del governo, parlando di debolezza. A chi ama il Meridione non interessano la forza o meno dell’esecutivo o le schermaglie tra schieramenti, ma solo che per l’ennesima volta il Sud non subisca il pacco e contropacco del sogno di un Paese migliore.
La Cgia di Mestre ha fatto i conti sul federalismo municipale e, secondo gli artigiani veneziani, a guadagnarci saranno soprattutto i sindaci del Nord. A fronte di circa 11,243 mld di euro di trasferimenti che saranno soppressi a tutti i Comuni italiani, l’Erario devolverà a questi ultimi lo stesso importo proveniente dal gettito dell’Irpef sui redditi fondiari, da quello proveniente dall’imposta di bollo e di registro sui contratti di locazione, dal 30% del gettito delle imposte sui trasferimenti immobiliari, dalla quota del 21,7% della cedolare secca sugli affitti e dalla compartecipazione Iva.
La differenza tra questi due voci (trasferimenti soppressi e imposte devolute ai Comuni), afferma la Cgia, ”ci consente di dire che da questa operazione ne trarranno vantaggio i Sindaci del Nord”. Milano, secondo questi calcoli, sarà il Comune più premiato da questa operazione con un vantaggio economico di 211 euro pro capite, seguono Monza, con 201, Parma con 144, Imperia con 141 e Siena con 132. Male, invece, la situazione al Sud. Tra le realtà più penalizzate segnaliamo Foggia, con una differenza negativa di 192 euro pro capite, L’Aquila, con meno 208 euro, Taranto con meno 215, Cosenza meno 269, Napoli con 327. ”Il risultato emerso da questa analisi – commenta il segretario della Cgia Giuseppe Bortolussi – è ancora molto parziale, visto che con l’istituzione del Fondo sperimentale di riequilibrio, così come previsto dal decreto stesso, queste disparità territoriali dovranno essere eliminate”.
Da www.ilsud.eu
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martedì 1 marzo 2011
17 marzo, tutti al Pantheon a contestare!

INSORGENZA CIVILE ROMA aderisce alla manifestazione indetta dal PdSud di Roma in occasione delle celebrazione per il 150esimo anniversario della malaunità italica. Saremo al Pantheon a contestare Napolitano che rende omaggio ai settentrionali Savoia, causa prima dei mali che affliggono le Due Sicilie da 150 anni.
http://partitodelsud-roma.blogspot.com/2011/01/il-17-marzo-noi-non-festeggiamo-anzi.html
Ovviamente chiameremo a raccolta tutti i nostri amici e simpatizzanti e vogliamo organizzare una protesta pacifica e gandhiana, senza insulti verso nessuno o grida separatiste, nel rispetto delle regole della nostra repubblica, delle nostre leggi e della nostra Costituzione, ma sottolineando che:
1) l'Italia e' una Repubblica e non si può omaggiare un Re...in particolare per i meridionali e' offensivo omaggiare Vittorio Emanuele II
2) Vittorio Emanuele II ed i Savoia sono stati una vergogna per l'Italia intera e sono gli artefici ed il simbolo di un Regno piemontese che ha depredato le ricchezze meridionali e massacrato il Sud con centinaia di migliaia di morti in una guerra civile tra il 1860 ed il 1870...il 17 marzo 1861 è stato l'inizio e l'origine della "questione meridionale", purtroppo non ancora risolta...
3) l'unità che si festeggia ancora oggi e' solo formale, perchè non siamo affatto un paese unito...e non lo saremo mai fin quando un giovane meridionale non avrà le stesse possibilità di trovare lavoro al Sud rispetto al centro-nord, fin quando non avremo le stesse cure mediche, le stesse infrastrutture, le stesse condizioni per i prestiti bancari...in una parola quando finirà, in un modo o nell'altro, questa colonizzazione del Sud che dura da 150 anni.
sabato 8 gennaio 2011
Giorgio, di quale nazione parli?

martedì 30 novembre 2010
Banca d'Italia: l'Unità creò sottosviluppo nel Mezzogiorno

Il processo di verità storica che da tempo sta squarciando il muro di oblìo eretto a difesa di una mistificata interpretazione delle vicende unitarie e post unitarie della nostra nazione, ha trovato nuovo e solidissimo impulso per merito di una pubblicazione scientifica edita da un’istituzione dall’indiscussa affidabilità quale la Banca d’Italia. Se fino ad oggi si è potuto confutare, su basi storiografiche peraltro tutte da verificare, quanto asserito da chi, carte alla mano, mira a dimostrare come il presunto processo unitario si sia risolto nei fatti in una feroce e avvilente colonizzazione del Mezzogiorno, oggi scende in campo la Banca d’Italia, con il suo indiscusso prestigio, a sancire, sulla base di incontestabili analisi e dati statistici, la verità di fatti troppo a lungo vergognosamente manipolati.
Ebbene, a contraddire definitivamente un’ideologia mistificatrice della realtà di episodi che hanno costretto il Mezzogiorno ad una immeritata situazione d’inferiorità, irrompono con l’autorevolezza che gli deriva dalla reputazione di studiosi il Prof. Stefano Fenoaltea, docente di Economia Applicata all’Università di Tor Vergata (Roma), insieme al collega Carlo Ciccarelli, Dottore di Ricerca in Teoria economica ed Istituzioni nella stessa Università.
Nel loro accuratissimo saggio, il cui alto valore scientifico ha meritato per i due economisti l’onore della pubblicazione da parte della Banca d’Italia, gli studiosi dell’Università di Tor Vergata hanno non solo reso manifesto, potremmo dire, ma bensì confermato come all’origine dell’attuale sottosviluppo del Sud ci sia una bugiarda unificazione nazionale. Sin dalle prime pagine del loro lavoro di ricerca, apparso peraltro solo in lingua inglese nei “Quaderni di Storia Economica di Bankitalia”, n. 4, luglio 2010 (domanda: perché non in italiano e con adeguato resoconto pubblico?), Stefano Fenoaltea e Carlo Ciccarelli affermano così esplicitamente: “L’arretratezza industriale del Sud, evidente già all’inizio della prima guerra mondiale non è un’eredità dell’Italia pre-unitaria» (Through the Magnifying Glass: Provincial Aspects of industrial Growth in Post-Unification Italy, pag.22).
A scrupoloso fondamento del loro studio, corredato da minuziose tabelle statistiche, gli economisti di Tor Vergata prendono in esame i censimenti ufficiali del neonato Stato italiano, precisamente negli anni 1871, 1881, 1901 e 1911. La disponibilità di una notevole massa di dati nazionali e regionali ha offerto l’opportunità a Fenoaltea e Ciccarelli di comprendere a fondo, come sostanzia loro ricerca, lo sviluppo dell’Italia nei primi decenni dopo l’unificazione. Orbene, il meticoloso lavoro eseguito aggiunge, ai dati già disponibili, un’analisi dei dati disaggregati relativi alla produzione industriale in 69 province tra il 1871 e il 1911, determinando gli studiosi a svelare che: «Il loro esame disaggregato rafforza le principali ipotesi revisioniste suggerite dai dati regionali». Più eloquente di così…e, si sottolinea ancora, qui sono i numeri che parlano esplicitamente!
La tabelle pubblicate da Fenoaltea e Ciccarelli mostrano che nel 1871 il tasso di industrializzazione del Piemonte era del l’1.13%, quello della Lombardia 1.37%, quello della Liguria 1.48%. Da evidenziare come, a questo punto, fossero già trascorsi dieci anni di smantellamento dell’apparato industriale dell’ex Regno delle Due Sicilie, con il ridimensionamento di importanti stabilimenti come le officine metallurgiche di Pietrarsa, a Portici (Napoli) (oltre 1000 addetti prima dell’unificazione ridotti a 100 nel 1875), nonché quelle di Mongiana in Calabria (950 addetti nel 1850 ridotti a poche decine di guardiani nel 1873): ebbene, nonostante l’opera devastatrice dei presunti liberatori scesi dal Settentrione, l’indice di industrializzazione della Campania era ancora dello 1.01%, con Napoli, nel dato provinciale, all’1.44% e quindi più di Torino che era solo all’1.41%.
L’indice di industrializzazione della Sicilia era allo 0.98%, quindi agli stessi livelli del Veneto che era al 0.99%, la Puglia era allo 0.78% con la provincia di Foggia allo 0.82%: molto più di province lombarde come Sondrio, allo 0.56%, e vicinissima ai livelli di industrializzazione dell’Emilia, lo 0.85%. La Calabria era allo 0.69%, con la provincia di Catanzaro allo 0.78% e perciò allo stesso livello di Reggio Emilia e più di Piacenza, che era allo 0.76%, ma anche di Ferrara allo 0.74%.
Il tasso di industrializzazione della Basilicata era allo 0.67%, un indice che per quanto a prima vista basso era comunque più alto di aree liguri come Porto Maurizio che era allo 0.61%. L’Abruzzo era invece allo 0.58%, con L’Aquila a 0.63%.
Detto questo, appare drammatico come, quarant’anni dopo, nel 1911, l’indice di industrializzazione del Piemonte fosse salito all’1.30% mentre quello della Campania era sceso a 0.93%, con Napoli all’1.32%. La Lombardia era arrivata all’1.67%, la Liguria all’1.62%, mentre la Sicilia era crollata allo 0.65%, la Puglia allo 0.62%, la Calabria allo 0.58%, la Basilicata allo 0.51%.
Questo resoconto piuttosto tragico ma fondato su incontrovertibili riscontri scientifici, perché i numeri si possono occultare ma se resi noti non possono certamente ingannare, rende chiaro come la Banca d’Italia, pubblicando il qualificato studio di Stefano Fenoaltea e Carlo Ciccarelli, abbia certificato ufficialmente con la sua autorevolezza come l’arretratezza industriale del Sud non sia un’eredità dell’Italia pre-unitaria ma bensì un sottosviluppo voluto da una unificazione nazionale strumentalizzata in modo scellerato ai danni del Mezzogiorno.
Il male di Napoli? è l’Italia

I negozianti sono persone affabili, spesso anche sorridenti. Lunedì pomeriggio finisco in questo negozio X. Non è la prima volta che entro lì. Mi conoscono e il sorriso, se sei cliente abituale, si allarga ancora di più. Spesso con i negozianti io chiacchiero. Di qualsiasi cosa: Obama, le carote che sono aumentate di prezzo, lady Gaga. «Questa settimana dove te ne vai di bello?». mi chiede. Non viaggio tutte le settimane, ma quando esce un libro lo scrittore si trasforma in un commesso viaggiatore, quindi da un paio di mesi viaggio quasi tutte le settimane. Lo guardo e poi tutta sorridente dico «Napoli». Lui cambia faccia, i lineamenti si attorcigliano. «Povera te», mi dice, «ti compatisco. Quella è gente zozza. Sono sporchi e cattivi. Fanno schifo». Io mi paralizzo. E adesso? Mi sale su un po’ di rabbia, il sorriso sparisce dal volto. Dico solo: «Se continui su questa strada potremmo litigare sai? Mio cognato è di Torre del Greco». Lui mi guarda strano: «Ma tua sorella è un po’ scema? Cioè è andata a trovarsi un marito proprio lì? Cavolo con tutto quello che poteva scegliere... al limite era meglio uno della vostra gente, uno nero... il napoletano puzza». Sento che non è un complimento. C’è una scala gerarchica razzista in questa frase. Il negoziante sottointende neri e napoletani sono merde, ma se deve scegliere la cosa meno schifosa meglio il nero. Mi sento male. Farfuglio delle cose. Parlo della pastiera di mio cognato e degli amici (tanti) napoletani che ho. Lui mi dice secco: «Ragazza frequenti cattive compagnie». Per fortuna la sera in Tv c’era Roberto Saviano. Per fortuna ha detto a tanti italiani che Napoli soffre della cattiveria delle organizzazioni criminali e delle multinazionali. Napoli non è sporca, ma riceve la sporcizia del Nord Italia e del Nord Europa. Napoli soffre perché l’Italia è malata, l’Italia è malata perché fa soffrire Napoli.
venerdì 22 ottobre 2010
Identità brigante
Lo Stato italiano è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco l'Italia meridionale e le isole, squartando, fucilando, seppellendo vivi i contadini poveri che scrittori salariati tentarono d'infamare col marchio di briganti. (A.Gramsci)
Il Regno delle Due Sicilie aveva due volte più monete di tutti gli altri Stati della Penisola messi insieme (F.S.Nitti)
La guerra contro il brigantaggio, insorto contro lo Stato unitario, costò più morti di tutti quelli del Risorgimento. Abbiamo sempre vissuto si dei falsi: il falso del Risorgimento che assomiglia ben poco a quello che ci fanno studiare a scuola. (I.Montanelli)
La mafia nasce e si sviluppa subito dopo l’unificazione del Regno d’Italia (Rocco Chinnici)
Non vi può essere storia più iniqua di quella dei piemontesi nell’occupazione dell’Italia Meridionale. In quel luogo di pace, di prosperità, di contento generale che si erano promessi e proclamati come conseguenza certa dell’unità d’Italia, non si ha altro di effettivo che la stampa imbavagliata, le prigioni ripiene, le nazionalità schiacciate ed una sognata unione che in realtà è uno scherno, una burla, un impostura (Mc Guire, deputato scozzese)
Entrammo nel paese, subito abbiamo incominciato a fucilare i preti e gli uomini, quanti capitava, indi il soldato saccheggiava ed infine abbiamo dato l’incendio al paese abitato da circa 4500 abitanti . quale desolazione, non si poteva stare d’intorno per il gran calore, e quale rumore facevano quei poveri diavoli che la sorte era di morire abbrustoliti e chi sotto le rovine delle case. (C.Margolfo, bersagliere entrato a Pontelandolfo nel 1861)
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Toh, guarda quanti mascalzoni nordisti!

giovedì 16 settembre 2010
NO alle scuole leghiste

domenica 22 agosto 2010
"Prendere o lasciare". La prossima sarà "soddisfatti o rimborsati".

Vediamoli, allora, questi 5 punti, «da realizzare nei restanti tre anni della legislatura», sul quale «verrà chiesta la fiducia in Parlamento», elencati in un lungo documento di dieci pagine lette dal vostro premier:
- federalismo
- riforma fiscale con riduzione della pressione fiscale complessiva e revisione delle imposte che «progressivamente diminuiranno»
- piano per il Sud: rilancio dei lavori pubblici con il ponte sullo Stretto e il completamento della Salerno-Reggio Calabria; banca del Sud per il finanziamento delle piccole realtà imprenditoriali
- giustizia: riforma complessiva della giustizia civile e penale con il "giusto processo", processi più veloci e separazione delle carriere dei magistrati; tutela giudiziaria per le alte cariche dello Stato; riforma costituzionale del Consiglio superiore della magistratura; approvazione «al più presto» del ddl intercettazioni, anche se, ha detto Berlusconi, «con questa legge il problema delle intercettazioni non si risolve affatto»
- sicurezza: lotta «senza tregua» alla criminalità organizzata, proseguimento del dispiegamento dei militari nelle grandi città; respingimento degli immigrati illegali.
mercoledì 4 agosto 2010
La speranza della sinistra italiana è Fini? Che delusione!
mercoledì 7 luglio 2010
Il volto della democrazia liberale italiana
Così hanno risposto le Forze dell'Ordine.

E voglio dirlo chiaro e tondo: la colpa non è degli agenti di polizia, ma di chi li comanda e ordina loro di caricare persone inermi ed inoffensive.
CasaPound: "Alemanno servo delle lobbies"

‘’Oggi – spiega Di Stefano - il primo cittadino della Capitale si è scagliato contro la Lega perché, ha detto, ‘dimenticare che Unicredit è nata anche dalla Banca di Roma significa tradire i risparmiatori’.
Di fronte a una così solerte reazione viene spontaneo chiedersi se raddoppiare le rette degli asili nido, ignorare del tutto questioni cruciali come l’emergenza abitativa che soffoca Roma e non spendere una parola per la tutela delle fasce deboli non significhi 'tradire' la città’’.
‘’Alemanno – conclude Di Stefano - evidentemente si sente in dovere di tutelare i poteri che ritiene lo abbiano portato in Campidoglio o che spera lo possano portare ancora più in alto, ma sbaglia, perché a farlo sindaco sono stati i romani, ed è a loro che lui deve rispondere: a quei cittadini, che, esasperati dalla gestione ‘spartitoria’ in cui Veltroni fu maestro, ingenuamente speravano in un cambiamento di rotta e invece si sono ritrovati con un primo cittadino ostaggio di banche, costruttori e lobby religiose’’.
Ho postato su L'OLIGARCA questo intervento di Di Stefano, perchè spiega al meglio quanto incancrenita sia la democrazia quantitativa italiana.
Alemanno è stato prontissimo a rispondere a questo tema, mentre è molto lento a rispondere su tanti altri temi.
Mi piace anche sottolineare una cosa, e lo dico da NON iscritto nè militante di CasaPound: Di stefano parla di "chiedersi se raddoppiare le rette degli asili nido, ignorare del tutto questioni cruciali come l’emergenza abitativa che soffoca Roma e non spendere una parola per la tutela delle fasce deboli non significhi 'tradire' la città’’.
Parole che potrebbe sottoscrivere anche un militante di "sinistra": ciò ad ulteriore dimostrazione che la dicotomia destra/sinistra è ormai incapace di comprendere i fenomeni sociali contemporanei. Oggi più che in passato, su certi temi non c'è differenza tra destra e sinistra.
La differenza è sempre e solo tra i difensori di questa vecchia democrazia (in questo caso, veltroniani e alemanniani) e chi lotta per una Nuova Democrazia.



