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giovedì 20 settembre 2012

Sui meridionali in divisa

 



Nel mio lungo peregrinare in balia dei venti, ne ho incontrati parecchi. Meridionali come me, figli di una terra dal nome dimenticato, che si sono sentiti chiamare "italiani", ma non sono mai stati trattati come tali. Gente a cui è stata tolta la prospettiva di un lavoro onesto e ben pagato, a meno che non si indossasse la divisa e si andasse a servire la Patria. Non la loro Patria, quella dei loro padri siciliani, calabresi, pugliesi o napoletani; la Patria Italiana, quella dei veneti e dei lombardi, dei piemontesi e dei friulani. Perchè le caserme dove queste orde di meridionali venivano e vengo tutt'ora spediti sono tutte lì, ai confini settentrionali della sedicente Italia. E lì trovi i palermitani, abituati a vivere a contatto con lo splendido mare siculo, che diventano alpini, i pugliesi che scalano montagne con la penna dei bersaglieri. 
Questi miei fratelli servono lo Stato che ci opprime da 151 anni, costringendoci ad emigrare per trovare lavoro e prospettiva di vita. Lo Stato che è sceso a patti con la mafia e le mafie; lo Stato che ha reso il Sud una discarica a cielo aperto per le aziende del Nord. Questi miei fratelli vengono mandati a Terzigno a caricare i cittadini in rivolta contro l'ennesima discarica nel Vesuvio; questi mieri fratelli manganellano e arrestano i lavoratori di Termini Imerese lasciati a spasso dalla Fiat (Fabbrica Italiana Automobili TORINO), o i sardi del Sulcis, o i lavoratori dell'Alcoa. Meridionali in divisa contro meridionali senza divisa: i primi col tricolore cucito sul petto, i secondi senza una bandiera se non nel cuore. Disprezzati, gli uni e gli altri, dai settentrionali di prima e di settima generazione, "terroni" e "parassiti statali" per la stampa finanziata dalle lobbies del Nord.

Fratelli, non siete voi i miei nemici. Voi siete lo strumento in mano ai miei nemici. Che sono anche i vostri, ma non lo sapete ancora. Per carità: qualche libro si potrebbe anche leggere, qualche pagine su internet si potrebbe anche sfogliare, per conosce la Storia e la Verità sulla vostra terra e sul vostro popolo. Perchè noi eravamo un popolo unito quando l'Italia non era nemmeno una idea. Noi governavamo in maniera unitaria l'attuale Sud quando il resto della penisola era divisa in comuni, signorie e statarelli.
Tenete famiglia, lo so. Lo stipendio serve, lo so. Se è statale, è ancora più sicuro, lo so. 
So tutto, ma un giorno sarete vecchi e vi guarderete allo specchio, dicendo: "Ho servito la mia Patria con onore". Ed avrete sbagliato Patria.

Buon vento.

martedì 29 maggio 2012

#no2giugno



I continui terremoti in Emilia stanno mietendo vittime e danneggiando quei territori senza sosta. Stamane un'altra scossa molto forte, seguita da un'altra verso le 13.00, ha causato la morte di 13 persone (il conteggio è approssimativo). L'Italia pare stringersi intorno ai terremotari. I bocconiani al governo rassicurano i cittadini emiliani: non resterete soli. La Nazionale italiana di calcio non giocherà, stasera a Parma, la partita amichevole contro il Lussemburgo.
Bene. Tutte cose giuste, perbeniste e conformiste al punto giusto. Ora, però, è il momento di agire. Dato che SuperBertolaso non c'è più - Dio sia lodato, se esiste - la spettacolarizzazione della tragedia è alquanto limitata. Poco importa, bisogna aiutare quei cittadini e quei territori. Risparmiare soldi ed inviarli nelle zone terremotate.

Dove prendere i denari, visto che siamo notoriamente con le casse vuote? Beh, il 2 giugno è prevista l'annuale parata militaresca e guerraiola sui Fori Imperiali, in occasione dell'anniversario della vittoria repubblicana al referendum. Perchè non annullare quella parata (che costa tanto, circa tre milioni di euro, mentre nel 2011 è costata circa 4,5 milioni di euro) e destinare i soldi per l'emergenza terremoto in Emilia?

Non è populismo. E' buonsenso. La cosa più rivoluzionaria in questa italietta conformista e moderata.


lunedì 21 maggio 2012

Sui fischi all'Inno



Ieri sera, prima della finale di Coppa Italia, la cantante Arisa ha intonato a cappella l'inno nazionale italiano. Bordate di fischi sono partite dai settori occupati dai tifosi partenopei, siano essi ultras o meno. Che scandalo! Che vergogna! Ma soprattutto: che sorpresa! Schifani, il presidente del Senato quindi seconda carica dello Stato, si è incazzato parecchio: non immaginava, l'inquisito di mafia che presiede l'aula di Palazzo Madama, che a sud del Garigliano vi fosse qualcuno capace di fischiafre l'inno degli italiani. Sono cose da leghisti, no?
No. Non sono cose da leghisti. Sia perchè i leghisti dovrebbero ringraziare il cielo che l'Italia sia nata, altrimenti il nord sarebbe rimasto più arretrato del sud; sia perchè la nascita di questa "nazione unita", di cui l'anno scorso si è festeggiato il centocinquantesimo anniversario, è avvenuta sul sangue dei popoli e delle terre del fu Regno delle Due Sicilie, di cui Napoli fu gloriosa capitale.
Non crediamo, però, che ci siano solo ragioni storiche dietro ai fischi di ieri sera all'Olimpico: sinceramente crediamo che la maggioranza di coloro che fischiavano se ne sbatte altamente della storia, dei Borbone e dei Savoia, nonostante ciò che pensa il Corriere dello Sport.
L'avversione all'Italia va intesa come avversione a questa Italia, in cui le differenze socio-economiche non si sono affatto appianate, anzi sono state aggravate; un'Italia in cui il clientelismo e il familismo, mali da sempre attribuiti ai meridionali, si dimostrano essere vizi antichi e ben radicati anche in quelle zone del nord "produttivo" che vorrebbe insegnare agli altri come si campa civilmente (ed il caso della "Bossi Family" è solo l'ultima dimostrazione di quanto questa presunta superiorità civile e morale è solo nella mente dei sedicenti padani); un'Italia in cui le mafie non sono affatto "problemi meridionali", ma si sono dimostrate essere un problema, questo si, nazionale, come è sempre stato da quando i Savoia pagarono mafia e camorra in funzione antiborbone; un'Italia in cui una parte del paese si sente migliore, e tratta l'altra parte come "una palla al piede".
L'idea di Italia non è malvagia in sè, così come non lo è l'idea di Europa. Il problema è come è nata e cosa è diventata questa Italia. Soprattutto per noi meridionali.

Quando farete l'Italia, magari non fischieremo l'inno. Fino a quando saremo trattati da cittadini di serie b e saremo accusati di essere sporchi, ladri e fannulloni... fischieremo i vostri inni. Scandalizzatevi pure.


LO SPIGOLO INDIPENDENTE

sabato 17 marzo 2012

17/3/1861 - 17/3/2012: Nulla da festeggiare



Un anno fa ero in piazza. Ma non avevo il tricolore in mano. Ero in piazza a contestare. Una sedicente Unità d'Italia che, a 150 anni dalla sua ratifica ufficiale, stentava ad essere vista, sentita, percepita. Contestavo da meridionale, consapevole della storia e della memoria delle mie terre e del mio popolo, che durante e dopo l'Unità fu distrutto, violentato, privato di onore e di verità.

Da quel giorno è passato un anno. Non c'è più il governo Berlusconi, che annoverava tra i suoi membri i secessionisti della Lega Nord, gli inventori della Padania. C'è il governo europeista e bocconiano guidato da Mario Monti. In entrambi i casi, quindi, due governi a-nazionali: quello localista e quello liberaleuropeista. L'Italia, ancora una volta, latita. Ancora una volta, non dà segni di vita. Ancora una volta, non esiste.
Nonostante i tanti libri commemorativi, le pagine di giornale, le fiction patriottarde e gli speciali di approfondimento storico, ci ritroviamo - un anno dopo - a dover constatare, per l'ennesima volta, l'inesistenza dell'Italia intesa come comunità. Di uomini e di spiriti. Di storie e di destini.

Facciamocene una ragione: l'Italia non esiste. Alcuni tentarono di farla nascere, repubblicana, democratica e popolare. Nacque monarchica, liberale e antisociale. Doveva unire i popoli della penisola. Realizzò una invasione del Regno delle Due Sicilie ed una conseguente guerra civile. Lo stesso Garibaldi, parlando delle cose subite dai cosiddetti italiani del sud durante la sedicente guerra d'indipendenza, le definì "cose da cloaca".
Non c'è altro da aggiungere. Ci si scopre italiani a giorni alterni, come le targhe. Pronti a sentirci fratelli quando gioca la Nazionale e in poche altre occasioni. Abbiamo un partito dichiaratamente antinazionale che prende percentuali spaventose nel Nord e che ha espresso ministri della Repubblica. Quanta ipocrisia. Fingere di essere ciò che non si è, non si è mai stati, non si sarà mai.

"Conosci te stesso", disse Socrate.
"L'Italia è una espressione geografica", disse Metternich.
Avevano ragione entrambi. Se provassimo a conoscere noi stessi, sapremmo che l'Italia è una invenzione. Manco tanto riuscita.

venerdì 19 agosto 2011

Ci tolgono pure le feste!





Vorrei chiedere al Governo, a Berlusconi ed in particolare a Tremonti, quanto si pensa di risparmiare abolendo le feste.

Quanti soldi pensate di fare togliendo di mezzo il 25 aprile, il 1 maggio e i santi patroni?



Adesso ci tolgono pure le feste. Il 25 aprile, la Liberazione dal nazifascismo. Una festa che tutti gli abitanti della penisola italica dovrebbero sentire e festeggiare alla grande. Dopo anni di polemiche e di assenze di Berlusconi dalle celebrazioni del 25 aprile, adesso la vogliono proprio abolire.

E il 1 maggio? La festa dei lavoratori? Niente. Verrà accorpata alla domenica successiva. E' vero che in Italia la disoccupazione, specie nel sud, aumenta a dismisura... ma mi pare eccessivo abolire la festa dei lavoratori!!!

E i santi patroni? Pure coi santi ve la pigliate? Quanto potete risparmiare togliendo San Gennaro a noi napoletani, Santa Rosalia ai fratelli palermitani, i Santissimi Pietro e Paolo ai cugini romani?



Ci stanno togliendo tutto. Tutto.

Anche quello che non costa nulla.

Ci fanno andare in pensione tardi, mentre loro ci vanno dopo una legislatura. Ci danno il tfr dopo due anni, mentre loro hanno i vitalizi. Aumentano i biglietti dei treni, dei bus, dei tram, la tassa sui rifiuti, i ticket sanitari... mentre loro spendono 12 euro per mangiare a base di pesce a Palazzo Madama.



San Gennà, pienzaci tu!

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mercoledì 2 marzo 2011

Federalismo leghista: una fregatura imposta al Sud




Il governo ha posto la fiducia sulla risoluzione di maggioranza sul decreto per il federalismo municipale. La votazione è in programma domani alle 19.30 a Montecitorio. Su un passaggio ritenuto evidentemente cruciale, il governo non si sente sicuro e, così, ha deciso di blindare il provvedimento. Si tratta, però, di una decisione odiosa, soprattutto per il Mezzogiorno: il federalismo dovrà essere accettato così come è, senza alcuna possibilità di dibattito. C’è da chiedersi come mai, proprio ora che la maggioranza ha aumentato il numero dei parlamentari, abbia bisogno della fiducia. Evidentemente, il pacchetto del federalismo, così come è stato pensato da Bossi e compagni, non piace a tutti i deputati del centrodestra. Insomma, meglio non rischiare su un provvedimento che potrebbe far allontanare la Lega da Berlusconi e, quindi, far cascare il governo.

Peccato, però, che il federalismo così si traduce in una riforma che il Sud – silentemente – dovrà subire. A pochi giorni dalle festa dell’unità, viene da dire che per il Mezzogiorno il federalismo è una nuova spedizione dei Mille: non richiesta eppur subita. Ora, a priori la riforma dello Stato in senso federale non è il male assoluto, ma bisogna vedere come viene applicata, se vengono prese in considerazione le esigenze di tutto il Paese e non di una sola parte. L’opposizione ha criticato l’atteggiamento del governo, parlando di debolezza. A chi ama il Meridione non interessano la forza o meno dell’esecutivo o le schermaglie tra schieramenti, ma solo che per l’ennesima volta il Sud non subisca il pacco e contropacco del sogno di un Paese migliore.


La Cgia di Mestre ha fatto i conti sul federalismo municipale e, secondo gli artigiani veneziani, a guadagnarci saranno soprattutto i sindaci del Nord. A fronte di circa 11,243 mld di euro di trasferimenti che saranno soppressi a tutti i Comuni italiani, l’Erario devolverà a questi ultimi lo stesso importo proveniente dal gettito dell’Irpef sui redditi fondiari, da quello proveniente dall’imposta di bollo e di registro sui contratti di locazione, dal 30% del gettito delle imposte sui trasferimenti immobiliari, dalla quota del 21,7% della cedolare secca sugli affitti e dalla compartecipazione Iva.

La differenza tra questi due voci (trasferimenti soppressi e imposte devolute ai Comuni), afferma la Cgia, ”ci consente di dire che da questa operazione ne trarranno vantaggio i Sindaci del Nord”. Milano, secondo questi calcoli, sarà il Comune più premiato da questa operazione con un vantaggio economico di 211 euro pro capite, seguono Monza, con 201, Parma con 144, Imperia con 141 e Siena con 132. Male, invece, la situazione al Sud. Tra le realtà più penalizzate segnaliamo Foggia, con una differenza negativa di 192 euro pro capite, L’Aquila, con meno 208 euro, Taranto con meno 215, Cosenza meno 269, Napoli con 327. ”Il risultato emerso da questa analisi – commenta il segretario della Cgia Giuseppe Bortolussi – è ancora molto parziale, visto che con l’istituzione del Fondo sperimentale di riequilibrio, così come previsto dal decreto stesso, queste disparità territoriali dovranno essere eliminate”.

Da www.ilsud.eu
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martedì 1 marzo 2011

17 marzo, tutti al Pantheon a contestare!



INSORGENZA CIVILE ROMA aderisce alla manifestazione indetta dal PdSud di Roma in occasione delle celebrazione per il 150esimo anniversario della malaunità italica. Saremo al Pantheon a contestare Napolitano che rende omaggio ai settentrionali Savoia, causa prima dei mali che affliggono le Due Sicilie da 150 anni.


http://partitodelsud-roma.blogspot.com/2011/01/il-17-marzo-noi-non-festeggiamo-anzi.html

A seguito della vergognosa notizia delle celebrazioni dei 150 anni dell'Unità d'Italia previste per il 17 marzo con il festaggiamento di una data nefasta per i meridionali tutti, previsto addirittura l'omaggio di Napolitano al Pantheon a Vittorio Emanuele II...la sezione romana "Lucio Barone" del Partito del Sud annuncia che protesterà il 17 marzo con un sit in a Piazza della Rotonda.
Ovviamente chiameremo a raccolta tutti i nostri amici e simpatizzanti e vogliamo organizzare una protesta pacifica e gandhiana, senza insulti verso nessuno o grida separatiste, nel rispetto delle regole della nostra repubblica, delle nostre leggi e della nostra Costituzione, ma sottolineando che:
1) l'Italia e' una Repubblica e non si può omaggiare un Re...in particolare per i meridionali e' offensivo omaggiare Vittorio Emanuele II
2) Vittorio Emanuele II ed i Savoia sono stati una vergogna per l'Italia intera e sono gli artefici ed il simbolo di un Regno piemontese che ha depredato le ricchezze meridionali e massacrato il Sud con centinaia di migliaia di morti in una guerra civile tra il 1860 ed il 1870...il 17 marzo 1861 è stato l'inizio e l'origine della "questione meridionale", purtroppo non ancora risolta...
3) l'unità che si festeggia ancora oggi e' solo formale, perchè non siamo affatto un paese unito...e non lo saremo mai fin quando un giovane meridionale non avrà le stesse possibilità di trovare lavoro al Sud rispetto al centro-nord, fin quando non avremo le stesse cure mediche, le stesse infrastrutture, le stesse condizioni per i prestiti bancari...in una parola quando finirà, in un modo o nell'altro, questa colonizzazione del Sud che dura da 150 anni.
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sabato 8 gennaio 2011

Giorgio, di quale nazione parli?




Si stanno ancora spellando le mani, quelli della sedicente "opposizione", per applaudire il richiamo fatto dal Presidente della Repubblica a quei porci della Lega Nord: "A forze politiche che hanno un significativo ruolo di rappresentanza democratica sul piano nazionale, e lo hanno in misure rilevante in una parte del Paese, vorrei dire che il ritrarsi o il trattenere le istituzioni, dall'impegno per il centocinquantenario non giova a nessuno". In pratica, Giorgio Napolitano ha invitato quelli della Lega a farla finita con la farsa del non festeggiare il 150esimo anniversario della "Unità d'Italia".

Giusto. Tutto giusto. Giorgione ha, però, dimenticato di dire ai leghisti perchè farebbero bene, anzi benissimo, a festeggiare questa ricorrenza: perchè grazie alla colonizzazione del Sud, all'impoverimento delle terre e allo sterminio delle genti meridionali, il Nord della penisola italica ha potuto svilupparsi prosperare , fino a chiedere OGGI di separarsi. E certo: una volta succhiato fino all'osso il Sud, meglio abbandonarlo a se stesso. La palla al piede terrona.


Giorgio, di cosa si festeggia il 150esimo anniversario? Io, che sono napoletano e vivo e lavoro fuori dalla mia terra natia, cosa dovrei festeggiare? La disoccupazione al 25 %? Quella giovanile al 33%? Le infrastrutture da terzo mondo? Il proliferare delle mafie grazie ai soldi e agli affari con le aziende del nord? La munnezza per strada? La Sicilia (un'isola!) che ha ancora il problema dell'acqua? La Calabria, regione più povera d'Europa?

Chi devo ringraziare se io e i miei fratelli, i nostri padri, i nostri nonni, i nostri bisnonni riusciamo a realizzare una misera idea di vita solo a nord del Garigliano? Meglio ancora se superiamo le Alpi o varchiamo l'Oceano!


Giorgio, di quale nazione parli? Di quella che oggi, anno 2011, ancora mi definisce terrone o camorrista solo perchè sulla carta d'identità c'è scritto "nato a Napoli"?

Sai che ti dico, Giorgio? Io sono italiano per nascita, ma sudista per grazia di Dio.

martedì 30 novembre 2010

Banca d'Italia: l'Unità creò sottosviluppo nel Mezzogiorno




Il processo di verità storica che da tempo sta squarciando il muro di oblìo eretto a difesa di una mistificata interpretazione delle vicende unitarie e post unitarie della nostra nazione, ha trovato nuovo e solidissimo impulso per merito di una pubblicazione scientifica edita da un’istituzione dall’indiscussa affidabilità quale la Banca d’Italia. Se fino ad oggi si è potuto confutare, su basi storiografiche peraltro tutte da verificare, quanto asserito da chi, carte alla mano, mira a dimostrare come il presunto processo unitario si sia risolto nei fatti in una feroce e avvilente colonizzazione del Mezzogiorno, oggi scende in campo la Banca d’Italia, con il suo indiscusso prestigio, a sancire, sulla base di incontestabili analisi e dati statistici, la verità di fatti troppo a lungo vergognosamente manipolati.

Ebbene, a contraddire definitivamente un’ideologia mistificatrice della realtà di episodi che hanno costretto il Mezzogiorno ad una immeritata situazione d’inferiorità, irrompono con l’autorevolezza che gli deriva dalla reputazione di studiosi il Prof. Stefano Fenoaltea, docente di Economia Applicata all’Università di Tor Vergata (Roma), insieme al collega Carlo Ciccarelli, Dottore di Ricerca in Teoria economica ed Istituzioni nella stessa Università.

Nel loro accuratissimo saggio, il cui alto valore scientifico ha meritato per i due economisti l’onore della pubblicazione da parte della Banca d’Italia, gli studiosi dell’Università di Tor Vergata hanno non solo reso manifesto, potremmo dire, ma bensì confermato come all’origine dell’attuale sottosviluppo del Sud ci sia una bugiarda unificazione nazionale. Sin dalle prime pagine del loro lavoro di ricerca, apparso peraltro solo in lingua inglese nei “Quaderni di Storia Economica di Bankitalia”, n. 4, luglio 2010 (domanda: perché non in italiano e con adeguato resoconto pubblico?), Stefano Fenoaltea e Carlo Ciccarelli affermano così esplicitamente: “L’arretratezza industriale del Sud, evidente già all’inizio della prima guerra mondiale non è un’eredità dell’Italia pre-unitaria» (Through the Magnifying Glass: Provincial Aspects of industrial Growth in Post-Unification Italy, pag.22).

A scrupoloso fondamento del loro studio, corredato da minuziose tabelle statistiche, gli economisti di Tor Vergata prendono in esame i censimenti ufficiali del neonato Stato italiano, precisamente negli anni 1871, 1881, 1901 e 1911. La disponibilità di una notevole massa di dati nazionali e regionali ha offerto l’opportunità a Fenoaltea e Ciccarelli di comprendere a fondo, come sostanzia loro ricerca, lo sviluppo dell’Italia nei primi decenni dopo l’unificazione. Orbene, il meticoloso lavoro eseguito aggiunge, ai dati già disponibili, un’analisi dei dati disaggregati relativi alla produzione industriale in 69 province tra il 1871 e il 1911, determinando gli studiosi a svelare che: «Il loro esame disaggregato rafforza le principali ipotesi revisioniste suggerite dai dati regionali». Più eloquente di così…e, si sottolinea ancora, qui sono i numeri che parlano esplicitamente!

La tabelle pubblicate da Fenoaltea e Ciccarelli mostrano che nel 1871 il tasso di industrializzazione del Piemonte era del l’1.13%, quello della Lombardia 1.37%, quello della Liguria 1.48%. Da evidenziare come, a questo punto, fossero già trascorsi dieci anni di smantellamento dell’apparato industriale dell’ex Regno delle Due Sicilie, con il ridimensionamento di importanti stabilimenti come le officine metallurgiche di Pietrarsa, a Portici (Napoli) (oltre 1000 addetti prima dell’unificazione ridotti a 100 nel 1875), nonché quelle di Mongiana in Calabria (950 addetti nel 1850 ridotti a poche decine di guardiani nel 1873): ebbene, nonostante l’opera devastatrice dei presunti liberatori scesi dal Settentrione, l’indice di industrializzazione della Campania era ancora dello 1.01%, con Napoli, nel dato provinciale, all’1.44% e quindi più di Torino che era solo all’1.41%.

L’indice di industrializzazione della Sicilia era allo 0.98%, quindi agli stessi livelli del Veneto che era al 0.99%, la Puglia era allo 0.78% con la provincia di Foggia allo 0.82%: molto più di province lombarde come Sondrio, allo 0.56%, e vicinissima ai livelli di industrializzazione dell’Emilia, lo 0.85%. La Calabria era allo 0.69%, con la provincia di Catanzaro allo 0.78% e perciò allo stesso livello di Reggio Emilia e più di Piacenza, che era allo 0.76%, ma anche di Ferrara allo 0.74%.

Il tasso di industrializzazione della Basilicata era allo 0.67%, un indice che per quanto a prima vista basso era comunque più alto di aree liguri come Porto Maurizio che era allo 0.61%. L’Abruzzo era invece allo 0.58%, con L’Aquila a 0.63%.

Detto questo, appare drammatico come, quarant’anni dopo, nel 1911, l’indice di industrializzazione del Piemonte fosse salito all’1.30% mentre quello della Campania era sceso a 0.93%, con Napoli all’1.32%. La Lombardia era arrivata all’1.67%, la Liguria all’1.62%, mentre la Sicilia era crollata allo 0.65%, la Puglia allo 0.62%, la Calabria allo 0.58%, la Basilicata allo 0.51%.

Questo resoconto piuttosto tragico ma fondato su incontrovertibili riscontri scientifici, perché i numeri si possono occultare ma se resi noti non possono certamente ingannare, rende chiaro come la Banca d’Italia, pubblicando il qualificato studio di Stefano Fenoaltea e Carlo Ciccarelli, abbia certificato ufficialmente con la sua autorevolezza come l’arretratezza industriale del Sud non sia un’eredità dell’Italia pre-unitaria ma bensì un sottosviluppo voluto da una unificazione nazionale strumentalizzata in modo scellerato ai danni del Mezzogiorno.

Il male di Napoli? è l’Italia




di Igiaba Scego

I negozianti sono persone affabili, spesso anche sorridenti. Lunedì pomeriggio finisco in questo negozio X. Non è la prima volta che entro lì. Mi conoscono e il sorriso, se sei cliente abituale, si allarga ancora di più. Spesso con i negozianti io chiacchiero. Di qualsiasi cosa: Obama, le carote che sono aumentate di prezzo, lady Gaga. «Questa settimana dove te ne vai di bello?». mi chiede. Non viaggio tutte le settimane, ma quando esce un libro lo scrittore si trasforma in un commesso viaggiatore, quindi da un paio di mesi viaggio quasi tutte le settimane. Lo guardo e poi tutta sorridente dico «Napoli». Lui cambia faccia, i lineamenti si attorcigliano. «Povera te», mi dice, «ti compatisco. Quella è gente zozza. Sono sporchi e cattivi. Fanno schifo». Io mi paralizzo. E adesso? Mi sale su un po’ di rabbia, il sorriso sparisce dal volto. Dico solo: «Se continui su questa strada potremmo litigare sai? Mio cognato è di Torre del Greco». Lui mi guarda strano: «Ma tua sorella è un po’ scema? Cioè è andata a trovarsi un marito proprio lì? Cavolo con tutto quello che poteva scegliere... al limite era meglio uno della vostra gente, uno nero... il napoletano puzza». Sento che non è un complimento. C’è una scala gerarchica razzista in questa frase. Il negoziante sottointende neri e napoletani sono merde, ma se deve scegliere la cosa meno schifosa meglio il nero. Mi sento male. Farfuglio delle cose. Parlo della pastiera di mio cognato e degli amici (tanti) napoletani che ho. Lui mi dice secco: «Ragazza frequenti cattive compagnie». Per fortuna la sera in Tv c’era Roberto Saviano. Per fortuna ha detto a tanti italiani che Napoli soffre della cattiveria delle organizzazioni criminali e delle multinazionali. Napoli non è sporca, ma riceve la sporcizia del Nord Italia e del Nord Europa. Napoli soffre perché l’Italia è malata, l’Italia è malata perché fa soffrire Napoli.

24 novembre 2010

venerdì 22 ottobre 2010

Identità brigante

I briganti


Lo Stato italiano è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco l'Italia meridionale e le isole, squartando, fucilando, seppellendo vivi i contadini poveri che scrittori salariati tentarono d'infamare col marchio di briganti. (A.Gramsci)

Il Regno delle Due Sicilie aveva due volte più monete di tutti gli altri Stati della Penisola messi insieme (F.S.Nitti)

La guerra contro il brigantaggio, insorto contro lo Stato unitario, costò più morti di tutti quelli del Risorgimento. Abbiamo sempre vissuto si dei falsi: il falso del Risorgimento che assomiglia ben poco a quello che ci fanno studiare a scuola. (I.Montanelli)

La mafia nasce e si sviluppa subito dopo l’unificazione del Regno d’Italia (Rocco Chinnici)

Non vi può essere storia più iniqua di quella dei piemontesi nell’occupazione dell’Italia Meridionale. In quel luogo di pace, di prosperità, di contento generale che si erano promessi e proclamati come conseguenza certa dell’unità d’Italia, non si ha altro di effettivo che la stampa imbavagliata, le prigioni ripiene, le nazionalità schiacciate ed una sognata unione che in realtà è uno scherno, una burla, un impostura (Mc Guire, deputato scozzese)

Entrammo nel paese, subito abbiamo incominciato a fucilare i preti e gli uomini, quanti capitava, indi il soldato saccheggiava ed infine abbiamo dato l’incendio al paese abitato da circa 4500 abitanti . quale desolazione, non si poteva stare d’intorno per il gran calore, e quale rumore facevano quei poveri diavoli che la sorte era di morire abbrustoliti e chi sotto le rovine delle case. (C.Margolfo, bersagliere entrato a Pontelandolfo nel 1861)
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Toh, guarda quanti mascalzoni nordisti!



Roma, 22 ott. (Apcom) - Nelle carceri italiane è boom di detenuti di origine settentrionale o meglio 'padana', visto che sono invece stabili le presenze dietro le sbarre dei veneti. Crollano, a sorpresa, le presenze di detenuti meridionali. E' quanto emerge dal settimo rapporto di Antigone sulle condizioni carcerarie secondo il quale il nord 'produce' ben 9.782 detenuti, ossia quasi il 15% del totale dei detenuti e il 25% degli italiani in galera: non sono mai stati così tanti nella storia penitenziaria italiana. Basti pensare che nel 2001 i detenuti nati in Lombardia erano poco più di un terzo rispetto a quelli nati in Campania e che oggi sono pochi di meno. Crollano, invece, le presenze di detenuti pugliesi, campani, calabresi, siciliani, sardi mentre crescono moltissimo i detenuti emiliani e toscani. I detenuti del centro Italia sono 9.291, quelli del sud e delle isole 17.612. E, in totale, il centro-nord ha addirittura più detenuti del centro-sud. Singolare il fatto che a 'crollare' sia il numero di detenuti delle 4 regioni del sud più a rischio di presenza di criminalità organizzata: Campania, Sicilia, Puglia, Calabria, che producono 17.439 detenuti, ossia il 25% del totale. Erano addirittura 25.668 nel 2001, ossia poco meno del 50% del totale, stranieri compresi.
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giovedì 16 settembre 2010

NO alle scuole leghiste




L'Italia è (volenti o nolenti) una ed indivisibile. Hic et nunc. Poi un giorno... si vedrà.

A me questa Italia non piace, e lotto quotidianamente nel mio piccolo per cercare di cambiarla radicalmente. Spesso fallendo. L'importante, oggi, in questa fase storica, non è vincere, ma combattere.

Tra le cose che meno mi piacciono di questa Italia, vi è la Lega Nord. Dovrei aggiungere "Padania", ma non riconosco a questo termine nessuna valenza di nazione o popolo. La Padania non esiste. Non è mai esistita. Mai esisterà.

La Lega Nord è quel movimento vecchio di decenni che sorse nella crisi della Prima Repubblica sputando odio verso la classe dirigente del tempo e verso i "terroni" e "Roma ladrona". Nel primo caso avevano ragione. Nel secondo avevano clamorosamente torto: i "terroni" erano, prima dell'Unità d'Italia, ben più ricchi ed evoluti dei settentrionali (cfr studio sui censimenti del 1861 e del 1871 di F.S.Nitti); Roma "ladrona", cioè la Capitale d'Italia, aveva garantito al Nord, alle sue aziende e ai suoi cittadini, moltissimi sussidi, investimenti, appalti, aiuti economici, sviluppo infrastrutturale, spesso anche a scapito del Sud. E la fandonia della "Cassa del Mezzogiorno" è presto smascherata: dal 1989 al 2009, la Germania occidentale ha investito in quella orientale una somma di denaro pari a 10 VOLTE (!) i soldi investiti nella Cassa del Mezzogiorno.

Roma, Capitale d'Italia, la città Eterna, Roma Caput Mundi, la patria della cultura e del diritto, etichettata come "ladrona", sfaticata, inefficiente. E contro Roma e il sud terronico bisogna far nascere la Padania, libera ed indipendente.


Il sindaco di Adro (BS), il leghista di ferro Oscar Lancini, venuto alla ribalta tempo fa per aver rifiutato di dar da mangiare in mensa ai bambini figli di persone indietro coi pagamenti della stessa, ha avuto una idea terrificante nella sua genialità: ha venduto la vecchia scuola comunale ad una ditta privata che l'avrebbe trasformata in residence con appartamenti, ed in cambio ha ottenuto che la stessa ditta costruisse una scuola ex novo.

Fin qui nulla da eccepire, anzi. Ottima idea. Bisognerebbe chiedersi come sia possibile vendere a privati il patrimonio pubblico, ma il federalismo demaniale ce lo spiega fin troppo bene.

La cosa sconcertante, inammissibile, odiosa, abominevole, consiste nel fatto che, quando si è trattato di scegliere gli arredi scolastici (banchi, sedie, cestini, ecc...), il sindaco ha pensato bene di far stampare su tutti gli arredi il Sole delle Alpi, il simbolo che campeggia sulle bandiere della fantomatica e mai esistita Padania.

Tale notizia, ovviamente, ha sollevato un polverone di polemiche. I leghisti (tra cui Cota a Porta a Porta) si difendono affermando che il Sole delle Alpi non è un simbolo politico, in quanto preesiste la stessa Lega nord.

Verissimo. Anche la croce celtica, la svastica, il fascio littorio, ecc... non sono simboli politici, dunque? Tutti e tre sono simboli utilizzati prima del Fascismo e del Nazismo, eppure credo che se una scuola avesse stampato le svastiche o i fasci sui banchi e sulle sedie, si sarebbe rischiato il linciaggio del Sindaco!


Per la lega ed i leghisti, invece, si fa finta di niente. Si classifica come "ennesima goliardata" ciò che è in realtà un gravissimo attentato al carattere NAZIONALE della scuola pubblica italiana.

Fino a quando dobbiamo subire ciò? Fino a quando la Lega dovrà continuare a parlarci di fantomatici "popoli padani", di "terroni" e di "roma ladrona"? Quanto dobbiamo attendere prima che la Lega Nord venga messa al bando e vietata?

Forse qualcuno sta solo attendendo che qualche italiano faccia capire ai leghisti che hanno rotto i coglioni. E i leghisti capiscono una sola lingua: la violenza.

domenica 22 agosto 2010

"Prendere o lasciare". La prossima sarà "soddisfatti o rimborsati".



Le logiche aziendali e padronali non abbandonano mai il (vostro) Presidente del Consiglio. I famigerati 5 punti di Berlusconi vanno presi così come sono, senza discussioni: "prendere o lasciare". Dopo che i finiani hanno strumentalmente asserito di condividere il 95 % di ciò che Berlusconi sostiene, fanno notare per bocca di Bocchino (sembra un gioco di parole, lo so...) che il "prendere o lasciare" è una categoria che appartiene al mondo del commercio, non della politica.

Berlusconi, però, ha dimostrato dal 1994 ad oggi di non fare alcuna distinzione tra i due piani: per lui, la politica è commercio, mercimonio; il parlamento è un consiglio di amministrazione; l'Italia è una azienda; gli italiani sono suoi dipendenti.

La concezione democratica di Berlusconi (anche se democrazia e Berlusconi sono due termini in contrapposizione etimologica ed escatologica) è quella esposta sopra, c'è poco da fare.


Vediamoli, allora, questi 5 punti, «da realizzare nei restanti tre anni della legislatura», sul quale «verrà chiesta la fiducia in Parlamento», elencati in un lungo documento di dieci pagine lette dal vostro premier:
- federalismo
- riforma fiscale con riduzione della pressione fiscale complessiva e revisione delle imposte che «progressivamente diminuiranno»
- piano per il Sud: rilancio dei lavori pubblici con il ponte sullo Stretto e il completamento della Salerno-Reggio Calabria; banca del Sud per il finanziamento delle piccole realtà imprenditoriali
- giustizia: riforma complessiva della giustizia civile e penale con il "giusto processo", processi più veloci e separazione delle carriere dei magistrati; tutela giudiziaria per le alte cariche dello Stato; riforma costituzionale del Consiglio superiore della magistratura; approvazione «al più presto» del ddl intercettazioni, anche se, ha detto Berlusconi, «con questa legge il problema delle intercettazioni non si risolve affatto»
- sicurezza: lotta «senza tregua» alla criminalità organizzata, proseguimento del dispiegamento dei militari nelle grandi città; respingimento degli immigrati illegali.

Analizziamoli brevemente:

FEDERALISMO (fiscale, demaniale, culinario, sessuale, etnico-razziale, religioso, calcistico, ecc...?). In pratica, pur di rimanere al potere ed evitare i processi, Berlusconi ha ufficialmente deciso di regalare alla Lega Nord la suddivisione de facto dell'Italia, con il depauperamento costante e definitivo delle già scarse risorse del Mezzogiorno.

RIDUZIONE DELLE TASSE. Una bufala: tutta Europa, a seguito della crisi mondiale capitalista, sta dimostrando che è impossibile in questa congiuntura abbassare le tasse, anzi... sono necessarie manovre correttive e quindi nuovi introiti per le casse degli stati! Forse Berlusconi avrebbe dovuto dire "lotta all'evasione e all'elusione fiscale", ma non può lottare contro se stesso...

PIANO PER IL SUD. Meridionali, tremiamo. Il piano prevede: il ponte sullo stretto (definito da tutti "opera inutile e a rischio infiltrazioni mafiose"); la conclusione dei lavori sulla Salerno - Reggio (scommetto con chiunque che nel 2013, termine della legislatura, non sarà finita); la Banca del Sud (immagino gli "imprenditori" che potranno accedere ai fondi di tale banca... e poi chi controlla il flusso di denaro?).

GIUSTIZIA. E' il punto più corposo, più ricco di proposte. Ovviamente. La paura della galera colpisce tutti, persino Berlusconi. Processo con aggettivi: a volte "giusto", altre volte "breve". Poi la ripresentazione del già bocciato Lodo Alfano, riguardante la tutela (cioè, l'immunità) per le più alte cariche dello Stato; riforma CSM (sull'elezione dei suoi membri si è scatenata la vicenda cosiddetta P3...) e urgente legge sulle intercettazioni (grazie alla quale abbiamo scoperto che i difensori della famiglia vanno a mignotte o a trans, pippano cocaina, oppure che i capitalisti festeggiano e ridono quando c'è il terremoto a l'Aquila...).

SICUREZZA. Un'altra bufala: chiedete agli operatori della lotta al crimine (giudici e forze dell'ordine) se i fondi e le risorse umane sono sufficienti per garantire davvero una lotta sistematica (non l'arresto ogni tanto di qualche latitante) alle mafie. Chiedete ai militari italiani, che spesso votano a destra, se sono soddisfatti di come il Governo interpreta la "lotta alla criminalità e per la sicurezza". Chiedetelo.

Noi invece ci chiedamo un'altra cosa: dopo il "prendere o lasciare", Berlusconi (da commerciante in politica quale è) proporrà anche il "soddisfatti o rimborsati"? In questo caso io ho già deciso: voglio un cospicuo rimborso. 16 anni di rimborsi.

mercoledì 4 agosto 2010

La speranza della sinistra italiana è Fini? Che delusione!

Che delusione!
La sinistra italiana continua a deludere ex elettori e militanti, oltre a non riuscire ad attrarne di nuovi.
Il governo Berlusconi, fallimentare su tutta la linea, e guidato da un personaggio, Berlusconi, che può essere considerato il peggior Presidente del Consiglio dall'infausta Unità d'Italia ad oggi, non è stato minimamente infastidito dalla opposizione di sinistra. Se non era per la crisi interna del Pdl, con la fronda interna guidata da Gianfranco Fini, il governo Berlusconi sarebbe ancora come la Scavolini: "il più amato dagli italiani".
Ma è mai possibile che l'unica opposizione a Berlusconi sia una opposizione DI DESTRA? Una destra liberale, certo. Democratica, sicuro. Europea ed europeista, of course. Ma pur sempre, una destra. E la sinistra? Il famigerato PD? La neaonata creatura vendoliana SEL? Gli ex-post-neo-comunisti della Federazione della Sinistra? Niente di niente. Non pervenuti.
Ogni tanto si sente Di Pietro, che di sinistra certo non è per storia personale e per formazione.
Non considero nemmeno "opposizione" quella svolta dall'UDC, che continua a stare con un piede a destra ed uno a sinistra, fingendo di fare opposizione salvo poi candidarsi INSIEME al Pdl nelle regioni "facili". Embè, la poltrona innanzitutto, e Pierferdy subito dopo.
Quindi, se non ci fosse Fini, non ci sarebbe opposizione in Italia al governo delle chiacchiere e della mignottocrazia.
E sentiamo un pò: nel caso in cui il governo cadesse, cosa si dovrebbe fare?
Su questo, i finiani non si esprimono: loro sono fedeli al mandato e al governo...
Lega e Pdl l'hanno già detto: si torna alle urne. La Lega è sempre in crescita, e l'inesistenza dell'opposizione rende sempre positivi i sondaggi privati del premier.
Pd e UDC? Loro sono per un governo tecnico, che cambi la legge elettorale. Personalmente credo sia la posizione più intelligente, ma ritengo sia dettata da un semplice fatto: sia Pd che Udc sanno bene che stanno "inguaiati" e le elezioni anticipate potrebbero rivelarsi un boomerang. Meglio attendere, come da 16 anni a questa parte.
Idv e SEL? Elezioni subito! Addirittura Vendola si candida alle primarie per eleggere il leader del centrosinistra e candidato a premier. Le primarie? Il centrosinistra? E su quali programmi? Con quali alleati? Ah già, nella vecchia democrazia liberale di stampo anglo-americano queste cose non sono importanti...
La Federazione della Sinistra? Boh, non si sa, non pervenuti, non si sentono, eutanasia.
Lo spettacolo indecoroso della "democrazia" italiana, sia della compagine governativa sia delle opposizioni, dimostra ANCORA UNA VOLTA che la crisi della vecchia liberaldemocrazia è irreversibile. A ciò si può rispondere solo con una Nuova Democrazia, una nuova concezione di Partito e Stato, una nuova metodologia politico-elettorale.

mercoledì 7 luglio 2010

Il volto della democrazia liberale italiana

Manifestazione di quei sovversivi comunisti meglio noti come "terremotati de L'Aquila". Dopo i plastici di Porta a Porta, e le decantate capacità del Governo Berlusconi di risolvere i problemi degli aquilani colpiti dal terremoto del 6 aprile 2009, oggi c'è stata una manifestazione di cittadini aquilani a Roma.
Così hanno risposto le Forze dell'Ordine.



E voglio dirlo chiaro e tondo: la colpa non è degli agenti di polizia, ma di chi li comanda e ordina loro di caricare persone inermi ed inoffensive.

CasaPound: "Alemanno servo delle lobbies"




‘’Alemanno si dimostra ancora una volta un sindaco a mezzo servizio, pronto a scendere in campo solo quando vengono toccati gli interessi delle lobby che rappresenta’’. Ad affermarlo è il vicepresidente di CasaPound Italia, Simone Di Stefano, che commenta così le dichiarazioni del sindaco di Roma sulla presa di posizione del governatore del Veneto Luca Zaia, che ieri aveva invitato Unicredit a pensare al Nord anziche’ all’As Roma.

‘’Oggi – spiega Di Stefano - il primo cittadino della Capitale si è scagliato contro la Lega perché, ha detto, ‘dimenticare che Unicredit è nata anche dalla Banca di Roma significa tradire i risparmiatori’.
Di fronte a una così solerte reazione viene spontaneo chiedersi se raddoppiare le rette degli asili nido, ignorare del tutto questioni cruciali come l’emergenza abitativa che soffoca Roma e non spendere una parola per la tutela delle fasce deboli non significhi 'tradire' la città’’.

‘’Alemanno – conclude Di Stefano - evidentemente si sente in dovere di tutelare i poteri che ritiene lo abbiano portato in Campidoglio o che spera lo possano portare ancora più in alto, ma sbaglia, perché a farlo sindaco sono stati i romani, ed è a loro che lui deve rispondere: a quei cittadini, che, esasperati dalla gestione ‘spartitoria’ in cui Veltroni fu maestro, ingenuamente speravano in un cambiamento di rotta e invece si sono ritrovati con un primo cittadino ostaggio di banche, costruttori e lobby religiose’’.




Ho postato su L'OLIGARCA questo intervento di Di Stefano, perchè spiega al meglio quanto incancrenita sia la democrazia quantitativa italiana.
Alemanno è stato prontissimo a rispondere a questo tema, mentre è molto lento a rispondere su tanti altri temi.
Mi piace anche sottolineare una cosa, e lo dico da NON iscritto nè militante di CasaPound: Di stefano parla di "chiedersi se raddoppiare le rette degli asili nido, ignorare del tutto questioni cruciali come l’emergenza abitativa che soffoca Roma e non spendere una parola per la tutela delle fasce deboli non significhi 'tradire' la città’’.
Parole che potrebbe sottoscrivere anche un militante di "sinistra": ciò ad ulteriore dimostrazione che la dicotomia destra/sinistra è ormai incapace di comprendere i fenomeni sociali contemporanei. Oggi più che in passato, su certi temi non c'è differenza tra destra e sinistra.
La differenza è sempre e solo tra i difensori di questa vecchia democrazia (in questo caso, veltroniani e alemanniani) e chi lotta per una Nuova Democrazia.

La Russa, il Ministro della Difesa, non conosce l'Esercito.

Il Ministro della Difesa, Ignazio La Russa, ex fascista del MSI, ex colonnello di AN, esponente della destra italiana, ignora COMPLETAMENTE la condizione dei militari italiani in ferma breve. Addirittura, ammette di non conoscere nulla della situazione dei militari (è il ministro della DIFESA!), e si permette di chiedere: "Avete fatto questo anno di militare?".
In pratica, il Ministro della Difesa della Repubblica Italiana non sa ASSOLUTAMENTE NULLA della condizione di lavoro e vita dei militari italiani, non conosce le basilari regole di selezione del personale militare volontario, ignora la struttura dell'Esercito Italiano (VFB, VFA, VF+1, ecc...).
La "democrazia" liberale occidentale consente a questi individui di diventare ministri: La Russa, che essendo di destra dovrebbe essere in teoria maggiormente esperto di queste tematiche rispetto ad un esponente di sinistra, guida il dicastero che dirige la nostra difesa nazionale.
Stiamo davvero in pessime mani!