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sabato 3 dicembre 2011

Sucker Torte



Vienna, nasce la scuola di sesso.
Milo Manara insegnerà disegno: farà gli schizzi alla lavagna.

Vienna, nasce la scuola di sesso.
Non servono goniometri.

Vienna, nasce la scuola di sesso.
Immaginate l'ora di Educazione Fisica.

Vienna, nasce la scuola di sesso.
La divisa scolastica è in latex.

Vienna, nasce la scuola di sesso.
In mensa vengono serviti wrustel di dimensioni spaventose.

Vienna, nasce la scuola di sesso.
Per superare i test di ingresso, ci vuole tanto culo...

Vienna, nasce la scuola di sesso.
Verranno in tanti.
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domenica 20 novembre 2011

Amore e rispetto



Il Papa in Africa: “I malati di Aids meritano il nostro rispetto e il nostro amore”.
Come i bambini che frequentano le parrocchie. Capito?
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Uranio, questo sconosciuto



Una ricerca dell'Università dell' Ulster rivela: “Gli americani a Falluja hanno usato armi vietate e sconosciute”.
Sono gli unici a non sapere che l'uranio può essere impoverito o arricchito.
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mercoledì 2 novembre 2011

Referendum greco





A volte capita che non si trovino parole migliori per esprimere un pensiero di quelle utilizzate da un ignoto autore di post su qualche forum di politica.
Ho trovato questa risposta, e la faccio mia pubblicandola, a chi chiede se è positiva o negativa la notizia di una consultazione referendaria in Grecia per approvare o meno le misure anticrisi imposte dal Sistema alla popolazione greca:

« Da una parte sono più che felice che il governo greco voglia indire una consultazione popolare per decidere sulle misure anti-crisi.
Dall'altra, però, sono estremamente dubbioso sulla reale intenzione democratica del suddetto governo. Cito un cittadino greco: dovevano chiedere il parere al popolo fin dall'inizio, e non semplicemente scaricare sulla gente la decisione di far fallire il paese o di ridurlo in povertà pur di eseguire ordini esterni.
Papandreou sa che se fa le riforme è politicamente (e spero non anche in altri sensi) morto, e se non le fa la Grecia viene mandata in fallimento da UE, BCE ed FMI. Dunque scarica sul Popolo la responsabilità di farlo, facendo finta di fargli un favore, dopo avergli impedito finora di esprimersi in merito. Altro non è, temo, che scaricabarile, un modo per potersi dichiarare estraneo agli eventi qualunque cosa succeda.

Ad ogni modo, qualunque cosa decidano o sia permesso loro di decidere, faccio i miei migliori e più siceri auguri ai Greci, e a tutti i popoli sottoposti al governo dell'Unione Europea. »

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martedì 4 ottobre 2011

Il Sistema europeo impone alla Grecia nuove misure antipopolari




Vi sono misure impopolari, ciò non popolari.
E misure antipopolari, cioè contro il Popolo.
E sono proprio quest'ultime che l'Unione Europea Capitalistica chiede ancora alla Grecia.
Nonostante le "importanti misure" prese, come la riduzione degli stipendi pubblici, la Grecia non è ancora salva. Il Sistema chiede ad Atene altre misure: taglio di 30mila dipendenti nella P.A., nuove privatizzazioni (che ovviamente, data la condizione in cui versa la Grecia, saranno in realtà delle svendite a basso costo alle lobbies continentali e mondiali), e rivisitazione dei contratti collettivi (suona un pò Marchionne, vero?), abolendo ad esempio i minimi salariali.
I burocrati europei, coordinati dai vari Junker e Trichet, sono al soldo del Sistema. E stanno costringendo la Grecia a svendersi, totalmente.

Sul Partenone c'era scritto: "People of Europe, Rise up". Si vede che i servi del Sistema non hanno minimamente paura della sollevazione dei Popoli d'Europa.
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lunedì 22 agosto 2011

Morto un regime, se ne fa un altro.





In Libia sta cadendo il regime di Gheddafi.

Tutti a festeggiare questa "vittoria della democrazia". Ma siamo sicuri che, morta questa dittatura, nascerà una Libia democratica?


Ci sono state, e ci sono ancora, tante cose strane in questa sorta di rivoluzione. Dall'informazione (immagini vere o fasulle di bombardamenti) all'armamento dei ribelli, alle fasi di reflusso e a quest'ultima offensiva, che pare avere una forza dirompente.


Qualcosa mi puzza, e non è solo puzza di petrolio. Anche se è probabile che il prezzo della benzina continuerà ad aumentare.

Mustafa Abd al-Jalil, il presidente del Consiglio nazionale di transizione (Cnt, i ribelli), dice: "Non sarà un compito facile, ma noi ora costruiremo un Paese nuovo, fondato sulla libertà, sull'eguaglianza, sulla fraternità". Nobili propositi, non c'è che dire. Peccato che Muṣṭafā ʿAbd al-Jalīl sia stato criticato nell'agosto 2010 dall'Human Rights Watch per i metodi di arresto e prolungata detenzione senza processo di cittadini libici e nel dicembre 2010 anche Amnesty International ha fortemente criticato l'operato del ministero della Giustizia libico.

Si, perchè questo liberale democratico e occidentale è stato il ministro DELLA GIUSTIZIA (!!!) di quel sanguinario regime gheddafiano.

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lunedì 30 maggio 2011

Anche la Germania abbandona il nucleare



Un'altra buona notizia, dopo il blitz di ieri sera di Greenpeace durante la finale di coppa Italia allo stadio Olimpico di Roma.
La buona notizia è questa:

http://www.corriere.it/esteri/11_maggio_30/germania-energia-nucleare_cd5b0910-8a7e-11e0-93d0-5db6d859c804.shtml


MILANO - La Germania sarà la prima potenza industriale a rinunciare all'energia nucleare. Il ministero dell'Ambiente ha annunciato infatti che fermerà il suo ultimo reattore nel 2022 e ha definito la decisione «irreversibile». Venerdì scorso i ministri dell'Ambiente regionali e federale si sono accordati sulla decisione.

LA DECISIONE - Gran parte dei reattori tedeschi sarà disattivato entro quest'anno, mentre gli ultimi tre funzioneranno per altri 11 anni al massimo. Il ministro Norbert Roettgen ha spiegato che gli otto reattori dei 17 che non sono collegati alla rete di produzione di energia elettrica non saranno più riattivati. La decisione è frutto delle riflessioni che il governo tedesco ha avviato dopo il disastro di Fukushima, che ha provocato proteste di massa nel paese, contro l'impiego dell'energia atomica. L'energia nucleare garantisce attualmente il 22% del fabbisogno di elettricità del Paese.

PROTESTE - Domenica decine di attivisti di Greenpeace si erano arrampicati sulla Porta di Brandeburgo, a Berlino, per chiedere lo stop del nucleare esponendo uno striscione con la scritta «Ogni giorno di energia nucleare è uno di troppo». Sabato decine di migliaia di persone avevano manifestato in diverse città sempre contro il nucleare. Secondo gli organizzatori almeno 16 mila persone in 21 città, di cui 25 mila a Berlino e Monaco, 20 mila ad Amburgo e 10 mila a Friburgo avevano partecipato a cortei, mentre la polizia tedesca ha contato circa 20 mila manifestanti nella capitale.

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venerdì 20 maggio 2011

In Spagna vogliono una "Democracia Real"








Da qualche giorno, i mass media europei (e qualche italiano) stanno ponendo sotto la luce dei riflettori le vicende spagnole. Nel paese iberico, una massa enorme di persone, per lo più giovani precari e disoccupati, è scesa in piazza per manifestare la loro sfiducia nei confronti di TUTTI i partiti esistenti in Spagna, e per sostituire al sistema dei partiti (la Casta) un sistema realmente democratico.
Potrebbe sembrare utopistico, detto in questi termini. Eppure i manifestanti hanno discusso ed approvato un documento programmatico, una "piattaforma" di rivendicazioni politiche e sociali, che è tutt'altro che utopistica.
Essi chiedono, al primo punto, la soppressione dei privilegi della classe politica, accusata di assenteismo e menefreghismo, di percepire stipendi troppo alti che andrebbero equiparati agli stipendi degli altri dipendenti statali, di utilizzare l'immunità e la prescrizione per evitare processi e condanne.
Chiedono nuovi posti di lavoro, tramite una riduzione dell'orario di lavoro a parità di salario, sgravi fiscali per le aziende che hanno meno del 10% dei dipendenti a tempo determinato, sussidio di disoccupazione fino a quando non verrà raggiunta la disoccupazione strutturale nazionale (5%).
Chiedono misure per la casa, come l'esprorio delle abitazioni edificate in stock e che non sono state vendute per metterle nel mercato in regime di locazione protetta e sovvenzioni alla locazione per giovani e cittadini con bassi redditi.
Chiedono un maggior intervento pubblico in settori strategici, come la sanità, l'istruzione, i trasporti e l'accesso al credito (banche).
Chiedono il ripristino della tassa sui ricchi, una nuova tassa sugli enti bancari e l'introduzione della Tobin Tax.
Infine, chiedono maggior partecipazione e potere decisionale: referendum obbligatori per la ricezione o meno delle direttive europee; libertà di informazione e di navigazione in internet; modificazione in senso totalmente proporzionale della legge elettorale; indipendenza totale del potere giudiziario (magistratura) dall'Esecutivo.

Come si può notare, le richieste della piattaforma di Democracia Real sono assolutamente fattibili. Molte sono a costo zero. Viene spiegato anche come finanziarie quelle che hanno un costo. Si è calcolato che con la riduzione degli stipendi e dei privilegi della casta, a cui vanno aggiunte tutte le tasse che sono state sopra elencate, si possano fare TRE finanziarie in Spagna.

L’imminenza delle elezioni amministrative, che il prossimo 22 maggio riguarderanno più di 8000 comuni spagnoli – e delle autonomiche, per 13 delle 17 comunità autonome – fa sì che il dissenso venga riportato con forza sulla classe politica in toto, declinando questo “Qué se vayan tod@s” in uno specifico “No les votes!” (non votarli!), un appello all’astensionismo che riunisce nello stesso disprezzo PP, PSOE e qualsiasi altro partito, perché “senza il nostro voto non sono nulla”.

“Senza casa, senza lavoro, senza pensione, senza PAURA!” è uno degli slogan più ripetuti da questo movimento, che trova le proprie fondamenta nella rete sociale allargata fra realtà molteplici, e nei social network il proprio altoparlante - Facebook e Twitter in testa.
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mercoledì 11 maggio 2011

Il Giappone rinuncia al nucleare e punta sulle rinnovabili






Finalmente una buona notizia:

Il primo ministro giapponese, Naoto Kan, ha riferito che il Giappone rinuncerà al progetto di aumentare la percenutale di energia prodotta dalle centrali nucleari. Il progetto del governo prevedeva entro il 2030 un aumento dal 30 al 50%, affidando solo un 20% alle energie rinnovabili. Ma ora questo calcolo verrà rivisto, prevedendo un impiego maggiore delle energie rinnovabili. Per prevenire gli effetti devastanti di future catastrofi, il governo ha chiesto alla centrale nucleare di Hamaoka - che si trova sull’oceano, in una località dove si ritiene vi sia un’alta probabilità di forti terremoti - di cessare l’attività.

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martedì 3 maggio 2011

Un mondo senza Bin Laden è un mondo migliore?







Mi piace Obama. Da tempo. Da quando, durante la campagna presidenziale di JF Kerry, fu autore di discorsi di altissimo livello ideale e politico, programmatico e socio-culturale. Mi piaceva più nel 2008 che oggi, perchè le speranze che Barak Obama incarnava sono state, finora, disattese o semplicemente non ancora realizzate. Tra un anno scadrà il suo primo mandato, e non sono certo che ve ne sarà un secondo.


Sicuramente la recente vicenda "Bin Laden" avrà ripercussioni positive sull'immagine politica di Obama: il fatto di aver tolto potere al Pentagono per darlo alla Cia, la quale a seguito di questa operazione è stata capace di uccidere il nemico pubblico numero uno, è stato certamente il colpo di genio dell'amministrazione Obama.


Ho seguito in diretta, alle 5.30 della mattina, il discorso del presidente Usa in cui comunicava alla nazione e al mondo che Osama Bin Laden, lo "sceicco del terrore", era stato ucciso. Cittadini americani festanti cominciavano ad affollare lo spiazzale antistante la Casa Bianca, con le bandiere a stelle e strisce in bella mostra. In uno stadio di baseball, durante la partita dei Philadelphia Phillies, gli spettatori hanno cominciato ad esultare e ad intonare l'inno nazionale, il "God bless America".


Tutta la giornata di ieri ha visto i principali leaders politici mondiali congratularsi con Obama, e accodarsi al suo "Un mondo senza Bin Laden è un mondo migliore".



Allora mi sono chiesto: ne siamo sicuri? Siamo sicuri che, uccidendo un uomo, per quanto egli sia stato responsabile della morte di molte persone, il mondo sia migliore? Siamo sicuri che basta uccidere un uomo per migliorare la società?


Ho fatto il seguente gretto, provinciale, ultrarealista ragionamento: con la morte di Bin Laden, aumenteranno i posti negli asili nido? La disoccupazione diminuirà? Il precariato verrà sconfitto? L'ambiente ne trarrà giovamento? Aumenterà il rispetto per gli animali? L'immondizia scomparirà da Napoli? La mafia e le mafie subiranno contraccolpi negativi? Oppure, con la morte di Bin Laden, il mondo sarà più sicuro per le multinazionali, per le lobbies, per le industrie, per la finanza mondiale, per i mercati internazionali?


Mi sono risposto che la morte di Bin Laden è una splendida notizia, per il Sistema. A me non cambia niente.

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lunedì 14 marzo 2011

Riflessioni atomiche




Il Giappone è un Paese serio. Ha costruito case, palazzi, negozi, fabbriche, scuole, seguendo rigorosissimi criteri antisismici. Mica come gli italioti palazzinari che hanno costruito la casa dello studente a L'Aquila.

Pensate che il terremoto in Giappone ha avuto una potenza pari a 20-30 mila volte quello de L'Aquila. Ci chiediamo: se quel terremoto fosse avvenuto in Italia, quanti morti avrebbe fatto? Oggi probabilmente parleremmo di una nazione decimata.

Contro la forza e la violenza della Natura poco si può fare: anche il rigorosissimo Giappone ha dovuto pagare un ingente contributo di sangue. La cosa più grave e più preoccupante, però, è che quattro impianti nucleari risultano danneggiati, e due di questi destano preoccupazione.

Allora ho pensato: se in Italia si tornasse al nucleare (come il Sistema vuole), siamo sicuri che gli impianti verranno costruiti in maniera rigorosa, più rigorosa di quanto avviene in Giappone? Siccome l'Italia è un Paese ad alto rischio sismico, ci sarebbe la garanzia che un eventuale e probabile terremoto in una penisola costellata di impianti nucleari non produrrebbe danni ancor maggiori di quanto già avviene oggi?

La mia risposta ad entrambe le domande è stata NO, non c'è sicurezza nè garanzia, anzi vi sono molti più dubbi che certezze. Se in Italia si costruisce come è successo a L'Aquila o ad Acerra, figuriamoci cosa accadrebbe con una centrale nucleare!

Quindi la mia avversione al nucleare non è pregiudiziale, non solo almeno. E' conseguenza di una analisi sulla classe imprenditoriale edile italica. Non mi fido dei palazzinari, di chi vende sogni e non solide realtà. Non mi fido della classe politica italica, schiava del nordismo affarista che vede nel Sud il luogo ideale in cui costruire impianti nucleari.

Se il Sud potesse autonomamente gestire la propria politica energetica, sicuramente riuscirebbe a vivere di eolico, idroelettrico, solare. Riuscirebbe a stringere accordi macroregionali coi paesi del Maghreb e coi fornitori di gas e petrolio, che nella fase di ricerca e sviluppo delle rinnovabili garantirebbero l'approvvigionamento energetico del Sud.

Invece no: siamo schiavi dell'Italia e del nuclearismo toscopadano al cui soldo, vi sono gli ascari meridionali.
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martedì 22 febbraio 2011

Un libico grido di dolore




Gheddafi ha fatto sganciare bombe sul proprio popolo. Mille morti, forse più. E nessuno interviene. Berlusconi, memore dei tanti bunga bunga, ancora non ha proferito parola. "Chiamerà il colonnello", garantisce Frattini. Mentre Bossi dice subito la sua priorità: "Gli immigrati libici vadano in Europa". Eh già, la solidarietà dei settentrionali è nota. E Bossi ne è degno interprete. Che schifo.

L'Eni annuncia il blocco del gasdotto. In poche parole: ci saranno rincari al gas. Già me li vedo i dirigenti dell'Eni che si fregano le mani mentre i libici muoiono. Gli uomini del Sistema non hanno pietà. Contano solo i soldi. E le tragedie (terremoti, bombardamenti, guerre) producono molti più soldi della pace.

Dopo l'Algeria, la Tunisia e l'Egitto, tocca alla Libia: il Mediterraneo è in subbuglio. Chissà se anche le Due Sicilie si ribelleranno prima o poi.
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martedì 30 novembre 2010

Solo l'Europa può salvarci




E' ora di dirlo chiaro e tondo: se c'è una speranza di risolvere gli innumerevoli problemi (economici, sociali, politici, istituzionali, ambientali) che attanagliano la penisola italica, tale speranza si chiama "Europa".

Un nome che evocava in molti, ed evoca in alcuni, sentimenti di profonda fiducia e speranza. Un nome che oggi è messo in discussione dal ritorno di nazionalismi di bassa lega e da localismi polentoni. Si può mai mettere in discussione un nome? Certo, se si tenta di svuotare il nome del significato che esprime. L'Europa non è solo un continente geograficamente delineato, nè solo un mercato comune; l'Europa è, o meglio deve essere, il progetto e il sogno di un presente diverso e di un futuro migliore, di una unità civile di varie comunità che rinunciano al gretto personalismo per abbracciare una causa più alta e più ampia, di una nuova comunità nazionale che sappia essere avanguardia culturale, sociale, economica e politica del Mondo.

Certo, l'Europa di Maastricht è in crisi: ma codesta crisi è "nella" Europa, non "della" Europa. Il progetto rimane, il sentiero è tracciato, gli obiettivi sono chiari e condivisi. Manca una comunità d'intenti, una convergenza sui modi e sui mezzi, una capacità di smarcarsi dalla retorica patriottarda. Ed è su questo terreno che le nuove generazioni devono misurare le proprie capacità di intervento.


Pensiamo ai rifiuti di Napoli: essi sono un problema che solo l'Europa può risolvere. In che modo? Esattamente come hanno fatto in Svizzera o in Germania, dove hanno definitivamente abbandonato il nucleare e dove stanno abbandonando anche gli inceneritori. Filiera dei rifiuti zero: a Treviso c'è già una azienda che gestisce i rifiuti di 60 comuni. Chi deve finanziare la ricerca e l'innovazione in questo settore? Chi può intervenire affinchè in tutto il continente vi sia una politica energetica ed ambientale comune? Chi, se non l'Europa? L'Italia non lo ha fatto e non lo farà, specie fino a quando al governo vi sarà la Lega, che continua a minare la già fragilissima, e mai realmente ottenuta (nonostante la retorica del centocinquantesimo anniversario provi a dimostrare il contrario), unità d'Italia.


Pensiamo a Wikileaks: i files pubblicati dal sito di Assange dimostrano cosa pensano gli americani delle classi dirigenti e dei leaders europei. Glissiamo sui giudizi su Berlusconi (talmente limpidi che nemmeno il Fatto Quotidiano poteva fare di più), ma riflettiamo su ciò che gli Usa pensano dei governanti europei e delle politiche che questi leaders hanno messo e stanno mettendo in campo. L'America ha sfiducia in ogni singolo paese, ma ha paura dell'Europa. Se l'Europa riuscisse a dotarsi di UN ministro dell'economia, di UN ministro degli esteri, di UN ministro del lavoro, di UN ministro della difesa, ecc... sicuramente sarebbe più forte e sullo scenario (economico e geopolitico) internazionale conterebbe molto di più. E' chiaro: servono anche persone di alto livello! L'elezione della ignota Ashton a ministra degli esteri europei va esattamente in direzione opposta rispetto al rafforzamento dell'Europa.

Pensiamo alle infrastrutture: con quali fondi, ormai, in Italia si riesce a costruire una autostrada, un ponte, un aeroporto, una linea ferroviaria, ecc...? Solo con i fondi europei.

Pensiamo al Mezzogiorno: i famosi FAS (Fondi Aree Sottosviluppate), depredati dalla Lega e dall'attuale governo, diretti al sud italia non erano fondi europei?

Pensiamo alla politica estera: è mai possibile che sulla guerra in Iraq l'Italia abbia una posizione, Germania e Francia un'altra, la Spagna un'altra ancora? Serve una posizione "europea", un esercito europeo, con una difesa europea.

Pensiamo al lavoro: come è possibile evitare lo sfruttamento dei lavoratori dell'est e il conseguente impoverimento dei lavoratori dell'ovest, a seguito delle scellerate delocalizzazioni? Chi può impedire una guerra tra poveri? L'Europa!

Potrei andare avanti quasi all'infinito, ma sarebbe superfluo. L'Europa è una necessità, non solo e non più una possibilità. Basta con questi partiti che mettono l'Italia o il nome di una regione (inventata, come la Padania, o reale) nel proprio simbolo politico-elettorale. L'Europa è l'orizzonte, l'Europa è la patria.
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giovedì 25 novembre 2010

Berlino chiude gli inceneritori...

... noi stiamo ancora alle discariche!



Da "LIBERAL" di venerdì 29 ottobre 2010

Parla Gaetano Pecorella, in missione in Germania con la Commissione sulle Ecomafie «Berlino chiude gli inceneritori, noi siamo ancora alle discariche» «La nostra strategia con i rifiuti è superata: per il futuro si dovrà puntare sul riutilizzo dei materiali, sviluppando la fase del recupero»

di Franco Insardà

ROMA. «Sono in Germania con la commissione. Qui i termovalorizzatori sono quasi superati e noi stiamo ancora a discutere di discariche». Esordisce così Gaetano Pecorella che, alla guida della commissione d`inchiesta sulle attività illecite connesse al ci- clo dei rifiuti, è in missione proprio in Germania per «vedere se esistono infiltrazioni della criminalità organizzata o condotte di rilevanza penale, soprattutto in relazione ai trasferimenti dei rifiuti provenienti dalla Campania negli anni 2006 e 2007, per le quali si sono aperte delle inchieste».

Presidente Pecorella, ci sono stati dei problemi in quegli anni? Ci sono state sicuramente delle irregolarità.

Oggetto delle nostre inchieste è anche il trasporto transfrontaliero dei rifiuti che, almeno per un certo periodo, è stato d`interesse della criminalità organizzata.

C`è anche la possibilità che ci possano essere nuovi trasferimenti di rifiuti dalla Campania? La Germania è sicuramente interessata, perché ha costruito un sistema industriale di termovalorizzatori che oggi non riescono più a funzionare a regime soltanto con i rifiuti locali. L`Olanda è il Paese che ne porta di più, mentre l`Italia in questo periodo non ne sta trasferendo. La Campania ha fatto una dichiarazione d`intenti, condizionata alla capacità o meno di risolvere autonomamente il problema dello smaltimento dei rifiuti.

Altrimenti? C`è un grande interesse da parte delle industrie tedesche a importare rifiuti. Attualmente a prezzi molto bassi.

Il presidente Berlusconi ha promesso un nuovo miracolo per risolvere l`emergenza. E poi? Intanto è importante risolvere l`emergenza ed è un impegno importante. Penso che l`ipotesi formulata dal presidente Berlusconi sia collegata all`utilizzo della discarica di Terzigno e all`impianto di Acerra. Per il futuro il premier ha data rassicurazione sulla costruzione di un nuovo termovalorizzatore.

Una soluzione che prima lei diceva ormai superata.

Direi residuale, perché si dovrà puntare sul riutilizzo dei materiali, sviluppando la fase del recupero. È l`obiettivo, per esempio, che hanno in Germania è quello di arrivare al 90 per cento del riutilizzo. Il futuro è questo.

Qualche giorno fa il sindaco di Boscoreale ha detto che le discariche fanno comodo alla camorra. E d`accordo? Non è vero, perché le discariche controllate dal pubblico e vicino ai posti dove si producono i rifiuti non servono alla camorra. La criminalità organizzata ha interesse a gestire le sue discariche abusive e i trasporti lontani.

Negli ultimi episodi di Terzigno che incidenza ha avuto la criminalità organizzata? Dalle audizioni che abbiamo svolto magistrati e forze dell`ordine hanno escluso qualsiasi collegamento. Certamente l`aera attorno a Napoli è fortemente infiltrata di attività camorristiche. Al di là della motivata protesta popolare la chiusura di discariche controllate da enti pubblici o il trasferimento dei rifiuti in luoghi lontani deve prevedere soluzioni alternative. Da qualche parte, insomma, i rifiuti devono andare.

In Campania c`è il grosso problema di gestire tutti i rifiuti stoccati in questi anni.

Questo è un problema molto serio. Esistono delle montagne, non in senso simbolico, ma reale, di rifiuti stoccati che dovranno essere smaltiti. Per eliminare le ecoballe stoccate ci vorrebbero alcuni decenni con dei termovalorizzatori funzionanti a pieno regime. È necessario un progetto complessivo. La commissione che presiedo, senza eccezione di schieramento politico, è rimasta impressionata da tutte queste ecoballe che lentamente si romperanno facendo fuoriuscire il percolato in un territorio agricolo. Il problema non è soltanto italiano, credo che l`Europa debba farsene carico.

II corto circuito in Campania c`è stato nel momento in cui, finita l`emergenza, le competenze sono state trasferite agli enti locali.

In altre zone della Campania le province e i comuni hanno risolto il problema.

In Lombardia gli enti locali hanno costruito undici termovalorizzatori. Bisognerebbe abbandonare l`idea, presente in una parte dell`Italia, che tutto deve essere delegato allo Stato.

E allora? Se i comuni facessero bene la raccolta differenziata già una parte dei problemi sarebbe risolta. Nel napoletano c`era stata la proposta di Bertolaso di commissariare una quindicina di comuni perché non avevano raggiunto il livello previsto dalla legge perla raccolta differenziata e ci fu anche allora una rivolta.

«Nelle audizioni sono stati esclusi collegamenti tra le proteste di Terzigno e la camorra» [.]

martedì 16 novembre 2010

Come ci vedono all'estero "grazie" a Berlusconi




http://www.newsweek.com/2010/11/15/bunga-bunga-nation-berlusconi-s-italy-hurts-women.html#

ROMA - "Berlusconi's girl problem", Berlusconi e il problema-donne. Ecco il titolo che campeggia sulla copertina del numero del 22 novembre del settimanale americano Newsweek. Illustrato da un paio di gambe femminili con scarpe dal tacco a spillo. Quattro pagine dedicate alle vicende italiane. E un ritratto impietoso dell'Italia berlusconiana, di quella che viene definita "la cultura dell'harem che sta minando l'economia italiana e il suo stesso governo".

Le donne, gli scandali, la televisione, l'incuria nei confronti dei beni culturali del Paese. Una serie di vergogne, quelle passate in rassegna dal settimanale americano. "Per Berlusconi, l'eguaglianza di genere è una barzelletta", titola l'articolo di Barbie Nadeau; "Silvio si fa buttare giù, ma l'ultimo scandalo sessuale è solo uno dei suoi problemi" è invece il pezzo firmato da Jacopo Barigazzi. In un articolo si ripercorrono le recenti vicende italiane, partendo dal crollo di Pompei. "Il ministro in carica (Bondi, ndr), quando gli hanno chiesto se si sarebbe dimesso, ha risposto che non era responsabile. E' così che funziona il governo in italia. Nessuna responsabilità. Nessuna vergogna. Nessuna attenzione a un paese che si sbriciola". E ancora: "Per quasi vent'anni l'Italia praticamente non è cresciuta e nessuno accetta la colpa".

Un altro articolo di Newsweek è invece dedicato al ruolo delle donne nel nostro Paese. Con una paginata fotografica di ragazze seminude in televisione e la descrizione - imbarazzante - di Striscia la notizia: "Due uomini di mezz'età in piedi sotto i riflettori, uno fa penzolare da una cintura una treccia d'aglio dalla forma vagamente fallica. Una ragazza striscia sul pavimento, indosso ha un costume di paillette, la scollatura a V profondissima e un perizoma. Prende la treccia d'aglio in mano e se la strofina sul viso mentre l'altro conduttore - si legge sul settimanale - le dice 'dai, girati, fammi dare un'occhiata', e le tocca il sedere. Questo è il prime time in Italia. Una parata di temi pruriginosi, un'espressione del marciume evidente proprio ai vertici del governo, un riflesso del problema più profondo della società rispetto al ruolo delle donne. Una storia senza fine di modelle minorenni, escort a pagamento, ballerine del ventre marocchine che se la spassano con un 74enne presidente del Consiglio".

E ancora, osserva l'articolo di Newsweek: "Proteste e lamentele sono rare, e se ci sono, pochi le ascoltano". Una situazione che Berlusconi "potrebbe aver creato" grazie al fatto che "il 95% del mercato televisivo è sotto il suo controllo" e per questo "è difficile fare una stima di quanto gioco abbia la sua influenza nel modo in cui le donne sono viste e vedono loro stesse. E mentre altri Paesi europei promuovono attivamente l'uguaglianza di genere come un pilastro della prosperità nazionale, Berlusconi ha guidato la carica nella direzione opposta, relegando le donne con la creazione di un modo di vederle solo come oggetti sessuali". E conclude: "E' chiaro che la caduta di Berlusconi, se avverrà, indebolirà la commistione negativa fra politica, media e discriminazione di genere. Ma perché ci siano reali progressi bisognerà riprogrammare il modo di pensare degli italiani, uomini e donne. E non basterà cambiare canale".

Con il premier oggi non è tenero neppure il Guardian. In un lungo articolo a firma di Tobias Jones, ci si chiede come sia possibile che Silvio Berlusconi sia ancora al potere. "Diventa sempre più difficile capire che cosa debba fare ancora Silvio Berlusconi per essere cacciato. Nella maggior parte dei Paesi, soltanto uno delle decine di scandali che lo hanno visto coinvolto sarebbe bastato per finirlo politicamente. Ogni volta che ne esplode uno nuovo, più sordido e incredibile del precedente, viene da pensare che questa volta non riuscirà a scamparla. Si pensa, speranzosi, questa volta non riuscirà a sopravvivere ad una sentenza che afferma che ha corrotto un avvocato perché testimoniasse il falso. O a scrollarsi di dosso la montagna di prove a sostegno del fatto che organizza con regolarità orge con escort a pagamento, nelle sue residenze private e ufficiali. Invece è ancora al potere, ancora il leader di uno dei paesi più colti ed importanti d'Europa. Dopo tutti questi anni, continua a sembrare incredibile", si legge nella dura analisi sul quotidiano britannico. Che ripercorre tutti gli scandali, dalla scalata a Mondadori al caso Mills, passando per lo stalliere Mangano e la Banca Rasini, dedicando ampio spazio al problema "prostitute". La conclusione è che "l'unico modo per liberare la politica italiana dalla sua immensa e deleteria influenza sarebbe che morisse, oppure che il Paese subisse una completa e programmatica deberlusconizzazione, nel tentativo di tornare alla normalità dopo 20 anni di lavaggio del cervello televisivo". Fra le due è più probabile la prima, si legge sul Guardian, "anche se appare molto lontana".
da Repubblica.it