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domenica 27 aprile 2014

Mens sana in corpore sano



Non fare l'errore di pensare che curare il corpo sia l'unica cosa che conti.
Non fare l'errore di pensare che curare la mente sia l'unica cosa che conti.
Mente e corpo sono uniti. La sofferenza di uno pregiudica la salute dell'altro.
L'uomo è realmente libero quando sa qualcosa e sa fare qualcosa.
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giovedì 26 dicembre 2013

Boxing day in Premier League

Oggi si gioca la "giornata dei regali" del campionato inglese di calcio. Da vecchio militante di curve e movimento ultras, sono un fan del calcio inglese (nonchè sostenitore del West Ham United).
Oggi ho deciso di postare tre video, riguardanti tre inni cantati negli stadi inglesi da tre tifoserie diverse tra loro, ma uniche per attaccamento alla maglia.
I'm forever blowing bubbles è l'inno del West Ham.
You'll never walk alone è l'inno del Liverpool.

Blue moon è l'inno del Mancester City.

Bye bye!




sabato 1 settembre 2012

La martingala duosiciliana



Carissimi fratelli scommettitori, vi propongo una grande martingala meridionalista:

Catania - Genoa 1
Lazio - Palermo 2
Napoli - Fiorentina 1

Scommettendo 10 euro se ne vincono circa 160!

lunedì 20 agosto 2012

Il volo dell'Angelo

Ci sono cose che devono essere provate, vissute almeno una volta nella vita. "Il volo dell'Angelo" è una di queste. In Lucania, tra i paesi di Castelmezzano e Pietrapertosa, c'è un filo d'acciaio a cui vengono attaccati esseri umani lanciati a velocità che oscillano tra i 110 e i 120 km/h. Sotto di loro, il vuoto. 
Una attrazione unica in Europa, sia per l'altezza che per le velocità raggiunte. E ce l'abbiamo qui, nel profondo sud brigante.
I prezzi? 35 euro nei giorni feriali, 40 nei giorni festivi. La cifra comprende due voli (uno da Castelmezzano, uno da Pietrapertosa) e il servizio di navetta per i trasferimenti.

Ecco a voi un video che ho pescato su youtube:

http://www.volodellangelo.com/index.asp

Appena ci andrò, vi farò sapere e posterò foto e video!

lunedì 13 agosto 2012

Sulle Olimpiadi



Non voglio fare la solita e retorica disquisizione sui cosiddetti "sport minori" che hanno regalato alla sedicente Italia più medaglie e più emozioni degli sport più blasonati. Ci pensano già i soliti benpensanti a ricordare i veri sportivi, salvo poi dimenticarsene domani. Perché domani c'è il calciomercato, e il pallone - si sa - è lo sport nazionale.
Queste olimpiadi mi sono piaciute molto. A partire dalla splendida cerimonia inaugurale, c'è stato un susseguirsi di emozioni davvero importanti. Le personalissime gufate contro la Pellegrini e la Vezzali sono andate a segno: la veneta, soprannominata scherzosamente "la zoccola della vasca", è stata semplicemente ridicola; la jesina, simpatica quanto una supposta di peperoncino, ha perso la semifinale del fioretto individuale, non riuscendo quindi a confermarsi se non nella gara a squadre.
E' stata una olimpiade al femminile! Sia gli Usa, sia la Cina (rispettivamente prima e seconda nel medagliere) hanno ottenuto più medaglie dalle donne che dagli uomini. Inoltre, per la prima volta nella storia, tutte le nazionali avevano almeno una atleta donna.

Sono stato felice per i risultati, altissimi, raggiunti dagli atleti meridionali. Noto con piacere che gli stessi sono stati protagonisti in sport di lotta, di combattimento: il judo, la boxe e il taekwondo. Sarà un caso? Non credo. In realtà sociali in cui c'è tanta rabbia e poca possibilità di canalizzarla in qualcosa di positivo, è probabile che si raggiungano grandi risultati in sport che alla base hanno grinta, rispetto, sacrificio, onore. 
E sono stato felice per quel guascone di Bolt, capace di diventare leggenda senza mai perdere il sorriso e la voglia di divertirsi e divertire. Può sembrare talvolta eccessivo o spaccone, un po' come il "Labbro di Marcianise", Clemente Russo: in realtà credo che siano aspetti della personalità di ognuno. C'è chi è più equilibrato e chi è più espansivo, ma la sostanza non cambia se hai talento. E di talento, in queste olimpiadi, se n'è visto tanto.

Do svidanija

venerdì 27 luglio 2012

Spirito olimpico



Oggi cominciano ufficialmente le Olimpiadi di Londra.
Le Olimpiadi sono, probabilmente, la più importante manifestazione sportiva del mondo, soprattutto perché riguardano quasi tutte le principali discipline sportive, che sono spesso oscurate dalla dimensione planetaria del calcio.
Saranno giorni di fatica e sudore, ma ci auguriamo prevalga lo sport, l'onore, il rispetto. Per l'avversario e per se stessi.

Il mondo, purtroppo, non pare permeato di spirito olimpico. Anzi, pare invischiato in vicende che sono l'OPPOSTO dello spirito olimpico.
Pertanto ho pensato ad una immagine che, più di tutti, rappresenta la mia visione dello spirito olimpico.

Do svidanija


mercoledì 30 maggio 2012

Fermiamo tutto, signor Monti?



Il Presidente del Consiglio, Mario Monti, nei giorni scorsi ha dichiarato che, a seguito dello scandalo calcio scommesse, sarebbe giusto sospendere i campionati per due o tre anni. Fermare il Sistema Calcio, che così non va. Fermare una giostra che gira male, e che diventa sempre più pericolosa. Fermare un circo(lo) viziato e vizioso, dove i privilegiati in pantaloncini non si accontentano delle paccate di soldi che incassano, ma si permettono addirittura il lusso di combinare le partite, lucrando sulla passione dei tifosi. Per non parlare, poi, dei presidenti che scommettono contro la propria squadra, dei procuratori che fanno il bello e il cattivo tempo, delle televisioni, degli sponsor...


Il ragionamento del bocconiano che ci governa è più o meno il seguente: dato che questo scandalo dimostra, una volta di più, che il calcio è malato, bisogna fermare il calcio. Non fa una grinza, si dirà. Se una cosa va male, è giusto fermarla prima che produca altri danni o altri disastri.

Bene, signor Monti. Facciamo così: applichiamo il medesimo ragionamento alle banche. Il sistema bancario italiano funziona? No. Ci sono quasi quotidianamente scandali? Si. Il sistema bancario è zeppo di persone che si vendono, che truffano, che imbrogliano? Si. Le banche hanno prodotto e producono ancora danni? Si. Sono responsabili - non da sole, sia chiaro - della crisi economica che stiamo vivendo? Si.

Bene. Fermiamo le banche. Per due o tre anni. Ogni cittadino italiano si tiene i soldi sotto il materasso, invece che nelle banche. Stop alle obbligazioni. Stop ai derivati. Stop alle speculazioni. Stop alla finanza e alla borsa. Che ne pensa, signor Monti?

Probabilmente non è d'accordo. Altrimenti lei, suo figlio, molti ministri e molti figli di ministri non lavorerebbero più. Allora vediamo se è possibile applicare il suo ragionamento ad un altro ambito: dalle squadre di calcio ai partiti politici. Il sistema dei partiti funziona bene? No. Si dimostrano capaci di ascoltare i cittadini? No. I partiti sono stati soggetti e oggetti di scandali incredibili? Si. Gli esponenti politici, nella maggioranza dei casi, hanno dimostrato e dimostrano poca onestà e scarse capacità? Si.

Bene. Fermiamo i partiti. Solo liste civiche, insieme ai partiti che non sono stati coinvolti in uno scandalo finanziario o politico. Governo politico? No. Governo tecnico? Nemmeno. Governo civico. Taglio degli stipendi per i neodeputati, dimezzamento del numero degli stessi.

E' d'accordo, signor Monti? Giusto due o tre anni. Che c'è vò...



lunedì 28 maggio 2012

Il pallone in manette



Favorevoli agli arresti, contrari alla caccia alle streghe. E' questa la nostra posizione a proposito delle vicende del calcio scommesse, che stamane hanno visto l'arresto di 17 persone, tra cui 10 calciatori. Siccome in genere ci fidiamo della magistratura, siamo certi che per decidere di limitare la libertà delle persone gli inquirenti avranno in mano delle prove importanti. In questo caso particolare, poi, trattandosi di personaggi famosi e ancora scottati dal caso Tortora, i magistrati avranno sicuramente preso questa decisione con cognizione di causa. Se c'è il rischio di inquinamento delle prove, di reiterazione del reato e di fuga all'estero, è giusto procedere agli arresti.
Non è giusto, viceversa, dividersi subito tra colpevolisti con la bava alla bocca e innocentisti a prescindere che vedono "la macchina della persecuzione giudiziara" sempre in funzione, in ogni occasione. Non ci iscriviamo a questa caccia alle streghe, sia nel caso che le streghe siano i calciatori, sia nel caso che siano i giudici. I secondi fanno il loro dovere, i primi hanno i loro diritti, primo fra tutti il diritto a difendersi prima di essere dati in pasto all'opinione pubblica come colpevoli.
Non è in atto alcun golpe giudiziario contro la Nazionale di Prandelli, nè stiamo osservando il solito (?) protagonismo dei giudici: molto più semplicemente, la Magistratura ha ritenuto che le prove in proprio possesso fossero importanti e giustificassero le misure di custodia nei confronti degli interessati. Non partecipiamo, però, nemmeno al linciaggio mediatico e alle generalizzazioni: "nel mondo del calcio sono tutti ladri"; "il più pulito ha la rogna"; "speriamo che gliela facciano pagare"; "cercare persone oneste nel calcio è come cercare vergini in un lupanare" e altre frasi dello stesso tenore. Ebbene noi crediamo ancora che vi siano persone oneste nel calcio. Di più: crediamo che la maggioranza di coloro che vivono di calcio e nel calcio siano persone oneste, almeno dal punto di vista penale.

Auspichiamo, quindi, che la magistratura sia celere e che la giustizia sportiva sospenda tutti gli inquisiti in via cautelativa. Se poi si dimostrerà la loro estraneità, avranno la possibilità di chiedere i danni a chi li ha calunniati e di pretendere le scuse. Fino ad allora, non accendiamo roghi medievali nè innalziamo croci su qualche Golgota mediatico, per cortesia.

p.s. Già si sprecano le battutacce sulla vicenda. Ve ne dico alcune:
"La perquisizione a casa di Conte è durata 28 minuti... 30 per gli juventini";
"Mauri avanza palla al piede...";
"Mauri interessa alla Reggina. Coeli.";

lunedì 14 maggio 2012

Applausi alle bandiere, fischi a Lavezzi



Ieri è stato emozionante vedere Del Piero, Inzaghi, Gattuso, Nesta, tutti commossi perchè la loro esperienza sportiva con quella squadra, di cui spesso sono stati simboli se non bandiere, è finita. E proprio per questo mi incazzo con gente come Lavezzi (o meglio, col suo procuratore) che quando prende l'aereo e arriva a Napoli parla di "amore eterno", poi riprende l'aereo e torna in Argentina e dice che Lavezzi vuole guadagnare 4 milioni all'anno e che il PSG è pronto a pagarli. I fischi a Lavezzi, ieri sera? La tifoseria partenopea si è spaccata: da una parte ci sono coloro che sostengono non sia giusto fischiare un giocatore che si impegna sempre, indipendentemente dal giusto desiderio di un professionista di guadagnare di più; dall'altra ci sono coloro che sono ancora legati ad una idea di calcio in cui il denaro, il conto in banca faraonico viene sempre DOPO l'amore viscerale per una maglia, per un Popolo, per una Città. Lo dico subito: io sono tra i secondi. Se abbiamo torto, siamo dalla parte del torto ed orgogliosi di starci.
I tifosi sono stanchi di gente che bacia la maglia e sta già pensando di andarsene. Totti, Del Piero, Buffon, Nedved, Maldini, ecc.... hanno baciato magliette a cui hanno dimostrato una fedeltà assoluta indipendentemente dallo stipendio e dalla categoria. E' questo il calcio che piace ai tifosi, che fa innamorare e sognare i bambini.
Chi accetta la logica del mercato (i calciatori sono professionisti che vanno dove conviene di più) ha tutto il diritto di professare il suo ideale di calcio-business. Sono un libertario: tutti hanno diritto di esprimere la loro opinione nel rispetto delle opinioni altrui, quando queste opinioni non contrastano con la libertà di vivere, di pensare e di agire. Proprio per questo difendo il sacrosanto diritto a fischiare chi un giorno professa amore eterno e il giorno dice: "Se mi vendono, che posso farci?". E' lo stesso ragionamento fatto due anni fa da Quagliarella: se le due società sono d'accordo, io me ne vado. Ebbene no, non è così. L'ultimo caso è stato quello di Pato: Man City e Milan erano d'accordo, Pato ha deciso di non andarsene da Milano. Ed è rimasto. Stesso dicasi, qualche anno fa, per Kakà. Smettiamola con la favoletta dei calciatori "ostaggi" dei contratti: essi possono utilizzare i contratti anche per vedere riconosciuto un loro diritto, come quello di rispettare i termini del contratto stesso!
Altra motivazione addotta: Napoli è una di quelle città che non ti fa respirare, che non ti consente di scendere in strada e farti una passeggiata senza essere assalito dai tifosi. Sono d'accordo, ed infatti ho sempre condannato quei tifosotti che paralizzano una città perchè Lavezzi è andato a fare due passi col figlio. Però, diciamo la verità, anche in questo Napoli è migliorata, o sta migliorando. Ciò non toglie che un calciatore ha TUTTO IL DIRITTO di andarsene da una città che reputa eccessivamente soffocante. Basta indire una bella conferenza stampa, prendere il microfono e dire: "Dato che il mio modo di vivere ed intendere il calcio è molto diverso dal vostro, io me ne voglio andare in una città in cui il calcio è meno opprimente". E poi te ne vai a Parma, a Edimburgo, a Montpellier, o dove cazzo vuoi.

martedì 24 aprile 2012

Non vi va mai bene niente? Solidarietà agli ultras genoani



La protesta eclatante dei fratelli genoani nei confronti dei loro calciatori sta facendo versare fiumi di inchiostro (e di veleno) ai soliti pennivendoli di regime e benpensanti dell'ultima ora. L'indegno presidente della federcalcio ha avuto addirittura il coraggio di dichiarare: "Posso capire anche lo scappellotto o lo schiaffo, ma questa violenza psicologica è inaccettabile".

Ma non vi va mai bene niente? Se gli ultras spaccano qualche muso o rompono qualche vetro, sono violenti e vanno condannati. Se invece dicono ai lor giocatori che sono INDEGNI di vestire la loro gloriosa casacca e se la devono togliere... sono ancora più violenti e vanno puniti ancora di più!

L'ipocrisia di questo calcio moderno è lo specchio dell'ipocrisia della società contemporanea: la violenza fisica è da condannare, però diventa preferibile alla violenza psicologica! E la violenza psicologica che gli ultras devono subire ogni santa partita, da parte di forze dell'ordine, sistema calcio e calciatori? Questa non la considerate? Quando vedi la tua squadra retrocedere e i tuoi giocatori ridere (penso al Napoli retrocesso a Parma e ad Allegri, allora nostro giocatore, ridere), non subisci una violenza psicologica? Quando vedi la tua squadra avviarsi verso la serie B e i giocatori in campo tirare la gamba dietro e i loro procuratori cominciare ad accordarsi con le altre squadre, non subisci una violenza psicologica?

I tifosi genoani hanno dato prova, negli anni, di un attaccamento enorme alla loro squadra e alla loro città, ed è davvero ignobile farli passare come violenti facinorosi che tengono in ostaggio una squadra o uno stadio. Hanno fatto un gesto clamoroso, sicuramente, ma la solidarietà a loro e a tutti quelli che saranno colpiti da un DASPO deve essere assoluta e senza fallo.

E' meglio che lor signori lo capiscano, da Preziosi a De Laurentis, che le squadre di calcio non appartengono a loro: appartengono al Popolo. Loro sono "business men" che investono e lucrano sulla passione di un Popolo, niente di più. Lezioni da loro non le accettiamo.

domenica 15 aprile 2012

Londra 2012, altro che olimpiadi etiche! Adidas sfrutta i lavoratori!



In questo articolo pubblicato da Il Fatto Quotidiano
è possibile avere conferma, se mai ce ne fosse bisogno, del fatto che le multinazionali dello sport sfruttano i lavoratori in varie parti del mondo e poi ci riempiono di spot sul fairplay e sull'onestà e la generosità.
Kathy Marks, corrispondente dal sudest asiatico del quotidiano britannico The Independent, si è recata in Indonesia, dove l'Adidas sfrutta i lavoratori, che lavorano fino a 65 ore settimanali con paghe misere e che subiscono vessazioni verbali e fisiche. Questo ha trovato la giornalista inglese. E questo vogliamo denunciare.

Altro che spirito olimpico! Il CIO non dovrebbe consentire a queste multinazionali di essere partner di un evento come le Olimpiadi!

martedì 17 gennaio 2012

Auguri campione



70 anni. Muhammad Alì compie oggi 70 anni.
Il labbro di Louisville fu il suo primo soprannome, e lo accompagnò per tutta la carriera. Era solito saltellare sul ring e massacrare i timpani degli avversari con offese ed imprecazioni, prima di massacrarli coi pugni. Fu, infatti, l'iventore del trash talking. Vinceva gli incontri prima con le labbra e poi coi pugni. E' passato alla storia il suo martellamento psicologico ai danni di George Foreman in occasione della Rumble into the Jungle, il più famoso incontro di pugilato combattuto nel Novecento, che vide Alì battere Foreman a Kinshasa, in Zaire.
Fluttuava come una farfalla e pungeva come un'ape, Muhammad Alì nato Cassius Clay, nome che ripudiò perchè era un nome da schiavo, mentre Muhammad Alì fu il suo nome da musulmano, religione a cui si convertì ufficialmente il giorno dopo aver sconfitto Sonny Liston entrando nella Nazione dell'Islam, un gruppo radicale musulmano.
E la foto qui sopra celebra proprio quell'incontro: Alì che sovrasta Liston, il quale è già al tappeto nonostante sia passato un solo minuto dall'inizio del primo round.

Alì vinse anche la medaglia d'oro alle olimpiadi di Roma nel 1960, aveva una carriera davanti che sarebbe stata ancor più lucente, se non avesse deciso di mettere in discussione tutto poer i propri ideali: rifiutò di andare a combattere in Vietnam, "perchè nessun Vietcong mi ha mai chiamato negro". Gli tolsero la licenza per combattere, lo denigrarono, lo misero sulla gogna. Ma alla fine, Alì risorse come un araba fenice.

Grazie Alì, per ciò che hai fatto sul ring, ma soprattutto fuori dal ring.

venerdì 30 dicembre 2011

Pulire il pallone dal fango


Non andrà in Nazionale, Fabio Pisacane. Perchè non ha avuto la ribalta mediatica di un altro "eroe normale", quel Simone Farina che, denunciando il tentativo di combine di Cesena - Gubbio, ha meritato pubblici elogi e l'invito ufficiale del CT Prandelli a partecipare al prossimo raduno della Nazionale italiana.

La storia di Fabio Pisacane, difensore partenopeo classe '86, merita comunque di essere conosciuta, perchè i primi passi dell'inchiesta Last Bet sul calcio scommesse lo hanno visto coinvolto. E' il 14 aprile 2011, e Fabio riceve una telefonata dal direttore sportivo del Ravenna, prossima avversaria del suo Lumezzane. Il DS ravennate Giorgio Buffone gli offre 50 mila euro (in pratica, la metà dello stipendio annuale del giovane calciatore) per combinare la partita. Fabio attacca il telefono, non sa se accettare o meno, ci penserà. Alla fine decide di denunciare tutto: va al campo e racconta l’accaduto al suo allenatore, che gli dà pieno sostegno insieme alla società.

Partono le indagini, ma anche la vita di Fabio Pisacane cambia: "Questa storia mi ha procurato tantissima ansia. In molti non mi credevano, in giro mi guardavano storto, come se fossi io quello dalla parte sbagliata".

Oggi Fabio corre e suda per la Ternana, e sogna un azzurro diverso da quello della Nazionale: l'azzurro del Napoli, la squadra della città in cui è nato e per cui tifa. La sua storia non lo ha reso famoso come il suo collega Simone Farina, ma meritava comunque di essere raccontata.

Perchè persone come Fabio e Simone hanno capito qual è l'unico modo per pulire il pallone dal fango delle scommesse, delle combine, delle intercettazioni e dei veleni: il sudore della fronte, l'impegno costante in allenamento e in partita, la fatica di stare, sempre e comunque, dalla parte giusta e onesta del sistema-calcio.

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giovedì 29 dicembre 2011

Petrini: “Soldi, truffe e doping: è il calcio di sempre”



Gli è rimasto qualche desiderio. “Mi piacerebbe bere un caffettino”. Ottiene una brodaglia nerastra allungata con l’acqua. Un fondo in cui leggere e diluire passato e presente. Il campo adesso è un divano, la mobilità un’illusione e l’orizzonte un muro di nebbia. “Ho tumori al cervello, al rene e al polmone. Ho un glaucoma, sono cieco, mi hanno operato decine di volte e dovrei essere già morto da anni. Nel 2005 i medici mi diedero tre mesi di vita. E’ stato il calcio. Ne sono certo. Con le sue anfetamine in endovena da assumere prima della partita e i ritrovati sperimentali che ci facevano colare dalle labbra una bava verde e stare in piedi, ipereccitati, per tre giorni. Ci sentivamo onnipotenti. Stiamo cadendo come mosche”.

Ieri, abbattuto dalla leucemia se n’è andato anche Sergio Buso. Saltava da portiere nella Serie A degli anni 70. Quella raccontata da Carlo Petrini, centravanti di Genoa, Milan, Roma, Bologna e di altre stazioni passeggere: “Da mercenario che pensava solo a drogarsi, scopare, incassare assegni e alterare risultati”. Vinse, perse, barò. Scrisse libri su doping e calcioscommesse. Fece nomi e cognomi. Rimase solo. Il Carlo Petrini di ieri non c’è più. Il corpo che un tempo gli serviva per conquistare amori di contrabbando e tribune esigenti tra San Siro e il Paradiso, è un quotidiano inferno che gli presenta conti con gli interessi e cambiali da scontare.

A 63 anni, con il vento che scuote Lucca e non lo accarezza più, non c’è Natale o Epifania possibile. A metà conversazione, mentre lamenta l’abbandono di chi un tempo gli fu amico: “Ciccio Cordova, Morini, non mi chiama più nessuno”, un segno. Squilla il telefono. La voce di Franco Baldini. Il dirigente della Roma. Il nemico di Luciano Moggi. Petrini gli parla: “Ho fatto molta chemio. Sto cercando di superare il male. Io spero, Franco. Spero ancora”. Poi lacrima. In silenzio. Rumore di rimpianto. E di irreversibile.

Petrini, come si racconterebbe a chi non la conosce?
Un presuntuoso. Un coglione. Uno che credeva di essere un semidio e morirà come un disgraziato. Ero bello, forte, ricco, invidiato. Avevo tutto e ora non ho niente.

Perché?
I miei errori iniziarono a metà dei ’60, al Genoa. Siringhe. Sostanze. La chiamavano la bumba. Avevo 20 anni. Non smisi più. Il nostro allenatore, Giorgio Ghezzi, ex portiere dell’Inter, ci faceva fare strane punture prima della gara. Un liquido rossastro. Se vincevamo, si continuava. Altrimenti, nuovo preparato.

Cosa c’era dentro?
Mai saputo. L’anno dopo, disputammo a Bergamo lo spareggio per non retrocedere in C. Il tecnico Campatelli scelse cinque di noi come cavie. Stesso intruglio per tutti. Eravamo indemoniati. La punta, Petroni, sembrava Pelé. Vincemmo 2-0 e, in premio, ebbi il trasferimento al Milan.

Perché non vi ribellavate?
Venivamo da famiglie poverissime. Mio padre era morto a 40 anni, di Tetano. Rifiutare le punture, le pastiglie di Micoren o le terapie selvagge ai raggi X, significava essere eliminati. Fuori dal circo. Indietro, in cantina, senza ragazze o macchine di lusso. Nei nostri miserabili tinelli, con la puzza di aringa che mia madre metteva in tavola un giorno sì e l’altro anche.

Quindi continuò ad assumere sostanze proibite?
Ovunque andassi. A Roma il massaggiatore ce lo diceva ridendo: “A ragà, forza, fa parte der contratto”. A Milano, dove mi allenava Rocco, feci invece i raggi Roengten per guarire da uno strappo muscolare. Non so se Nereo sapesse. Con me aveva un rapporto particolare: “Testa de casso, se avessi il cervello saresti un campiòn”.

Di radiazioni Roengten, secondo la famiglia, morì anche Bruno Beatrice.
Fu mio compagno a Cesena, Bruno. Se ne andò a 39 anni, a causa di una rara forma di leucemia, tra agonie e sofferenze atroci. Come tanti, troppi altri.

Si muore di pallone?
Hanno sperimentato su di noi. Non ci curavano, ci uccidevano. Vorrei sapere con quali ausili gli eroi contemporanei disputano 70 incontri l’anno.

Lei insinua.
Affermo, ma non ho le prove. Nonostante l’impegno di Guariniello, hanno nascosto tutto. Ai nostri tempi le punture le faceva chiunque e un minuto dopo, sentivi un mostro che ti sollevava e ti faceva volare.

Chi ha nascosto tutto?
Allenatori, calciatori, presidenti. Il sistema che ancora foraggia con le elemosine quelli capaci di non tradire. Gente che ogni mattina si alza con la paura e che continua a tacere anche se oggi, grazie agli ‘aiutini’ farmacologici o è una lapide con un’incisione o recita da vegetale.

Di chi parla Petrini?
Di quel piccolo uomo di Sandro Mazzola, che ha smesso di parlare al fratello Ferruccio. Di Picchio De Sisti, che nega l’evidenza nonostante la malattia. O del commovente Stefano Borgonovo. Uno che sta molto male, aggredito dalla Sla e che continua a sostenere che il pallone non c’entri nulla. Se non mi facesse piangere, verrebbe da ridere.

E invece?
Sono triste. Vedendo come sei e come potresti essere, persino peggio di ora, ti vengono mille domande senza risposte. Parliamo di gente che non ha respirato amianto o fumi in miniera. Ha inseguito una sfera e muore nell’indifferenza in una guerra non dichiarata. Non sono un dottore, ma non può non esserci una relazione tra le mie malattie e quelle di altri calciatori.

Prova rancore?
A volte li sogno. Con i loro sorrisi falsi. Le loro bugie. Vorrei cancellarli. Non ci riesco.

Lei fu tra i protagonisti del primo calcioscommesse, quello della primavera 1980.
E oggi succede la stessa cosa. Partite combinate, risultati compromessi, soldi gestiti dalla camorra, dalla mafia, dalla ‘ndrangheta.

La ‘ndrangheta forse uccise Bergamini. Lei ci scrisse un libro.
Che è servito per riaprire l’inchiesta, dopo più di 20 anni. Bergamini era l’ingenuo, il ragazzo pulito, smarrito in una vicenda più grande di lui. La scoprì, provò a uscirne e lo fecero fuori. Dentro la sua squadra, il Cosenza, c’era chi organizzava traffici di droga. Bergamini era l’anello debole e fu suicidato.

Nel suo libro lei ha intervistato anche il compagno di stanza di Bergamini, Michele Padovano, appena condannato per traffico di stupefacenti. Il padre del calciatore Mark Iuliano lo ha chiamato in causa.
La sua condanna non mi stupisce. A fine intervista, Padovano si alzò di scatto, mi mandò a fare in culo e provò a distruggere la registrazione. Sono sicuro che lui sappia tutto della morte di Denis. Tutto. Bergamini ne subiva l’ascendente. Del padre di Iuliano non so cosa dire, su Mark si raccontavano tante cose, non solo sulla sua presunta tossicodipendenza. Si raccontava che mandasse baci alla panchina rivolti a Montero, un’ipotetica ‘prova’ della sua omosessualità.

Dica la verità. Lei ce l’ha con la Juve, fin dal 1980.
Al contrario. La salvai. Nell’ 80 giocavo con il Bologna. Bettega chiamò a casa di Savoldi e ci propose l’accordo. Tutto lo spogliatoio del Bologna, tranne Sali e Castronaro, scommise 50 milioni sul pareggio. Prima della partita, nel sottopassaggio, chiesi a Trapattoni e Causio di rispettare i patti: “Stai tranquillo, Pedro, calmati”, mi risposero.

Tutta la Juve sapeva?
Certo. Rivedetevi le immagini, sono su Youtube. Finì 1-1. Errore del nostro portiere, Zinetti e autogol di Brio. Bettega ce lo diceva, durante la partita: “State calmi, vi faccio pareggiare io”. La gente ci fischiava e tirava le palle di neve. Una farsa. Quando lo scandalo esplose, Boniperti e Chiusano mi dissero di scovare Cruciani e convincerlo a non testimoniare contro la Juve: se li avessi aiutati, loro avrebbero aiutato me. Fui di parola, incontrai Cruciani al cancello 5 di San Siro, ero mascherato. Una scena surreale. Lui accettò e la Juve si salvò dalla retrocessione. Ma alla fine pagai soltanto io.

Le è rimasta la possibilità di raccontare.
Neanche quella. Ho dato fastidio a gente potente. Mi hanno minacciato di morte e poi coperto con gli insulti. Per i Savoldi e i Dossena ero un bugiardo, per Rivera un pornografo. Se l’era presa perché lo descrivevo per quello che era, una fighetta. I miserabili sono loro. Mi impedirono di andare persino a parlare nelle scuole. Zitto dovevo stare, ma non ci sono riusciti.

E la scrittura?
Mi è rimasta solo quella. Il nuovo libro, Lucianone da Monticiano, è ancora su Moggi. Il mio compaesano. Uno che pur squalificato continua a ricattare e a fare il mercato di mezza Serie A. Ma non sarà l’ultimo.

Perché?
Mi dedicherò a ricordare mio figlio Diego. Morì a 19 anni di tumore, mentre chiedeva di vedermi e io ero in Francia, in fuga dai creditori. Non me lo sono mai perdonato. Gli farò un regalo. Proverò a sentirmi vivo. Sono distrutto e sofferente, ma non mollo. Vivere, ancora, mi piace.

Ci sarà tempo?
Non è detto. Penso sempre al giorno in cui ci sarà giustizia. Aspetto ma non viene mai.

di Malcom Pagani e Andrea Scanzi
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mercoledì 28 dicembre 2011

Disgustobet



Abbiamo fatto biglietti e abbonamenti.
Abbiamo organizzato trasferte in Italia e in Europa.
Abbiamo discusso al bar e dal barbiere, in ufficio e a casa.
Abbiamo litigato con le nostre mogli e i nostri figli.
Abbiamo garantito share da capogiro alle tv pubbliche e private.
Abbiamo fatto scontri con le tifoserie avversarie e la polizia.
Abbiamo avuto denunce e diffide.
Abbiamo sporcato le nostre fedine penali.

Ed oggi scopriamo che quelle partite erano fasulle. Che quel rigore era causato volontariamente. Che quella papera del portiere in realtà non era una papera. Che quella partita doveva finire così. Che non c'era rabbia, non c'era cattiveria, non c'era gioia, non c'era disperazione.
Non c'era niente.

Abbiamo fatto tutto questo credendo di vedere il calcio, ed invece vedevamo il wrestling. Tutto deciso a tavolino. Tutto comprato, tutto venduto.
L'unica cosa vera del calcio moderno? Gli ultras.
Con tutti i loro difetti, gli ultras.
Con tutte le loro contraddizioni, gli ultras.
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domenica 4 dicembre 2011

Brazil



E' morto Socrates. Non ha lasciato nulla di scritto.

E' morto Socrates. Alla moviola.

E' morto Socrates. Nonostante fosse un dottore, non è riuscito a curarsi.
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sabato 3 dicembre 2011

Euro 2012



Europeo difficile per l'Italia, se non ridurrà il debito.

Si sono tenuti ieri i sorteggi per Euro 2012, l'ultimo con la moneta unica.

Euro 2012, la Merkel: "Si giocherà in Ucraina e in un'altra nazione che non esiste".

Europei 2012. L'Italia pesca Irlanda, Spagna e Croazia. Giocheranno nel girone bCe.

Europei 2012. L'Italia pesca Irlanda, Spagna e Croazia. Probabili scontri tra indignados.

N.B. Euro 2012: l'Italia giocherà contro Spagna, Irlanda e Croazia.
D'oggi in poi chiamatemi Nilin O'Connors.
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sabato 26 novembre 2011

Bot di capodanno



Anche i calciatori acquisteranno Bot.
Spiegate a Balotelli che non si accendono in casa.
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martedì 22 novembre 2011

Vulcano Del Piero



Del Piero: "ho il fuoco dentro".
Thuram e Sissoko: "Anche la moglie ha il fuoco dentro".

Del Piero: "ho il fuoco dentro".
Nonostante le acque della salute.

Del Piero: "ho il fuoco dentro".
Succede quando ti bombardi di steroidi.

Del Piero: "giocherò fino a 42 anni...".
Ecco le conseguenze dell'innalzamento dell'età pensionabile!

Del Piero: "ho il fuoco dentro".
Lapo Elkaan: "ho lo scolo".
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lunedì 21 novembre 2011

Fantantonio



Cassano a Milanello: "Per me è il primo giorno di scuola".
Che dolce. Mi SPEZZA il cuore questa tenerezza.
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