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lunedì 23 gennaio 2012

ImmondiziaZero



Spero che ieri sera abbiate visto Presa Diretta, su RaiTre. Si è parlato dell'emergenza rifiuti a Roma. Perchè già di emergenza rifiuti si tratta, visto che la chiusura di Malagrotta (la discarica più grande d'Europa, che doveva essere chiusa anni fa) è stata prorogata di altri 6 mesi.
La Giunta Polverini ha approvato in pompa magna un piano rifiuti che TUTTI gli osservatori hanno definito "fantascienza": tra le tante fandonie scritte, vi è anche la previsione di passare IN UN ANNO da un 24% di raccolta differenziata al 65%. Non esiste AL MONDO un caso di un aumento del 40% di raccolta differenziataq in un anno. Inoltre, il piano rifiuti prevede anche la realizzazione di due nuove discariche, definite "temporanee" esattamente come temporanee dovevano essere le varie discariche che, da Malagrotta in poi, infestano il territorio romano.

Ieri sera, Presa Diretta ha focalizzato l'attenzione su vari aspetti del problema rifiuti capitolino: dalla differenziata insufficiente, perchè non prevede il porta a porta, agli sversamenti di talquale, dalle discariche abusive alle deroghe continue alle più elementari norme di legge, dai livelli tossici rilevati nelle acque, nei terreni e nell'aria alla vecchia tecnica di nominare un commissario (in questo caso, il prefetto Pecoraro) per individuare le discariche.
La politica se ne lava le mani. Tutta la politica, sia chiaro. Non possiamo certo dire che prima della Polverini e di Alemanno il ciclo dei rifiuti a Roma funzionasse alla grande. Possiamo, però, affermare che la Polverini e Alemanno hanno aggravato la situazione, evitando di intervenire da anni (in barba alle loro promesse elettorali) e dimostrandosi sordi e ciechi rispetto a tutte le innovazioni nel campo della raccolta e della lavorazione dei rifiuti. Basti pensare che la stessa barbarica idea di costruire, nel 2012, due nuove discariche invece di investire nella differenziata porta a porta, nel riciclio, nel riuso, nel compostaggio e anche nella riduzione dei rifiuti prodotti, è l'ennesima dimostrazione dell'inadeguatezza politica del tandem "de destra" Alemanno-Polverini.
Per non parlare, poi, dei siti in cui è prevista la costruzione delle discariche: Riano e Corcolle. Nel primo caso, ci troviamo in una zona con agricoltura biologica d'avanguardia, capace di immettere sul mercato prodotti di qualità che vengono invidiati anche all'estero; nel secondo caso, a tutta la produzione di vino e olio si aggiunge la presenza di un sito archeologico, la Villa Adriana, inserito dall'Unesco nella lista dei patrimoni dell'umanità, al pari del Colosseo o delle Piramidi egizie.
Ce la vedete, voi, una discarica a 600 metri dalla Sfinge?

sabato 21 gennaio 2012

Legambiente: cigno nero ad Alemanno



Legambiente consegna il cigno nero ad Alemanno. Il trofeo "premia" simbolicamente la città di Roma, che nel 2011 ha visto crescere, anzi raddoppiare, il tasso di smog. Alla faccia delle targhe alterne e delle altre invenzioni della Giunta Alemanno, il problema ambientale capitolino (in cui si innestano traffico congestionato, trasporti insufficienti, industrie inquinanti e questione rifiuti, con una differenziata sotto il 30%) continua ad essere enorme.
"Roma ha raddoppiato nel 2011 i giorni fuorilegge per le polveri sottili - spiega Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio - per questo assegniamo al sindaco Alemanno il nostro Cigno nero di smog, una sorta di papiro ambientalista per la cattiva qualità dell'aria. Nella Capitale è sempre più difficile muoversi e respirare. Il sindaco non se ne può infischiare. Dopo essere stato costretto ad adottare targhe alterne e blocchi, necessari in questa situazione di emergenza smog, ora sarebbe bene per la salute dei cittadini che si convincesse pure a limitare il traffico privato impazzito".

sabato 31 dicembre 2011

Napoli: Rossi non sarà più presidente di ASIA



La municipalizzata Azienda Servizi Igiene Ambientale, più comunemente detta ASIA, non sarà più presieduta da Raphael Rossi, L'Incorruttibile. Per chi non lo sapesse, Rossi fu oggetto di un tentativo di corruzione quando si occupava di rifiuti a Torino. Invece di intascare i soldi, rifiutò e denunciò tutto. Per questo fu isolato dalla giunta Chiamparino.
Perchè si sa, chi collabora con la giustizia si rende inaffidabile nel suo ambiente. Tipica logica mafiosa.

Dal giugno 2011, il neosindaco di Napoli, Luigi De Magistris, lo aveva voluto a presiedere l'ASIA, nella convinzione che le idee e gli atti di Rossi riuscissero ad indirizzare la cronica emergenza rifiuti partenopea verso la strada della soluzione. In questi sei mesi Rossi ha lavorato sodo, producendo risultati importanti sul fronte della raccolta differenziata, programmando anche la differenziata porta a porta e contribuendo a stabilire accordi con altri Stati Europei (in primis l'Olanda) per il trasporto dei rifiuti.
Stupisce, quindi, la decisione della Giunta napoletana di revocare l'incarico di presidente dell'ASIA a Raphael Rossi: sia il sindaco De Magistris che il vicesindaco e assessore ai rifiuti Tommaso Sodano garantiscono che non vi sono stati dissapori, nè che questa sia da considerarsi una "esclusione", bensì è semplicemente un "riposizionamento" della figura e della professionalità di Rossi.
Girano voci, però, che parlano di un Rossi "cavaliere solitario, incorruttibile, e per questo inadatto a ruoli politici", capace di contrastare il disegno di assunzione di 24 lavoratori dell'ex bacino 5: "meglio assumere giovani che ti rivoltano la città dalla testa ai piedi piuttosto che personale che probabilmente non non si riuscirà a utilizzare neanche nella raccolta stradale”, avrebbe detto l'ormai ex presidente di ASIA.

Questa notizia pare un fulmine a ciel sereno, inutile nasconderlo. Nessuno si aspettava questa decisione, nè le motivazioni addotte paiono convincenti. Lunedì vi sarà una conferenza stampa a Palazzo San Giacomo, sede della giunta comunale di Napoli: vedremo se le nubi e le incertezze si diraderanno o meno.
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mercoledì 21 dicembre 2011

Frutto del passato e seme del futuro



"Gli alberi che vediamo oggi non li abbiamo piantati noi, ma i nostri antenati".

"Trattiamo bene la terra su cui viviamo: essa non ci è stata donata dai nostri padri, ma ci è stata prestata dai nostri figli".

Questi due brevi aforismi "ecologisti", dato che si riferiscono alla Natura, sono adatti a tutto ciò che riguarda l'Uomo: dalla politica alla cultura, dalle scienze naturali all'economia. Tutto ciò che noi siamo è FRUTTO delle azioni dei nostri antenati ed è SEME della vita che consegnamo ai nostri figli.
Se i governanti applicassero questa ferrea legge della Natura alle loro politiche, tuttu vivremmo meglio.
Tutti, nessun escluso.
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sabato 17 dicembre 2011

Alba - ecopoesia



Gelida notte:
brillano insieme,
gemendo nel buio,
spilli di stelle di limpido gelo.

Poi, lentamente,
un velo
di tenue chiarore glaciale,
risale
dalla nera lavagna di mare
e la spuma grigia del cielo
si impregna di latte d’opale.

Laggiù, ad Oriente,
appena sopra all’orizzonte,
fra nubi di ceneri spente,
s’arroventa
un rosso tizzone

che accende,

con flash di luce abbagliante,
il maxischermo a colori del Mondo.

Ovunque, di colpo, si risveglia la Vita.

Si rompe, di colpo, l’incanto :
motori ringhianti,
rumori stridenti,
clacson assordanti,
fumi di gas puzzolenti.

Miliardi di uomini, in corsa,
vanno a sbranare la terra,
voraci la spolpano come nere formiche,
lasciando deserti di sabbie roventi
e muri di grigi cementi.

Lievitano,
putrescenti lerciumi
in sconce montagne imponenti,
fra striduli gridi d’ingordi gabbiani.

Sbocciano,
sulle luride sponde dei fiumi,
immondi fiori di sacchetti e pattumi.

Vomitano
le onde del mare vischiosi bitumi,
su spiagge già lorde di fogne e di schiume.

Sbuffano
ciminiere e camini, nuvole nere di fumi,
saturando con tossiche brume
la fetida aria già troppo inquinata.

Ricomincia un giorno
d’ordinaria violenza,

ricomincia un giorno
di Natura violata.

Ivana Trevisani Bach
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venerdì 16 dicembre 2011

Fare fronte contro i Waterfront



Si chiamano Waterfront. Sono i progetti di "rifacimento della costa", di "rivalutazione del litorale" italiano. Con queste formule edulcorate si tenta di celare la realtà dei fatti: una gigantesca speculazione edilizia che consentirà di derogare al divieto di costruire entro i 150 metri dalla battigia. Molti litorali italiani ne saranno interessati: dalla Liguria alla Sicilia, dalla Versilia alla Campania. Ovunque sono in cantiere opere architettoniche d'avanguardia, progettate da artisti del carico di Peter Eisenman, che hanno l'unico obiettivo di cementificare interi territori e spiagge considerate "inedificabili".
Ovviamente, per indorare la pillola vengono promessi posti di lavoro a iosa e grandi benefici economici e turistici per le zone interessate. Il business stimato, considerando solo le opere edlizie, è di 1,5 miliardi di euro. Non stupisce, quindi, che moltissime aziende italiane e straniere, sia grandi che piccole, stiano intorno al tavolo in attesa di un banchetto che si preannuncia ricco e prelibato.

E l'impatto ambientale? E la cementificazione della costa? E le ripercussioni sulla flora e sulla fauna terrestre e marina? Pare che a pochi interessino questi temi, che sono invece fondamentali per chi declina lo sviluppo di un territorio e di una comunità non solo in termini economici. Legambiente, Greenpeace, associazioni e movimenti locali stanno costruendo percorsi di partecipazione e di lotta: sorgono Comitati No Waterfront in tutta la penisola, e anche alcuni partiti (dai Verdi alla Federazione della Sinistra) stanno contribuendo in maniera massiccia alle iniziative.
Per evitare "le mille val di Susa in riva al mare" e per contrastare il progetto di una cementificazione ulteriore del già dissestato territorio italiano (i recenti lutti non hanno ancora insegnato nulla), a cui si aggiunge un'idea di turismo d'elìte che priverebbe i cittadini di chilometri di spiagge e di mare, sta nascendo un fronte comune di cittadini, movimenti, associazioni.
Un fronte contro il Waterfront.
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giovedì 15 dicembre 2011

Non credo nell'Umanità. Credo nell'Uomo.






Guardo i vari siti di informazione italiana, e non riesco a trovare nulla che meriti un commento. Cosa altro aggiungere alla indegna manovra economica che i bocconiani ci stanno propinando? Cosa altro dire della strage di Firenze? O delle minacce di Confindustria riguardanti la disoccupazione e la recessione? O dei sistemi autoritari e antidemocratici utilizzati dalla Fiat marchionniana? O del fallimentare vertice di Durban? O del fatto che a giorni chiuderà la discarica di Malagrotta e tra qualche mese ci ritroveremo con Roma sommersa dai rifiuti e tutti pronti a sostenere la Polverini e Alemanno "perchè adesso c'è l'emergenza rifiuti"?
Nulla. Non ho nulla da aggiungere. So che accadrà. So che potranno mettere la benzina a 3 euro al litro, ma non rinunceremo all'auto. So che potranno licenziarci senza giusta causa, e i sindacati e la "Sinistra" sottoscriveranno e voteranno questi propositi. So che si discuterà sulla rinascità del fascismo o sulla singola follia del singolo individuo. So che l'immondizia ci sommergerà e noi appoggeremo chi vuole costruire discariche. So che sosterremo chi palrerà di "emergenza rifiuti simile a Napoli", nonostante il problema non sia stato affrontato (a Roma come a Napoli) da anni. So che continueremo ad inquinare pur di avere qualche soldo in più in banca. So che appena qualcuno alzerà un dito o lancerà una pietra, sarà accusato di essere un violento di professione, un terrorista, un black bloc.

So che ciò accadrà. E' già accaduto, e accade ogni giorno.
Io mi sottraggo a questo gioco. Io ve lo dico fin da ora: non sono dalla vostra parte. Io non giustifico questa macelleria sociale che è diventata macelleria umana. Io non credo alle emergenze. Io non credo a Confindustria. Io non credo alla "sinistra" italiana. Io non credo che il Protocollo di Kyoto sia un freno. Io non credo nello sviluppo, nella crescita, nel Pil.

Io non credo nell'Umanità. Credo nell'Uomo.
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martedì 13 dicembre 2011

I soldi non valgono niente senza un pianeta in cui spenderli


Sembra una banalità, ma non lo è. A cosa serve avere più soldi in tasca se non c'è un luogo dove spenderli? Il luogo principe è il nostro pianeta, la Terra. In nome del Dio denaro, i governanti del mondo (quindi i governanti dei paesi più ricchi al mondo) hanno sempre criticato il Protocollo di Kyoto, cioè l'UNICO strumento attualmente esistente, a livello internazionale, per ridurre le emissioni di gas a effetto serra e limitare gli effetti catastrofici dei cambiamenti climatici. Basti pensare agli USA, che non hanno mai ratificato il Protocollo, o il Canada, il cuo governo ha appena comunicato, al termine dell'inutile vertice ONU di Durban sul clima, la fuoriuscita della nazione nordamericana dai vincoli dell'accordo. Perchè? Il ministro dell'Ambiente canadese Peter Kent, esponente del governo conservatore di Stephen Harper, sostiene che il Canada non può e non vuole pagare le multe per non aver raggiunto i risultati previsti dal Protocollo di Kyoto. Cosa prevedevano questi accordi? Il Canada avrebbe dovuto ridurre nel 2012 le sue emissioni del 6% rispetto ai livelli del 1990. In 22 anni bisognava ridurre le emissioni del 6%, e non ne sono stati capaci. E adesso non vogliono pagare i 14 miliardi di dollari di multa? Bene, vorrà dire che pagherà la Terra, ed in particolare i popoli che abitano i paesi più poveri (e meno inquinanti) del pianeta.
Barak Obama aveva annunciato una svolta verde (la green economy) quando fu eletto Presidente degli Usa: bisogna constatare che la sua presidenza volge al termine e il Protocollo di Kyoto non è stato ancora ratificato. Nè vi sono state parole di condanna alla decisione unilaterale del Canada di ritirarsi dagli accordi di Kyoto. Stesso dicasi per l'Unione Europea e la Russia.
Ora sono tutti intenti a presentare l'accordo di Durban come la soluzione ideale per i problemi climatici. Omettendo un particolare: bisognerà attendere altri 10 anni per la ratifica dell'accordo definitivo. Dati i ritmi dell'inquinamento e del surriscaldamento globali, 10 anni rischiano di essere troppi. Davvero troppi.
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sabato 5 novembre 2011

La Terra ci manda messaggi



Non voglio assumere toni apocalittici, ma l'ennesima tragedia che si sta consumando in Liguria e Toscana dovrebbe far riflettere. A distanza di una settimana, un altro alluvione ha spazzato via strade, case, auto e soprattutto vite umane. E stavolta non possiamo nemmeno dire che l'evento fosse imprevedibile: era stato abbondantemente previsto, le televisioni non parlavano d'altro, i servizi meteo approfondivano il tema. Eppure ci ritroviamo a contare i morti, oltre ai danni materiali che sono sempre più ingenti. Un paradosso, questo: il progresso tecnologico e scientifico non solo non è riuscito a limitare i danni di questi disastri (naturali o meno), ma addirittura capita spesso che essi aumentino col passare degli anni. Come mai?

Beh, una prima risposta - forse, anzi sicuramente la più importante - ce la dà il nostro pianeta: la Terra ha visto aumentare, sia in intensità che in frequenza, il verificarsi di tali disastri. Eruzioni vulcaniche spaventose si alternano a terremoti devastanti o ad uragani che spazzano via tutto. Tutto. I vari record di intensità e di frequenza stanno cadendo uno alla volta. Gli tsunami si sviluppano con maggiore potenza e velocità. I terremoti lasciano intatte le costruzioni dei secoli scorsi, mentre fanno crollare quelle più recenti (il caso della casa dello studente di L'Aquila è emblematico).

Di chi è la colpa? Sicuramente dell'Uomo, che selvaggiamente ha costruito e costruisce il suo mondo strafregandosene altamente degli equilibri naturali. Sicuramente della sedicente Crescita, cioè di quel dogma sviluppista che vede il progresso solo in termini economici (rapporto deficit/pil) e non in termini sociali.
Economia e Comunità sono diventate, più che in passato, due acerrime nemiche: il bene dell'una è inversamente proporzionale al bene dell'altra.

Non possiamo andare avanti così. Di questo passo, l'Essere Umano rischia seriamente di fare la stessa fine dei Dinosauri: essere selezionato dalla Natura per l'estinsione. Con la particolarità che, stavolta, non subiremo una nuova era glaciale: la provocheremo noi.

La Terra ci manda messaggi inequivocabili: e' tempo di fermarsi.
Progresso e crescita non sono più sinonimi.
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lunedì 1 agosto 2011

Esiste l'alternativa alle discariche!


Se si fa una seria raccolta differenziata, è possibile evitare la costruzione di altre discariche! Utopia? Non sembra... visto che già accade:

Centro Riciclo Vedelago


Senza andare tanto lontano, alle porte di Roma si è cominciato un lavoro interessante:


Chiediamo alla Regione Lazio e al Comune di Roma: perchè individuare discariche invece di individuare siti ove costruire impianti come questi????
Perchè a Corcolle - San Vittorino, invece di una discarica (che con i livelli di raccolta differenziata di Roma, sarebbe una bomba a cielo aperto), non si costruisce un impianto del genere?????

Inoltre: siccome questi impianti necessitano di una differenziata fatta bene, prendiamo ad esempio un comune del profondo sud, Torre del Greco.
Ecco come fanno:
http://www.comune.torredelgreco.na.it/index_html/download/raccolta-differenziata

Perchè il Comune di Roma, insieme all'AMA e ai Municipi, non organizza una differenziata siffata? Facciamo notare che Torre del Greco è un comune di 87.388 abitanti (censimento 2001), quindi non è certo un paesino! I municipi romani sono grandi più o meno lo stesso (sempre censimento 2001)!

Come si vede, quindi, il nostro non è "l'ambientalismo del no": noi facciamo sempre proposte alternative. Noi vogliamo indirizzare lo sviluppo dei territori verso la sostenibilità ambientale.
Quindi diciamo NO ALLA DISCARICA, e SI ALLA DIFFERENZIATA E ALLA COSTRUZIONE DEI CENTRI DI RICICLO!
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mercoledì 27 luglio 2011

No alla discarica di Corcolle-San Vittorino




Ma guarda un pò!
La zona est di Roma, dove stanno nascendo quartieri e dove i cittadini stanno provando a realizzare il sogno di una casa e di una famiglia, è colma di disservizi: non vi sono trasporti pubblici decenti, le stazioni ferroviarie sono chiuse, c'è una presenza di rom altissima, gli asili nido hanno pochissimi posti, non vi sono uffici comunali, alcune chiese sono realizzate dentro strutture prefabbricate, il traffico è congestionato, non esistono strutture sanitarie di pronto soccorso, non esistono strutture sanitarie convenzionate capaci di gestire una utenza che, negli ultimi 10 anni (dall'ultimo censimento del 2001) ha visto questo territorio ospitare circa 40 mila persone in più.
E cosa fanno, la Giunta Polverini e la Giunta Alemanno? Aprono le stazioni ferroviarie? Aumentano le corse dei bus? Ampliano gli asili nido? Realizzano un pronto soccorso o un consultorio?
No, pensano bene di mettere in questo territorio dimenticato UNA DISCARICA!

La Regione Lazio sta valutando in quali siti aprire una discarica, visto che Malagrotta sarà chiusa. E cosa hanno messo al primo posto? Corcolle - San Vittorino, periferia orientale, proprio dove sono nati i quartieri di Ponte di Nona, Colle degli Abeti, Colle del Sole e dove si sono sviluppati quartieri più antichi come Prato Fiorito, Borghesiana, Lunghezza.
Cioè: consentono ai loro amici costruttori (i soliti palazzinari) di costruire interi quartieri su terreni che erano agricoli; una volta costruiti i palazzi e vendute le case, nessuno si impegna a realizzare anche i servizi principali in tempi celeri; infine, pensano bene di piazzarci una discarica da 160 ETTARI (!) in un territorio ove scorre l'Aniene, fiume già gravemente inquinato.
Inoltre, la periferia est di Roma ha ancora una buona economia agricola, prodotti tipici, e l'ulteriore inquinamento del territorio, causato certamente da una discarica in cui verrà messo di tutto, visto che la raccolta differenziata a Roma è sotto la media nazionale.
Chi ci garantisce che in discarica andranno solo i rifiuti che debbono andarci? Fossimo a Salerno, ove la differenziata è al 71%, si potrebbe capire... ma a Roma, in questa Roma dove l'AMA funziona ad intermittenza e la raccolta differenziata porta a porta NON ESISTE, è una follia!
Va anche smascherata un'altra menzogna: le discariche sono inevitabili. Falso. Facendo una raccolta differenziata porta a porta, mettendo su un ciclio virtuoso basato sul riciclo e sul rifiuto, si può pensare di mettere in discarica solo il 5% (avete letto bene, non è un errore di stampa) dei rifiuti prodotti! E non stiamo parlando di utopie: a Treviso, 60 comuni già realizzano ciò!

PRIMA I SERVIZI, POI I DISSERVIZI!
ROMA EST CONTRO LA DISCARICA

Rinnovabile, la Lega prova a fregare il SUD



La Lega Nord vuole che il governo adotti “al più presto una revisione delle modalità per la determinazione dell’incentivazione al fotovoltaico, che introduca un correttivo perequativo collegato ai gradi-giorno delle zone climatiche, uniformando il valore dell’incentivo su tutto il territorio nazional”. Illustrando la risoluzione del Carroccio relativa al fotovoltaico e alle energie rinnovabili, il capogruppo della Lega Nord in Commissione Attività produttive a Montecitorio Alberto Torazzi, ha sottolineato: “A parità di impianto, rispetto alla Lombardia, in Sicilia gli incentivi sono più alti di circa il 40% mentre in Puglia del 30%. Questa differenza è inaccettabile”.

Immediata la replica del sottosegretario alla presidenza del Consiglio e leader di Forza del Sud Gianfranco Miccichè: “L’idea della Lega Nord di introdurre per gli incentivi al fotovoltaico un correttivo perequativo collegato ai gradi-giorno delle zone climatiche, uniformando il valore dell’incentivo su tutto il territorio nazionale è da cialtroni. Hanno scovato qualcosa che avvantaggia il Sud e vogliono subito eliminarla. E’ ridicolo che rispetto a tutto quello che c’è da perequare nel nostro Paese, i leghisti puntino il dito sulle rinnovabili, ribadisco, il loro è un atteggiamento da cialtroni”.

Poi l’affondo: “Su questo aspetto – avverte Miccichè – il Sud non è disposto a cedere un millimetro. Se il governo intende dare retta alla Lega sarà rottura profonda e irrevesibile”.
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giovedì 23 giugno 2011

Ecologisti e politica: essere e non avere



Nando Bonessio, presidente dei Verdi Lazio, ha pubblicato questo articolo sulle pagine laziali del quotidiano ecologista Terra: http://www.terranews.it/news/2011/06/ecologisti-e-politica-essere-non-avere

L'articolo è molto interessante, specie quando affronta il tema dell' "altruismo politico", fondamentale quando si sta lavorando alla costituzione di un nuovo soggetto politico.

Dopo i festeggiamenti per il risultato di amministrative e referendum riflettiamo sul nuovo soggetto politico in costruzione.

Il risultato della tornata elettorale amministrativa e di quella referendaria, passati i festeggiamenti, pone una serie di questioni particolarmente delicate per quanto riguarda gli ecologisti e il costituendo soggetto politico. Se da un lato, da parte dei cittadini, abbiamo visto emergere sia la necessità di nuove figure di riferimento, sia la volontà di contare in prima persona nelle decisioni cruciali circa il futuro, dall’altro per chi vuole fare dell’ecologia il cardine dell’agire politico si pone il problema di ribaltare gli schemi della “vecchia politica”. Se da un lato sembra ormai sulla via del tramonto, almeno per quanto ci riguarda, la logica del “partito autobus” che si utilizza per una o due legislature, per poi approdare verso altri lidi, da un altro lato appare chiaro che non bastano le “buone intenzioni verniciate di verde” per convincere i cittadini.

Sono necessari contenuti, proposte, studi e attività costanti a tutti i livelli perché oggi, siamo nell’epoca del web dove le informazioni corrono molto ma molto veloci – anche se qualcuno sembra non essersene accorto – e spesso i cittadini sono più informati di chi fa politica. Si tratta una dinamica che è stata fatta propria da alcune associazioni e gruppi d’interesse, ma che stenta a prendere piede a sinistra, dove i programmi sono o velleitari o volutamente “poetici” e poco concreti e anche tra gli ecologisti c’è la tendenza a volersi far portatori di una verità che spesso è più di facciata che concreta. Eppure l’ecologia, quella vera pragmatica e di stile anglosassone è una prateria sconfinata.

È sufficiente documentarsi per trovare soluzioni ai problemi territoriali che possono essere adattate con successo alle nostre realtà locali. È uno sforzo, questo di diventare propositivi, che sarà necessario se si vorranno raggiungere i risultati degli ecologisti europei, poiché la fluidità, la mobilità e l’intelligenza dell’elettorato italiano, che si sta scrollando di dosso l’eredità di questi quindici anni di berlusconismo, saprà premiare chi opera realmente per il bene pubblico e condannerà chi invece punta a rendite di posizione, magari concordate attraverso alchimie politiche pre o post elettorali. Questa è una fase dove è necessaria una forte carica di altruismo politico verso la rinascita del nuovo soggetto politico ecologista, nella quale bisognerà “dare” per poi raccogliere insieme ai gruppi sociali e non dagli stessi.

In pratica i cittadini non sono disposti più a firmare cambiali in bianco e sono disposti ad ascoltare solo chi propone loro soluzioni condivise, concrete e realizzabili. È il tramonto della vecchia che apre una stagione nuova, ma al tempo stesso difficile anche per noi ecologisti. I problemi e i contesti che andremo ad affrontare, come quello per esempio della compatibilità ambientale dei modelli di sviluppo, richiederanno da una forza politica come la nostra, un impegno doppio se non triplo, poiché quando si coniugano ambiente e sociale le scorciatoie che piacciono tanto anche a sinistra non funzionano. Essere, grazie alla competenza e all’impegno, riconosciuti come leader dai soggetti che hanno aderito al percorso del nuovo soggetto politico ecologista e non pensare di avere diritto a ricoprire incarichi magari pensando di far valere le ripetute partecipazioni a diverse tornate elettorali. In questa fase è necessario studiare, riflettere, creare e “dare” anziché andare immediatamente all’incasso chiedendo rendite di posizione.
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venerdì 17 giugno 2011

Bonessio, Verdi Lazio: "Ora costruiamo l'alternativa"









L'esperienza referendaria rimarrà nelle nostre menti come una meravigliosa “avventura democratica” che ha restituito la sovranità ai cittadini su questioni fondamentali. In primo luogo, come Presidente regionale dei Verdi voglio ringraziare i Comitati referendari per l’enorme insegnamento pratico di una “nuova politica” e per la “partecipazione diffusa”alla campagna referendaria. È necessario che la politica, e soprattutto chi governa il Lazio e Roma in questo momento, prendano atto di ciò, poiché non si può agire, invocando il mandato elettorale popolare e poi governare in spregio ai bisogni e agli interessi diffusi dei cittadini stessi, avocando a sé un diritto superiore che spesso e volentieri è un solo espressione di poteri più o meno forti o addirittura occulti.

La lezione che arriva da questo referendum è che i cittadini, su temi ritenuti prioritari e di interesse collettivo “vogliono partecipare” sempre, con puntualità e con cognizione di causa, non solo ogni cinque anni votando programmi confusi e fumosi. Si tratta di una questione che deve essere compresa anche dal centrosinistra che, preparando l’alternativa di governo, prima a Roma e successivamente nel Lazio, deve smettere di parlare solo di primarie per scelta del leader, deve puntare a delle vere primarie dei contenuti, nelle quali siano messi nero su bianco sia le questioni aperte e contingenti, sia le visioni di lungo periodo, perché la sfida è quella indicare dei modelli di sviluppo ecosostenibili, di condividerli con i cittadini e di realizzarli con il appoggio concreto.

I temi saranno il rilancio dell’occupazione in un contesto di economia sostenibile ed etica, la difesa e l’accesso ai beni comuni, lo stop alle privatizzazioni, con l’azionariato diffuso e il controllo dei cittadini sulle aziende, lo stop al consumo del territorio, lo sviluppo della mobilità sostenibile, il miglioramento della qualità dell’aria e dell’ambiente, un welfare equo verso tutti e attento ai deboli e una sanità accessibile che tenga conto delle esigenze specifiche di tutti. Si tratta di tematiche nelle quali l’ecologia, sia ambientale, sia sociale, gioca un ruolo centrale. Non esiste attività umana, infatti, che non possa essere radicalmente migliorata attraverso l’apporto di importanti elementi di sostenibilità ambientale e logiche di ecologia sociale.

Si tratta di un dibattito che in altri paesi è avanzato e produce proposte così convincenti al punto che le forze politiche ecologiste in molte realtà europee raccolgono percentuali a due cifre e sono pronte a governare il cambiamento. In quest’ambito è possibile pensare all’apertura di uno spazio importante per il movimento ecologista che può proporre soluzioni, come nel campo della gestione delle risorse e dell’energia. Ora è necessario e doveroso, verso gli oltre 27 milioni di cittadini che hanno votato, pensare a proposte reali, concrete ed ecologiche. Solo con questo percorso sarà possibile creare un’alternativa non necessariamente schierata, per Roma e per la Regione.

Nando Bonessio
Presidente dei Verdi del Lazio

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giovedì 16 giugno 2011

Il riciclo fa guadagnare




«Un esempio tangibile di come può realizzarsi la green economy». Alessandro Marangoni, ad della società di consulenza Althesys non ha dubbi: «Il riciclo è strategico per l’industria italiana». Il suo rapporto sull’argomento, presentato questa mattina agli Stati generali del riciclo, organizzati dal Conai (Consorzio nazionale imballaggi), non lascia spazio a dubbi. I numeri sono tutti positivi e parlano di un aumento nel riciclaggio dei materiali rispetto al 2009 che va dall’8,2% in più per il vetro al 30% in più dell’acciaio. Con benefici importanti per il nostro Paese, quantificabili in 9,3 miliardi di euro. Una cifra enorme, pari al valore di una manovra Finanziaria, che si ottiene facendo un bilancio costi/benefici dell’attività del Consorzio dal 1999 al 2010. Benefici dovuti, tra le altre cose, a costi di smaltimento evitati, minori emissioni e indotto generato. «Sorprende la sorpresa causata da questi dati, visto che in Italia il riciclo è ormai una realtà consolidata», commenta Edo Ronchi, ex ministro dell’Ambiente, senza usare mezzi termini.

Secondo il rapporto Althasys, nel 2010 si sono riciclate quasi 5,2 milioni di tonnellate di carta, 3 di legno, 1,6 di plastica, 1,9 di vetro, 21,5 di acciaio e 804.000 tonnellate di alluminio. Dati che riguardano tutti i tipi di rifiuti avviati al riciclo, e non solo gli imballaggi, che comunque costituiscono una componente importante. L’anno scorso, il peso delle cosiddette “materie prime seconde” è stato importantissimo: sul fabbisogno totale dell’industria, erano riciclati l’80% del vetro, il 75% dell’alluminio, il 60% dell’acciaio e del legno, il 56,5% della carta e il 22% della plastica. «Una ripresa dell’industria del riciclo, con i mercati delle materie prime seconde in forte salita», sintetizza il Conai, grazie al quale «nel 2010 è stato riciclato il 64,6% degli imballaggi immessi al consumo (+ 4,6% rispetto al 2009)».

E le materie prime seconde, quelle cioè con una seconda, terza, quarta vita grazie al riciclo, stanno generando giri di affari notevoli. «Si tratta ormai di commodities come le altre, vendute e comprate su mercati globalizzati», sottolinea il direttore generale di Conai Walter Facciotto. E l’Italia ha capito l’importanza dello scambio di questi materiali a livello internazionale: nel 2010, infatti, dice il rapporto, le esportazioni di carta da avviare al riciclo sono aumentate di oltre 1,1 milioni di tonnellate e quelle di plastica di 125.000 tonnellate, mentre la penisola ha diminuito le importazioni di altri materiali da riciclare (legno, vetro, acciaio e alluminio).

Il Conai è attivo da più di dieci anni nel settore: è nato nel 1997 per gestire e promuovere il riciclo, la raccolta, e il recupero dei rifiuti di imballaggio immessi sul mercato dalle imprese e consumati dai cittadini. E’ un consorzio privato, senza fini di lucro, costituito dalle imprese produttrici e utilizzatrici di imballaggi (oltre 1,4 milioni le aziende aderenti). Un’organizzazione che «ha rappresentato una svolta fondamentale a favore dell’ambiente, permettendo il passaggio da un sistema di gestione basato sulla discarica, a un sistema integrato di gestione basato sul recupero e sul riciclo dei rifiuti d’imballaggio».

Ma se molto è stato fatto, altrettanto c’è ancora da fare. «L’Italia consegna alle discariche 15 milioni di tonnellate di rifiuti urbani (circa il 50%) e 23 milioni di tonnellate di rifiuti speciali, che non vengono riciclati e spesso sono gestiti in modo illegale. Si tratta di una distruzione di valore che l’Italia non può più permettersi», sottolinea Daniele Fortini, presidente di Federambiente. E il nostro Paese non potrebbe neanche permettersi, sottolinea l’ex ministro Ronchi, di vedere «i rifiuti crescere più del Pil e dei consumi», accanto a «un’assenza di politiche di prevenzione efficaci, come richiede l’Unione europea». Bisogna poi portare tutte le Regioni a livelli di raccolta differenziata soddisfacenti, sottolineano diversi relatori.

Ancora aperta è la partita della qualità della differenziata: la forbice tra i rifiuti raccolti e quelli avviati al riciclo è ancora ampia, «a volte anche del 30% di scarto», sottolinea Ronchi. Servono, dice Fortini, «sistemi di calcolo della percentuale differenziata uguali per tutti», e «standard omogenei per misurare la qualità dei rifiuti raccolti», sottolinea Letizia Nepi, segretario di Fise Unire. Bisognerebbe «aumentare i benefici per i cittadini del luogo», insiste il presidente di Anci Filippo Bernocchi. Per Filippo Brandolini, presidente di Herambiente, azienda che si occupa della raccolta dei rifiuti in Emilia Romagna, «c’è bisogno di più informazione dei cittadini», mentre Ronchi indica la via delle politiche di prevenzione, della raccolta domiciliare e delle sanzioni.

da Greenews

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mercoledì 15 giugno 2011

Bonelli: "L'Italia s'è desta"







INTERVISTA. Il presidente dei Verdi esulta per una «straordinaria giornata di democrazia» e rilancia il ruolo da protagonista del movimento ecologista, «aperto, trasversale, dentro le realtà civiche».

Cosa rappresenta questo voto?
Una straordinaria giornata di democrazia, in cui l’Italia è diventata il grande parlamento, supplendo ad un potere che non legifera più in nome del popolo italiano. Berlusconi, che ha politicizzato il voto attraverso l’appello a disertare le urne, ha avuto un brutto risveglio e deve trarre le sue conseguenze. Gli italiani hanno votato in massa, facendo l’esatto opposto rispetto a quello che lui aveva chiesto. Sul piano politico, significa che c’è un Paese che sta da una parte e un capo di governo che è sempre più solo, senza maggioranza.

Cosa ci dice il referendum della nostra attuale società?
L’Italia lancia un segnale forte a tutto il mondo, sulla questione del nucleare, dell’acqua pubblica, della legge uguale per tutti. Un segnale di grande civiltà, che il centro-sinistra dovrebbe comprendere, smettendola con la stucchevole storia delle primarie e del leader. Bisogna fare le primarie dei contenuti. Il referendum dimostra che se si parla di contenuti, gli italiani rispondono e gli obiettivi che sembrano impossibili possono essere raggiunti, parlando con semplicità, onestà, sincerità, passione e competenza. Ora c’è da lavorare per una politica energetica basata su rinnovabili, risparmio, efficienza, e per una politica pubblica della gestione delle risorse idriche. Abbiamo sventato una delle più grandi speculazioni finanziarie di sempre. Una giornata straordinaria in cui «l’Italia s’è desta».

Il voto è un punto di partenza?
Ci restituisce un’Italia fatta di nuovi valori rispetto a privatizzazione selvaggia, egoismo, corruttela. Riaffermare il no alle centrali nucleari e il sì all’acqua pubblica, mette al centro i grandi principi al posto dei grandi business. Il nucleare era un affare da 30 miliardi di euro, gestito da grandi aziende rapinando le tasche degli italiani. Il referendum segna un voto trasversale della società, un’Italia post-ideologica, stanca delle contrapposizioni politiciste e partitiche. Si rilancia così anche il movimento verde ecologista, che con grande umiltà deve capire le ragioni che nel passato lo hanno portato ad essere marginale e quelle del presente che lo hanno reso protagonista. Dal mio punto di vista, è la conferma che la linea attuata è vincente: aprirsi alla società, alle realtà civiche, essere meno ceto politico e diventare più persone al servizio della politica, stare dentro i movimenti, tra la gente, trasversalmente. Dopo le scelte su acqua e nucleare, vengono ora quelle sulle spese per gli armamenti, sulle politiche socialmente utili, a partire da sanità, pensioni, precariato e trasporto pubblico.


da Terranews

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Ecco come il solare può sostituire il nucleare



Un impianto che funziona anche col cielo nuvoloso e persino con il buio: all'indomani del referendum che ha bocciato il nucleare in Italia, ecco la risposta green ai bisogni di energia della società contemporanea

Non un'utopia (come sostengono molti detrattori delle celle fotovoltaiche) ma un progetto reale, ideato dal premio Nobel per la fisica Carlo Rubbia e già in fase di sperimentazione nel centro Enea (Agenzia Nazionale per le Nuove Tecnologie) della Casaccia, a pochi chilometri da Roma

Dalle campagne italiane è possibile ottenere nei prossimi dieci anni energia rinnovabile in grado di sostituire tre centrali nucleari con il diretto coinvolgimento delle imprese agricole e senza causare danni al territorio. E' quanto e' emerso nel corso dell'incontro della Coldiretti a Venezia 'Per una filiera agricola italiana e rinnovabile' sul futuro energetico dell'Italia.

In questo nuovo scenario - ha sottolineato la Coldiretti - l'agricoltura gioca un ruolo decisivo poiche' si propone di contribuire al bilancio energetico nazionale con una produzione di energia verde effettivamente sostenibile per l'ambiente ed integrata col territorio, privilegiando l'efficienza energetica anche grazie alla possibilita', tipica degli impianti agricoli di piccole dimensioni, di impiegare l'energia termica prodotta evitando gli sprechi e valorizzando i residui delle attivita' agricole, forestali e zootecniche. Secondo lo studio Coldiretti, la produzione energetica potenziale complessiva dell'agricoltura al 2020 puo' raggiungere 15,80 Mtep (milioni di tonnellate equivalenti petrolio). Si tratta - ha spiegato la Coldiretti - della somma 4,3 Mtep prodotti attualmente dal settore con i 11,50 Mtep che potenzialmente potrebbero aggiungersi nei prossimi dieci anni. Il risultato e' un contributo pari all'8 per cento del bilancio energetico nazionale al 2020 (2,2 per cento attuale piu' la quota di espansione potenziale del 5,9 per cento).

Sul piano ambientale sviluppando le rinnovabili con il coinvolgimento diretto del mondo agricolo e senza causare danni al territorio, si potrebbero evitare emissioni pari a a 26,37 milioni di tonnellate all'anno di anidride carbonica (CO2), con un impatto occupazionale al 2020 di poco meno di 100.000 unita'. "Ci sono diversi motivi che ci avevano gia' convinti che in Italia era meglio tenersi lontani dalle centrali nucleari e investire sulle rinnovabili", ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini.

"Innanzitutto - ha sottolineato - c'e' il tema della sicurezza che e' drammaticamente tornato alla ribalta dopo il disastro in Giappone, che non si puo' semplicemente liquidare come una questione "emotiva". In secondo luogo - ha continuato Marini - sarebbe stato assurdo per l'Italia avviare oggi un percorso che ci impegnerebbe per diversi anni proprio quando molti Paesi, a cominciare dalla Germania, hanno invece deciso in questi giorni di uscire dal nucleare. E' bene tenere in mente anche per il futuro che sulle applicazioni scientifiche che potenzialmente possono arrecare danni planetari, irreversibili e irrisolvibili, come il nucleare e gli ogm - ha precisato Marini - i cittadini hanno il diritto e il dovere di potere decidere se e come cio' che la scienza propone debba essere applicato".
da Affaritaliani.it
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martedì 14 giugno 2011

Ecologismo del SI: inizia il cammino


Se c'è una critica che sempre è stata fatta ai Verdi italiani, specie durante la segreteria di Alfonso Pecoraro Scanio, è quella di essere il partito del NO: l'ecologismo italiano si poneva sempre, secondo i suoi detrattori, contro un progetto o una proposta senza riuscire a proporre una soluzione alternativa. Un partito "conservatore", quindi.
Vero o falso? Non è questo il problema, oggi. Perchè oggi, dopo la grande vittoria referendaria, è ufficialmente cominciata l'era dell'Ecologismo del SI. Dopo i 3 si ecologisti di ieri, tutta la galassia ecologista italiana (dai Verdi a Greenpeace, dalle associazioni dei cittadini ai comitati tematici) deve rilanciare la propria iniziativa politica e sociale. L'era della resistenza è finita. La traversata del deserto volge al termine. E' arivvato il momento di (ri)cominciare il cammino interrotto.

I ragazzi che per un mese si sono chiusi dentro una casa, mostrando a tutti come si vivrebbe nel caso in cui una centrale nucleare nei paraggi avesse un problema, non sono stati dei pazzi. I pazzi eravate voi, se permettevate al nucleare di tornare in Italia. Loro sono stati eroici.

Per non parlare, poi, dei cittadini che volontariamente, e senza il supporto dei partiti attualmente in Parlamento, hanno raccolto un milione e quattrocentomila firme per i due referendum sull'acqua: record storico! Mai nessun referendum aveva raccolto tutte queste firme!

I 3 SI espressi ieri segnano l'inizio ufficiale dell'era dell'Ecologismo del SI.
Si alla ricerca e allo sviluppo delle rinnovabili.
Si alla proprietà e alla gestione pubblica dei servizi idrici.
Si alla proprietà e alla gestione pubblica dei trasporti e dei rifiuti.
Si alla raccolta differenziata porta a porta.
Si alla filiera del Riciclo e del Riuso.
Si ai quartieri laboratorio, in cui sperimentare le nuove tecnologie energetiche ed edili.
Si al connubio tra Ecologia ed Economia, cioè a rendere economicamente vantaggiosa l'impostazione ecologica.
Si ad una viabilità fondata non più sul trasporto su gomma.
Si alla ricerca e allo sviluppo delle auto ecologiche.

Potrei continuare, ma mi fermo.
Perchè è inutile parlare del traguardo, quando si è appena mosso il primo passo.
Siamo in cammino.
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lunedì 13 giugno 2011

Abbiamo vinto!

Alla faccia degli speculatori, dei liberisti e dei mafiosi...
alla faccia di chi voleva toglierci l'acqua...
alla faccia di chi voleva distruggere l'ambiente...
alla faccia di chi voleva boicottare le energie rinnovabili...
alla faccia di chi voleva far giocare i nostri figli su terreni neri sotto cieli atomici...
alla faccia di chi voleva distribuire l'acqua come la benzina...
alla faccia di chi vuole difendersi DAI processi...
alla faccia dei vecchi pedofili che fanno il bunga bunga...
alla faccia del Regime che ci governa, e le cui leggi abbiamo bocciato...
alla faccia dei Disponibili che si sono chiamati Responsabili ma sono solo venduti...
alla faccia delle zoccole che sono state elette nelle istituzioni...

ABBIAMO VINTO!!!

e adesso ROSICATE


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venerdì 10 giugno 2011

Grande azione di Greenpeace






Siamo di nuovo in azione. Questa volta non per protestare, ma per mandare un messaggio a tutti gli italiani: il 12 e 13 giugno votiamo Sì al Referendum per fermare il nucleare.

L'azione è partita stamattina all'alba. Primo round ore 7, striscione di 300 metri quadri sul Colosseo a Roma. Secondo round ore 9 da Ponte Vecchio a Firenze. Terzo round ore 10 sul Campanile di San Marco a Venezia. Tre luoghi simbolo del nostro Paese e un solo messaggio: "Italia, ferma il nucleare. Vota Sì".!

Insieme ai nostri attivisti anche i ragazzi de http://www.ipazzisietevoi.org/ che hanno aperto un altro striscione con lo slogan della loro protesta "I pazzi siete voi. Il nucleare non è il nostro futuro".

Ora, tra noi e un futuro senza nucleare c'è solo un ostacolo: il Quorum. Perciò, informiamo e mobilitiamo parenti, amici e vicini fino all'ultimo minuto. Il passaparola è l'unico strumento per rimediare alla censura di molti media. E tu quante persone porterai a votare?

Salvatore Barbera
Responsabile campagna Nucleare
Greenpeace Italia
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