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mercoledì 19 settembre 2012

Toga-party: la destra laziale, tra maiali e troie.





Da Il Messaggero, le foto dei Toga-Party al centro dello scandalo della Regione Lazio.
Ecco chi avete votato cosa fa con i nostri soldi. E' colpa vostra.

Ecco le foto:
http://www.ilmessaggero.it/foto/caso_fiorito_quei_toga_party_di_de_romanis_spuntano_le_foto/6-9405-220237.shtml 

sabato 21 luglio 2012

Caro Alemanno, la Corte ha detto che non puoi svendere Acea



Ieri la sentenza della Corte Costituzionale, relativa all'illegittimità costituzionale dell'articolo 4 della finanziaria-bis 2011 (che disponeva la possibilità di privatizzazione dei servizi pubblici da parte degli enti locali), di fatto potrebbe porre fine alla vicenda della vendita di Acea. La sentenza rileva che la disposizione dell'allora Ministro Tremonti, ripristinata dal governo bocconiano di Monti, viola il divieto di ripristino della normativa abrogata dalla volontà popolare desumibile dall'articolo 75 della Costituzione.
Una pietra tombale sull'idea di svendere Acea e di privatizzare le altre società che gestiscono i servizi, idrici e non, pubblici? Pare di si, ma con questa classe politica non bisogna mai abbassare la guardia. Più volte è capitato che una norma, espulsa dalla porta, sia rientrata dalla finestra. Ragion per cui i partiti, i movimenti, i comitati e i cittadini farebbero bene a gioire per la vittoria di questa battaglia fondamentale, ben sapendo che la guerra non è ancora finita.



 

domenica 15 luglio 2012

Piccolo rassegna le dimissioni. Attendiamo quelle di D'Angelo.



Apprendo adesso, tramite RomaToday, che Samuele Piccolo si dimette da vice-presidente del Consiglio Capitolino
Samuele Piccolo rassegnerà così le sue dimissioni dalla carica di vicepresidente del consiglio comunale di Roma. L'ormai ex presidente del consiglio comunale di Roma, Samuele Piccolo si dimette da vice-presidente del Consiglio Capitolino
agli arresti domiciliari per finanziamento illecito ai partiti, compie un atto dovuto con una rapidità che merita di essere menzionata. Soprattutto se confrontata con la lentezza con la quale un altro indagato nella stessa vicenda, nonchè uomo forte di Piccolo nell'Ottavo Municipio romano, si sta muovendo. Parlaimo di Ezio D'Angelo: si dimetterà domani? Dopodomani? Mai?

Attendiamo (s)fiduciosi in uno slancio di dignità politica.

 

venerdì 13 luglio 2012

Colpo di grazia a Ponte di Nona




Non bastava aver dimezzato i fondi al centro famiglia, la Giunta Lorenzotti decide di indire un bando per il progetto Educativa di Strada gestito da anni dalla Datacoop.
Indovinate un pò chi vince? La stessa cooperativa che si è aggiudicata metà dei fondi del centro famiglia per aprire lo stesso servizio sulla Casilina: la Cooperatica Santi Pietro e Paolo.
Il progetto Educativa di Strada si teneva presso le case colorate di Ponte di Nona e non solo verrà gestito da una cooperativa che non ha nessuna esperienza precedente in questo territorio, ma verrà anche spostato a Ponte di Nona Nuova, zona Caltagirone.
Cosa rimane ora al quartiere più disagiato dell'VIII Municipio? Quali risorse sono state investite a Ponte di Nona?
Quali servizi sociali sono stati incrementati per riqualificare il quartiere? A Ponte di Nona Case popolari ora resta solo il centro famiglia con risorse e servizi dimezzati. Dove andranno ora i ragazzi del quartiere spesso vittime di disagi familiari e sociali? Lorenzotti, Presidente dell'VIII Municipio, ha massacrato definitivamente un quartiere che già zoppicava con modalità discutibili come un bando che modifica il Piano Regolatore Sociale e una cooperativa che a Ponte di Nona ha fatto banco pigliatutto!
Chiediamo immediati interventi per risanare uno strappo che per Ponte di Nona potrebbe essere fatale.
Chiediamo che le forze politiche di opposizione scendano in campo e facciano sentire forte la loro voce in difesa dei più deboli. Chiediamo una commissione di controllo per stabilire se tempi, modi e forme di questa operazione rientrino nella regolarità del sistema amministrativo.
Auspichiamo che Lorenzotti, la sua Giunta, la sua maggioranza lascino spazio ad un nuovo governo che prenda decisioni per difendere e quindi investire sui territori dimenticati del nostro Municipio.
E a questa opposizione silenziosa e dormiente di tornare a vigilare e denunciare sulle sciagurate decisioni del governo di centrodestra.

Movimento Articolo 0

giovedì 19 aprile 2012

La Destra capitolina vuole privatizzare Acea!




Intervistato da Sky Tg 24 all'interno della trasmissione "Un caffè con...", il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha parlato di tante cose: dai problemi nazionali ai temi più locali. Particolarmente interessante è stata la risposta sulla questione della privatizzazione di Acea, inserita nella previsione di Bilancio di Roma Capitale:
"La questione holding e la privatizzazione di Acea possono essere una spinta all’economia e possono far entrare risorse nelle casse comunali per gli investimenti. Chi è contro questa ipotesi è contro lo sviluppo della città. I segnali che ho non sono positivi – ha continuato Alemanno - c’è un’opposizione blindata sull’ostruzionismo pregiudiziale. Invece bisogna affrontare questo bilancio comprendendo che siamo in una fase di emergenza. Chi continua a pensare di fare ostruzionismo non si rende conto della situazione drammatica che c’è in città. Ci vuole grande senso di responsabilità e grande attenzione al lato economico. Chiedo al Pd di non paralizzare Roma per mesi perchè abbiamo bisogno di risposte immediate”.

Tradotto in soldoni: Alemanno e la Destra capitolina hanno intenzione di privatizzare Acea, vendendo il 21% delle azioni in possesso del Comune. Nonostante l'ultimo referendum abbia sancito l'impossibilità di privatizzare i servizi idrici locali. E nonostante Acea sia una azienda in attivo, un "gioiello" per dirla con Legambiente Lazio.
La svendita del patrimonio pubblico è nel dna della Destra berlusconiana, e Alemanno giustamente cerca di ottemperare anche ai suoi obblighi verso le lobbies che, magari, potranno tra un anno sponsorizzare la sua ricanditatura a sindaco.
Auspichiamo che TUTTO il centrosinistra romano sia UNITO in questa battaglia CONTRO la privatizzazione di Acea e, in genere, dei servizilocali. Se vi sono problemi e disservizi nel pubblico, è GIUSTO che si risolvano SENZA svendere a privati. Nel caso di Acea, peraltro, siamo addirittura al paradosso della vendita di azioni di una azienda in attivo!

domenica 5 febbraio 2012

Alemanno, Bertolaso e la Protezione Civile "de na vorta"



Embè, c'era da aspettarselo. Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, rimpiange Bertolaso, l'uomo della "logica emergenziale": non fare nulla fino a che non arriva l'emergenza, e poi scendere in campo come salvatore della Patria. L'ex picchiatore fascista divenuto sindaco della Capitale, da giorni, sta polemizzando con la Protezione Civile, nel sacrosanto ma patetico tentativo di scaricare le proprie responsabilità di capo dell'amministrazione comunale nei giorni dell'emergenza-neve. "Oggi non esiste più una Protezione Civile, sono solo dei passacarte, passano notizie ai comuni, e le passano anche male. La protezione Civile è ridotta ad una serie di passacarte da quando è stata sciolta al struttura di Bertolaso". Alemanno insiste: "Bedrtolaso non abbandonò Roma quando vi fu la piena del Tevere, anzi... si fece nominare commissario straordinario".
Si potrebbe obiettare ad Alemanno che proprio la logica dei commissariamenti straordinari ha causato una costante deresponsabilizzazione della classe politica italiana. Emergenza rifiuti? Commissario. G8 alla Maddalena o a l'Aquila? Commissario. Discariche? Commissario. Piena del Tevere? Commissario. Nevicata massiccia? Commissario. Se le Istituzioni necessitano di commissari per funzionare, a che servono i politici? E' palese l'autogol di Alemanno, eppure Angelino Alfano fa sapere (tramite Twitter) che il PdL chiederà conto dell'operato della Protezione Civile. Il messaggio è chiaro: difendere Alemanno, e con lui la logica emergenziale.

Il capo della Protezione Civile, Gabrielli, risponde per le rime ad Alemanno nel programma di Lucia Annunziata: "Contesto tutte le affermazioni del sindaco, che non può dire cose che non stanno né in cielo né in terra". Sulla differenza Bertolaso - Gabrielli: "L'emergenza sul Tevere non ha nulla a che vedere con la neve, il raffronto è fuori luogo".

Intanto a Roma continuano a latitare i mezzi spalaneve e spargisale. Nessuno li ha visti. Moltissimi quartieri della Capitale sono in autogestione: i cittadini autonomamente spalano e liberano le strade dalla neve, o si sostengono a vicenda, visto che è difficile anche reperire beni di prima necessità.

sabato 4 febbraio 2012

Neve, Roma in tilt: è sempre colpa degli altri



7 ore per percorrere 5 km. Grande Raccordo Anulare bloccato: 12 uscite chiuse e code interminabili. Persone per ore in auto senza che qualcuno portasse loro una tazza di thè per riscaldarsi. Treni paralizzati: cittadini scendono dai vagoni e percorrono chilometri a piedi sui binari, sotto la neve. Autobus costretti a fermarsi prima delle salite "perchè non abbiamo le catene alle ruote". Sono bastati in media 20 cm di neve per mandare in tilt Roma.
A chi, giustamente, chiede spiegazioni ad Alemanno e alla sua giunta, alla luce del fatto che da giorni le previsioni meteo annunciavano una nevicata importante a Roma, il Sindaco di destra risponde che la colpa non è sua nè della sua macchina amministrativa.
La colpa è della Protezione Civile Nazionale, "che ha sbagliato le previsioni e, quindi, immaginato un intervento di minore intensità", con la conseguenza che "Roma è stata lasciata sola" a risolvere l'emergenza. Peccato che il capo della Protezione Civile abbia risposto evidenziando che l'ultimo tavolo con l'istituzione capitolina aveva previsto tutto, e che il piano antineve di Roma Capitale ha dimostrato, ancora una volta dopo il 2010, di essere totalmente inappropriato. Dove erano, infatti, i mezzi spargisale? Come mai gli autobus non avevano montato le catene sulle ruote? Come mai lo stato di emergenza è stato dichiarato solo alle 13.30? Inoltre, la Protezione civile ha diramato un comunicato stampa:
"Aspettando il lavoro della Commissione d’inchiesta auspicata dal sindaco Alemanno, date le informazioni scorrette che stanno circolando, il Dipartimento della Protezione Civile ritiene necessario puntualizzare quanto segue.
I 35 mm di cui parla il sindaco sono contenuti nelle previsioni giornaliere che il Centro Funzionale Centrale del Dipartimento ha inviato nei giorni scorsi al Centro Funzionale della Regione Lazio, dove, crediamo, lavorino tecnici ed esperti capaci di leggere tali dati. I 15-35 mm sono riferiti a cumulate di precipitazione di acqua equivalente: i tecnici, che leggono le previsioni e le traducono in informazioni intelligibili per tutti, sanno bene che 1 mm di acqua corrisponde a circa 1 cm di neve. Quindi, i 15-35 mm, se riferiti a neve, si trasformano in centimetri.
Inoltre, è bene sottolineare che il Dipartimento non ha competenza sulla vidimazione dei piani comunali di protezione civile, anche perché sarebbe complicato farlo su 8.092 comuni; i dubbi sull’adeguatezza, stante le rassicurazioni del comune giunte anche attraverso i media, non sono sorti prima del verificarsi dell’evento calamitoso, ma nella fase della sua applicazione".
Messo alle strette, il centrodestra capitolino ha cambiato obiettivo: la colpa non è solo della Protezione Civile, ma anche della Provincia (guidata da Zingaretti, centrosinistra). "Le strade consolari sono andate in tilt, e quelle strade sono di competenza della Provincia". Pronta la risposta del presidente Zingaretti: "Solo Ardeatina, Nomentana e Laurentina sono di competenza della Provincia, e su queste strade non si è verificato alcun disservizio". Infatti, i problemi principali per Roma si sono verificati sulle strade che dal Raccordo Anulare conducono al Centro e viceversa, quindi in tratti di competenza del Comune.
Non sapendo più a chi dare la colpa dei clamorosi disagi a cui sono stati costretti i tantissimi cittadini romani, Alemanno se l'è presa col Caso: "Era dal 1985 che non nevicava così. Non è il momento delle polemiche stucchevoli, proprio per la straordinarietà dell'evento". In realtà, disagi simili si sono verificati solo due anni fa, quando il 12 febbraio 2010 Roma si svegliò coperta di neve. Anche allora, nonostante la quantità di neve caduta fosse inferiore a quella di questi giorni, vi furono strade bloccate, treni paralizzati, taxi introvabili, autobus senza catene, assenza di spalaneve e spargisale.
L'antico vizio di non far nulla, aspettando l'evento per poi dichiarare l'emergenza e lavarsi le mani addosando ad altri le colpe, è duro a morire.

mercoledì 18 gennaio 2012

La Destra capitolina e la (in)sicurezza



Gianni Alemanno è il primo sindaco di destra nella storia di Roma dal dopoguerra ad oggi. La sua campagna elettorale, tra i tantissimi punti programmatici, verteva su un punto qualificante: la sicurezza. Sono anni, anzi decenni, che la destra nazionale ed internazione fa di questo tema un totem.
Il Dipartimento di pubblica sicurezza e il SILP (Sindacato Italiano Lavoratori Polizia) hanno pubblicamente sconfessato i recenti dati della Giunta Alemanno sulla sicurezza a Roma, che tendevano a dimostrare quanto Roma sia una città sicura, addirittura "la più sicura d'Europa" secondo la vicesindaco Sveva Belviso, la quale ostentava il dato dei "soli" 28 omicidi del 2011 come un dato più che confortante.
"Gli omicidi a Roma, nel 2011, sono stati 33", spiega Gianni Ciotti, segretario generale provinciale del SILP, "e se si analizzano attentamente i dati, ad oggi risulta essere in percentuale la città europea tra le più violente. Il trend in Europa registra una flessione di omicidi, nella capitale assistiamo a una escalation di delitti che non può non destare preoccupazione".
Il Campidoglio aveva anche annunciato che due tipologie di reato risultavano in calo: violenze sessuali e furti in abitazione. Ebbene, i dati del Dipartimento e del SILP dicono un'altra verità: dalle 341 violenze sessuali del 2008 si è passati alle 345 del 2009 fino alle 380 del 2010. Per quanto concerne i furti in abitazione, nel 2008 sono stati 10.132 e nel 2010 sono passati a 12.732. Infine, le lesioni dolose (tra cui rientrano le gambizzazioni) nel 2008 sono state 3670, nel 2009 sono scese a 3587, ma nel 2010 sono schizzate a 3857.

Questi dati, forniti da operatori del settore che quotidianamente contrastano il crimine, lasciano poco spazio ai dubbi: anche sul tema della sicurezza, Alemanno e la destra capitolina hanno fallito.

mercoledì 2 novembre 2011

Votare il meno peggio? Non esiste





Il pantano maleodorante della politica italiana si va allargando ad alta velocità e, secondo ogni probabilità, noi andremo a votare anticipatamente – non si sa su che cosa, non si sa neanche per chi – ma questo è quello che si delinea. Andremo a votare con la stessa legge elettorale che abbiamo adesso, il che significa un Parlamento se possibile ancora peggiore, ancora più imbelle, più inetto, più controllato, più mafioso. In ogni caso, quelli che verranno – se verranno, dopo l’attuale disastro – saranno degli ostaggi: ostaggi consenzienti dell’attuale sistema della finanza europea e mondiale; un altro tipo di balordi, perfino più pericolosi degli attuali.

L’altra sera, insieme ad altri disgraziati, mi è successo di sentire Rutelli parlare in televisione con un deputato Pdl e fare a gara con lui per decidere chi è più corrivo all’idea di aumentare l’età pensionabile, a tagliare i diritti dei lavoratori. Naturalmente, diceva Rutelli alzando il ditino: attenzione, perché se non risaniamo, se non paghiamo il debito, gli investitori istituzionali non compreranno più i nostri Bot, i nostri bond, e ci lasceranno col sedere per terra – non l’ha detto così perché è troppo educato. Bene, questi sono quelli che verranno “dopo”. E questi investitori così minacciosi, che non compreranno più i nostri Bot? Sono gli stessi con cui, la sera prima, questa gente sicuramente è andata a cena – pardon: sono gli stessi che hanno pagato la cena, e probabilmente hanno pagato molto di più della cena. Dunque, questi che arrivano sono peggiori degli attuali.

Che fare? Io vorrei subito mettere le mani avanti, nel caso questo sia lo scenario. E comunque, quale sia il cambiamento di governo non importa. Ci diranno che c’è un cambio? Non c’è nessun cambio. Dobbiamo sapere subito che dobbiamo battere la tentazione di scegliere il minore dei mali: qui non c’è nessun minore dei mali; sono tutti uguali, da questo punto di vista: fanno parte, tutti, della stessa banda che vuole strapparci i diritti che abbiamo conquistato nel corso del secolo Ventesimo – non ieri e l’altro ieri, perché già li avevamo perduti, questidiritti: adesso ce li vogliono portare via tutti.

Per chi dovremmo votare, per Vendola? Alle primarie, per portare Vendola dentro il Partito democratico, a condizionare il Pd? Scappa persin da ridere: non c’è niente che possa essere fatto, né da Vendola né da quelli come lui. Vendola è soltanto un ottimo amo, al quale possono abboccare soltanto gli allocchi. La questione è che Vendola andrà al governo – se ci va – insieme non solo a Bersani, ça va sans dire, ma ci andrà insieme a Casini, a Fini, a qualcuno del partito di Berlusconi che si riciclerà: questa sarà la nuova maggioranza. E possiamo figurarci che cosa può fare una maggioranza del genere.

Oppure: votare per Bersani? O per quelli come lui, che – per dirla con Travaglio, brillantemente – hanno già celebrato il passaggio dalla “falce e martello” alla “calce e trivello”. Fantastica definizione: il riferimento all’alta velocità è pregnante, qui, perché il “trivello” della val di Susa è quello che il partito di Fassino, di Chiamparino, deiPd-democratici del Piemonte ha scelto come cavallo di battaglia, come ultima trincea della loro marcia verso la depravazione del consumismo capitalista. Bisogna dire, quindi, che sono tutti – proprio tutti, senza eccezione alcuna – dei nemici: non si dovrà votare né gli uni né gli altri. Questa è la situazione di fatto, e non possiamoignorarla: non siamo all’attacco, siamo sulla difensiva. Ma allora, si dirà, che cosa possiamo fare?

Eppure, qualche cosa si può fare. Perché è giunto finalmente il momento di costruire una opposizione, una vera opposizione, capace di mettere in discussione questo stato delle cose. Un’alternativa. Qualcuno dirà: ma dove? Non c’è, certo che non c’è, in questo Parlamento e in questo panorama delle forze politiche, ma c’è – in potenza – nel paese. E non mi stancherò mai di ricordare che, a giugno di quest’anno, noi abbiamo avuto il 53% della popolazione italiana che, contro tutti i partiti, è andata a votare contro questo programma di governo: quello della maggioranza attuale e quello dell’attuale opposizione parlamentare.

Questa maggioranza c’è, in potenza; l’unico problema è che non conta perché non è strutturata, non è organizzata. Ed è esattamente quello che dobbiamo fare: sapendo che oggi sembra difficile, impossibile, ma domani non lo sarà, perché questa crisi ci si sta rovesciando addosso. E ogni idea di rimettere in sesto questo sistema significa condannarci ad arrenderci, di fronte all’offensiva di coloro che questo sistema hanno creato: ci faranno comunque andare in fallimento, guadagnandoci sopra un sacco di soldi etenendo tutto intero il potere. Noi dobbiamo, quindi – adesso – lavorare per unificare e costruire una vera opposizione politica, a partire dal rifiuto del debito.

Noi questo debito non lo pagheremo. Quali che siano gli sviluppi della situazione politica, questa dev’essere la bandiera di fondo, perché è l’unica che si pone come alternativa e come rottura di questo sistema. Chiunque pretenda di rattoppare una macchina che è andata in tilt, che si è rotta, significa semplicemente che vuole proseguire fino alla fine del disastro. Noi non vogliamo arrivarci. E quindi, questo è il punto: costruire un’opposizione contro tutta la casta politica – di destra e di sinistra, di centrodestra e di centrosinistra – e costruire una alternativa politica di opposizione.


Giulietto Chiesa

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venerdì 8 ottobre 2010

Gli "Opposti estremismi" in salsa liberal




Mario Pirani, editorialista di La Repubblica, ha pubblicato un articolo in cui mette in guardia gli italiani per bene del "pericolo fascista". La Destra di Storace si è alleata con la Fiamma Futura di Puschiavo, noto esponente della destra radicale: insieme i due movimenti potrebbero arrivare, secondo il canuto osservatore debenedettiano, al 3% sul piano elettoriale. L'alleanza tra questa destra definita "neofascista" (il neofascismo nacque talmente tanti anni fa che non è più tanto "neo") e il Popolo della Libertà sancirebbe uno spostamento a destra dell'Esecutivo, con grave rischio per la democrazia liberale italiana, lasciando maggior spazio al Centro e ad una alleanza dello stesso con la Sinistra, rappresentata dal Pd. Ovviamente, tale alleanza è l'unica capace di garantire libertà e democrazia in Italia.

Tradotto in parole povere: secondo Pirani il pericolo per la democrazia italiana sono i fascisti, che si stanno infiltrando (se non sono già infiltrati) dentro il Pdl e, tramite questo contenitore, nelle istituzioni. Solo Pd e Terzo Polo possono arginarli.

Sembra di leggere Il Giornale o Libero: il pericolo per la democrazia italiana sono i comunisti, siano essi in Rai, nella Magistratura, nelle Istituzioni (tramite il Pd), nei sindacati (tramite la CGIL). L'unico argine alla deriva sovietica della democrazia liberale italiana è stato ed è Berlusconi.

La costante dei due speculari ragionamenti è la seguente: la democrazia liberale italiana è un valore che va difeso, sia dai fascisti (ripuliti o meno) sia dai comunisti (pentiti o meno). Il Sistema liberaldemocratico e capitalista va tutelato. In pratica, una riproposizione in salsa liberal della teoria degli "opposti estremismi" di andreottiana memoria.

Il pericolo per la democrazia italiana non sono: le leggi ad personam, gli accordi con le mafie, la disoccupazione, la precarietà, i tassi usurai delle banche, l'impossibilità di avere una casa, l'immigrazione selvaggia, i modelli culturali imposti dalla televisione, la massificazione del Popolo, l'omologazione culturale, l'inquinamento, la forbice tra ricchi e poveri, l'evasione fiscale.

Sono i fascisti, secondo Pirani. Sono i comunisti, secondo Sallusti.
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martedì 21 settembre 2010

Pronto il masterplan per Tor Bella Monaca


http://roma.repubblica.it/cronaca/2010/09/21/news/edilizia-7287136/

"Il 15 ottobre presenteremo il masterplan per la riqualificazione di Tor Bella Monaca, a dimostrazione che quanto abbiamo detto ad agosto non era una boutade estiva". Lo ha detto il sindaco Gianni Alemanno nel corso dell'assemblea dell'Acer, l’Associazione dei costruttori romani, durante la quale sono state annunciate altre importanti novità. Dalla riqualificazione delle periferie agli sponsor per le ristrutturazioni di scuole e ospedali o per il rifacimento stradale; dai quattro nuovi campus universitari ai sei progetti di riqualificazione di Renata Polverini; dai progetti per i parcheggi e quelli contro il degrado ai fondi per le infrastrutture che il sindaco chiederà al governo e che serviranno per il sottopasso di Castel Sant'Angelo, il Ponte dei Congressi e l'interramento della Cristoforo Colombo. Con gli imprenditori dell’edilizia che tracciano i bisogni della città, guardando alle Olimpiadi del 2020 come una occasione di rilancio e sviluppo.

Il settore soffre la crisi (-45% degli appalti in due anni e 6mila posti di lavoro persi) ma nel recupero delle periferie trovano una chance di riscatto. Il sindaco Alemanno ha spiegato che "la demolizione e ricostruzione delle periferie finora non è stata applicata in Italia perché servono incentivi e una spinta imprenditoriale”. Poi, parlando dell’imminente “bando dei bandi” ha spiegato: il bando per le aree di riserva, quello decisivo per il piano casa, servirà tra l'altro a sviluppare l'housing sociale". "In questo modo - ha aggiunto il primo cittadino della capitale - metteremo le ali al piano casa e si sbloccherà definitivamente l'urbanistica in questa città. Naturalmente, lo ribadisco, non sarà toccato l'agro romano". Un dato però sembra ormai certo: il premio di cubatura sarà del 60 per cento. La conferma è arrivata dall’assessore regionale all'urbanistica, Luciano Ciocchetti: "Non è una proposta assurda – ha spiegato - dobbiamo dare premialità alta perché il 30% non è sufficiente e infatti non l'ha usato nessuno. Soldi pubblici non ci sono: come si riqualificano allora le periferie o il litorale? Solo con la demolizione e la ricostruzione e con una forte premialità in cubatura”.

Tor Bella Monaca e le altre periferie – E’ stato il presidente dell’Acer, Eugenio Batelli, nel corso dell'Assemblea annuale dei costruttori romani all'Auditorium, a parlare per primo dell’esigenza di riqualificare queste zone dove “vive quasi un milione di persone”. “Certo – ha detto - le periferie di Roma sono diverse e ciascuna con proprie problematiche: una prima tipologia è quella dove gli insediamenti sono nati spontaneamente, caratterizzati dalla mediocre qualità delle strutture edilizie, dalla mancanza di aree destinate a servizi e da un tessuto stradale inadeguato. Mi riferisco, ad esempio, alle zone di Montespaccato, Vermicino, Infernetto e Centocelle. Per queste periferie ritengo che la soluzione più idonea sia quella della sostituzione edilizia. Ci sono poi le periferie come Corviale, Laurentino 38 e Tor Bella Monaca, caratterizzate dalle scelte urbanistiche degli anni 70, dove il modello di insediamento va ripensato in funzione della vita sociale del quartiere”. Il tutto fermo restando che gli interventi vanno incentivati. Di qui la quota 60 per cento per i premi di cubatura. Secondo Batelli, anche per quanto riguarda le nuove periferie che sono state recentemente urbanizzate e che restano carenti di servizi essenziali, come strade, scuole e parchi, "gli operatori privati possono intervenire per colmare questa carenza, accollandosi l'onere di realizzare i servizi mancanti. Onere che potrà essere compensato con la possibilità di densificare i piani nelle aree extra standard non utilizzate". Su Tor Bella Monaca è arrivato poi l’annuncio del sindaco e la data del 15 ottobre per la presentazione del masterplan.

La manutenzione stradale – Alemanno ha anche lanciato l’idea di “coinvolgere i capitali privati nell'opera di manutenzione stradale". Dopo aver ricordato "il grande sforzo o messo in campo dal Comune quest'estate per gli interventi, il sindaco ha proposto di coinvolgere anche i capitali privati attraverso "il sistema delle promozioni, delle sponsorizzazioni" o "mettendo a disposizioni oneri concessori". Batelli è più che d’accordo: “Il capitale privato deve essere oggetto di ulteriore coinvolgimento. Ad esempio, negli interventi di manutenzione stradale, prevedendo quale forma di remunerazione l'utilizzo di spazi pubblicitari”.

Sponsor privati per ospedali e scuole - Sulla stessa lunghezza d’onda, la presidente della Regione Renata Polverini. Intervenendo all’assemblea ha parlato dei progetti già in fase di studio per la sponsorizzazione delle opere di ristrutturazione delle strutture sanitarie. “Oltre a lavorare sul piano di rientro – ha detto - stiamo cercando strumenti innovativi per le ristrutturazioni sanitarie usando non solo il fondo nazionale ma anche sponsorizzazioni dei privati. È una causa così nobile che saranno in tanti a voler partecipare”. In più Polverini ha parlato di ''sei progetti di riqualificazione delle periferie in arrivo realizzate con fondi comunitari. Li stiamo valutando e li discuteremo con i sindaci dei comuni interessati”.

I campus universitari metropolitani - "Presenteremo già la prossima settimana la grande sfida dei campus studenteschi nell'area metropolitana di Roma: costruire nuovi edifici scolastici, ecocompatibili e dotati di strutture moderne, dando in concessione vecchi edifici scolastici concentrati, magari, nella cintura urbana dove gli studenti non vivono più". Lo ha annunciato il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, anche lui all'assemblea "Ne presenteremo sicuramente due a dicembre e stiamo lavorando per altri due".

Le infrastrutture – "Il nostro territorio sconta un deficit di infrastrutture ormai allarmante”, ha lamentato Batelli. “Un esempio eclatante è il nuovo collegamento autostradale Roma-Latina di cui si parla da oltre 10 anni. Altro problema è quello di decidere urgentemente la localizzazione del nuovo aeroporto alternativo a Ciampino, destinato alla chiusura”. Ma per quanto riguarda Roma città, è stato Alemanno ha precisare: “Chiederemo fondi al governo per opere che Roma attende da anni”, riferendosi al sottopasso di Castel Sant'Angelo, il Ponte dei Congressi e l'interramento della Cristoforo Colombo.

Gli appalti pubblici - Per quanto riguarda le procedure di appalto, gli imprenditori edili è arrivato un monito: stop ai ritardi di pagamenti da parte delle amministrazioni pubbliche verso le imprese di costruzione. "Non è tollerabile che le necessità delle amministratori di far quadrare i loro bilanci ricadano sulle spalle degli appaltatori", ha ribadito il presidente dell'Acer, che ha anche rivolto un appello alle amministrazioni pubbliche del territorio: "Non si possono più accettare ribassi di gara che variano dal 50 al 60%: nessuna persona di buon senso può credere che, a quelle condizioni, un'opera possa essere realizzata a regola d'arte".

mercoledì 4 agosto 2010

La speranza della sinistra italiana è Fini? Che delusione!

Che delusione!
La sinistra italiana continua a deludere ex elettori e militanti, oltre a non riuscire ad attrarne di nuovi.
Il governo Berlusconi, fallimentare su tutta la linea, e guidato da un personaggio, Berlusconi, che può essere considerato il peggior Presidente del Consiglio dall'infausta Unità d'Italia ad oggi, non è stato minimamente infastidito dalla opposizione di sinistra. Se non era per la crisi interna del Pdl, con la fronda interna guidata da Gianfranco Fini, il governo Berlusconi sarebbe ancora come la Scavolini: "il più amato dagli italiani".
Ma è mai possibile che l'unica opposizione a Berlusconi sia una opposizione DI DESTRA? Una destra liberale, certo. Democratica, sicuro. Europea ed europeista, of course. Ma pur sempre, una destra. E la sinistra? Il famigerato PD? La neaonata creatura vendoliana SEL? Gli ex-post-neo-comunisti della Federazione della Sinistra? Niente di niente. Non pervenuti.
Ogni tanto si sente Di Pietro, che di sinistra certo non è per storia personale e per formazione.
Non considero nemmeno "opposizione" quella svolta dall'UDC, che continua a stare con un piede a destra ed uno a sinistra, fingendo di fare opposizione salvo poi candidarsi INSIEME al Pdl nelle regioni "facili". Embè, la poltrona innanzitutto, e Pierferdy subito dopo.
Quindi, se non ci fosse Fini, non ci sarebbe opposizione in Italia al governo delle chiacchiere e della mignottocrazia.
E sentiamo un pò: nel caso in cui il governo cadesse, cosa si dovrebbe fare?
Su questo, i finiani non si esprimono: loro sono fedeli al mandato e al governo...
Lega e Pdl l'hanno già detto: si torna alle urne. La Lega è sempre in crescita, e l'inesistenza dell'opposizione rende sempre positivi i sondaggi privati del premier.
Pd e UDC? Loro sono per un governo tecnico, che cambi la legge elettorale. Personalmente credo sia la posizione più intelligente, ma ritengo sia dettata da un semplice fatto: sia Pd che Udc sanno bene che stanno "inguaiati" e le elezioni anticipate potrebbero rivelarsi un boomerang. Meglio attendere, come da 16 anni a questa parte.
Idv e SEL? Elezioni subito! Addirittura Vendola si candida alle primarie per eleggere il leader del centrosinistra e candidato a premier. Le primarie? Il centrosinistra? E su quali programmi? Con quali alleati? Ah già, nella vecchia democrazia liberale di stampo anglo-americano queste cose non sono importanti...
La Federazione della Sinistra? Boh, non si sa, non pervenuti, non si sentono, eutanasia.
Lo spettacolo indecoroso della "democrazia" italiana, sia della compagine governativa sia delle opposizioni, dimostra ANCORA UNA VOLTA che la crisi della vecchia liberaldemocrazia è irreversibile. A ciò si può rispondere solo con una Nuova Democrazia, una nuova concezione di Partito e Stato, una nuova metodologia politico-elettorale.

lunedì 19 luglio 2010

Torna la munnezza a Napoli: ma non era sparita?



http://napoli.repubblica.it/cronaca/2010/07/18/foto/via_tribunali_dilaga_il_degrado-5665962/1/

Meno male che Berlusconi aveva tolto la munnezza dalle strade di Napoli!
Il governo delle Chiacchiere aveva inventato un'altra menzogna: a Napoli non c'è più l'emergenza rifiuti e l'inceneritore di Acerra funziona alla grande.
Queste foto, datate 18 luglio 2010, per non parlare di ciò che ci dice un punto di osservazione non bolscevico, L'Eco dalle Città:
"Continua a diffondersi il pessimismo sulla situazione rifiuti a Napoli e in provincia, soprattutto con l’avvicinarsi dell’estate. Il primo punto critico è Acerra.

Il termovalorizzatore di Acerra, infatti, funziona a scartamento ridotto da oltre un mese e sarà così fino a giugno. Da metà aprile, una delle tre caldaie dell’impianto è ferma ed i tecnici specializzati stanno provvedendo a riparare il danno.
L’inconveniente ha provocato una sensibile diminuzione della capacità di incenerire il combustibile da rifiuto: da circa 2.000 tonnellate di rifiuti bruciati al giorno, con due sole caldaie operative su tre si scende a circa 1.300 tonnellate, i due terzi.

Per i tecnici non ci sarebbe nulle di cui preoccuparsi. Ad allarmare piuttosto sono i debiti. Il governo lascia debiti per oltre 20 milioni.

E non vanno meglio nelle discariche. Chiaiano è già al 45%, e può resistere solo per i prossimi 15 mesi. Tufino ha una linea guasta e non riceve l’immondizia dei paesi che lì conferiscono. Una situazione già al collasso, che non accenna a migliorare.".

Questo articolo è del 25 maggio 2010, meno di due mesi fa.
In pratica, durante la stagione estiva (e Napoli è notoriamente una meta turistica), la munnezza torna per strada (ma non l'avevano fatta sparire?) ed il governo Berlusconi + lega nord (che di Napoli se ne strafotte altamente) dimostra, per l'ennesima volta, di produrre solo chiacchiere e menzogne.
Ovviamente, i media di regime hanno puntualmente evitato di parlare di ciò.

mercoledì 7 luglio 2010

CasaPound: "Alemanno servo delle lobbies"




‘’Alemanno si dimostra ancora una volta un sindaco a mezzo servizio, pronto a scendere in campo solo quando vengono toccati gli interessi delle lobby che rappresenta’’. Ad affermarlo è il vicepresidente di CasaPound Italia, Simone Di Stefano, che commenta così le dichiarazioni del sindaco di Roma sulla presa di posizione del governatore del Veneto Luca Zaia, che ieri aveva invitato Unicredit a pensare al Nord anziche’ all’As Roma.

‘’Oggi – spiega Di Stefano - il primo cittadino della Capitale si è scagliato contro la Lega perché, ha detto, ‘dimenticare che Unicredit è nata anche dalla Banca di Roma significa tradire i risparmiatori’.
Di fronte a una così solerte reazione viene spontaneo chiedersi se raddoppiare le rette degli asili nido, ignorare del tutto questioni cruciali come l’emergenza abitativa che soffoca Roma e non spendere una parola per la tutela delle fasce deboli non significhi 'tradire' la città’’.

‘’Alemanno – conclude Di Stefano - evidentemente si sente in dovere di tutelare i poteri che ritiene lo abbiano portato in Campidoglio o che spera lo possano portare ancora più in alto, ma sbaglia, perché a farlo sindaco sono stati i romani, ed è a loro che lui deve rispondere: a quei cittadini, che, esasperati dalla gestione ‘spartitoria’ in cui Veltroni fu maestro, ingenuamente speravano in un cambiamento di rotta e invece si sono ritrovati con un primo cittadino ostaggio di banche, costruttori e lobby religiose’’.




Ho postato su L'OLIGARCA questo intervento di Di Stefano, perchè spiega al meglio quanto incancrenita sia la democrazia quantitativa italiana.
Alemanno è stato prontissimo a rispondere a questo tema, mentre è molto lento a rispondere su tanti altri temi.
Mi piace anche sottolineare una cosa, e lo dico da NON iscritto nè militante di CasaPound: Di stefano parla di "chiedersi se raddoppiare le rette degli asili nido, ignorare del tutto questioni cruciali come l’emergenza abitativa che soffoca Roma e non spendere una parola per la tutela delle fasce deboli non significhi 'tradire' la città’’.
Parole che potrebbe sottoscrivere anche un militante di "sinistra": ciò ad ulteriore dimostrazione che la dicotomia destra/sinistra è ormai incapace di comprendere i fenomeni sociali contemporanei. Oggi più che in passato, su certi temi non c'è differenza tra destra e sinistra.
La differenza è sempre e solo tra i difensori di questa vecchia democrazia (in questo caso, veltroniani e alemanniani) e chi lotta per una Nuova Democrazia.

La Russa, il Ministro della Difesa, non conosce l'Esercito.

Il Ministro della Difesa, Ignazio La Russa, ex fascista del MSI, ex colonnello di AN, esponente della destra italiana, ignora COMPLETAMENTE la condizione dei militari italiani in ferma breve. Addirittura, ammette di non conoscere nulla della situazione dei militari (è il ministro della DIFESA!), e si permette di chiedere: "Avete fatto questo anno di militare?".
In pratica, il Ministro della Difesa della Repubblica Italiana non sa ASSOLUTAMENTE NULLA della condizione di lavoro e vita dei militari italiani, non conosce le basilari regole di selezione del personale militare volontario, ignora la struttura dell'Esercito Italiano (VFB, VFA, VF+1, ecc...).
La "democrazia" liberale occidentale consente a questi individui di diventare ministri: La Russa, che essendo di destra dovrebbe essere in teoria maggiormente esperto di queste tematiche rispetto ad un esponente di sinistra, guida il dicastero che dirige la nostra difesa nazionale.
Stiamo davvero in pessime mani!