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mercoledì 18 settembre 2013

Una storia vera di piccoli, fastidiosi abusi di polizia



Oggi posto un articolo che considero molto interessante, pubblicato su Infoaut, riguardante uno dei tantissimi abusi di polizia che qualsiasi cittadino, e non lo scalmanato black bloc di turno, può subire all'improvviso senza ragione. Questo è il clima creato ad arte dal Palazzo per spingere le persone ad avere paura e magari a disertare le manifestazioni e le iniziative di lotta sociale in ogni quartiere d'Italia.

"Bene, adesso racconto la mia parte di questa storia, perchè io sono fra i 17 fermati. 
Ore 9,30 circa. Cammino in via S.Anselmo per andare in ufficio. All'angolo con via S. Pio V sosta, come ogni giorno, la camionetta di militari che presidia la Sinagoga. Improvvisamente sento provenire dalle mie spalle grida, rumori e voci di megafono, quindi mi volto e vedo poliziotti in assetto anti-sommossa che caricano dei ragazzi che scappano, alcuni nella mia direzione. Onde non trovarmi in mezzo alla carica, siccome so che non è prassi delle forze dell'ordine fare molta differenza in quelle situazioni, corro anch'io. In men che non si dica uno dei militari che sostavano davanti alla Sinagoga mi corre incontro con manganello alzato e in posizione per colpirmi e mi ordina di fermarmi. Dico che io stavo passando di lì per andare al lavoro, che ho corso perché mi sono spaventata, ma a nulla serve. Vengo fermata assieme a due ragazzi fuggiti in via S. Anselmo e ci fanno consegnare i documenti e aspettare. 


Intanto i ragazzi mi raccontano che stavano presidiando contro uno sfratto e la carica è partita pressoché immotivatamente. Non posso verificare questo racconto, ma temo che nemmeno quello che riporta Repubblica sia stato verificato, o sbaglio? Dopo poco arriva un gruppo di poliziotti in assetto antisommossa, chiamati probabilmente dai militari, con altri fermati. Si fanno consegnare i nostri documenti dai militari e quelli degli altri ragazzi, con atteggiamento, diciamo, poco simpatico. Qualcuno chiede di parlare col suo avvocato e c'è una discussione. Ci tengono lì per un po', poi ci dicono che devono portarci in via Berthollet e veniamo scortati a piedi, non più di dieci persone da circa il doppio di poliziotti bardati, di cui una non perde l'occasione di commentare ad alta voce e con tono strafottente le nostre 'brutte facce'. In via Berthollet ci sono altre persone fermate e altra polizia, varie camionette. Dopo un po' ci dicono che dobbiamo salire sulle camionette per andare al commissariato di corso Tirreno ed essere identificati. Premetto che è chiarissimo fin da subito che io passavo di lì per caso, i ragazzi non mi conoscono (a parte uno conosciuto in altri contesti) e solidarizzano apertamente con la mia sfiga. Io con loro, peraltro. Comunque salgo su una camionetta assieme a due, prima salgono tutti gli ufficiali (una decina) e si siedono comodamente sui sedili, noi per terra, uno in mezzo al corridoio tra i sedili e gli altri due di fronte alle due file di sedili. Si chiude il portellone e si sfreccia via a sirene spiegate. Chiedo se posso telefonare, perchè prima ho avvisato mia madre e i miei colleghi che ero stata fermata, ma non del fatto che mi stessero portando via. Mi rispondono che in quel momento non posso usare il telefono. Me ne sto ferma e zitta. I poliziotti non parlano e quello di fronte a me si mette dei guanti. Ho molta paura, lo ammetto, e da alcune facce direi che loro lo vogliono, ma queste sono impressioni e non ci costruirò sopra alcunché. Arrivati in commissariato, ci tengono in cortile, dove possiamo nuovamente usare i telefoni e fumare delle sigarette (molte) e man mano ci chiamano all'interno. Io rimango tra gli ultimi, poi mi chiamano e una poliziotta mi porta in bagno, dove mi fa svuotare la borsa e scrive su un foglio il mio nome e cognome, mette telefono e qualche altro oggetto in un sacchetto con dentro il foglietto col mio nome, poi mi fa andare in una stanza dove ci sono altre due ragazze e dopo ne arriva una terza, che poi scopro essere quella che verrà arrestata, perchè 'avrebbe colpito un poliziotto'. I suoi compagni dicono che si è divincolata, anche su questo non posso dire nulla, ma ci tengo a riportare l'altra versione. Questa ragazza all'inizio non ha una sedia per sedersi, la chiede e le viene portata. La poliziotta di prima ci domanda di confermare i nostri indirizzi di residenza. A turno ci chiamano, la prima volta mi fanno solo sporgere dalla stanza per 'farmi vedere' da quelli che compilano i verbali. Poi mi richiamano per firmare il verbale di identificazione e rilascio, dove si dice che sono stata fermata per identificazione in via S. Anselmo e poi rilasciata. Nessuno mi interroga, nessuno mi chiede che cosa facevo e dove stavo andando. Mi viene restituito il mio sacchetto. Arriva un poliziotto di quelli col grugno, che bruscamente mi ordina di seguirlo fuori, e si volta indietro con aria minacciosa quando vede che non sto camminando abbastanza vicina a lui, mi lascia alla fermata dell'autobus, dove c'è già un gruppetto di ragazzi rilasciati come me, che aspettano i loro compagni insieme ad altri sopraggiunti perchè chiamati dai compagni. Il poliziotto dice loro che non possono aspettare lì, che devono salire sul prossimo pullman sennò fermeranno anche quelli che sono arrivati ora. Poi lascia perdere. Dopo poco arriva un altro poliziotto, più bonario, che dice a me a un'altra ragazza che era insieme a me nella stanza che dobbiamo tornare dentro perchè 'siamo scappate via' senza prendere il verbale di avvenuta perquisizione. Quando arriviamo dentro c'è di nuovo il poliziotto di prima che con la solita aria chiede che cosa ci facciamo ancora lì. L'altro spiega, poi ci dà il verbale e dice che possiamo anche non firmarlo, ma dobbiamo prenderne visione e avere la nostra copia. Sopra c'è scritto che siamo state perquisite durante un'operazione di polizia "atteso che vi era motivo di ritenere potessimo occultare armi, esplosivi o strumenti di effrazione" e che tutto questo è avvenuto "dopo aver informato il perquisito che era sua facoltà farsi assistere da un difensore di fiducia". Questo è falso, quindi nè io nè lei firmiamo. Il poliziotto ci lascia la nostra copia e dice che possiamo andare, sopraggiunge l'altro di prima dicendo "aspetta aspetta" e chiamando un collega affinché scorti fuori "queste qua". Di nuovo alla fermata, scherzo un po' con gli altri, fumo ancora una sigaretta e prendo il 66 per raggiungere l'ufficio. Sono le 12,30 circa."

mercoledì 26 settembre 2012

Il Mediterraneo insorge... la sedicente Italia nicchia.



Ieri pomeriggio, migliaia di cittadini spagnoli (aggettivo che vuol dire tutto e niente, visto che "spagnolo" viene considerato anche un basco o un catalano dai mass media filosistemici) hanno accerchiato il Parlamento di Madrid per contestare il Governo Rajoy, colpevole di imporre le indigeribili e antipopolari "ricette europee". Indignados? Forse si, forse no. Rispetto ai giovani che più di un anno fa contestarono il governo Zapatero consegnando, di fatto, il Paese alla destra liberal-europea di Rajoy, ieri c'era meno indignazione e più incazzatura. Infatti vi sono stati anche scontri e la durissima repressione poliziesca (nonostante l'invito dei manifestanti ai poliziotti di unirsi a loro nella lotta) non si è fatta attendere. 
In serata la situazione si è stabilizzata, ma stasera è attesa una nuova manifestazione. Intanto ieri sera, il presidente dell'esecutivo regionale catalano, Artur Mas, ha annunciato le elezioni anticipate per il prossimo 25 novembre e l'intenzione di indire un referndum sull'autonomia della Catalunya indipendentemente dal fatto che il governo di Madrid consenta o meno tale consultazione (per la Costituzione Spagnola è solo il governo centrale che può indire i referendum). Movimento anche in Euskadi, meglio noti come Paesi Baschi: anche lì vi sono fortissimi fermenti autonomisti, che la crisi globale sta ovviamente fomentando.

Andando un po' più verso il Mediterraneo orientale, l'occhio dell'Insorgenza non può che fermarsi in Grecia. Anche oggi vi sono stati scontri durante lo sciopero generale e generalizzato che ha letteralmente paralizzato la Grecia. A dimostrazione del fatto che le ultime elezioni-farsa, ripetute perchè alla trojika europea non piacevano i risultati, abbiano dato il potere ad un governo fantoccio, il popolo greco continua nella sua strenua lotta contro l'Unione (Bancaria) Europea e le sue politiche antipopolari. Il braccio armato del Sistema (cioè polizia e forze dell'ordine in generale) continuano a massacrare il Popolo greco, nonostante le politiche europee inficino notevolmente anche il lavoro e la vita delle forze dell'ordine.
E' proprio vero: il più grande nemico dello schiavo che vuole farsi libero non è il padrone, ma lo schiavo ancora in catene.

E nella sedicente Italia? Nessuno si muove. Nessuno fa niente. Accerchiare il Parlamento ? Non sia mai! Infilzare coi forconi i vari Fiorito? Assolutamente no!
I non-popoli si comportano così. Infatti l'unica insorgenza che si è avuta in Italia in questi anni è stato il Movimento dei Forconi in Sicilia. Ma parliamo di Siciliani, cioè di un vero Popolo...

domenica 22 luglio 2012

Sulla violenza allo Stato puro



Prima è arrivata la sentenza per i poliziotti che hanno barbaramente assassinato Federico Aldrovandi, 18 anni: tre anni e sei mesi, a cui vanno tolti i tre anni di indulto. con sei mesi da scontare, non si va in galera. Quindi lo Stato uccide un ragazzo e nessuno paga.
Dopo è arrivata la sentenza sulla mattanza della Diaz: dirigenti di polizia condannati per falsa testimonianza. I reati più gravi? Prescritti. Quindi lo Stato massacra cittadini non colpevoli e nessuno paga.
Bolzaneto è stata la struttura in cui cittadini italiani e stranieri sono stati rinchiusi, massacrati di botte, minacciati, costretti a inneggiare al fascismo, privati delle più elementari tutele legali. Condanne? Zero. Quindi lo Stato realizza una serie di azioni illegali e nessuno paga. 
Arriviamo alla Val di Susa. Da 21 anni lo Stato prova a i mporre la costruzione di una linea ferroviaria che moltissimi studi nazionali e inyernazionali considerano pericolosa e dannosa per la salute, oltre che inutile dal punto di vista economico. Addirittura lo Stato ha sottratto zone di territorio alle comunitá valligiane, imponendo una "zona militare". 

Contro tutte queste violenze di Stato è nata una reazione civica, che talvolta è diventata una vera opposizione politica, sociale e/o culturale. Come ogni reazione, è altamente probabile che alla violenza dello Stato, appena documentata in qualche episodio eclatante, i cittadini reagiscano in maniera vandalica o violenta.

Quindi il ministro degli interni del governo bocconiano, dott.ssa Cancellieri, commette un grave errore quando dice che gli scontri in Val di Susa non sono espreszione di dissenso, ma solo violenza pura. Perche' la storia insegna che quando gli Stati, tramite i loro bracci armati, pur di realizzare i dettami del Sistema, impongono decisioni antipopolari e antisociali ai cittadini e alle comunità, compiono una violenza. Ed è normale che alla violenza non si risponda sempre porgendo l'altra guancia...

Do svidanija

venerdì 20 luglio 2012

Informarsi prima di (stra)parlare



Vi sottopongo un interessantissimo articolo di Wu Ming Foundation sull'omicidio di Carlo Giuliani e sulle tante leggende metropolitane spacciate come verità dai media di regime (di destra, centro, sinistra, sotto, sopra).
Solo i media obliqui, come questo, non sono cascati nel tranello. Ed ogni anno, il 20 luglio, ricordano a tutti ciò che accadde.
Per non dimentiCARLO mai...
http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=9071

martedì 10 luglio 2012

La Diaz e Bolzaneto vissuti dagli stranieri




Sul link
http://www.internazionale.it/news/italia-europa/2012/07/10/davies/
è possibile leggere l'articolo di Nick Davies, giornalista del britannico The Guardian.

Vi sono le storie di tanti ragazzi presenti alla scuola Diaz durante la notte della "macelleria messicana". C'è la storia di Mark Covell, 173 cm per 51 kg, ha cui furono rotte una mezza dozzina di costole a calci e fu perforato un polmone. C'è la storia di Melanie Jonasch, 28 anni, studentessa di archeologia a Berlino, che si era offerta di lavorare nella scuola e non aveva neppure partecipato ai cortei. Melanie non riesce ancora a ricordare cosa accadde, ma molti testimoni hanno raccontato che i poliziotti l’aggredirono e la colpirono alla testa con tanta violenza che perse subito conoscenza. Quando cadde a terra, gli agenti la circondarono continuando a picchiarla e a prenderla a calci, sbattendole la testa contro un armadio e alla fine lasciandola in una pozza di sangue. Katherina Ottoway, che vide la scena, ricorda: “Tremava tutta. Aveva gli occhi aperti ma rovesciati all’insù. Pensai che stesse morendo, che non sarebbe sopravvissuta”. C'è la storia di Nicola Doherty, un’assistente sociale di Londra di 26 anni, la quale racconta che il suo compagno, Richard Moth, si sdraiò sopra di lei per proteggerla. “Sentivo i colpi sul suo corpo, uno dopo l’altro. I poliziotti si allungavano per raggiungere le parti del mio corpo che erano rimaste scoperte”. Nicola cercò di proteggersi la testa con il braccio. Le ruppero il polso.

Vi sono le storie delle minacce di stupro anale e vaginale alle donne; le rasature delle chiome rasta; l'obbligo di fare il saluto romano o di cantare Faccetta Nera.

Se le cose scritte in questo articolo pubblicato su l'Internazionale sono false, chiediamo alla Polizia italiana di sporgere denuncia contro il giornalista. Dato che siamo certi che queste cose sono successe davvero, e che l'articolo del giornalista del Guardian parla di cose realmente accadute, vorrà dire che siamo legittimati a disprezzare chiunque osi negare che a Genova, nel 2001, c'è stata la più grave sospensione delle libertà democratiche e dei diritti civili in un Paese occidentale dalla Seconda Guerra Mondiale.

lunedì 9 luglio 2012

Fu macelleria cilena





La Corte di cassazione ha confermato le condanne per falso nei confronti dei vertici della polizia coinvolti nel pestaggio e negli arresti illegali dei no-global alla scuola Diaz durante il G8 di Genova del 2001. La Suprema corte, invece, ha dichiarato prescritte le condanne per le lesioni inflitte dagli agenti del reparto Celere. Le vittime del pestaggio, circa 60 persone, potranno ora ottenere i risarcimenti dovuti.
Il ministero dell'Interno aprirà i procedimenti disciplinari a carico dei 25 imputati, anche quelli prescritti. La sentenza ha sostanzialmente confermato il pronunciamento espresso dalla Corte d'Appello di Genova il 18 maggio del 2010.
Quindi possiamo dirlo: ci fu macelleria cilena. E ci fu anche quella che Amnesty International definì come la più grave sospensione delle libertà democratiche dalla Seconda Guerra Mondiale. Non c'era bisogno di una sentenza della Magistratura per emettere il giudizio di condanna politico, civile e morale sulle forze di polizia e sui carabinieri che in quei giorni del 2001 erano a Genova con un unico intento: massacrare il movimento antagonista alla globalizzazione. Non parliamo del singolo agente, ma della cabina di comando (politica e militare) che stabilì di dare una lezione a questi "sporchi comunisti del cazzo": perché erano tutti comunisti, la Rete di Lilliput come i Black Block, i giornalisti come gli anarchici. Per Polizia e Carabinieri erano tutti comunisti del cazzo. Girano ancora tra i poliziotti e i carabinieri le magliette con la scritta "A Genova io c'ero".
Rimaniamo, però, ai fatti: le condanne sono parziali e riguardano alcuni determinati episodi e reati, sia perché alcuni reati sono andati nel frattempo prescritti, sia perché qui si parla della Diaz, non di Bolzaneto o dell'omicidio di Carlo Giuliani.
Inoltre ci sono ancora alcuni compagni che attendono il giudizio della Cassazione il 13 luglio, e rischiano condanne che - quelle si - rischiano di diventare esemplari nel senso peggiore del termine.
Non c'è da gioire quando la Giustizia ci mette 11 anni per trionfare sulla Legge, anche perché Giustizia e Legge dovrebbero andare a braccetto, secondo i liberaldemocratici di destra e di manca. Noi invece sappiamo che ogni qualvolta cerchiamo Giustizia, troviamo la Legge che ci sbatte la porta in faccia. 
Quindi la lotta continua, per la Verità su quella e sulle altre nefandezze realizzate dalle forze del (dis)ordine, certi che comunque anche tra chi indossa la divisa vi sono persone serie e oneste che dovrebbero gioire per queste condanne.

lunedì 25 giugno 2012

L'omicidio Aldrovandi e i maiali



Vi sottopongo un interessante articolo de Il Fatto Quotidiano, al termine del quale vi invito a riflettere su questo: quali sono i veri maiali?


“La “madre” se avesse saputo fare la madre, non avrebbe allevato un “cucciolo di maiale”, ma un uomo!”. Sono le parole che si leggono su Facebook. Le firma tale Sergio Bandoli sulla bacheca di Prima Difesa Due, l’account dell’omonima associazione che si prefigge la difesa a oltranza delle forze dell’ordine. Nel processo Aldrovandi era presente sia in Appello che in Cassazione, dove ha portato addirittura il legale di Silvio Berlusconi, Niccolò Ghedini, a perorare la causa dei quattro poliziotti condannati con sentenza definitiva per l’omicidio colposo di Federico Aldrovandi.

“Prima difesa tutela gratuitamente per cause di servizio tutti gli appartenenti alle Forze dell’Ordine e Forze Armate, noi tuteliamo i primi difensori” scrive nella presentazione la presidente Simona Cenni, che in un post di commento alla sentenza della Cassazione del 21 giugno “grida” in maiuscolo il proprio disappunto – qui usiamo noi un eufemismo – per l’intervista di Patrizia Moretti, la madre del ragazzo ucciso nel settembre del 2005 a Ferrara: “Avete sentito la mamma di Aldrovandi… fermate questo scempio per dio… vuole che i 4 poliziotti vadano in carcere… io sono una bestiaaaaa”.

L’amo è lanciato. Il primo ad abboccare è questo iscritto al gruppo, Sergio Bandoli. Avatar con foto e cappello di alpino con penna nera. Ma la penna che gli fa paragonare Federico a un “cucciolo di maiale” riesce a gelare le vene ai polsi. I commentatori continuano sulla stessa lunghezza d’onda, fino a uno dei poliziotti condannati, Paolo Forlani, che interviene direttamente.

“Che faccia da culo che aveva sul tg – così descrive la madre orfana del figlio su cui lui e i suoi colleghi hanno rotto due manganelli -… una falsa e ipocrita… spero che i soldi che ha avuto ingiustamente (il risarcimento da parte dello Stato, ndr) possa non goderseli come vorrebbe… adesso non sto più zitto dico quello che penso e scarico la rabbia di sette anni di ingiustizie…”.

Forlani fortunatamente premette di avere “massimo rispetto per Federico”, ma sui suoi genitori usa il pugno duro. Come ha fatto d’altronde con loro figlio: “non vi auguro nulla di simile – scrive sulla pagina di Prima Difesa – ma vi posso dire che siamo stati calpestati nei nostri diritti e ripeto prima di parlare dovete leggere gli atti e non i giornali […], io sfido chiunque a leggere gli atti e trovare un verbale dove dice che Federico e morto per le lesioni che ha subito… […] noi paghiamo per le colpe di una famiglia che pur sapendo dei problemi del proprio figlio non hanno fatto niente per aiutarlo e stiamo pagando per gli errori dei genitori”.

Quanto agli atti, forse bastano le sentenze per rispondere all’agente. In quella di primo grado il giudice Caruso parlò di “grossolanità, incontrollato e abnorme uso della violenza fisica da parte degli agenti, dissociata da effettive necessità”; “un furioso corpo a corpo tra gli agenti di polizia e Federico, durante il quale vennero rotti due manganelli, con i quali colpirono l’Aldrovandi in varie parti del corpo, continuando dopo che lo stesso era stato costretto a terra e qui immobilizzato al suolo, nonostante i verosimili ma impari tentativi del ragazzo di sottrarsi alla pesante azione di contenimento che ne limitava il respiro e la circolazione”.

Stesso discorso per gli atti del secondo grado: i giudici della Corte d’Appello sottolinearono la “manovra di arresto, contenimento e immobilizzazione” attuata “con estrema violenza e con modalità scorrette e lesive, quasi volessero ‘punire’ Aldrovandi”.

Ora si aprirà inevitabilmente un altro capitolo della vicenda, con la querela per diffamazione che la Moretti ha depositato oggi pomeriggio davanti ai carabinieri di Ferrara. Destinatari Forlani, Bandoli e Cenni.

giovedì 1 marzo 2012

Abuso di Polizia



In questi giorni caldi in cui si solidarizza con un carabiniere chiamato "pecorella" da un manifestante No Tav (disarmato e a volto scoperto), l'informazione di regime evita di mostrare il vero volto della repressione. Un esempio è il video sopra postato, che testimonia l'ENNESIMO abuso di cui si sono resi protagonisti i poliziotti. Guardate e valutate.
Non voglio generalizzare: sicuramente tra le forze dell'ordine vi sono persone serie e competenti, che provano un ribrezzo ancora maggiore del mio nel vedere quali abusi sono capaci di realizzare i loro colleghi.
Va però detto che, per l'ENNESIMA VOLTA, questo abuso resterà impunito: non vi sono numeri identificativi su caschi e divise, pertanto i presenti non potranno far altro che denunciare "contro ignoti" questo episodio.
E tutto ciò si ripete ogni santo giorno, in Val di Susa come in piazza, allo stadio come in corteo. Abusi su abusi, senza che i colpevoli vengano mai beccati e condannati.

Una cosa, però, devo dirla. A tutta la sinistra e a tutti i sinistri: Pasolini ha scritto una CAZZATA nella poesia "Il PCI ai giovani"!
Sicuramente i poliziotti e i carabinieri saranno proletari e figli di proletari... ma hanno fatto una scelta di vita: servire il Potere. E se il Potere (come in Grecia) decide di dissanguare un Popolo, le forze dell'ordine si mettono CONTRO il Popolo. Se il Potere ha deciso che bisogna fare un'opera inutile, costosa e inquinante in Val Susa, per far pappare ai soliti noti i miliardi europei, e il Popolo che vive quelle terre si oppone... le forze dell'ordine si mettono CONTRO il Popolo.

Quindi, cari poliziotti e cari carabinieri: non ve lo ha detto il medico di fare questo mestiere. Se avete deciso di servire un Potere che ammazza, dissangua, distrugge con l'ingiustizia e il malaffare ogni speranza di democrazia e libertà, poi non vi lamentate dell'ostilità dei cittadini nei vostri confronti.



venerdì 23 settembre 2011

Le forze dell'ordine (???) continuano a pestare




E' successo anche ieri sera. Un ragazzo è stato pestato a sangue da due vigili urbani, dopo Roma - Siena. Il comandante dei vigili urbani chiarisce: "Ha provocato e aggredito i vigili, che hanno reagito". Il sindacato afferma: "si è ferito resistendo all'ammanettamento". Due versioni PALESEMENTE contrastanti, ma entrambe indicherebbero che i vigili non hanno colpe.
Invece poi si scopre che una lettrice di La Repubblica telefona alla redazione romana e racconta la verità: "E' accaduto su viale Angelico, intorno alle 22.40. Due motociclisti della municipale hanno fermato un ragazzo a bordo di uno scooter. Avrà avuto diciassette, forse diciotto anni. Lo hanno fatto scendere, poi gli hanno messo le manette ai polsi. E uno ha iniziato a prenderlo a pugni. Lo ha anche colpito al volto con il casco". Continua: "Era una maschera di sangue - racconta ancora - aveva un occhio ridotto malissimo. Quel poveretto per la paura se l'è addirittura fatta sotto".
Un altro testimone, Lorenzo Basile, che ha addirittura lasciato le proprie generalità alla polizia perchè vuole testimoniare contro i due vigilantes della municipale, racconta: "Ho visto un vigile enorme, che potrei riconoscere tra mille e che aveva buttato in mezzo alla strada quel ragazzino. Poi lo ha fatto alzare e ha provato ad ammanettarlo vicino a un cancello in viale Angelico, ma il giovane si divincolava e non ci è riuscito. Alla fine le manette sono scattate: una volta bloccato il ragazzo, però, il vigile lo ha colpito con 4 o 5pugni fortissimi in pieno volto, e il sangue ha iniziato a uscire".

Come al solito, invece di condannare questi macellai in divisa che gettano discredito su tutte le persone che lavorano nelle forze dell'ordine, i dirigenti di questi corpi difendono
a prescindere questi delinquenti. Ancora una volta, se non vi fosse stata una telefonata alla redazione di un giornale o se non si fosse fatto un capannello di persone intorno al luogo del fatto, la "versione ufficiale" sarebbe stata quella di un delinquente che aggredisce un tutore dell'ordine, il quale PER DIFENDERSI lo ha pestato.
Ancora una volta. Per l'ennesima volta.
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sabato 3 settembre 2011

45enne muore dopo manganellate dei carabinieri







L'ARENA è il quotidiano di quella città (innominabile) in cui gioca la squadra che più odio al mondo.

Il giorno 2 settembre, l'ARENA ha pubblicato un articolo in cui si parla di un 45enne, Roberto, tifoso della squadra locale, morto in maniera ancora inspiegabile.

La madre, Elsa Riva, racconta: “È tornato a casa dopo la partita e stava già male. Mi ha detto che c’era stata una rissa ed era stato picchiato dai carabinieri [...]. È tornato verso le 23 ed è andato a letto, ma non ha dormito tutta la notte perché stava male e così la mattina è andato all’ospedale di Borgo Roma [...]. Quando è tornato, mi ha detto che lo avevano visitato, ma era risultato negativo a tutti gli esami; anche quella notte, però, i dolori non lo hanno fatto dormire".

Il lunedì mattina, Roberto è stato trasportato da un'ambulanza all'Ospedale di Borgo Roma. All'una di notte, è morto.



Causa della morte? Non si sa, però si immagina.

Nessun telegiornale ha parlato di questo episodio.

Nessun "Pomeriggio 5" o "Vita in diretta" hanno dedicato un minuto a questa vicenda.

Le forze dell'(dis)ordine continuano impunemente ad operare, senza un numero distintivo sul casco o sulla divisa che consenta a noi di denunciare eventuali abusi o sorprusi.

E tutto continua, in un lento scorrere verso la decadenza più indecente.

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