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mercoledì 18 gennaio 2012

La Destra capitolina e la (in)sicurezza



Gianni Alemanno è il primo sindaco di destra nella storia di Roma dal dopoguerra ad oggi. La sua campagna elettorale, tra i tantissimi punti programmatici, verteva su un punto qualificante: la sicurezza. Sono anni, anzi decenni, che la destra nazionale ed internazione fa di questo tema un totem.
Il Dipartimento di pubblica sicurezza e il SILP (Sindacato Italiano Lavoratori Polizia) hanno pubblicamente sconfessato i recenti dati della Giunta Alemanno sulla sicurezza a Roma, che tendevano a dimostrare quanto Roma sia una città sicura, addirittura "la più sicura d'Europa" secondo la vicesindaco Sveva Belviso, la quale ostentava il dato dei "soli" 28 omicidi del 2011 come un dato più che confortante.
"Gli omicidi a Roma, nel 2011, sono stati 33", spiega Gianni Ciotti, segretario generale provinciale del SILP, "e se si analizzano attentamente i dati, ad oggi risulta essere in percentuale la città europea tra le più violente. Il trend in Europa registra una flessione di omicidi, nella capitale assistiamo a una escalation di delitti che non può non destare preoccupazione".
Il Campidoglio aveva anche annunciato che due tipologie di reato risultavano in calo: violenze sessuali e furti in abitazione. Ebbene, i dati del Dipartimento e del SILP dicono un'altra verità: dalle 341 violenze sessuali del 2008 si è passati alle 345 del 2009 fino alle 380 del 2010. Per quanto concerne i furti in abitazione, nel 2008 sono stati 10.132 e nel 2010 sono passati a 12.732. Infine, le lesioni dolose (tra cui rientrano le gambizzazioni) nel 2008 sono state 3670, nel 2009 sono scese a 3587, ma nel 2010 sono schizzate a 3857.

Questi dati, forniti da operatori del settore che quotidianamente contrastano il crimine, lasciano poco spazio ai dubbi: anche sul tema della sicurezza, Alemanno e la destra capitolina hanno fallito.

sabato 2 aprile 2011

Delitto dell'Olgiata: il domestico ha confessato




http://www.tmnews.it/web/sezioni/top10/20110402_095244.shtml Troppo presto per parlare di perdono, ancorchè nemmeno chiesto: Francesca Filo della Torre, sorella della contessa Alberica uccisa 20 ani fa dal domestico filippino Winston, è scioccata dall'improvvisa svolta nelle indagini su un delitto così lontano nel tempo. E ora il suo pensiero è tutto rivolto ai figli della vittima, i suoi nipoti. "I figli di Alberica, Manfredi e Domitilla, hanno vissuto un dramma senza fine - ha detto in una intervista a Repubblica - Prima non sapevano e non sapere è una tragedia nella tragedia. Adesso sappiamo e sappiamo che giustizia sarà fatta". Perdonare? "E' una domanda difficile - ha proseguito Francesca - Mi fa molta pena perchè non ha avuto il coraggio di dire subito la verità. Ma è troppo presto la ferita è ancora li. Dovrebbe chiederlo, prima di tutto. Pensi ai miei nipoti che sono cresciuti senza madre". Ieri intanto la confessione: "Sono stato io", ha detto piangendo, più volte Winston Manuel Reves rendendo una confessione piena. Ha spiegato di aver ucciso la contessa Alberica al pm Francesca Loy in meno di 40 minuti. Il verbale dell'interrogatorio è di poche pagine. E racconta tutto il peso che il filippino si è portato dietro in questi anni. "Mi aspettavo di venire arresto il giorno dopo", ha spiegato. Rispetto al movente ha ripetuto al magistrato: "Avevo bisogno di lavorare, era stato cacciato via, ma avevo bisogno di lavorare - ha continuato - La mattina sono andato alla villa. Per farmi coraggio ho preso un bicchiere di whisky...". Il nome Alberica, alla figlia, l'ha messo per espiare. Per portarsi dietro un segno di quel che era successo. Della discussione fatale con la nobildonna Winston ricorda solo di aver preso lo zoccolo e niente altro. Ha detto agli inquirenti di essere scappato dalla porta finestra. "Mi sono allontanato passando per il tetto". Il percorso dovrà esser verificato da chi indaga. Anche perché in base ai vecchi verbali sembrava che la finestra fosse stata trovata chiusa dall'interno. Winston ha ammesso di essere entrato nell'abitazione dell'Olgiata, usando la porta del garage: Subito vede la signora Alberica. Cerca di spiegarsi. Winston ha negato di aver rubato i gioielli e ha detto di aver già detto alla moglie "quel che aveva fatto", ma la donna non gli aveva creduto.


http://www.corriereromano.it/roma-notizie/10259/delitto-olgiata-una-macchia-di-sangue-incastra-il-domestico.html
Hanno ripercorso a ritroso le indagini svolte venti anni fa, analizzato nuovamente gli stessi reperti con le più moderne tecniche a disposizione. Sono gli esperti della squadra "Cold Case" del nucleo investigativo sezione omicidi di Roma. Dalle loro ricerche è emerso che sul lenzuolo che fu trovato avvolto al collo della contessa Alberica Filo della Torre dopo il delitto, oltre al sangue della donna, vi sono presenti tre tracce ematiche appartenenti al domestico, il filippino Winston Manuel. La macchia di sangue - Quello che rende queste macchie uniche e determinanti ai fini dell'individuazione dell'omicida, è la loro particolare natura e tipologia: venti anni fa, sui jeans del domestico furono trovate delle tracce di sangue a lui stesso appartenenti, e sul suo corpo, precisamente sul gomito fu individuata una ferita da abrasione, che a detta dello stesso Winston, si sarebbe procurato in casa. Ebbene, la natura delle macchie di sangue, oggi individuate sul lenzuolo, grazie alle moderne tecnologie, sono perfettamente compatibili con quella ferita al gomito, sia per tipologia che per appartenenza genetica. La prova schiacciante - Il Comandante dei Ris di Roma, Luigi Ripani, definisce questa prova "scientificamente devastante", e c'è un motivo: sul lenzuolo, trovato al collo della contessa, è presente in maggior parte, sangue della vittima, fuoriuscito dalla testa in seguito ai colpi inferti dall'aggressore, con uno zoccolo di legno. Questo sangue ha un colore intenso e una composizione ben precisa, e ben diversa da quella della macchia di due centimetri, di colore leggermente bruno, appartenente al domestico filippino. Questa, ha una forma compatibile con quella della ferita sul gomito di Winston, e la natura "sieroematica" del liquido, è proprio quella che si riscontra in una ferita da abrasione. Ferita che il domestico avrebbe potuto procurarsi strusciando il gomito sulla moquette della camera o sul lenzuolo, durante la colluttazione con la donna. L'arresto e il movente - Wiston Manuel è stato prelevato ieri pomeriggio dai carabinieri, mentre, come ogni giorno in questi ultimi 10 anni, svolgeva il suo lavoro di domestico presso una famiglia sempre nello stesso complesso dell'Olgiata. All'arrivo dei carabinieri il filippino non ha manifestato particolare stupore, nè emozione. Le parole del Comandante del nucleo investigativo, il tenente colonnello Lorenzo Sabatino: "Il signor Winston Manuel, in questi venti anni si è sempre sentito al sicuro. Per questo non ha mai lasciato il paese, se non per brevi permanenze nelle Filippine. Se fosse fuggito non avremmo avuto alcuna possibilità di catturarlo, in quanto, con quel paese non abbiamo stipulato alcuna rogatoria per l'estradizione. Quando l'0a bbiamo arrestato, non stava preparando alcuna fuga e non si aspettava certo il nostro arrivo". Per quanto riguarda il presunto movente, le indagini puntano su un prestito di denaro che la contessa fece al filippino, ma che lui non gli restituì mai. Ci sarebbe stata una lite tra la contessa e il domestico per un debito di un milione e mezzo delle vecchie lire. La restituzione della somma, rivendicata dalla nobildonna, è stata riferita agli inquirenti da alcuni testimoni. In attesa del processo - I legali del domestico, intanto, preparano una strategia difensiva. L’avvocato Flaminia Caldani dichiara che “Winston è molto scosso ma sereno perché si considera innocente. Per lui e anche per noi è stato un fulmine a ciel sereno". Il legale questa mattina ha fatto visita in carcere al suo cliente assieme al collega Andrea Guidi: “Ci siamo solo salutati e gli abbiamo fatto coraggio. Torneremo a trovarlo tutti i giorni. Oggi stesso incontreremo i suoi familiari”. Infatti oggi Winston è sposato e ha tre figli (di cui una si chiama Alberica). Il marito della contessa - Si fa sentire anche Pietro Mattei, marito della defunta contessa, il quale, attraverso il suo avvocato, Giuseppe Marazzita, fa sapere di essere soddisfatto perché “finalmente sono state dissipate definitivamente le insinuazioni e le illazioni infondate sulla mia famiglia”. Inoltre il legale, riferendosi agli sviluppi dell'inchiesta, ha detto: “Ho una doppia soddisfazione, primo di aver ottenuto la riapertura delle indagini nella convinzione che le nuove tecnologie potevano risolvere il caso; secondo che è stato utile opporsi alla frettolosa richiesta di archiviazione fatta tempo fa da parte della procura sulla base di indagini parziali, incomplete e con tecnologie obsolete”. PM LAVIANI - "La persona che è stata individuata era nelle indagini. Non è un colpo di scena. Purtroppo in passato le analisi non avevano dato risultati univoci, chiari. Il fatto che un gruppo di investigatori dell'Arma, coordinati dal pm Maria Francesca Loy, abbia potuto riguardare tutte le carte ha permesso di arrivare al dato di cui parliamo oggi, per dovere di informazione e per rispetto all'opionione pubblica". Il procuratore aggiunto Pierfilippo Laviani ha voluto ringraziare così l'impegno dei carabinieri che si sono applicati per la riapertura del caso sul delitto dell'Olgiata. Stefano Pesce

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martedì 29 marzo 2011

Tragedia di Tor Pagnotta




Un dramamtico caso di omicidio/suicidio ieri sera nel quartiere Tor Pagnotta, alle porte di Roma.

Nulla di misterioso: si conosce il nome della vittima e dell'assassina/suicida.

Se c'è un mistero, riguarda il movente. Può la mente umana concepire una cosa del genere? Si, assolutamente si. Cosa è passato nella testa di questa madre per arrivare a compiere un delitto così efferato? Mistero. Appunto.


http://www.corriereromano.it/roma-notizie/10250/delitto-di-tor-pagnotta-la-dinamica.html Ancora non è stata chiarita la dinamica della tragedia che ha colpito una famiglia romana a Tor Pagnotta. Paola, 46 anni, insegnante di educazione fisica, domenica scorsa ha improvvisamente accoltellato la figlia di 8 anni. La bimba è poi caduta dal quarto piano e la mamma l’ha seguita poco dopo gettandosi dal balcone. Una domenica di follia nell’appartamento di via Lucio Lombardo Radice 104 che i carabinieri della compagnia di Pomezia stanno tentando di ricostruire. Le coltellate inferte al petto e al collo della bimba da parte della madre non sarebbero state letali. Gli esami del Ris delle tracce di sangue ritrovate in varie camere dell’appartamento chiariranno meglio quanto avvenuto. Gli inquirenti non escludono che ci sia stato una colluttazione, un inseguimento e che poi, per fuggire dall’aggressione della mamma, la piccola di 8 anni si sia gettata nel vuoto. I carabinieri hanno interrogato i vicini di casa della famiglia romana; nessuno ha dichiarato di aver udito urla o rumori che potevano far intendere un litigio, sia nel giorno della tragedia che in passato. Anche il marito, un cinquantenne dirigente di un azienda di telefonia e che era fuori casa con gli altri due figli, non è riuscito a spiegare il gesto né a intuirne le cause. Una famiglia tranquilla, come tante, raccontanto nel quartiere, con tre figli e un matrimonio senza problemi apparenti. Paola, in passato, aveva accusato qualche malessere mentale, ed era stata in cura da uno specialista ma niente di grave tanto da presagire un gesto cosi’ estremo.


http://www.corriereromano.it/roma-notizie/10235/delitto-a-tor-pagnotta-la-follia-di-una-mamma.html Non c'è l’ha fatta. E' morta nella notte Paola, la signora di 46 anni che nella serata di ieri ha ucciso a coltellate la figlia di 8 anni e poi l’ha buttata giù dal quarto piano. Subito dopo anche lei si è gettata nel vuoto riportando lesioni gravissime a cui non è sopravvissuta. Il giorno dopo lo sconvolgente delitto, il quartiere di Tor Pagnotta si interroga, più di una persona, forse un vicino o un conoscente, porta un mazzo di fiori davanti al portone del condominio. Nel complesso residenziale, a due passi da via laurentina e il Grande racordo anulare, un silenzio imbarazzante riempe il cortile. In molti si fermano di fronte a via Lombardo Radice 104, per un pensiero, o una preghiera. "Siamo sconvolti -racconta una signora- siamo tutti genitori o nonni ed una tragedia del genere che succede a pochi metri da casa propria ti fa pensare. Una cosa incredibile, sono senza parole". "Erano una famiglia normale come tante altre - spiegano alcuni parenti della donna di 46 anni-. Lui è un dirigente di una società telefonica, lei era un'insegnante di educazione fisica. Sapevamo che era in cura da uno psicologo, ma mai aveva espresso l'intenzione di suicidarsi. Andava regolarmente al lavoro, non è mai stata ricoverata. Insomma nessuno si aspettava una cosa del genere". "Ieri ho sentito un gran rumore, pensavano fossero bambini che giocavano nel cortile. -racconta un signore che abita nello stesso complesso residenziale di via Radice- poi mi sono affacciato, sono sceso e ho visto quel corpo, ancora agonizzante. Abbiamo suonato al citofono ma nel condominio nessuno ha risposto, così i vigili del fuoco hanno sfondato la porta. I carabinieri hanno trovato nella casa alcune macchie di sangue". La tragedia si è consumata nella tarda serata di domenica; la mamma, insegnante di educazione fisica di una scuola a sud di Roma, era in casa con la bimba di otto anni. Il convivente era uscito con gli altri due figli. La famiglia era quindi fuori casa quando l’insegnante ha perso la testa aggredendo la figlia; due coltellate, di cui una profonda al petto. La piccola, probabilmente già priva di conoscenza, è stata poi gettata dal balcone del quarto piano, la mamma si è buttata subito dopo. Un delitto forse legato alla depressione, di cui la donna soffriva da tempo. La 45enne, secondo alcune testimonianze, era in cura presso una struttura specializzata. Il convivente, un cinquantenne, èstato interrogato a lungo dai Carabinieri. L’uomo –in evidente stato di choc- non è riuscito a spiegare cosa sia successo né il perché.

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Omicidio all'Ardeatina


E' ancora presto per parlare di "Mostro dell'Ardeatina". Men che meno possiamo dafinirlo "Serial Killer", visto che per essere classificato in questo modo un assassino deve compiere almeno tre omicidi in un arco lungo di tempo, ed aventi in genere caratteristiche comuni (ad esempio, utilizzo della medesima arma, medesima metodologia, medesimo luogo d'azione, vittime appartenenti ad un medesimo gruppo, ecc...).

Ho deciso di aprire questo post per aggiornarvi sugli sviluppi delle indagini riguardanti uno dei più efferati delitti mai compiuti in Italia. Credo, infine, che possa essere utile anche per me, come fonte di ispirazione per futuri racconti e/o romanzi.

L'aggiornamento avverrà secondo il seguente ordine cronologico: dalla notizia più recente alla notizia più vecchia.


Partiamo subito:


http://www.dazebaonews.it/primo-piano/item/2389-roma-il-giallo-del-cadavere-mutilato-sulle-tracce-del-macellaio-dellardeatina ROMA - Potrebbe essere una settimana importante questa per gli sviluppi relativi alle indagini sul corpo mutilato ritrovato esattamente una settimana fa nei pressi della via Ardeatina a Porta Medaglia. Soprattutto si procederà nel tentativo di dare un nome alla vittima, che per ora risulta solo avere un'età compresa tra i 20 e i 40 anni. Considerato che le impronte della vittima non erano presenti nelle banche dati dell'Afis, le indagini si sono estese non solo a tutta Italia ma anche a livello internazionale con ricerche negli archivi delle impronte digitali. Sul corpo sono state inoltre rinvenute tracce organiche estranee alla donna, capelli, frammenti di pelle e sangue sotto le unghie che potrebbero risalire all'identità dell'assassino. Dopo avere ascoltato i residenti della zona, battuto tutti i casolari, gli investigatori stanno analizzando le immagini registrate dal satellite, effettuando indagini sulle cellule telefoniche e vagliando archivi per trovare casi simili. Sono giunti ad alcune conclusioni che non risolvono sicuramente il giallo ma che costituiscono dei tasselli importanti di questo delitto inquietante per arrivare all'identikit dell'omicida. E' stata tra le altre cose rintracciata la trans di cui non si avevano notizie dall'8 marzo, che era solita stazionare nei pressi del fazzoletto di terra su cui è stato rinvenuto il cadavere e che si supponeva potesse aver visto qualcosa. In realtà l'interrogatorio non ha aggiunto molto alle indagini semmai ha confermato che fino alle 17 del 7 marzo, giorno precedente al macabro ritrovamento non c'era nessun corpo. Così come il cellulare ritrovato sul posto che inizialmente sembrava potesse aprire una nuova pista, è risultato invece essere di un ciclista che lo aveva perso circa due settimane prima e quindi del tutto estraneo alla vicenda. Al momento gli investigatori stanno cercando di tracciare un profilo psicologico di quello che è stato ribattezzato il “macellaio dell'Ardeatina”. Esclusa ormai del tutto la pista del rituale satanico è certo che si sia trattato di un omicidio ben ponderato, commesso probabilmente da un “feticista”, una sorta di collezionista di organi che sembra abbia potuto impiegare fino a due ore, considerata la perizia simile a quella di un medico, per asportare gli organi interni, che non sarebbero stati espiantati per facilitare il trasporto del corpo ma con uno scopo ben più preciso e maniacale. Inoltre l'assassino dovrebbe disporre di un “posto tranquillo” dove si è potuto accanire sul corpo della sua vittima, senza problema di farsi notare, sentire ed anche di cancellare e ripulire le tracce. Si presuppone inoltre che il killer abbia una corporatura piuttosto robusta vista la ferocia con cui ha eviscerato e amputato gli arti della donna. Gli investigatori stanno lavorando anche per cercare di comprendere se il killer abbia già potuto uccidere in precedenza. Inoltre nonostante non siano stati individuati casi analoghi in Italia, si sta cercando un eventuale nesso con due teschi ritrovati a gennaio, a un giorno di distanza l'uno dall'altro, nella zona di Valle Aurelia, e al Parco degli Aquedotti e anche con uno scheletro assemblato con ossa di 5 differenti persone, ritrovato a luglio 2007 alla Magliana. Agli uomini della squadra mobili si sono uniti anche quelli dell'Unità di analisi crimini violenti che utilizza un sistema informatico avanzatissimo, il “Sasc” che è in grado di collegare reati avvenuti in tempi e luoghi differenti anche non connesi tra loro. Ciò che gli investigatori non escludono è che trattandosi di un serial killer potrebbe anche tornare ad uccidere.
http://www.corriereromano.it/roma-notizie/10137/cadavere-di-via-ardeatina-si-cerca-nel-dna.html Sul corpo di donna ritrovato in un campo in zona Ardeatina a Roma, sono state ritrovate varie tracce di dna, sulle quali, in queste ore, sono a lavoro gli inquirenti, per un confronto incrociato con quelle presenti nelle loro banche dati, che riguardano persone scomparse e resti di cadaveri trovati a Roma negli ultimi anni. In generale, gli investigatori sono alla ricerca di tracce biologiche, impronte e tessuti epiteliali (peli e pelle) appartenenti ad altre persone, che possano suggerire una pista preferenziale di indagine. A tal proposito si sta analizzando anche un filo metallico rinvenuto proprio all’interno del corpo della donna. Tale filo sarebbe stato usato per il trasporto del cadavere, come una tracolla. Aspetti macabri questi, che comunque, per ora, non convincono del tutto i magistrati di piazzale Clodio sulla ipotetica tesi del serial killer. Stefano Pesce
http://www.corriereromano.it/roma-notizie/10130/indagini-omicidio-via-ardeatina.html La polizia ha rintracciato il transessuale che era scomparso martedì scorso nello stesso giorno del ritrovamento del cadavere mutilato di una donna, in via Ardeatina. Gli investigatori pensavano che la trans potesse aver visto qualcosa di troppo e per questo era scomparsa. In realtà ha raccontato che alle 17 di lunedì, un giorno prima del ritrovamento del cadavere, sicuramente quel corpo ancora non era stato abbandonato nel campo tra via di porta Medaglia e via Ardeatina. "Quella notte non c'ero, sono andata via da quel posto alle 17 del giorno precedente". Ha detto agli investigatori la trans che abitualmente si prostituiva in via di Porta Medaglia. L’assassino, quindi, avrebbe scaricato il cadavere, mutilato della testa e delle gambe, probabilmente nella notte tra lunedì 7 marzo e la mattina dell’8. La polizia sta effettuando anche degli accertamenti su un telefono cellulare trovato nei pressi del cadavere, anche se finora le indagini sul telefonino non avrebbero portato ad alcun risultato. Nessun indizio utile è arrivato dalle foto del satellite civile perchè mancano le immagini proprio delle ore in cui si presume il cadavere sia stato lasciato. Un apporto potrebbe arrivare dalle immagini del satellite militare. Tra i pochi elementi nelle mani degli investigatori ci sono i resti di indumenti della vittima: un giubbotto nero con una scritta bianca sul retro, una maglietta grigia di lana, un anello a fascia di metallo, un accendino che si trovava nella tasca del giubbotto. La vittima aveva mani curate con smalto fucsia sulle unghie. Dalle analisi invece sul corpo della vittima, che avrebbe tra i 20 e i 40 anni, trovato senza testa né gambe e senza organi interni, è emerso che la donna potrebbe esse stata uccisa meno di una settimana prima del ritrovamento. Le analisi sulla coagulazione del sangue potrebbero infine fornire ulteriori elementi sulle modalità di conservazione del cadavere da parte dell’assassino. L’omicida potrebbe aver nascosto il corpo in un frigo prima di farlo a pezzi e lasciarlo su via Ardeatina. COLLEZIONISTA DI ORGANI - Gli organi di quel corpo femminile mutilato, che una volta aveva un'identità, sono finiti forse in un freezer o nello stomaco di un ''collezionista di organi''. Ed erano per l'assassino oggetti da contemplare o per nutrirsi. È l'ultima pista investigativa che si affaccia sempre più insistentemente sul caso del rinvenimento del corpo di una donna, privo di organi e senza testa nè gambe. Un caso che per la polizia "non ha precedenti in Italia". Se nelle prossime ore altri elementi dovessero confermare questa ipotesi, ne emergerebbe il profilo di un feticista estremo, che avrebbe conservato gli organi interni della vittima dopo averli espiantati. Secondo gli inquirenti, infatti, l'omicida "non avrebbe asportato gli organi per facilitare il trasporto del cadavere". Cuore, polmoni, fegato, pancreas e interiora sono stati portati via da quel corpo come fossero reliquie.
http://www.corriereromano.it/roma-notizie/10104/indagini-omicidio-su-via-ardeatina.html Ha cercato di difendersi la donna uccisa e poi mutilata e il cui corpo è stato ritrovato due giorni fa in un campo in zona Ardeatina. Sotto le sue unghie della donna potrebbero esserci tracce del dna dell'assassino. Intanto, dai primi esami autoptici, emergono elementi che chiariscono, almeno in parte, quanto accaduto. La donna è stata colpita con tre coltellate, una alla schiena e due all'addome. E alcuni segni, graffi, ritrovati sulle braccia fanno ipotizzare un tentativo di difesa. Dagli accertamenti medici non è ancora certo che la vittima sia stata mutilata quando era ancora viva. Il corpo, o almeno quel che resta, apparterrebbe molto probabilmente ad una europea tra i 20 e i 40 anni; la sua morte risalirebbe a non più di dieci giorni fa. Il cadavere, secondo quanto accertato in queste ore, non è stato trasportato dall'assassino con un cavo di ferro, come si era ipotizzato in un primo momento, ma con un laccio, una sorta di corda: questo elimina la possibilità di rilevare le impronte. Sul corpo sono stati effettuati anche gli esami tossicologici, i cui risultati sono attesi nei prossimi giorni, e che serviranno ad accertare o meno se la vittima fosse stata drogata.
http://www.corriereromano.it/roma-notizie/10094/donna-mutilita-su-via-ardeatina.html E' stata uccisa con una coltellata alla schiena, poi un professionista avrebbe tolto gli organi interni (cuore, budella e polmoni) dal corpo mutilato. E' l'esito di un primo esame esterno del cadavere della donna -ancora senza identità- trovato sul ciglio della strada, in un campo, in via Ardeatina all'altezza di via di Porta Medaglia. Il cadavere orrendamente mutilato, senza né testa né gambe, era stato notato da un passante nel primo pomeriggio di martedì. Gli organi, completamente asportati, sarebbero stati tolto da un abile professionista. CORPO MUTILATO CON UNA MOTOSEGA - L'assassino, secondo gli inquirenti, avrebbe utilizzato una motosega per mutilare la vittima. Poi per trasportare il cadavere ha agganciato un cavo di ferro ad un'estremità del tronco e l'ha caricato su un'auto come una valigia per poi abbandonarlo nel prato dove è stato ritrovato. In queste ore la polizia, con l'ausilio degli agenti dei reparti a cavallo e con un elicottero, sta perlustrando la zona alla ricerca di altri resti del cadavere. IMPRONTE DIGITALI - Ancora non è stato possibile identificare la vittima. Le impronte digitali prelevate dagli uomini della polizia scientifica hanno infatti dato esito negativo: non risultano fotosegnalazioni passate. A questo punto gli accertamenti, coordinati dal pm Francesco Caporale, ripartono dalle segnalazioni di persone scomparse. Il decesso risalirebbe a 3-5 giorni fa. INDAGINI - Le verifiche degli investigatori della Squadra mobile non possono escludere alcuna ipotesi. Il fatto che l'assassino o gli assassini abbiano infierito sul corpo, decapitandolo e privandolo delle gambe, è un punto di certezza che fa prendere in considerazione anche che l'esecuzione sia avvenuta nell'ambito di un omicidio rituale. Non si esclude, inoltre, la pista del regolamento di conti nell'ambito della prostituzione, la zona dove è stato trovato il corpo è frequentata infatti da trans e prostitute.
http://www.corriereromano.it/roma-notizie/10092/indagine-sullomicidio-di-via-ardeatina.html Ancora è avvolto dal mistero il ritrovamento del corpo mutilato di una donna, su via Ardeatina. L’omicidio sarebbe avvenuto tre o quattro giorni fa, il cadavere sarebbe rimasto per 48 ore a pochi metri dal ciglio della strada, prima che un camionista lo notasse. Le condizioni del corpo: la mancanza della testa, delle gambe e degli organi interni, farebbero pensare ad una vendetta. Questi i pochi elementi che trapelano sul lavoro degli investigatori della Squadra mobile, che stanno tentando di fare luce dopo il macabro ritrovamento avvenuto ieri pomeriggio a via di Porta Medaglia, una strada che incrocia via ardeatina nei pressi della località Falcognana. E’ ancora sconosciuta l’identità della vittima. Le indagini sono rese difficili dalla mancanza di testimoni. Gli inquirenti stanno battendo a tappeto la zona del ritrovamento: si tratta di una area frequentata da prostitute e transessuali, già teatro di una violenta guerra tra organizzazioni criminali che controllano la prostituzione. Nel 2002 proprio su via di Posta Medaglia qui fu trovato il cadavere carbonizzato di una prostituta nigeriana, punita dai suoi sfruttatori perché voleva uscire dal giro.
http://www.romatoday.it/municipio/11-garbatella/ardeatino/cadavere-ardeatina-via-di-portamedaglia.html Gli inquirenti che indagano sul cadavere trovato ieri in un campo nei pressi di via Ardeatina sembrano orientarsi verso la pista dell'omicidio rituale. Quello ritrovato ieri, non è un semplice cadavere, ma un corpo straziato e deturpato, di cui, ancora oggi, se ne ha solo una parte. Il cadavere di una donna, dunque, senza testa né gambe e con le braccia aperte, privo di alcuni organi interni: questi gli elementi che portano a pensare a una ritualità nell'efferatezza. Il cadavere è stato scoperto in un campo alla periferia nei pressi di via Ardeatina, disteso in terra a un paio di metri dal ciglio della strada, in via di Porta Medaglia. Il proprietario del terreno che passava in motorino ha notato una sagoma: il corpo era sventrato e in avanzato stato di decomposizione. Senza testa e senza gambe, tagliato all'altezza del bacino, ma con le braccia aperte, un anello a un dito della mano destra e le unghie smaltate. Una sola mano aveva il palmo rivolto verso l'alto. Indosso aveva ancora i vestiti, una giacca nera e una maglietta chiara. Era in quel campo da non più di 48 ore, vicino a una piazzola di sosta, poco oltre il guard-rail. Secondo gli investigatori, infatti, la donna è stata mutilata e uccisa altrove e successivamente portata nel campo, dove non ci sono evidenti tracce di sangue sull'erba nei pressi del corpo. L'unica possibilità di identificare la vittima è nelle sue mani. La donna, infatti, potrebbe essere riconosciuta dalle impronte, se già schedata dalle forze dell'ordine. Inoltre, le mutilazioni, e il fatto che alcuni organi interni siano stati asportati, fanno pensare a un omicidio rituale. In quella zona ci sono colline basse che si alternano a campi verdi. E' un posto molto tranquillo, ma noto perché frequentato da transessuali e donne che si prostituiscono. Nella piazzola a due metri dal punto del ritrovamento del cadavere, "battono i trans - spiegano i residenti - mentre più avanti, ad alcune centinaia di metri, ci sono alcune ragazze africane". Per questo inizialmente il padrone del campo dove è stata trovata la donna aveva pensato a un transessuale che in passato aveva frequentato quei posti e non si vedeva da tempo. Ma il corpo è di una donna, e la sua carnagione è chiara, morta da alcuni giorni. L'unica certezza è che il cadavere è stato scaricato e lasciato lì in fretta da qualcuno negli ultimi due giorni. In queste ore gli inquirenti stanno battendo tutte le piste, in particolare si indaga anche negli ambienti della prostituzione, visto che il ritrovamento potrebbe far ipotizzare a un omicidio esemplare per intimidire altre donne o trans negli ambienti della prostituzione
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