Visualizzazione post con etichetta Il Fatto Quotidiano. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Il Fatto Quotidiano. Mostra tutti i post

martedì 4 febbraio 2014

#SettentrioneLadrone: il Piemonte approva il "vitalizio anticipato".



La Casta rinuncia alla pensione futura. Ma solo per intascare subito i soldi. Anzi in Piemonte succede che il consiglio regionale – con il voto contrario del Pd – abbia approvato nella manovra finanziaria anche un emendamento sui vitalizi, presentato dal centrodestra. La norma prevede che i consiglieri – molti dei quali indagati per l’inchiesta sui rimborsi - possano ritirare subito i contributi versati, rinunciando al vitalizio che spetterebbe una volta raggiunta l’età pensionabile. L’emendamento è passato con i voti di una parte della maggioranza. Daniele Cantore, capogruppo di Ncd, e Mario Carossa della Lega Nord, non lo hanno firmato. Calcolando tra 100-130mila euro a consigliere e altrettanti ad assessore il bottino che si portano a casa i politici piemontesi arriva a 7 milioni. Senza considerare che diversi esponenti sono stati in carica per più di una legislatura e quindi avranno diritto a un importo decisamente più alto; facendo di fatto raddoppiare la spesa per le casse della Regione. 

La scelta è stata ritenuta “inopportuna” non solo dalle opposizioni, ma anche da alcuni consiglieri di maggioranza. “Era il momento meno opportuno per fare questa discussione” ha detto infatti il capogruppo leghista Mario Carossa. “La maggioranza – ha commentato il capogruppo del Pd, Aldo Reschigna – si è concentrata su una misura di cui non si coglie l’urgenza, nonostante lo stesso presidente del Consiglio, Valerio Cattaneo, avesse chiesto di soprassedere. Il fatto che l’unico emendamento del centrodestra sia stato sui vitalizi, la dice lunga su quali siano le sue reali priorità”.  

Il Bilancio di previsione 2014, pluriennale 2014-2016 della Regione Piemonte, è stato approvato dopo una lunga giornata, alla scadenza dell’esercizio provvisorio, con 25 voti favorevoli e 2 non votanti. Un testo, basato su disposizioni indifferibili e urgenti, che completa la manovra finanziaria 2014, dopo l’approvazione, poche ore prima, della legge Finanziaria 2014. Nelle battute conclusive vi erano stati aggiustamenti frutto del confronto tra Giunta regionale, rappresentata dal vicepresidente Gilberto Pichetto, maggioranza e opposizione: ancora 7 milioni in più per le politiche sociali (anziani), altri 500 per l’Ipla e un aggiustamento in positivo per i fondi ex Gescal nell’edilizia. La prossima settimana (lunedì l’attività istituzionale sarà ferma mentre), martedì 4 febbraio riprenderà con la Conferenza dei capigruppo e l’esame in I Commissione – martedì 4 e mercoledì 5 – del ddl n. 373 sulla montagna. 

___________________________________

mercoledì 20 giugno 2012

9 mila bambini fuori dagli asili nido romani




Sono 9000 in tutta Roma i bambini tagliati fuori anche quest’anno dalle graduatorie di accesso ai nidi comunali. E il Comune che fa? Beh, tanto per dirne una impiega 5 anni per ristrutturare uno dei pochi asili comunali. Cinque anni per risolvere, in origine, un problema di infiltrazioni d’acqua. E poi lo lascia chiuso, con la scusa che i lavori non sono ancora terminati, nonostante l’ingente stanziamento di fondi. Da ultimo 150 mila euro per la cancellata esterna. La domanda, a questo punto, sorge spontanea: sta ristrutturando un nido o la Reggia di Caserta?

Questa mattina alcune famiglie romane, insieme alle educatrici e all’Unione sindacale di base, hanno occupato il nido comunale Il Gallo Alfonso, nel XIX municipio di Roma, dove sono ben 600 i bambini rimasti senza asilo. Hanno voluto così rilanciare la mobilitazione e chiedere la riapertura della struttura che, se entrasse in funzione da settembre, potrebbe ospitare almeno 80 bambini e bambine del quartiere. Il sentore comune che la chiusura forzata del nido nascondi il tentativo di privatizzarlo, ha spinto le famiglie ad autorganizzarsi, riappropriandosi di ciò che è e deve rimanere pubblico, nel tentativo di riaprire il tavolo delle trattative.

E’ mai possibile che si debba arrivare a tanto per vedere garantito un diritto? E chi si trova veramente nell’illegalità, chi occupa un edificio pubblico chiuso da cinque anni, o chi lo tiene chiuso per cinque anni sottraendo un servizio ai cittadini?

Ci domandiamo quali interessi ruotino intorno a questa struttura e quali affari si vogliano fare alle spalle dei bambini e delle loro famiglie. Alemanno, da un lato, e la Regione Lazio, dall’altro, stanno cavalcano il problema delle liste di attesa in modo del tutto irresponsabile: il Comune di Roma privatizzando un servizio che dovrebbe essere accessibile a tutti, la Regione Lazio con l’entrata in vigore a settembre di una legge regionale, la 12/2011 che, aumentando il rapporto educatrice bambino e riducendo lo spazio a loro disposizione, dequalificherà il servizio e porterà al licenziamento di molte educatrici precarie. La mancanza di nidi comunali a Roma è un’emergenza sociale che grava sul bilancio delle famiglie e determina condizioni di impoverimento: c’è chi si indebita per pagare le elevate rette di un privato e chi non può è costretto persino a restare a casa, abbandonando il lavoro.

Nel paese del family day mancano i nidi e le scuole materne, mancano i servizi essenziali rivolti alla genitorialità, mancano persino i parchi e le ludoteche pubbliche. Nel paese del family day si specula sull’infanzia e a pagare il prezzo più alto sono proprio le famiglie.

di Manuela Campitelli, Il Fatto Quotidiano

mercoledì 30 maggio 2012

Padani sull'orlo di una crisi di nervi



Una mia grande amica, giornalista, Mariatolmina Ciriello, mi ha segnalato un episodio occorso durante un trasbordo aereo sulla tratta Capodichino-Malpensa. Dalla cronaca pubblicata qui, pare che il personale di bordo non sia nuovo ad accessi di razzismo contro i meridionali - o meglio, contro i napoletani – non appena si ode in carlinga anche solo la sfumatura dell’idioma partenopeo. Nell’ultimo episodio accaduto, la hostess, avendo redarguito alcuni passeggeri tedeschi con fare stizzito, era stata riportata ad un comportamento più garbato da una docente di lingue straniere, un’irpina, che fa la pendolare tra Avellino e Gallarate. Per tutta risposta, la hostess ha risposto piccata con una frase standard, già sentita in analogo episodio, stessa compagnia aerea, tratta differente: “Con me si parla in italiano e non in napoletano”.

Più che sottolineare la fissità di pensiero e di reazione di questi padanamente devoti assistenti di volo, nonché l’assoluta esattezza grammaticale, sintattica e mètrica del commento della docente, Donatella D’Alelio, è più divertente soffermarci sull’adeguata risposta di quest’ultima: “Guardi che potrei mandarla a quel paese in inglese, francese e portoghese, ma credo che per lei basti un va’ a cagher, che le è più congeniale.” La D’Alelio si è meritata una standing ovation ed anche io, fieramente meridionale, plaudo alla sua pronta reazione.

Ci sono, parimenti, un paio di riflessioni da fare al riguardo. La prima è che c’è un limite oltre il quale anche la pazienza (di noi meridionali) cessa di essere una virtù (la frase è di un certo Edmund Burke, io l’ho solo adottata). La seconda è che l’insistenza tutta mediatica (nel senso che si è dato troppo spazio sui media all’ideologia leghista) sulla presunta superiorità di una non meglio attestata razza celtica – la quale avrebbe reso migliore solo la parte settentrionale del nostro piccolo Paese – ha prodotto effetti perversi che si riverberano anche negli scatti comportamentali di lavoratori (quali gli assistenti di volo) la cui missione è mantenere il migliore contatto con l’utenza, tutta l’utenza. Certo, niente in confronto alle farneticazioni pluriennali di molti politici leghisti, ma quelle appartengono al folklore, come gli elmi con le corna da vacche del dio sole. Eppure gli episodi di quotidiano razzismo sono tanti, forse troppi. Per questo la pazienza non è più una virtù.

C’è un rimedio facile ed economico per ristabilire la verità: leggere la Storia (ovviamente non quella dei testi revisionati e ricondizionati da censori padani), oppure farsi raccontare da Pino Aprile (giornalista e scrittore) come fu che con i soldi del Meridione venne salvato dal dissesto il Regno sabaudo. Eppoi, diciamocela tutta, il dialetto partenopeo è una musica, una poesia e una filosofia: fa simpatia all’istante. Ve lo immaginate Dean Martin che canta That’s Ammore e Mambo Italiano in un altro dialetto? E la grande Sophia Loren, con quel suo indelebile, inconfondibile e affascinante accento, semmai avesse volato con la nostra Donatella D’Alelio, sarebbe stata redarguita anche lei? Cari assistenti di volo anti-partenopei, penzat ‘a salute, nun vi facit’ o sang’ amaro (trad: badate alla vostra salute, non vi intossicate con pensieri cattivi), pure il mitico Cazzaniga (il milanese di Così parlò Bellavista), pure il dottor Colombo (Bisio di Benvenuti al Sud) hanno imparato il napoletano. E si sono divertiti. Assaje assaje.

di Marika Borrelli - Il Fatto Quotidiano



venerdì 11 maggio 2012

Libertà di bloggare!



Non serve procedere alla registrazione della “testata” presso il Tribunale della Stampa per gestire un blog di informazione con la conseguenza che non si configura il reato di “stampa clandestina” previsto dalla vecchia legge sulla stampa laddove un blogger faccia informazione online senza aver prima provveduto a tale arcaica formalità.
E’ una conclusione ovvia, scontata, normale per chiunque sia figlio di questo secolo ed abbia chiaro che fare informazione non è un privilegio di pochi, né una concessione dello Stato ma una libertà fondamentale di tutti, sancita sin dal 1789 nella dichiarazione universale dei diritti dell’uomo è del cittadino.
Meno ovvio, scontato e normale è che per veder affermato tale principio, nel nostro Paese, nel secolo della Rete, siano stati necessari oltre sei anni di processo, tre gradi di giudizio, migliaia di fogli di carta bollata ed una mobilitazione online con pochi precedenti nella storia del web.
Eppure è andata esattamente così.
Solo ieri i Giudici della Corte di Cassazione hanno, finalmente, fissato questo elementare principio, ribaltando le Sentenze di primo e secondo grado con le quali i Giudici del Tribunale di Modica e della Corte di Appello di Catania avevano condannato, per stampa clandestina, Carlo Ruta – giornalista, storico e blogger siciliano – per aver pubblicato il suo blog www.accadeinsicilia.net senza preventivamente preoccuparsi di registrare la relativa testata in Tribunale.
Alla notizia della Sentenza della Cassazione – le cui motivazioni non sono ancora note – in Rete sono partiti i festeggiamenti e si moltiplicano post e commenti nei quali si saluta con grande soddisfazione la decisione.
Reazione condivisibile e tentazione irresistibile quella di gioire dinanzi allo sgretolamento dell’ennesimo anacronistico tentativo di imbrigliare l’informazione sul web nei legacci e nella burocrazia pensati – oltre mezzo secolo fa – per i giornali di carta.
Non ci si può, tuttavia, non fermare a riflettere che, qualcosa [n.d.r. fosse solo qualcosa, potrebbe dire qualcuno] nel Paese non funziona, se centinaia di migliaia di cittadini si ritrovano “ridotti” a festeggiare una Sentenza che dice quanto in tutto il resto del mondo è ovvio e scontato.
Ma, soprattutto, guai a dimenticarsi che le precedenti Sentenze con le quali lo storico siciliano era stato condannato per stampa clandestina, affondano le proprie motivazioni in un quadro normativo – quello in materia di stampa ed editoria anche elettronica – pensato male e scritto peggio, che costituisce un indistricabile guazzabuglio di leggi e leggine che sembra disegnato ad arte per garantire ai soliti compagni di merende contributi e privilegi e per disincentivare e scoraggiare – al tempo stesso – chiunque altro dal fare informazione libera, specie fuori dal coro.
Sono, d’altra parte, le stesse leggi in forza delle quali la procura della Repubblica di Pordenone sta processando per esercizio abusivo della professione di giornalista l’amministratore di una società che gestisce una piattaforma di pubblicazione di contenuti audiovisivi realizzati dagli utenti e Telejato, tv comunitaria gestita da un’associazione non profit, rischia la chiusura non potendo migrare sulla piattaforma digitale terrestre sulla quale la legge ammette solo società commerciali.
Queste leggi vanno cambiate e vanno cambiate subito, se lo Stato ritiene, come dovrebbe, che la libertà di informazione – anche on line – costituisca volano indispensabile per il futuro del Paese.


tratto da Il Fatto Quotidiano

giovedì 19 aprile 2012

Andrea Scanzi: "Pro e contro Beppe Grillo"


Vi sottopongo un interessante articolo del sempre ottimo Andrea Scanzi, pubblicato su Il Fatto Quotidiano:
http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/19/beppe-grillo-contro/205571/

Beppe Grillo cresce nei sondaggi, molti prevedono un suo exploit alle prossime amministrative e tutti lo crivellano. Dal centrodestra al centrosinistra, dalla Lega (a cui Grillo saboterà parte dei voti) ai dalemini caricaturali. Passando per Vendola, che – per quanto colto e munito di perenne supercazzola retorica – non è andato oltre l’accusa stantia di “populismo”. Ovvero una variazione sul tema della solita melassa piddina: demagogo, qualunquista, disfattista, bla bla bla. Prenderà davvero il 7 percento alle prossime amministrative? Più? Meno? Vediamo i pro e i contro, suoi e del Movimento 5 Stelle.


Contro

- Il programma qua e là leggero. O quantomeno un po’ troppo utopico e sognante. Il M5S sembra molto forte nel criticare, non si sa quanto nel costruire. Non è vero che non abbia una parte propositiva (menzogna atta a screditarlo in partenza), ma al momento sembra più credibile come sentinella del (contro)potere che come progetto di governo.

- Alcune uscite sbagliatissime, come lo Ius Soli. Grillo è abile nell’alzare i toni, ma se li alzi sempre finisce che perdi la voce. E ti esce qualche sciocchezza greve.

- La generalizzazione. Grillo deve smetterla di dire “tutti i politici”, “tutti i giornalisti”. Non sono “tutti”: ce ne sono di bravi e onesti e di pavidi e disonesti. Sarebbe come dire che Grillo è uguale a Panariello, o Martufello; o che è uguale a Casini, o Bersani.

- Una tendenza alla dittatura interna. Grillo mal sopporta il dissenso, ama essere detestato dal potere ma pretende un po’ troppo l’adulazione dagli adepti (era così anche il vecchio Pci, per la cronaca).

- I toni. Non puoi usare sempre la forma eccessiva del linguaggio satirico per commentare la realtà. Più prende in giro (i nomignoli ad esempio), più presta il fianco alla critica facile di essere “volgare” (e dunque on meritevole di attenzioni). Grillo si disinnesca spesso da solo.

- Casaleggio. E’ lui – l’ineffabile spin doctor – a dettare la linea, quasi imponendosi e plagiando Grillo, o semplicemente la pensano allo stesso modo?

- Inesperienza. I militanti sono tutti alle prime esperienze politiche. Non è detto che sia un male.

- Manicheismo. Lui (e loro) sono il bene, gli altri il male. Magari fosse così facile.

- Ripetizioni. Grillo tende a reiterare le stesse battute e per chi lo segue da anni scatta il déjà vu.

- La latente rozzezza della prima (ma anche seconda) Lega.

- Lo scazzo con De Magistris. Grillo può fare l’offeso quanto vuole, ma se cominciano a litigare tra loro anche i pochi in grado di catalizare la “società civile”, non c’è speranza.

- Il rischio di una progressiva berlusconizzazione (l’uomo che si è fatto da sé, etc), per quanto le differenze tra i due siano contenutisticamente abissali.


Pro

- Una attività di controcultura, e controinformazione, che nessuno – o quasi – ha fatto in Italia. E non da ieri: da più di 20 anni, abbandonando tv e territori facili. Occorre coraggio: tanto.

- La capacità preveggente di individuare temi cardine (ambiente, informazione, economia) e contesti (la Rete), anticipando evoluzioni (e involuzioni) politiche e mediatiche.

- La competenza in ogni ambito, sua e dei collaboratori (Grillo citava Chomsky e Rifkin quando Vendola era ancora ai presocratici: e c’è rimasto).

- Il coraggio (a volte ostentato) di essere politicamente scorretti.

- L’attenzione a battaglie spesso sottaciute (o peggio) dai media. Per esempio l’omicidio di Federico Aldrovandi e la spaventosa realtà carceraria.

- La credibilità (figlia di una carriera inattaccabile o quasi).

- La politica intesa come servizio civile. Niente rimborsi, tetto agli stipendi.

- L’avere raggiunto gli obiettivi attuali, pur avendo quasi tutti contro.- L’entusiasmo, la novità, la capacità di incarnare il nuovo (che poi lo sia davvero, è aperto il dibattito).

- Il saper essere pienamente politico e non antipolitico (a meno che l’antipolitica sia banalmente il non accontentarsi dell’attuale “abc” al governo).

- Quando sei in grado di fare arrabbiare così tanto, in un colpo solo, Belpietrini e Velardi Muppets, vuol dire che hai innegabili meriti.

Si potrebbe andare avanti, ma l’estrema sintesi può essere questa: Grillo fa battaglie giuste e sbagliate, alterna intuizioni lodevolissime a inciampi rovinosi, ma di sicuro non è il “Male” né “il distruttore” della democrazia. Più semplicemente, al momento sembra essere la figura più brava a catalizzare quel malcontento (a volte confuso) che non voterà mai Berlusconi ma al tempo stesso non ha più voglia di farsi bastare i brodini lessi del Partito Democratico (e derivati).

E’ un reato votare Movimento 5 Stelle? Chi lo fa è antipolitico, qualunquista, populista, demagogo? Sciocchezze. E alibi facili, a cui si aggrappano politici inadeguati e tromboni stonati.

giovedì 29 dicembre 2011

Petrini: “Soldi, truffe e doping: è il calcio di sempre”



Gli è rimasto qualche desiderio. “Mi piacerebbe bere un caffettino”. Ottiene una brodaglia nerastra allungata con l’acqua. Un fondo in cui leggere e diluire passato e presente. Il campo adesso è un divano, la mobilità un’illusione e l’orizzonte un muro di nebbia. “Ho tumori al cervello, al rene e al polmone. Ho un glaucoma, sono cieco, mi hanno operato decine di volte e dovrei essere già morto da anni. Nel 2005 i medici mi diedero tre mesi di vita. E’ stato il calcio. Ne sono certo. Con le sue anfetamine in endovena da assumere prima della partita e i ritrovati sperimentali che ci facevano colare dalle labbra una bava verde e stare in piedi, ipereccitati, per tre giorni. Ci sentivamo onnipotenti. Stiamo cadendo come mosche”.

Ieri, abbattuto dalla leucemia se n’è andato anche Sergio Buso. Saltava da portiere nella Serie A degli anni 70. Quella raccontata da Carlo Petrini, centravanti di Genoa, Milan, Roma, Bologna e di altre stazioni passeggere: “Da mercenario che pensava solo a drogarsi, scopare, incassare assegni e alterare risultati”. Vinse, perse, barò. Scrisse libri su doping e calcioscommesse. Fece nomi e cognomi. Rimase solo. Il Carlo Petrini di ieri non c’è più. Il corpo che un tempo gli serviva per conquistare amori di contrabbando e tribune esigenti tra San Siro e il Paradiso, è un quotidiano inferno che gli presenta conti con gli interessi e cambiali da scontare.

A 63 anni, con il vento che scuote Lucca e non lo accarezza più, non c’è Natale o Epifania possibile. A metà conversazione, mentre lamenta l’abbandono di chi un tempo gli fu amico: “Ciccio Cordova, Morini, non mi chiama più nessuno”, un segno. Squilla il telefono. La voce di Franco Baldini. Il dirigente della Roma. Il nemico di Luciano Moggi. Petrini gli parla: “Ho fatto molta chemio. Sto cercando di superare il male. Io spero, Franco. Spero ancora”. Poi lacrima. In silenzio. Rumore di rimpianto. E di irreversibile.

Petrini, come si racconterebbe a chi non la conosce?
Un presuntuoso. Un coglione. Uno che credeva di essere un semidio e morirà come un disgraziato. Ero bello, forte, ricco, invidiato. Avevo tutto e ora non ho niente.

Perché?
I miei errori iniziarono a metà dei ’60, al Genoa. Siringhe. Sostanze. La chiamavano la bumba. Avevo 20 anni. Non smisi più. Il nostro allenatore, Giorgio Ghezzi, ex portiere dell’Inter, ci faceva fare strane punture prima della gara. Un liquido rossastro. Se vincevamo, si continuava. Altrimenti, nuovo preparato.

Cosa c’era dentro?
Mai saputo. L’anno dopo, disputammo a Bergamo lo spareggio per non retrocedere in C. Il tecnico Campatelli scelse cinque di noi come cavie. Stesso intruglio per tutti. Eravamo indemoniati. La punta, Petroni, sembrava Pelé. Vincemmo 2-0 e, in premio, ebbi il trasferimento al Milan.

Perché non vi ribellavate?
Venivamo da famiglie poverissime. Mio padre era morto a 40 anni, di Tetano. Rifiutare le punture, le pastiglie di Micoren o le terapie selvagge ai raggi X, significava essere eliminati. Fuori dal circo. Indietro, in cantina, senza ragazze o macchine di lusso. Nei nostri miserabili tinelli, con la puzza di aringa che mia madre metteva in tavola un giorno sì e l’altro anche.

Quindi continuò ad assumere sostanze proibite?
Ovunque andassi. A Roma il massaggiatore ce lo diceva ridendo: “A ragà, forza, fa parte der contratto”. A Milano, dove mi allenava Rocco, feci invece i raggi Roengten per guarire da uno strappo muscolare. Non so se Nereo sapesse. Con me aveva un rapporto particolare: “Testa de casso, se avessi il cervello saresti un campiòn”.

Di radiazioni Roengten, secondo la famiglia, morì anche Bruno Beatrice.
Fu mio compagno a Cesena, Bruno. Se ne andò a 39 anni, a causa di una rara forma di leucemia, tra agonie e sofferenze atroci. Come tanti, troppi altri.

Si muore di pallone?
Hanno sperimentato su di noi. Non ci curavano, ci uccidevano. Vorrei sapere con quali ausili gli eroi contemporanei disputano 70 incontri l’anno.

Lei insinua.
Affermo, ma non ho le prove. Nonostante l’impegno di Guariniello, hanno nascosto tutto. Ai nostri tempi le punture le faceva chiunque e un minuto dopo, sentivi un mostro che ti sollevava e ti faceva volare.

Chi ha nascosto tutto?
Allenatori, calciatori, presidenti. Il sistema che ancora foraggia con le elemosine quelli capaci di non tradire. Gente che ogni mattina si alza con la paura e che continua a tacere anche se oggi, grazie agli ‘aiutini’ farmacologici o è una lapide con un’incisione o recita da vegetale.

Di chi parla Petrini?
Di quel piccolo uomo di Sandro Mazzola, che ha smesso di parlare al fratello Ferruccio. Di Picchio De Sisti, che nega l’evidenza nonostante la malattia. O del commovente Stefano Borgonovo. Uno che sta molto male, aggredito dalla Sla e che continua a sostenere che il pallone non c’entri nulla. Se non mi facesse piangere, verrebbe da ridere.

E invece?
Sono triste. Vedendo come sei e come potresti essere, persino peggio di ora, ti vengono mille domande senza risposte. Parliamo di gente che non ha respirato amianto o fumi in miniera. Ha inseguito una sfera e muore nell’indifferenza in una guerra non dichiarata. Non sono un dottore, ma non può non esserci una relazione tra le mie malattie e quelle di altri calciatori.

Prova rancore?
A volte li sogno. Con i loro sorrisi falsi. Le loro bugie. Vorrei cancellarli. Non ci riesco.

Lei fu tra i protagonisti del primo calcioscommesse, quello della primavera 1980.
E oggi succede la stessa cosa. Partite combinate, risultati compromessi, soldi gestiti dalla camorra, dalla mafia, dalla ‘ndrangheta.

La ‘ndrangheta forse uccise Bergamini. Lei ci scrisse un libro.
Che è servito per riaprire l’inchiesta, dopo più di 20 anni. Bergamini era l’ingenuo, il ragazzo pulito, smarrito in una vicenda più grande di lui. La scoprì, provò a uscirne e lo fecero fuori. Dentro la sua squadra, il Cosenza, c’era chi organizzava traffici di droga. Bergamini era l’anello debole e fu suicidato.

Nel suo libro lei ha intervistato anche il compagno di stanza di Bergamini, Michele Padovano, appena condannato per traffico di stupefacenti. Il padre del calciatore Mark Iuliano lo ha chiamato in causa.
La sua condanna non mi stupisce. A fine intervista, Padovano si alzò di scatto, mi mandò a fare in culo e provò a distruggere la registrazione. Sono sicuro che lui sappia tutto della morte di Denis. Tutto. Bergamini ne subiva l’ascendente. Del padre di Iuliano non so cosa dire, su Mark si raccontavano tante cose, non solo sulla sua presunta tossicodipendenza. Si raccontava che mandasse baci alla panchina rivolti a Montero, un’ipotetica ‘prova’ della sua omosessualità.

Dica la verità. Lei ce l’ha con la Juve, fin dal 1980.
Al contrario. La salvai. Nell’ 80 giocavo con il Bologna. Bettega chiamò a casa di Savoldi e ci propose l’accordo. Tutto lo spogliatoio del Bologna, tranne Sali e Castronaro, scommise 50 milioni sul pareggio. Prima della partita, nel sottopassaggio, chiesi a Trapattoni e Causio di rispettare i patti: “Stai tranquillo, Pedro, calmati”, mi risposero.

Tutta la Juve sapeva?
Certo. Rivedetevi le immagini, sono su Youtube. Finì 1-1. Errore del nostro portiere, Zinetti e autogol di Brio. Bettega ce lo diceva, durante la partita: “State calmi, vi faccio pareggiare io”. La gente ci fischiava e tirava le palle di neve. Una farsa. Quando lo scandalo esplose, Boniperti e Chiusano mi dissero di scovare Cruciani e convincerlo a non testimoniare contro la Juve: se li avessi aiutati, loro avrebbero aiutato me. Fui di parola, incontrai Cruciani al cancello 5 di San Siro, ero mascherato. Una scena surreale. Lui accettò e la Juve si salvò dalla retrocessione. Ma alla fine pagai soltanto io.

Le è rimasta la possibilità di raccontare.
Neanche quella. Ho dato fastidio a gente potente. Mi hanno minacciato di morte e poi coperto con gli insulti. Per i Savoldi e i Dossena ero un bugiardo, per Rivera un pornografo. Se l’era presa perché lo descrivevo per quello che era, una fighetta. I miserabili sono loro. Mi impedirono di andare persino a parlare nelle scuole. Zitto dovevo stare, ma non ci sono riusciti.

E la scrittura?
Mi è rimasta solo quella. Il nuovo libro, Lucianone da Monticiano, è ancora su Moggi. Il mio compaesano. Uno che pur squalificato continua a ricattare e a fare il mercato di mezza Serie A. Ma non sarà l’ultimo.

Perché?
Mi dedicherò a ricordare mio figlio Diego. Morì a 19 anni di tumore, mentre chiedeva di vedermi e io ero in Francia, in fuga dai creditori. Non me lo sono mai perdonato. Gli farò un regalo. Proverò a sentirmi vivo. Sono distrutto e sofferente, ma non mollo. Vivere, ancora, mi piace.

Ci sarà tempo?
Non è detto. Penso sempre al giorno in cui ci sarà giustizia. Aspetto ma non viene mai.

di Malcom Pagani e Andrea Scanzi
____________________________

giovedì 22 dicembre 2011

Critica a Filippo Rossi



Vi sottopongo l'articolo di Filippo Rossi, direttore de Il Futurista, organo di Futuro e Libertà per l'Italia, apparso sul sito de Il Fatto Quotidiano:

«Non ho in mente nulla, al riguardo». E così il ministro Fornero, dopo essersi ritrovata al centro di un formidabile fuoco incrociato, ha fatto dietrofront, togliendo dal tavolo della riforma del lavoro il tema dell’articolo 18. Tutto risolto, dunque. Tutto come prima.

Eppure resta l’impressione che in Italia si stia consumando uno scontro che ha poco di “politico” o di “classista”, e molto di “generazionale”. Diciottisti contro diciottenni: è così, forse è una semplificazione un po’ rozza, ma è così. Da una parte chi i diritti ce li ha e li vuole (legittimamente) difendere con tutti i mezzi a sua disposizione. Dall’altra chi i diritti non ce li ha e forse non ce li avrà mai. E che – ed è qui il vero problema – non ha mezzi, né avvocati, né sindacalisti, né megafoni per farsi ascoltare se non quelli dell’indignazione spontanea, della piazza, della protesta. I giovani che non hanno lavoro. E che se hanno lavoro non hanno un contratto. E che se hanno un contratto hanno poche speranze e pochissime garanzie. Sono loro l’unica “classe” da difendere. Sono loro il vero problema italiano (e forse occidentale). E passa da loro ogni tentativo di risanamento del paese, di crescita, di sviluppo, di equità.

In un mondo perfetto – anche se questo significa rischiare l’impopolarità e l’inimicizia di lobby, corporazioni, sindacati – la politica non ci penserebbe due minuti a scendere in campo al loro fianco, a battersi per costruire i diritti di domani più che per difendere quelli di ieri. Per semplificare fino in fondo: tra i “giovani” e i “vecchi”, pochi dubbi su chi scegliere.


Personalmente non vedo nessuno scontro tra tutelati e precari, tra vecchi e giovani, tra "diciottisti" e "diciottenni". Vorrei che l'autore dell'articolo mi e ci spiegasse PERCHE' il sacrosanto diritto ad un lavoro stabile e ben retribuito dei giovani sia in CONTRASTO con i diritti dei meno giovani.
- PERCHE' la libertà di licenziare SENZA GIUSTA CAUSA (perchè l'articolo 18 tutela questo aspetto) dovrebbe favorire le assunzioni?
- PERCHE', per uniformare le tutele tra i lavoratori, bisogna RIDURRE i diritti di chi ce li ha invece di AUMENTARE i diritti di chi non li ha?
- PERCHE' l'articolo 18 dovrebbe bloccare i licenziamenti visto che si applica alle aziende con più di 15 dipendenti, quindi alla stragrande minoranza delle aziende italiane?

Quindi smettiamola di porre la questione secondo i termini del "tutelati vs precari", "vecchi vs giovani": è una guerra tra poveri che nessuno vuole combattere. Il divide et impera è tipico dei sistemi dominanti, quindi anche e soprattutto del sistema capitalista (perchè noi viviamo IN QUESTO SISTEMA, e si chiama Capitalismo). ______________________

giovedì 19 maggio 2011

Current tv non si tocca!





Sky ha dato il benservito a Current Italia, il dorso italiano dell’emittente televisiva fondata in America sei anni fa dall’ex vicepresidente Usa Al Gore assieme a Joel Hyat. A luglio verranno infatti interrrotte le trasmissioni del canale che nel nostro paese fanno parte dell’offerta della piattaforma Sky.

“Un abuso di potere”, ha detto lo stesso Al Gore in un’intervista al Guardian. Alla base della decisione della News Corporation, la società di Rupert Murdoch proprietaria di Sky Italia, c’è la decisione di Current Usa di assumere Keith Olbermann, un conduttore liberal spesso protagonista di accese invettive contro il tycoon australiano e il suo impero mediatico.

“La News Corporation è una multinazionale con un programma politico molto preciso – attacca il premio Nobel americano – E quando ci sono voci che contrastano con la linea di Murdoch, lui semplicemente le spegne”.

La decisione di chiudere Current Italia non è stata presa nel quartiere generale di Santa Giulia a Milano, ma direttamente a New York come ritorsione all’annuncio del lancio di un nuovo programma condotto da Olbermann, anchorman televisivo di chiare simpatie di sinistra, particolarmente inviso a Murdoch.

Ma c’è di più. Secondo Al Gore, la decisione di mettere il bavaglio a Current ha anche a che vedere con le vicende di casa nostra. Il canale satellitare ha spesso mandato in onda inchieste e documentari critici verso Silvio Berlusconi e il suo governo e “Sky Italia – ha aggiunto Al Gore – sta trattando con l’esecutivo per entrare nel mercato del digitale terrestre. E ha bisogno del via libera di Berlusconi”.

La notizia della cancellazione imminente di Current ha provocato un terremoto in Italia. Al Gore in questi giorni si trova nel nostro paese proprio per dare il via a una campagna di sensibilizzazione contro la decisione di Sky e questa sera ripeterà il suo appello dagli studi di Annozero quando sarà fra gli ospiti di Michele Santoro.

“Siamo il solo canale televisivo che ha il coraggio di dire la verità anche di fronte al potere – sottolinea il general manager italiano Tommaso Tessarolo - Abbiamo usato la nostra piattaforma tv e web per informare, arricchire e dare ispirazione al nostro pubblico”.

Quella di Sky è una decisione, sostengono ancora dalla tv, che non si spiega nemmeno con uno scarso rendimento del canale. Current Italia ha infatti vinto di recente il premio Hot Bird Tv 2010 come miglior canale news europeo, pari merito con BBC World News. Dai dati diffusi dall’emittente, ogni settimana viene visto da più di un terzo dell’intera audience di Sky e la sua crescita nell’ultimo triennio e stata del 270% di share in day time e del 550% in prime time. “E’ evidente che non si tratti di una decisione di business presa dal management”, spiegano.

“Noi a Current abbiamo dedicato il nostro network internazionale a liberare dal guinzaglio chi racconta la verità – continua Al Gore – e per chi racconta la verità in Italia non c’è momento più critico di questo”.

“Se i regolatori nel Regno Unito e nell’Unione Europea si stanno chiedendo quale potrebbe essere l’impatto di un sistema televisivo satellitare totalmente di proprietà e controllo di News Corporation – gli fa eco il co-fondatore e vice chairman Joel Hyatt -, non hanno che da guardare all’Italia”. Per Hyatt, il gesto di Sky è “un flagrante abuso della sua posizione dominante”, soprattutto per aver deciso la chiusura “senza alcun preavviso e nonostante numerose e ripetute rassicurazioni sul proseguo della collaborazione”.
___________________________________





SALVIAMO CURRENT TV!!!

Current TV è oggi l’unico canale in Italia che ha il coraggio di dire la verità sempre e comunque. Anche di fronte al potere. E Sky Italia ci vuole cancellare, dopo tre anni di successi. Ascolti in crescita, informazione, cultura, dibattito: questo e molto altro è cresciuto nel tempo intorno a Current Italia. Lo testimoniano non solo i riconoscimenti e i premi nazionali e internazionali che ci hanno visto protagonisti, ma soprattutto il tam tam che si è letteralmente scatenato in rete in queste ore, appena la notizia della decisione di Sky in merito al destino di Current ha iniziato a circolare.

Una vera e propria mobilitazione a difesa di un’idea e di un valore. Per quelle storie che nessuno ha il coraggio di raccontare, per quella informazione indipendente che Current porta avanti con coraggio. Perchè non è un caso che ogni settimana il canale venga visto da più di un terzo dell’intera audience di Sky.

Al Gore è arrivato oggi in Italia per combattere. Stasera sarà ospite di Michele Santoro ad Annozero. E oggi ha voluto incontrare i blogger: perchè è da qui che passa la libertà. Quella libertà che si sta tentando di censurare. Ancora una volta, ancora in Italia, per decisioni politiche. Inutile dire che non abbiamo nessuna intenzione di arrenderci.

Sulla pagina http://nocensura.current.com/ trovate avatar e banner per sostenere Current
_________________________________

domenica 28 novembre 2010

Le verità di Wikileaks




CORRIERE DELLA SERA

MILANO - Una campagna segreta dell'intelligence Usa nei confronti dei vertici delle Nazioni Unite, compreso il segretario generale Ban Ki-moon. A rivelarla è uno dei 250 mila file consegnati da Wikileaks al New York Times e al Guardian e anticipati in parte dalla stampa internazionale. Documenti per la maggior parte riferiti agli ultimi tre anni, che rivelano le conversazioni tra Washington e circa 270 ambasciate e consolati di diversi Paesi del mondo.

LA REAZIONE DI WASHINGTON - Un'azione «sconsiderata e pericolosa» attacca la Casa Bianca. «Questi file - si legge in un comunicato del portavoce Robert Gibbs - potrebbero compromettere le discussioni private con i governi stranieri e i leader dell'opposizione. Non solo, quando tutto questo finirà sulle prime pagine dei giornali del mondo, allora l'impatto non sarà solo sulla politica estera Usa ma su tutti i nostri alleati e amici nel mondo». Nella giornata di domenica il sito di Wikileaks ha denunciato di essere sotto attacco. Il suo fondatore Julian Assange è «scomparso» dal 18 novembre scorso, quando la magistratura svedese ha spiccato nei suoi confronti un mandato d'arresto internazionale per stupro e molestie. Nelle ore della pubblicazione dei documenti si è limitato a collegarsi in video con la conferenza dei giornalisti investigativi ad Amman, in Giordania. «Non è il posto migliore dove stare se ti cerca la Cia», ha detto, spiegando di non poter rivelare dove si trovi in questo momento. Riportiamo di seguito alcuni dei principali argomenti contenuti nei file di Wikileaks.

SPIONAGGIO E ONU - L'operazione nei confronti delle Nazioni Unite avrebbe riguardato non solo il segretario generale ma anche i membri permanenti cinese, russo, francese e inglese del Consiglio di sicurezza, rivelano i documenti pubblicati dal Guardian. Nel 2009, sotto il nome di Hillary Clinton, sarebbe stata inviata ai diplomatici americani una direttiva - a metà tra diplomazia e spionaggio - in cui si chiedevano dati tecnici e password sui sistemi di comunicazione usati dai funzionari Onu, dettagliate informazioni biometriche su uomini chiave come sottosegretari o capi di agenzie speciali, oltre a numeri di carte di credito, indirizzi email e numeri di telefono.

GHEDDAFI - Uso del botox, paura o comunque fastidio quando si trova ai piani alti degli edifici, timore di volare sopra l’acqua, passione per le corse di cavalli e il flamenco, l’abitudine a farsi accompagnare ovunque dalla sua assistente/infermiera ucraina Galyna Kolotnytska, descritta coma una «voluptous blonde», una bionda voluttuosa, da cui sembra dipendere «pesantemente». E’ il ritratto del colonnello Gheddafi che esce fuori dalle note diplomatiche Usa diffuse da Wikileaks e pubblicate sul New York Times. L’occasione per tracciare un quadro delle abitudini, anche le più private, del leader libico venne offerta dalla sua partecipazione all’assemblea generale delle Nazioni Unite a New York. Il colonnello viene descritto come «volubile ed eccentrico», con una certa tendenza a causare «mal di testa» al suo staff quando deve organizzare gli eventi ai quali partecipa. Per quanto riguarda l’infermiera ucraina, 38 anni, i rapporti sottolineano che non ne può fare a meno perché è «l’unica a conoscere la sua routine». Le carte sottolineano tuttavia che non c’è certezza che i due abbiano «una relazione romantica».

ATTACCO ALL'IRAN E MISSILI DA PYONGYANG - Rivelazioni pubblicate dal Guardian anche sul regime di Teheran. Nelle note diplomatiche Usa si legge che il re Saudita Abdullah «ha ripetutamente esortato gli Usa ad attaccare l'Iran per mettere fine al suo programma di armamento nucleare». L'ambasciatore saudita a Washington, Adel al-Jubeir, in un incontro nell'aprile 2008 con il generale Usa David Petraeus «disse di tagliare la testa al serpente». Scrive invece sui rapporti Iran-Corea del Nord il New York Times. Secondo un documento di Wikileaks datato 24 febbraio 2010, Teheran ha ottenuto 19 missili dalla Corea del Nord e i diplomatici Usa temono che potrebbero dare per la prima volta all'Iran la capacità di colpire una capitale europea o Mosca e che la loro avanzata propulsione potrebbe accelerare lo sviluppo iraniano di missili balistici intercontinentali. Su richiesta dell'amministrazionE Obama - afferma inoltre il quotidiano - il New York Times ha deciso di non pubblicare il testo completo del documento.

AFGHANISTAN E SOSPETTI DI CORRUZIONE - In base ai file di Wikileaks, il New York Times scrive che, quando lo scorso anno il vicepresidente dell’Afghanistan Ahmed Zia Massoud visitò gli Emirati Arabi Uniti, le autorità locali - in collaborazione con la Drug Enforcement Administration americana - avevano scoperto che portava con sé 52 milioni di dollari in contanti. L’ambasciata Usa di Kabul inviò a Washington un documento con il quale specificò che si trattava di una «somma significativa», e che Massoud «aveva il diritto di averla con sé e di non rivelare l’origine e la destinazione del denaro». Massoud invece negò di aver portato denaro fuori dall’Afghanistan.

GUANTÁNAMO E LE TRATTATIVE CON I PAESI STRANIERI - Rivelano alcuni documenti in possesso del New York Times che, dopo le numerose polemiche riguardanti Guantánamo, i diplomatici americani fecero pressioni su alcuni Paesi stranieri perché accettassero alcuni detenuti del carcere. Alla Slovenia fu detto che se voleva incontrare il presidente degli Stati Uniti Barack Obama avrebbe dovuto accettare un prigioniero mentre all’isola di Kiribati furono offerti incentivi per milioni di dollari in cambio di un gruppo di detenuti. Gli Stati Uniti suggerirono inoltre al Belgio che accettare più detenuti sarebbe stato «un modo low cost di emergere in Europa».

CINA E ATTACCO INFORMATICO - Sin dal 2002 le autorità cinesi avrebbero diretto un’intrusione nei sistemi informatici di Google, come rivelato da una fonte cinese all’ambasciata Usa di Pechino, e come è riportato in un telegramma riservato reso pubblico da Wikileaks (di cui da conto il New York Times). L’attacco a Google faceva parte di una campagna coordinata di sabotaggio informatico condotta da agenti governativi, esperti privati e «fuorilegge di internet» reclutati dal governo cinese. Sin dal 2002 avrebbero avuto accesso al sistema informatico del governo Usa e dei suoi alleati occidentali.

I SAUDITI E AL QAEDA - Secondo una nota diplomatica Usa dello scorso dicembre, riassunta dal New York Times, i Sauditi sono i principiali finanziatori di Al Qaeda e lo stato del Qatar è il «peggiore nella regione» nella lotta al terrorismo e il suo servizio di sicurezza «esitante ad agire contro noti terroristi».

SIRIA E ARMI ALL'HEZBOLLAH - Dai documenti in possesso del New York Times emerge anche la preoccupazione americana per la fornitura di armi «sempre più potenti» dalla Siria a Hezbollah. I file riguardano conversazioni avvenute una settimana dopo che il presidente siriano, Bashar al-Assad, aveva garantito al Dipartimento di Stato americano di non fornire armi alla milizia nel sud del Libano.

PAKISTAN - Secondo documenti del dipartimento di Stato Usa, resi noti da Wikileaks e pubblicati dal New York Times, fin dal 2007 gli Usa hanno avviato azioni segrete, finora senza successo, per rimuovere da un reattore nucleare del Pakistan uranio altamente arricchito che «funzionari americani temevano potesse essere utilizzato per un ordigno non lecito».

I RITRATTI DEI LEADER - Dai file di Wikileaks sono spuntati anche giudizi sui leader del mondo, resi noti dal tedesco Der Spiegel che li ha ritratti sulla copertina del numero in uscita lunedì (guarda). Mahmud Ahmadinejad, con la didascalia «questo è Hitler», il colonnello Muammar Gheddafi («procaci biondine come infermiere»), il presidente afghano Karzai («spinto dalla paranoia»), il presidente francese Sarkozy («Il re nudo») e ultimo in fondo a destra, il premier italiano Silvio Berlusconi, con la didascalia «Feste selvagge».
_________________

REPUBBLICA

ROMA - Il sospetto per la politica autoritaria di Vladimir Putin. La sfiducia in Silvio Berlusconi, portavoce della Russia in Europa segnalato per le sue "feste selvagge". Il fastidio per come Sarkozy, chiamato "imperatore nudo" contrasta la politica statunitense. Ma anche le strategie per bloccare l'Iran e arginare la Cina, gli avvertimenti alla Germania sul contrasto alle "rendition", lo spionaggio nei confronti dell'Onu.

Faranno discutere per settimane, o forse per mesi, i documenti riservati della diplomazia americana diffusi oggi da Wikileaks e rilanciati su internet da El Pais, New York Times, Guardian e Le Monde. Oltre 200mila documenti, di cui 3.012 sull'Italia, destinati a incidere in maniera indelebile sulle relazioni diplomatiche internazionali. Ecco le pagine più significative.

Berlusconi incapace, portavoce di Putin. "Incapace, vanitoso e inefficace come leader europeo moderno": questo il giudizio dell'incaricata d'affari americana a Roma Elizabeth Dibble sul presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Non solo: il presidente del Consiglio italiano è un leader "fisicamente e politicamente debole" le cui "frequenti lunghe nottate e l'inclinazione ai party significano che non si riposa a sufficienza". Secondo i documenti svelati da Wikileaks, il premier italiano è visto con scarsa fiducia, se non con aperto sospetto, per i suoi rapporti con Vladimir Putin, di cui viene definito il "portavoce
in Europa". I rapporti americani parlano di rapporti sempre più stretti tra i due leader, conditi da "regali sontuosi" e da "contratti energetici lucrativi". I diplomatici segnalano anche la presenza di "misteriosi intermediari". Nei documenti appare anche il ministro degli Esteri Franco Frattini, che avrebbe espresso "frustrazione per il doppio gioco di espansione verso l'Europa e l'Iran da parte della Turchia".

Putin maschio alfa, Merkel evita i rischi. Vladimir Putin definito "alpha dog", il maschio dominante: è una delle colorite espressioni contenute dei cablogrammi del Dipartimento di Stato. Nei documenti giudizia anche sul rapporto tra il Putin e il presidente russo Dmitri Medvedev. In uno di questi rapporti, della fine del 2008, si afferma che Medvedev, ufficialmente di rango maggiore, "fa la parte di Robin rispetto al Batman di Putin". I leader russi sono solo due dei leader mondiali che vengono etichettati senza peli sulla lingua dai diplomatici di Washington: il presidente afghano Hamid Karzai è "ispirato dalla paranoia", mentre il cancelliere tedesco Angela Merkel "evita i rischi ed è raramente creativa".

Gli avvertimenti alla Germania citando Abu Omar. Nel 2007 a Berlino venne intimato di non emettere mandati di arresto nei confronti di agenti Cia coinvolti nel sequestro e nella deportazione in Pakistan di un cittadino tedesco la cui unica colpa era quella di portare lo stesso nome di un sospetto terrorista. "Il nostro intento non è minacciare la Germania", spiegava nell'occasione un diplomatico americano, "ma di fare in modo che il governo tedesco valuti attentamente le implicazioni delle sue azioni. Visto cosa è successo all'Italia con Abu Omar?".

L'ipocondria di Gheddafi e la sua infermiera. Fra le note filtrate dagli armadi riservati della diplomazia americana, fra "le più delicate" El Pais cita questa sera quelle sul leader libico Muammar Gheddafi. Nei suoi messaggi, secondo ElPais, l'ambasciatore americano a Tripoli "racconta che Gheddafi usa il botox ed è un vero ipocondriaco, che fa filmare tutti i suoi controlli medici per analizzarli dopo con i suoi dottori". Il New York Times riferisce invece della curiosità suscitata dalla vistosa infermiera ucraina dalla quale il leader libico non si separa mai.

La Cina dietro gli attacchi a Google. Le carte di Wikileaks confermano che le intrusioni nei computer di Google sono state dirette dal governo cinese. L'aggressione informatica è parte di una campagna che ha coinvolto funzionari governativi, esperti di sicurezza e cybercriminali. Gli attacchi informatici vanno avanti dal 2002 e avrebbero permesso di entrare nei sistemi informatici del governo americano, di alcuni alleati e anche in quelli del Dalai Lama.

Spiati Ban Ki-moon e i diplomatici Onu. Hillary Clinton in una nota del 31 luglio 2009 decise di mettere sotto osservazione i diplomatici stranieri presso le Nazioni Unite. La nota inviata dalla Clinton ha come titolo National Humint Collection Directive. Nella nota si chiede di raccogliere informazioni sui piani dell'Onu e sulle intenzioni del segretario Onu Ban Ki-Moon e del suo segretariato su temi specifici come l'Iran. La nota è stata inviata a 30 ambasciate americane da Amman a Berlino fino a Zagabria.

Gli Usa pronti alla guerra con l'Iran. In un dispaccio si parla di colloqui confidenziali di funzionari Usa con il principe ereditario di Abu Dhabi, Mohammed Bin Zayed in cui secondo il principe "una rapida guerra convenzionale con l'Iran sarebbe meglio delle conseguenze a lungo termine di un conflitto nucleare". Secondo il generale americano David Patraeus l'Iran sarebbe per gli Stati Uniti "il migliore strumento di reclutamento", mentre "il numero di alleanze e di accordi per un sostegno militare tra Usa e partner arabi nel Golfo è considerevolmente aumentato". In altri documenti si afferma che l'Iran ha ottenuto sofisticati missili dalla Corea del Nord in grado di colpire l'Europa occidentale.

I timori per il nucleare pakistano. Fin dal 2007 gli Usa hanno avviato azioni segrete, finora senza successo, per rimuovere da un reattore nucleare del Pakistan uranio altamente arricchito che "funzionari americani temevano potesse essere utilizzato per un ordigno non lecito".

Gli scenari in caso di collasso nordcoreano. Tra Stati Uniti e Corea del sud si è discusso dell'eventualità di una Corea riunificata nel caso Pyongyang dovesse implodere per le difficoltà economiche e della transizione politica al vertice dello stato. A preoccupare sarebbe soprattutto la reazione della Cina, che secondo i funzionari di Seul potrebbe essere superata con i giusti accordi commerciali. Secondo gli americani, la Nord Corea possiede missili "in grado di colpire l'Europa".

I detenuti di Guantanamo come merce di scambio. Quando gli Stati Uniti si sono trovati di fronte alla necessità di chiudere il carcere di Guantanamo, i presunti terroristi detenuti sono diventati moneta di scambio con gli alleati minori: alla Slovenia è stato detto di prendersi un prigioniero in cambio di un incontro con il presidente Obama. All'isola di Kiribati sono stati offerti incentivi milionari per convincerla ad imbarcare un gruppo di detenuti. Anche al Belgio sarebbe stato detto che prendersi qualche prigioniero sarebbe stato un sistema valido e poco costoso per diventare più importante in Europa.

Gli arabi e la guerra al terrorismo. I donatori sauditi restano i principali finanziatori di Al Qaeda, che pure ospita molte basi statunitensi, viene definito il peggior paese della regione per quanto riguarda la lotta al terrorismo. Gli Stati Uniti, riferiscono i documenti, non riescono a evitare che la Siria fornisca armi a Hezbollah in Libano. A una settimana di distanza dalle solenni promesse del presidente Assad di non inviare nuove armi, i rapporti riferiscono che la Siria continua a consegnare ai libanesi dispositivi sempre più sofisticati.
_______________________


Lo stile autoritario e machista di Vladimir Putin gli permette di relazionarsi perfettamente con Silvio Berlusconi. Questo provoca negli statunitensi una profonda diffidenza. Lo scrive il quotidiano spagnolo El Paìs che stasera ha iniziato a pubblicare le rivelazioni di Wikileaks. Di Berlusconi sia il giornale madrileno che il settimanale tedesco Der Spiegel mettono in evidenza “le feste selvagge”. Un altro documento reso pubblico dal Guardian è la relazione sull’incontro tra il ministro degli Esteri Franco Frattini e l’omologo americano Robert Gates (leggi la nostra sintesi). I cablogrammi diplomatica riguardanti l’Italia sono 3.012.

“Irresponsabile, vanesio e inefficace, come un leader europeo moderno”, dice Elizabeth Dibble, agente diplomatico americano a Roma di Berlusconi. Un altro rapporto dalla Capitale segnala la debolezza “fisica e polica” di un leader la cui “inclinazione per le feste notturne e frequenti significa che non si riposa abbastanza”. Lo riporta il Guardian.

Il New York Times riporta altre notizie dalle relazioni che i diplomatici americani a Roma hanno inviato a proposito dei rapporti con il premier russo Vladimir Putin. Parlano anche dei “regali sontuosi”, dei vantaggiosi contratti energetici e di un “misterioso” intermediario russo-italiano. I diplomatici scrivono che Berlusconi “sembra sempre più il portavoce di Putin” in Europa e che mentre Putin può godere di una supremazia su tutte le figure pubbliche in Russia, Berlusconi è ostacolato da ingestibile burocrazia che spesso ignora i suoi editti.

Queste e altre critiche degli Usa a importanti leader mondiali sono quindi i contenuti dei rapporti diplomatici contenuti nei 260 mila documenti che verranno resi pubblici dal sito di Julian Assange, un sito a cui molte persone non riescono ad accedere. “Siamo sotto attacco”, dicono i gestori su Twitter. L’edizione di Der Spiegel uscita in anticipo in Svizzera ha permesso al mondo di vedere in anteprima la copertina e conoscere i temi dei documenti

Nella copertina del settimanale tedesco compare la grossa scritta, ’Enthullt’ (Rivelato), e il sottotitolo: “Come l’America vede il mondo, il rapporto segreto del Dipartimento di Stato americano” e 12 foto di personaggi illustri. Tra questi, solo per citarne alcuni, il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad, con la didascalia “questo è Hitler”, il colonnello Muammar Gheddafi (“procaci biondine come infermiere”), il presidente afghano Karzai (“spinto dalla paranoia”), il presidente francese Nicolas Sarkozy (’imperatore senza vestiti’) e ultimo in fondo a destra, il premier italiano Silvio Berlusconi. “Feste selvagge”, recita invece la didascalia sotto il presidente del Consiglio italiano.

Il giornale Mail on Sunday scrive che il presidente sudafricano accusò il presidente Usa George Bush di essere razzista perché, ai tempi dell’invasione dell’Iraq, ignorò le richieste dell’Onu perche Kofi Annan era di colore. Secondo il Sunday Times invece ci sarebbero rivelazioni esplosive per le relazioni di Usa e Gran Bretagna con opinioni negative date da Washinghton sui governi di Blair, Brown e dello stesso Cameron. Una ’gelata’ si attende anche per i rapporti di Usa e Russia.
Secondo il Kommersant infatti ci sarebbero palesi critiche degli Usa ai leader russi nonché le registrazioni di colloqui tra diplomatici americani e russi. Non dovrebbe invece esserci nulla di compromettente per i rapporti tra Usa e Israele. Il premier Benjamin Netanyahu ha fatto oggi sapere di essere stato contattato dal governo Usa in merito ai file Wikileaks da cui non dovrebbero emergere elementi di polemica.

I giornali che hanno avuto le esclusive

The New York Times
The Guardian
Der Spiegel
Le Monde
El Paìs

domenica 31 ottobre 2010

Padellaro: "Servitori dello Stato"




Se non avessimo il governo del bunga bunga, il ministro degli Interni avrebbe già provveduto a premiare con un encomio solenne quegli agenti della Questura di Milano che misero per iscritto al pm di turno l’abuso commesso in nome e per conto delle “direttive superiori”. Quelle che il 27 maggio scorso fecero sì che la minorenne di origine marocchina, nota come Ruby, fosse affidata a una privata cittadina. Ovvero, l’ex igienista dentale di Berlusconi qualificatasi non soltanto come consigliera regionale ma anche come “delegata per la presidenza del Consiglio”. Poiché però abbiamo il governo del bunga bunga il conseguente ministro degli Interni Maroni si è affrettato a dire che è stato “tutto regolare” e che “non risulta che ci sia stata alcuna influenza esterna”. Controfirmando subito la dubbia ricostruzione dei vertici della questura milanese. Ovvero coloro che stesero un tappeto rosso ai piedi dell’igienista dentale Minetti, delegata per la Presidenza del Consiglio, venuta a prelevare la minore accusata di furto ma autorizzata a farla franca in quanto “nipote di Mubarak”.

Se non fosse il premier del bunga bunga Berlusconi si sarebbe già dimesso. L’esposto dei benemeriti poliziotti lo mette infatti in mutande, che è poi la condizione che egli predilige. Il contenuto della conversazione telefonica del presidente del Consiglio con il capo di gabinetto della questura contiene, infatti, un discreto numero di reati. Dal falso (“conosciamo questa ragazza che ci è stata segnalata come parente del presidente egiziano”) all’abuso di potere (“credo che sarebbe meglio affidarla a una persona di fiducia”, ovvero l’igienista dentale).

Ma, poiché siamo nel paese del bunga bunga, il presidente del Consiglio proverà a propinarci tranquillamente le solite panzane, convinto che tra qualche giorno il Vaticano si sarà rabbonito (magari con la promessa di qualche altro incentivo alla scuola cattolica). Così come si sarà calmata la Marcegaglia (magari in cambio di qualche ulteriore agevolazione alle imprese). Quanto alla mozione di sfiducia minacciata dalle opposizioni unite, B. punta sull’esperienza del passato. Quando di opposizione (e tanto meno unita) se n’è vista poca. Speriamo, come sempre, in un sussulto di dignità.


di Antonio Padellaro