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sabato 8 settembre 2012

Indipendenza... e poi?



Molte persone, sentendomi criticare spesso la sedicente unità d'italia e professare la necessità di autonomia e indipendenza delle terre e dei popoli meridionali, mi domandano spesso: "Una volta diventati indipendenti, cosa diventeremo?". Una repubblica federale? Uno stato centralizzato? Una monarchia, col ritorno magari dei Borbone-Due Sicilie?
Sono domande legittime, alle quali però non si può dare un'unica risposta. Perché sono domande sbagliate. Noi vogliamo la libertà, e poi già abbiamo deciso cosa diventare una volta liberi? Noi vogliamo l'autonomia, o magari l'indipendenza, e già sappiamo di che morta dobbiamo morire?
No, non è così che si fa. Noi dobbiamo essere liberi a prescindere dal sistema istituzionale che il Popolo sovrano deciderà di darsi, magari tramite un referendum popolare. Una volta libero, una volta indipendente, il Popolo deciderà se l'attuale Sud Italia (in cui, però, dobbiamo inglobare anche i territori del fu Regno delle Due Sicilie che ad oggi sono formalmente appartenenti a regioni non meridionali) dovrà essere una repubblica federale o un regno; se la Sicilia insulare dovrà essere federata o meno coi territori peninsulari. 
Noi dobbiamo conquistare la libertà, che è la possibilità di realizzare una libera associazione di donne e di uomini. Nessun sistema calato dall'alto: il Popolo sceglierà come unirsi.

Ovviamente, io ho delle preferenze. Proposte da fare.
Credo, ad esempio, che il primo passo verso l'indipendenza sia una forte autonomia delle regioni meridionali, da ottenere tramite la creazione di una Macroregione Sud, in base all'articolo 132 della Costituzione Italiana:
Si può con legge costituzionale, sentiti i Consigli regionali, disporre la fusione di Regioni esistenti o la creazione di nuove Regioni con un minimo di un milione d'abitanti, quando ne facciano richiesta tanti consigli comunali che rappresentino almeno un terzo delle popolazioni interessate, e la proposta sia approvata con referendum dalla maggioranza delle popolazioni stesse.


Si può, con referendum e con legge della Repubblica, sentiti i Consigli regionali, consentire che Provincie e Comuni, che ne facciano richiesta, siano staccati da una Regione ed aggregati ad un'altra. 
Una volta creata la macroregione si potrà procedere al "referendum scozzese": nel 2014, si terrà in Scozia un referendum sulla indipendenza dalla Gran Bretagna, pur continuando a riconoscere la Regina Elisabetta come  Capo di Stato (come avviene in Canada o Australia, ad esempio).
In Italia, non avendo una monarchia, si potrebbe pensare ad una trasformazione in senso confederale della Repubblica, con capitale Roma e con un Presidente della Confederazione Italica eletto dal Popolo.
All'interno di tale Confederazione, vi sarà uno Stato autonomo delle Due Sicilie, che tramite referendum popolare deciderà la forma istituzionale e di governo da darsi. Io opto per una Repubblica Federale delle Due Sicilie, con capitale Napoli. In questo caso, i popoli siciliani insulari e peninsulari sarebbero, appunto, federati e autonomi. Credo, infatti, che la Sicilia insulare debba essere autonoma, ma non indipendente dal resto delle Due Sicilie, proprio alla luce del bagaglio storico-culturale comune tra i popoli meridionali. Tutti.

Si realizzerà mai questo sogno?
Non lo so. L'unica possibilità per questo sogno di realizzarsi è smettere di essere un sogno, e diventare un progetto politico.

JATEVENNE!!!

Aspettativa di vita: 2 anni in meno in Campania




D'Italia si muore...

NAPOLI - Un bambino che nasce in Campania ha un’aspettativa di vita di due anni inferiore alla media nazionale. Vale a dire che se una donna, nel resto del Paese, vive mediamente 85 anni, nella nostra Regione ha un’aspettativa di vita che arriva a 83. Stessa cosa per i maschi la cui media di vita, attualmente, è di 81 anni. 

Il dato emerge dal «Primo Osservatorio regionale per la valutazione dell’appropriatezza delle prestazioni sanitarie nell’area dell’assistenza primaria» presentato ieri all’Hotel Terme di Agnano dalla Società Italiana di Medicina Generale (Simg) e dal Consorzio nazionale delle cooperative mediche (Cncm). Ne parla il dottor Gaetano Piccinocchi, segretario nazionale della Simg. Dice: «Influiscono sull’aspettativa di vita il contesto di povertà, i rifiuti, la mancanza di istruzione, caratteristiche della nostra Campania». 

Il dato negativo, ovviamente, non è l’unico raccontato ieri. La «maglia nera» alla Campania arriva anche per l’incidenza dei tumori dell’apparato respiratorio sulla popolazione. «Le cause principali – ha spiegato l’oncologa Grazia Arpino – sarebbero due: il maggior numero di donne fumatrici che si registra in Campania, e il problema dell’inquinamento atmosferico che riguarda soprattutto le province di Napoli e Caserta». 

Durante l’incontro - al quale hanno partecipato, tra gli altri, l’assessore comunale alla Sanità, Pina Tommasielli, Ernesto Esposito, dirigente della Asl Napoli 1, Giovanni Arpino, responsabile del settore ricerca del Cncm - sono stati illustrati infatti altri dati allarmanti: in Campania la prevalenza del cancro alla prostata è del 15%, il cancro al colon è dell’8%, al polmone è del 6%, e del melanoma è pari al 4%». Nonchè la crescita del numero dei diabetici e di chi soffre di insufficienza renale. «L’importanza dell’Osservatorio regionale realizzato dai medici di medicina generale, sta nell’aver posto l’attenzione sulla questione dell’appropriatezza a trecentossessanta gradi dalle questioni sanitarie a quelle amministrative, passando per la realizzazione di un eccezionale database della salute» ha detto Ernesto Esposito. 

E l’assessore Tommasielli: «I 620 medici di medicina generale dell’Osservatorio sono stati lungimiranti monitorando la salute di quasi un milione di cittadini campani, e dimostrando che la Regione ha ottimi metodi d’analisi, e strumenti di quantificazione finalizzati a un buon rapporto costi/benefici».

Infine un riferimento al nuovo decreto sabità. Afferma Gaetano Piccinocchi: «L’Associazionismo previsto da Balduzzi, in Campania è già attivo da più di 10 anni, in quanto la regione ha presentato la prima esperienza in Italia di aggregazione dei medici di famiglia». E Giovanni Arpino: «I medici di medicina generale hanno fatto grandi sforzi per dare vita al primo Network dei medici di famiglia ramificato nelle 5 province campane, nel quale è possibile accedere a un database della salute che contiene i dati relativi al 60% delle patologie più diffuse. In Italia l’unico comparto totalmente informatizzato è quello di medicina generale. Basti pensare che esiste la cartella clinica sull’iPad»

tratto da Il Mattino

sabato 17 marzo 2012

17/3/1861 - 17/3/2012: Nulla da festeggiare



Un anno fa ero in piazza. Ma non avevo il tricolore in mano. Ero in piazza a contestare. Una sedicente Unità d'Italia che, a 150 anni dalla sua ratifica ufficiale, stentava ad essere vista, sentita, percepita. Contestavo da meridionale, consapevole della storia e della memoria delle mie terre e del mio popolo, che durante e dopo l'Unità fu distrutto, violentato, privato di onore e di verità.

Da quel giorno è passato un anno. Non c'è più il governo Berlusconi, che annoverava tra i suoi membri i secessionisti della Lega Nord, gli inventori della Padania. C'è il governo europeista e bocconiano guidato da Mario Monti. In entrambi i casi, quindi, due governi a-nazionali: quello localista e quello liberaleuropeista. L'Italia, ancora una volta, latita. Ancora una volta, non dà segni di vita. Ancora una volta, non esiste.
Nonostante i tanti libri commemorativi, le pagine di giornale, le fiction patriottarde e gli speciali di approfondimento storico, ci ritroviamo - un anno dopo - a dover constatare, per l'ennesima volta, l'inesistenza dell'Italia intesa come comunità. Di uomini e di spiriti. Di storie e di destini.

Facciamocene una ragione: l'Italia non esiste. Alcuni tentarono di farla nascere, repubblicana, democratica e popolare. Nacque monarchica, liberale e antisociale. Doveva unire i popoli della penisola. Realizzò una invasione del Regno delle Due Sicilie ed una conseguente guerra civile. Lo stesso Garibaldi, parlando delle cose subite dai cosiddetti italiani del sud durante la sedicente guerra d'indipendenza, le definì "cose da cloaca".
Non c'è altro da aggiungere. Ci si scopre italiani a giorni alterni, come le targhe. Pronti a sentirci fratelli quando gioca la Nazionale e in poche altre occasioni. Abbiamo un partito dichiaratamente antinazionale che prende percentuali spaventose nel Nord e che ha espresso ministri della Repubblica. Quanta ipocrisia. Fingere di essere ciò che non si è, non si è mai stati, non si sarà mai.

"Conosci te stesso", disse Socrate.
"L'Italia è una espressione geografica", disse Metternich.
Avevano ragione entrambi. Se provassimo a conoscere noi stessi, sapremmo che l'Italia è una invenzione. Manco tanto riuscita.

mercoledì 16 marzo 2011

Nulla da festeggiare!




Roma, 17 marzo 2011.

La giornata della retorica patriottarda. Tricolori massonici al vento, Inni di Mameli suonati a go-go, omaggi al re savoiardo che fece guerra, senza dichiararla, al Regno delle Due Sicilie guidato dal proprio cugino, occupò i territori del più florido tra gli stati della penisola grazie all'aiuto della camorra e delle potenze straniere, sterminò la popolazione duosiciliana, infamò col nome di "briganti" coloro che difesero il popolo meridionale dalle violenze e dai sorprusi piemontesi.

Domani si festeggia la MALAUNITA' italiana: invece di fare del'Italia uno stato confederale, si decise di imporre a tutta la penisola le leggi, i sistemi, l'organizzazione statuale piemontese.

Le conseguenze: 20 milioni di meridionali costretti ad emigrare, politiche filonordiste che hanno reso il Sud una delle zone più povere e sottosviluppate di Europa, razzismo contro i meridionali, ritardi strutturali ed infrastrutturali clamorosi.

Il SUD non ha nulla da festeggiare!
Domani tutti in piazza, prima a Piazza Venezia e poi al Pantheon, per contestare le celebrazioni della malaunità! Appuntamento ore 10 all'entrata del Museo del Risorgimento!
Accorrete numerosi!
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martedì 15 marzo 2011

I CDS in piazza insieme ad Insorgenza Civile





NAPOLI - Per ricordare le radici e l'identità del Sud, per non dimenticare i nostri morti, per non unirci al coro acritico che celebra i 150 anni di Unità d'Italia, i giorni 16, 17 e 18 marzo i Comitati Due Sicilie partecipano alla manifestazione indetta da Insorgenza che si terrà a piazza Dante a Napoli per tre giorni dedicati alla memoria storica e alle speranze future della nostra terra. Senza alcun folclore, senza alcuna nostalgia, con consapevolezza, contro la rassegnazione indotta.

http://comitatiduesicilie.org/index.php?option=com_content&task=view&id=3954&Itemid=68
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sabato 12 marzo 2011

Flashmob neoborbonico a Napoli il 17 marzo


Appuntamento ore 10,30 presso PIAZZA DEI MARTIRI a Napoli, tutti muniti della BANDIERA del regno delle Due Sicilie per manifestare il nostro dissenso alla retorica ed alle falsità propagandate dalla storiografia ufficiale sul risorgimento, l’evento storico che ha dato il via a molti dei mali che ancora oggi affliggono il Sud. Lasciamo a chi ha giovato questa manovra festeggiare la data in cui il Sud fu dichiarato occupato dai Savoia, noi gridiamo NO!

Durante il raduno si svolgerà un FLASHMOB, ovvero i manifestanti al segnale degli organizzatori si stenderanno per terra e rimarranno immobili sino al segnale fine (pochi minuti in tutto). Questa rappresentazione simboleggerà un omaggio a tutti i martiri del Sud che ancora devono venir riconosciuti come martiri dello stato Italiano.

Contemporaneamente saranno distribuiti VOLANTINI ai passanti per spiegare il senso dell’iniziativa, inoltre saranno ESPOSTE LE FOTO dei “briganti” prima massacrati e poi fotografati dagli stessi carnefici al tempo dell’occupazione.

Sarà possibile acquistare in piazza le bandiere a soli 5,50€

Divieto assoluto di portare bandiere di partiti

Le associazioni culturali aderenti sono invitate a portare non più di un simbolo di rappresentanza sottoforma di o bandiera o manifesto o cartellone o striscione.

I quattro gruppi meridionalisti Insieme per la Rinascita, Rinascita del Sud, Neoborbonici e V.a.n.t.o. stanno portando avanti l’organizzazione di una serie di eventi in omaggio alla verità sul Risorgimento in contrapposizione alla retorica dei festeggiamenti in occasione del centocinquantenario dell’ “unità d’Italia”.
Si lancerà una pacifica controffensiva alle menzogne ed alle omissioni che impediscono alla gente del Sud di prendere consapevolezza di cosa ha generato la questione meridionale, del credito che abbiamo nei confronti di questo stato che da sempre, invertendo la verità, ci obbliga fin da piccoli a sentirci debitori nei confronti della “locomotiva” settentrionale.

L’evento ha lo scopo di divulgare all’opinione pubblica le verità sul risorgimento che sono state volutamente nascoste durante questi 150 anni di “unità nazionale” rendendo noi meridionali inconsapevoli delle manovre che hanno condotto il Sud da terra motivo di orgoglio e di primati a discarica di fiuti tossici, mafie e degrado.

Avanti Briganti! Coloriamo piazza dei Martiri di bianco!!!

Hanno aderito le associazioni:
Insieme per la Rinascita – Rinascita del Sud – Ass. Neoborbonici – V.a.n.to.

Chiunque voglia farsi inserire può contattare il gestore della pagina

Stesso presso il luogo dell’appuntamento potrete acquistare le bandiere del Regno delle Due Sicilie a soli 5€

Ricordiamo altri 2 eventi:

Martedì 15 marzo ore 17.00
Sala della Loggia nel Maschio Angioino, Napoli,
Presentazione del LIBRO-VERITA’ sui 150 anni
“MALAUNITA’. 150 ANNI PORTATI MALE”

Mercoledì 16 marzo ore 17.00
Piazza e Chiesa di San Ferdinando, Napoli,
VEGLIA DELLA VERITA’ STORICA:
RADUNO con una Bandiera storica a lutto ed un cero acceso
MEMENTO per i caduti – lettura/preghiera simbolica dei nomi dei soldati, dei briganti e degli emigranti
ONORE ALLA MEMORIA – Largo di Palazzo: Deposizione CORONA di fiori per coloro che hanno dato la vita per il SUD ITALIA.

Non mancate!!

Evento Facebook:

http://www.facebook.com/event.php?eid=104533129622092
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Il mio inno nazionale

In occasione delle celebrazione per i 150 anni della malaunità italiana, avvenuta a seguito dell'invasione del Regno delle Due Sicilie, la giornata del 17 marzo sarà colma di avvenimenti in cui si sventoleranno drappi tricolorati e in cui si canterò l'Inno di Mameli.
La sera del 17, inoltre, la RAI proporrà uno speciale riguardante la rappresentazione dell'opera verdiana IL NABUCCO, il cui celeberrimo canto ("Va' pensiero") è usato strumentalmente dalla Lega Nord come inno nazionale della pantomatica, sedicente e mai esistita Padania.
Il canto di Verdi, un patriota col cui nome era possibile comporre l'arconimo di Vittorio Emanuele Re Di Italia, usato come inno nazionale da un partito politico che ha inventato un popolo ed una nazione autonomi dall'Italia. Mah.


Per quei tanti napoletani e meridionali che, dopo 150 anni di violenze fisiche e culturali, ormai ingorano quasi del tutto la storia della loro Terra e del loro Popolo, propongo qui due versione del nostro UNICO E SOLO inno nazionale.
La prima versione è cantata:



La seconda versione è solo strumentale:



Come tutti i simboli nazionali, l’inno dovrebbe rappresentare la sintesi della storia, della cultura, dell’identità e del genio di un popolo. Tale era appunto l’Inno del Re, commissionato nel 1787 da Ferdinando IV di Borbone a Giovanni Paisiello e adottato come Inno del Regno delle Due Sicilie nel 1816. Come altri frammenti preziosi dell’identità meridionale, l’Inno di Paisiello era quasi introvabile e soprattutto ne mancava una versione completa delle parole.

Letteralmente scomparso dopo la conquista del Regno, nel corso degli anni l’Inno del Re è stato persino oggetto di disinformazione storica, quando ne fu messa in discussione la paternità, confondendo Paisiello con Cimarosa.

Il 14 febbraio 1861, sugli spalti di Gaeta, risuonarono per l’ultima volta le note dell’Inno di Paisiello, solenne ma mesto saluto al re Francesco II e alla regina Maria Sofia che si imbarcavano sul legno francese “Mouette” verso l’esilio. Da quel momento, dopo la conquista armata e la nascita del nuovo Stato, la fanfara reale dei Savoia, scritta da Giuseppe Gabetti nel 1831, fu elevata al rango di inno nazionale, in linea con quell’opera di piemontesizzazione operata in maniera tanto grossolana quanto capillare. Essa rimase in vigore fino al 1943, anche se, a partire dal 1922, venne affiancata dall'inno del partito nazionale fascista, “Giovinezza”, nelle esecuzioni pubbliche.Il 12 ottobre 1946, con l’avvento della Repubblica e l’esilio di Umberto II di Savoia, la marcia piemontese fu sostituita dal “Canto degli Italiani” come inno della Repubblica Italiana. Musicato da Michele Novaro su parole del mazziniano Goffredo Mameli, fu composto nel 1847 per celebrare il centenario della cacciata degli Austriaci da Genova. L’inno, più conosciuto come Fratelli d’Italia, fu scelto tra diverse proposte, alcune delle quali di maggiore valore musicale e poetico, perché esso sintetizzava sia la continuità con lo spirito risorgimentale sia l’ispirazione repubblicana. Curiosamente, nella Costituzione Italiana, mentre si indica il tricolore come bandiera nazionale, non si fa cenno all’inno di Mameli tra i simboli dello Stato.

“L’ Inno del Re”, di Paisiello fu ritrovato in un fondo di spartiti appartenuti alla famiglia del Principe Folco Ruffo di Palazzolo (1801-1848), che fu ambasciatore delle Due Sicilie a Torino ed in Svizzera. Il breve testo veniva eseguito durante le cerimonie di rappresentanza:

Iddio conservi il Re
per lunga e lunga età
come nel cor ci sta
viva (Fernando) il Re!

Iddio lo serbi al duplice
trono dei Padri suoi
Iddio lo serbi a noi!
viva (Fernando) il Re!

Il nome riportato nel testo, cambiava ogni volta che veniva incoronato un nuovo sovrano. Questa riportata è la prima versione dell'inno, dove "Fernando" fa riferimento al Regno di Ferdinando I delle Due Sicilie. La seconda strofa fa intendere che l'inno è stato composto prima della formazione del Regno delle Due Sicilie (1816), quando i due regni (serbì al duplice trono) erano separati in Regno di Napoli e Regno di Sicilia. La partitura prevede l’esecuzione con due parti di canto: soprano e basso, mentre gli strumenti utilizzati sono: flauti, clarinetti in do, oboi, corni in fa, trombe in do, fagotto e serpentone.
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lunedì 28 febbraio 2011

Essere un Popolo




da AVANTI A GAMBA TESA: http://avantiagambatesa.blogspot.com/2011/02/essere-un-popolo.html

Saremo 20 mila, forse 25 mila. Saremo un Popolo.
Ci hanno privato della nostra patria, occupandola da 150 anni.
Ci hanno sempre considerato italiani di serie b.
Ed hanno provato in tutti i modi a distruggere anche il calcio a Napoli.
Ma almeno dal punto di vista calcistico, siamo risorti. Ed anche in altri campi, cominciamo a reagire. E ad INSORGERE.

Pensando a stasera, molti ricorderanno gli anni di Diego. Begli anni, sicuramente. Ma passati.
Di quella gloria dobbiamo essere orgogliosi e degni, ma non possiamo continuare a vivere di immagini da cartolina. Se Dio ha voluto concederci questa altra chance, dobbiamo provarci.

Non abbiamo nulla da perdere: io stesso non credo allo scudetto. Infatti a me interessa solo che la squadra scenda in campo grintosa e consapevole di rappresentare, più di altre volte, le aspirazione e la volontà di rivalsa di un Popolo.
Non una tifoseria: un Popolo.
Perchè questo siamo. Anche se ci chiamano "italiani" o "europei", noi siamo PARTENOPEI.


P.s.: Berlusconi ha appena detto che stasera tifa "Nord, e batteremo il Sud". Ancora una volta si dimostra ciò che andiamo dicendo da tempo: non siamo una semplice squadra di una città, ma siamo i rappresentanti di un Popolo e di una Terra!
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martedì 22 febbraio 2011

Neoborbonici a Porta a Porta




A seguito delle vibrate proteste indirizzate a tutti i mass media dalla Segreteria Nazionale del Movimento Neoborbonico, a cui hanno fatto eco persino le agenzie di stampa, in merito alle gravi ed inopportune esternazioni televisive dell’attore comico Benigni, la Rai ha ritenuto dar voce al nostro dissenso invitando alla trasmissione serale “Porta a Porta”, su Rai 1, i vertici del Movimento Neoborbonico.

Sperando in una adeguata par condicio nella discussione, vi invitiamo a seguire la trasmissione di martedì 22 febbraio 2011, dalle ore 23.30.

Tutte le strutture periferiche del Movimento, i responsabili dei gruppi di discussione e di face book, i gestori dei siti collegati, gli attivisti, gli amici ed i simpatizzanti sono vivamente pregati di diffondere l’avviso.

Pur non essendo un militante neoborbonico, perseguo la strada dell'unità di tutte le esperienze meridionaliste. La nascita di uno Stato autonomo e federale delle Due Sicilie è l'obiettivo ultimo, il sogno e il progetto della mia battaglia politica. Che questo stato sia un regno o una repubblica, poco mi importa al momento.
Quindi in bocca al lupo ai neoborbonici che giocheranno in trasferta da Vespa.
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lunedì 21 febbraio 2011

L'invenzione del Mezzogiorno


L'ultima opera di Nicola Zitara

Uno dei contributi più seri, meno demagogici, alle celebrazioni dell’Unità d’Italia è forse la pubblicazione dell’ultimo, monumentale lavoro di quel grande, ma purtroppo misconosciuto, meridionalista anti-unitario che fu Nicola Zitara. Il libro («L'invenzione del Mezzogiorno. Una storia finanziaria») è un volumone di circa cinquecento pagine pieno di documenti e tabelle. Zitara (che si è spento nell'ottobre scorso, a 83 anni, nella natia Siderno, in provincia di Reggio Calabria) ne aveva rivisto le bozze proprio pochi giorni prima di morire. Presso lo stesso editore, fra il 1971 e il 1972, aveva già pubblicato due saggi fondamentali – «L'unità d'Italia: nascita di una colonia» e «Il proletariato esterno» – nei quali aveva gettato le basi della sua analisi degli effetti perniciosi che l'impresa risorgimentale ebbe a suo avviso sul nostro Mezzogiorno. Ma la sua opera capitale è proprio questo suo ponderoso libro postumo. Quale insolito, eccentrico tipo di «meridionalista» fu Zitara! Dopo aver militato a lungo, dalla prima giovinezza fino alla maturità, nel partito socialista, diventò pian piano uno dei principali esponenti di quella singolare famiglia di intellettuali che oggi ritiene che soltanto la rinascita di uno Stato meridionale indipendente, corrispondente geograficamente al Regno delle Due Sicilie, potrà assicurare la risoluzione dei problemi del Sud. Questa conclusione, ovviamente, non poteva non portarlo ad avvicinarsi al movimento neo-borbonico. Ma a spingerlo in questa direzione contribuì non poco, paradossalmente, la sua fedeltà ad alcuni aspetti del marxismo.

Di Marx egli infatti accettò fino all'ultimo l'analisi del processo della famosa «accumulazione primitiva» del capitalismo, in cui volle vedere la chiave per analizzare le cause dello sviluppo contraddittorio del capitalismo italiano nel corso del nostro Ottocento pre- e post-unitario. Riassumere il suo pensiero sull'argomento non è certo semplice. Ma negli innumerevoli scritti (saggi, articoli, discorsi, lettere) in cui espose per anni le conclusioni politiche delle sue analisi storiche, non cessò mai di sostenere che un elemento fondamentale del programma di Cavour fu l'intento, consapevole e deliberato, di liquidare il Sud economicamente e asservirlo culturalmente al Nord. Concepito e messo in opera da lui stesso, il progetto fu portato a una prima conclusione dalla Destra Storica, proseguito poi da Depretis, Cairoli, Crispi e Giolitti, quindi ancora da Mussolini, De Gasperi ed Einaudi. Ammetteva che forse Fanfani e Nenni avrebbero voluto cambiare rotta, ma la Confindustria e i sindacati – avallati dal Pci, La Malfa e De Martino – li bloccarono. Ne consegue – diceva inoltre – che siamo ancora una non-nazione. Il Sud, da quando il Nord lo ha conquistato, è stato squalificato sia nell'immagine che nella capacità produttiva. I padani, per svilupparsi, volevano un popolo di iloti, e lo hanno avuto. Hanno regalato ai ricchi le terre della Chiesa e il Demanio pubblico, hanno prezzolato i politicanti, hanno scatenato il clientelismo, hanno inaugurato il notabilato, hanno escogitato l'assistenzialismo, hanno governato simultaneamente coi carabinieri e con la mafia. E coi partiti e i sindacati nazionali hanno falsificato lo scontro politico Il Meridione – spiegava ancora – è oggi un paese che si identifica solo per negazione. I meridionali sono italiani negati dalla stessa Italia.

L'obiettivo, tuttavia, non è – concludeva – la rivalutazione dei Borbone. Il problema è un altro: far sapere finalmente a tutti, e in primo luogo agli stessi meridionali, sui frutti di quali saccheggi e razzie piemontesi e nordiste è stata edificata l'Italia. Su quali costi vivi, a carico del popolo meridionale, essa va avanti prosperosamente. A spese di chi si europeizza e si eurizza.

Fonte: Il Tempo del 19/02/2011

venerdì 18 febbraio 2011

Napoli - Catania: tutti con la bandiera delle Due Sicilie.




Domenica sera, allo stadio San Paolo di Napoli, in occasione della partita tra Napoli e Catania, nel settore distinti verranno esposte varie bandiere del glorioso Regno delle Due Sicilie.

Invito tutti i duosiciliani ad aderire a questa iniziativa, e di esporre allo stadio, in qualsiasi settore, la bandiera della nostra UNICA PATRIA: le Due Sicilie.

In occasione del 150esimo anniversario dell'invasione piemontese delle Due Sicilie, noi duosiciliani dobbiamo mostrare a tutti che non abbiamo nulla da festeggiare, ma solo lutti da ricordare, violenze da vendicare, politiche antimeridionali da punire.


Fratelli duosiciliani, l'Italia non esiste. Ci troviamo in uno stato che ci sfrutta, ci umilia, e ci tratta come pezza da piedi da 150 anni. Nulla ci unisce a veneti o piemontesi, lombardi o trentini, se non una lingua (derivata dal volgare toscano e imposta con l'Unità) e una religione (cattolica, che però ci accomuna a miliardi di altre persone). Persino dal punto di vista etnico, noi duosiciliani siamo omogenei, mentre i sedicenti padani tra loro sono stati e saranno sempre diversi.

Essi non sono un Popolo, non saranno mai una Nazione, eppure hanno inventato una patria (la Padania).

Noi che siamo un Popolo, siamo stati una Nazione, dobbiamo riscoprire la nostra Identità e liberare la nostra patria: le Due Sicilie!


Gli stadi possono essere una grande cassa di risonanza: tutti al San Paolo con la bandiera delle Due Sicilie!
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giovedì 17 febbraio 2011

Trenitalia investe in Francia, non nel Mezzogiorno




Trenitalia, controllata dal Gruppo Ferrovie dello Stato, ha costituito con la francese Veolia una nuova compagnia ferroviaria che punterà alla gestione dei servizi di Alta Velocità in Europa. In particolare, la nuova società punta a partecipare a due gare in Gran Bretagna per un valore complessivo di 1,4 miliardi di euro. Inoltre, si occuperà delle tratte Parigi-Bruxelles e dell’Alta Velocità Torino-Lione e Milano-Parigi. Un investimento strategico per la compagnia ferroviaria italiana, che guarda al mercato europeo come un sicuro viadotto per lo sviluppo. Peccato, però, che in grandi numeri di questa operazione cozzano con la drammatica situazione delle ferrovie al Sud Italia.

Il capitale sociale della newco (circa 1,5 milioni di euro), poteva essere infatti impiegato per ammodernare le reti del Mezzogiorno. Ancora oggi viaggiare in treno in Sicilia e una vera e propria impresa, l’Alta Velocità si ferma a Napoli e molti dei treni che viaggiano verso Reggio Calabria sono di gran lunga più vecchi di quelli che vanno al Nord. Ora, non si vuole certo criticare l’investimento di Trenitalia in Francia, ma sembra assurdo che prima di ristrutturare la rete domestica, il vettore ferroviario pensi ad operazioni all’estero.

In questi giorni vediamo in tv uno spot di Trenitalia, che annuncia l’avvio dei servizi Internet sui treni Freccia Rossa. Peccato, che i convogli superveloci si fermino a Napoli. Dal Vesuvio in giù si viaggia come venti anni fa, senza computer, internet, servizi interattivi. A mala pena prende il cellulare.
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mercoledì 16 febbraio 2011

I clandestini? Nessun problema, lasciamoli al sud!




La lega nord si vanta di avere uno dei migliori ministri dell'interno della storia. Peccato che lo stesso ministro, al secolo Roberto Maroni, sia talmente preso dall'insuccesso storico della tessera del tifoso da dimenticarsi di uno dei cavalli di battaglia della lega nord: l'immigrazione clandestina.

Quello che sta accadendo da giorni nelle isole duosiciliane è incredibile: orde di disperati provenienti dal nord Africa si riversano nel Bel Paese. Possibile che con tutto quello che è successo in Tunisia ed Egitto, e che sta succedendo in Libia, il ministro Maroni non abbia pensato ad un piano per prevenire e limitare l'emergenza umanitaria?

Siamo certi che se queste orde di clandestini fossero arrivate in Veneto o Piemonte, certamente la Lega ed il suo ministro avrebbero operato con maggiore celerità e forza. Invece i clandestini giungono al sud, nella colonia duosiciliana. Chi se ne frega degli abitanti di Lampedusa, e dei meridionali in genere? Il governo Berlusconi? O Bersani, che da' ragione alla Lega Nord per corteggiarla al fine di far cadere Berlusconi?

Nessuno pensa alle Due Sicilie. Solo il Popolo Duosiciliano può pensare al bene della propria Terra.
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Identità duosiciliana




Il problema principale del sud è l'Identità. Molti nostri fratelli pensano di essere italiani perchè a loro è stato insegnato, da 150 anni, che sono italiani, cioè membri di una comunità nazionale omogenea e paritaria. Nei fatti, però, questa bella e favolistica creazione è stata smentita da stupri, violenze, depauperamento, disoccupazione, emigrazione, colonizzazione culturale: tutte cose che il Sud ha subito e subisce ancora, dal 1860 ad oggi.


Il problema - dicevamo - è identitario: noi siamo UN popolo (duosiciliano) ed UNA terra (Due Sicilie) colonizzati dal Nord. Noi siamo una colonia del Nord, che si è dato il nome di Italia. L'Italia non esiste. Noi siamo ETNICAMENTE diversi dai veneti e dai piemontesi (che, tra l'altro, sono etnicamente diversi anche tra loro, in barba alla sedicente Padania).

Siccome l'Identità è ontologicamente (nella sua essenza) antagonistica, per far capire agli altri chi siamo dobbiamo anche e soprattutto far capire chi NON SIAMO e contro chi siamo: quindi essere contro il Nord, contro i sedicenti padani, contro il massonico tricolore, contro le Regioni italiche (che hanno consegnato Gaeta al Lazio, giusto per fare un esempio).
Per questo nessuna alleanza con movimenti indipendentisti settentrionali è, secondo me, mai possibile: loro sono i nostri colonizzatori, i nostri sfruttatori, i nostri nemici. L'odio e la punizione non vanno stigmatizzati, ma solo incanalati in un progetto politico.

Se riusciamo ad (ri)ottenere ciò che da 150 ci è stato tolto con la pace, le elezioni e la diplomazia, bene. Altrimenti l'alternativa è una sola, ed è quella tratteggiata dall'I.R.A. (tanto per capirci).
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domenica 6 febbraio 2011

150 anni dalla colonizzazione delle Due Sicilie


Nulla da festeggiare.

Solo la Terra ed il Popolo delle Due Sicilie da difendere e amare.
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lunedì 31 gennaio 2011

Fischi all'inno nazionale italico



E' con sommo piacere che posto questo breve articolo.
In occasione di Napoli - Bologna di Coppa Italia, al momento dell'Inno nazionale italico, la Curva A dello stadio San Paolo ha fischiato l'inno ed ha intonato il coro: "Noi siamo partenopei".
E' una piccola cosa, lo so. Niente di eccezionale. Però è un sintomo. E magari un piccolo inizio di presa di coscienza che questa "nazione", l'Italia, non è altro che un sistema di sfruttamento delle terre e delle genti meridionali.
Lo stadio è notoriamente un territorio in cui è possibile fare proselitismo politico: dopo anni di "compagni" e "camerati", è arrivato il momento dei "patrioti" napoletani e duosiciliani.
L'Oligarca è pronto alla battaglia.
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