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domenica 9 marzo 2014

Scuole e Asili nido: ennesimo furto ai danni del Sud


Adesso ci sono i dati. Una valanga di numeri pressoché illegibili, in base ai quali dal 2014 in poi saranno ripartiti i soldi tra 6.702 Comuni. Con criteri bizzarri: nei confronti tra città simili si scopre che il federalismo fiscale viene applicato con due pesi e due misure.

Quando il Sud spende troppo, si applica con rigore (come giusto) il costo standard, quando il Sud spende poco - come per gli asili nido e le scuole - a sorpresa vale la famigerata «spesa storica», proprio quella che il federalismo fiscale prometteva di superare. Con risultati paradossali: per gli asili nido i fondi che saranno assegnati a Torino sono il triplo di quelli che spettano a Napoli, in base al discutibile principio che Torino fino a oggi ha speso di più. Napoli è fortemente svantaggiata anche rispetto a Roma e a Milano.

venerdì 7 marzo 2014

Università del Sud, perché bisogna ritirare il decreto Carrozza



La pressione della gente del Sud che riconquista consapevolezza della propria storia e dei propri diritti negati, primo fra tutti, quello all’equità (uno Stato non può garantire ad alcuni cittadini una dote di infrastrutture e servizi e negarla ad altri), ha indotto prima il centrodestra a partorire partitini meridionalisti nei nomi e, nei fatti, alleati con la Lega contro il Sud; adesso induce il maggior partito del centrosinistra a meridionalizzarsi a Sud (iniziativa di Michele Emiliano e altri dirigenti terroni), per contrastare la deriva nordista del partito, sempre più spudorata, violenta.

Basti vedere questo “nuovo” governo e chi lo dirige; per non parlare di quello precedente e di chi lo dirigeva: se Renzi non nomina mai il Sud e quando lo fa, avrebbe fatto meglio a stare zitto, Letta diceva che l’Italia starebbe davanti alla Germania, se non avesse Campania e Calabria (e pensate dove saremmo senza lui e suo zio…).

Ma, detto questo, a me sembra un segnale comunque positivo che il Pd abbia bisogno di proporsi, a Sud, quale rappresentanza di tali nuovi sentimenti. In questo sono maoista: non mi importa se il gatto sia nero o bianco, purché acchiappi il topo. E se davvero il Pd meridionale vuol dare seguito ai dichiarati propositi (sennò, siamo ancora a chiacchiere e tabacchiere e’ legnamm…), ha un bel modo per convincerci che fa sul serio: per cominciare, obblighi Renzi a ritirare il vergognoso decreto emesso dal governo precedente, a firma del peggiore ministro di sempre all’Istruzione, tale Carrozza, con il quale si sono condannate a morte le università del Sud, per favorire solo quelle del Nord (in primis quella del ministro Carrozza), grazie a criteri furbescamente scelti. I parlamentari meridionali, di destra e di sinistra, hanno taciuto e colpevolmente consentito; forse, persino scodinzolato.

Se l’hanno fatto per ignoranza, distrazione, incapacità, ora hanno l’occasione di recuperare. Alcuni rettori delle università meridionali hanno protestato, ma sono rimasti soli. Se Emiliano fa sul serio, si rivolga ai rettori, ai parlamentari (e lasci perdere le appartenenze partitiche: qui si tratta del futuro e persino del presente dei nostri giovani, delle loro famiglie): li convochi, li sostenga e li sproni in questa opera di risanamento di un disastro voluto e concepito, raccogliendo i passi già fatti, in questo senso, dai precedenti ministri Gelmini e Profumo (scusate i termini…), proprio da un ministro del Pd! Da un governo presieduto da uno del Pd! Qui Emiliano e gli altri del Pd meridionale devono dimostrare che non sacrificano il Sud all’obbedienza di un partito che vuol fare concorrenza alla Lega, al Nord, ammazzando il futuro del Mezzogiorno (e chissà se la concorrenza alla Lega basta a “giustificare”, si fa per dire, queste azioni. Secondo me le avrebbero fatte comunque). Così capiremo se si sono davvero resi conto di quello che sta succedendo o no.

venerdì 14 febbraio 2014

"Le Due Sicilie non erano arretrate". Quando gli alunni correggono i prof italioti.



Il Sud «arretrato», praticamente barbaro e subalterno al Nord. Le risorse economiche quasi nulle in un territorio praticamente sottosviluppato prima dell'Unità d'Italia. E' questo il quadro che il libro «Chiedi alla Storia» - autori Amerini e Roveda, edito da Bruno Mondadori - adottato dalla terza classe della sezione C della scuola media «Alfonso Gatto» di Battipaglia, traccia del Mezzogiorno prima dell'arrivo di Garibaldi. Un falso storico per gli alunni. Che hanno deciso di approfondire gli studi, iniziare una serie di ricerche storiografiche per smontare questa tesi e denunciare il fatto. E così è stato.
Tutto è iniziato, come racconta il Mattino, quando i ragazzi hanno studiato il 13 capitolo del libro. Dove il Sud è rappresentato, all'epoca dei Borbone, con un quadro a tinte fosche. Tant'è che secondo gli autori il Regno d'Italia fu costretto a sobbarcarsi il deficit del Regno delle due Sicilie.
Gli alunni hanno recuperato gli atti della Conferenza internazionale di Parigi del 1856, che assegnava al regno dei Borbone un premio per lo sviluppo industriale, e hanno fatto riferimento alla quotazione della Borsa parigina che prima del 1860 premiava la rendita dello stato napoletano. Ed ancora, tra i tanti documenti, i ragazzi hanno fatto riferimento a una lettera del 1899 dello storico Giustino Fortunato che rilevava le «floridissime condizioni» del Meridione prima dell'unificazione.
Dai professori e dal preside è arrivato un plauso all'attività dei ragazzi della III C. Non solo per lo studio. «Purtroppo - ha detto Fortunato Ricco, dirigente della Gatto - molti manuali di storia inquadrano le tappe preunitarie in ottica di sudditanza del Sud. bene hanno fatto gli studenti a evidenziare queste ombre».

martedì 28 gennaio 2014

Reggio Calabria muore: chiusi gli asili nido.



Scrivo con amarezza questo articolo. Per far capire fino a che punto una città come Reggio Calabria abbia toccato il fondo. Una volta parlare di Reggio voleva dire parlare dei Bronzi di Riace, del suo meraviglioso lungomare, definito da D’Annunzio “il chilometro più bello d’Italia”, parlare del teatro Cilea e del meraviglioso corso principale ricco di vetrine e con i negozi pieni di clienti. Oggi di Reggio Calabria è rimasto il fantasma.

Si vedono strade degradate e inondate dalla spazzatura, negozi semivuoti, ospedali con esubero di ricoveri, anziani che non arrivano a fine mese e racimolano dai cassonetti dell’immondizia qualcosa da poter portare a casa. Scene indecorose che descrivono lo stato di forte disagio e crisi economica. Ma al peggio non c’è mai fine e un altro mattone, bello pesante, si aggiunge al muro che rende sempre più netto il distacco della Calabria dal resto dell’Italia e dell’Europa. Gli asili sono chiusi.

Ebbene sì, In Italia, nel 2014, c’è una città in cui non esiste neanche un asilo nido pubblico. Questa città è Reggio Calabria, dove dal luglio 2013 anche l’ultima delle tre strutture è stata chiusa per mancanza di fondi. Assurdo, roba da prendere la Costituzione, stracciarla in mille pezzi e gettarla nei rifiuti.

La storia è questa. Nell’anno scolastico 2011-2012 erano soltanto due gli asili nido pubblici comunali, nei quartieri di Archi e Gebbione, a essere stati chiusi alla fine dell'anno scolastico, principalmente per problemi strutturali degli immobili. Problemi che si sarebbero potuti risolvere tranquillamente nel periodo estivo, ma il comune di Reggio Calabria viene sciolto per contiguità mafiosa nell’ottobre del 2012 e al suo posto si insedia una commissione straordinaria, che eredita un buco in bilancio pari a 121 milioni di euro. Non ci sono soldi per sistemare gli asili, bisogna tagliare le spese e quindi si chiudono. Si decide, inoltre, di far fronte al dissesto economico aumentando le tasse. La situazione, di per sé  molto complicata, peggiora nel luglio 2013, quando un asilo aziendale da 25 posti, struttura destinata a figli di dipendenti comunali e bambini provenienti dalle lista di attesa dei nidi comunali, sospende le attività per mancanza dei fondi necessari a pagare la cooperativa che lo gestiva.

Cancellati quindi i 145 posti disponibili per i bambini, un numero irrisorio se si pensa che i bambini sono 5.090. L’anno scolastico2013-2014 non è iniziato per nessun bambino in città. Il commissario aveva promesso fondi per riprendere l’attività e permettere alle famiglie reggine di ritornare nelle strutture pubbliche. Intanto, prospera il business degli asili, mentre le famiglie sono disperate. Vista la forte crisi, l’asilo privato a 300-400 euro al mese a bambino non è di certo alla portata delle molte famiglie disagiate, che risolvono, si fa per dire, con l’aiuto di parenti o addirittura abbandonando il posto di lavoro. Dati Istat alla mano, si fa presto a capire che c'è una forte relazione tra accesso agli asili nido e disoccupazione femminile, tra partecipazione al mondo del lavoro delle donne e maternità: secondo le statistiche infatti oltre il 50% delle donne italiane dichiara di rimanere a casa con i figli (sotto i tre anni) per i costi proibitivi degli asili privati. Il 14 dicembre del 2013, la commissione straordinaria di Reggio Calabria presenta un “piano di intervento” non coinvolgendo i genitori, in gioco c’è uno stanziamento del ministero della Coesione Territoriale di circa 1.300.000 euro Per questo motivo, i genitori creano una petizione online destinata ai commissari di Reggio Calabria, per far sì che ascoltino le esigenze dei genitori, perché venga restituito ai bambini il diritto all'asilo. Oggi la petizione è arrivata  a 5.169 firme.

Pina Condò, da Parallelo 41

Continua lo scempio di diritti e di cultura nel Sud. Dal Lazio alla Sicilia, dagli Abruzzi alle Puglie, il Sistema Italia continua ad attentare ai fondamenti di un Popolo, di una Comunità.
Noi Insorgenti non possiamo nè vogliamo restare fermi a subire. Bisogna firmare assolutamente questa petizione, ma non basta. Purtroppo. Bisogna mettere in preventivo anche azioni di contrasto e di lotta maggiormente incisive e visibili.
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