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sabato 2 giugno 2012

Il vostro 2 giugno



Il mio 2 giugno è diverso dal vostro. Io non festeggio la Repubblica facendo scendere in piazza i carri armati, gli eserciti, le marine, le aeronautiche, i carabinieri, le polizie. Io non spendo tre milioni di euro per una parata militaresca in un Paese in cui un terremoto di magnitudo modesta (in altri Paesi del mondo non avrebbe fatto manco una vittima) miete decine o centinaia di vite umane.
Io oggi festeggio la Repubblica Democratica Italiana, nata dalla Resistenza e dall'Antifascismo, fondata sul Lavoro. Il mio carro armato è la Costituzione repubblicana, la più bella costituzione d'Europa.

Vi lascio a festeggiare sventolando i vostri tricolori e osservando i militare sfilare sui Fori Imperiali. Tra poco iniziano gli Europei, mi raccomando: fate le prove con le bandiere, che adesso siete tutti orgogliosi di essere italiani. Tutti. Anche i signori della guerra, che campano vendendo armi, mine antiuomo, carri armati, caccia bombardieri e roba varia.




“Come you masters of war

you that build the big guns
you that build the death planes
you that build all the bombs
you that hide behind walls
you that hide behind desks
I just want you to know
I can see through your masks

you that never done nothing
but build to destroy
you play with my world
like it’s your little toy
you put a gun in my mind
and you hide from my eyes
and you turn and run farther
when the fast bullets fly

like Judas of old
you lie and deceive
a World War can be won
you want me to believe
but I see through your eyes
and I see through your brain
like I see through the water
that runs down by drain

you fasten all the triggers
for the others to fire
and then you set back and watch
when the deathcount gets higher
you that hide in your mansion
as young people’s blood
flows out of their bodies
and is buried in the mud

you’ve thrown the worst fear
that can ever be hurled
fear to bring children
into the world
for threatening my baby
unborn and unnamed
you ain’t worth the blood
that runs in your veins

how much do I know
to talk out of turn
you might say that I’m young
you might say that I’m unlearned
but there’s one thing I know
through I’m younger than you
that even Jesus would never forgive
what you do

let me ask you one question
is your money that good
will it buy you forgiveness
do you think that it could
I think you will find
when your death takes its toll
all the money you made
will never buy back your soul

and I hope that you die
and your death will come soon
I’ll follow your casket
on a pale afternoon
and I’ll watch while you’re lowered
doen to your deathbed
and I’ll stand over your grave
till I’m sure that you’re dead”.


Traduzione.

Venite padroni della guerra
voi che costruite i grossi cannoni
voi che costruite gli aeroplani di morte
voi che costruite tutte le bombe
voi che vi nascondete dietro i muri
voi che vi nascondete dietro le scrivanie
voglio solo che sappiate
che posso vedere attraverso le vostre maschere

voi che non avete mai fatto nulla
se non costruire per distruggere
voi che giocate con il mio mondo
come se fosse il vostro piccolo giocattolo
voi mettere un fucile nella mia mano
e vi nascondete dai miei occhi
e vi voltate e correte lontano
quando volano le veloci pallottole

come Giuda dei tempi antichi
voi mentite ed ingannate
una guerra mondiale può essere vinta
voi volete che io creda
ma io vedo attraverso i vostri occhi
e vedo attraverso il vostro cervello
come vedo attraverso l’acqua
che scorre giù dalla fogna

voi caricate le armi
che altri dovranno sparare
e poi vi sedete e guardate
mentre il conto dei morti sale
voi vi nascondete nei vostri palazzi
mentre il sangue dei giovani
scorre dai loro corpi
e viene sepolto nel fango

avete causato la peggior paura
che mai possa spargersi
paura di portare figli
in questo mondo
poiché minacciate il mio bambino
non nato e senza nome
voi non valete il sangue
che scorre nelle vostre vene

che cosa so io
per parlare quando non è il mio turno
direte che sono giovane
direte che non so abbastanza
ma c’è una cosa che so
anche se sono più giovane di voi
che perfino Gesù non perdonerebbe
quello che fate

voglio farvi una domanda
il vostro denaro vale così tanto
vi comprerà il perdono
pensate che potrebbe
io penso che scoprirete
quando la morte esigerà il pedaggio
che tutti i soldi che avete accumulato
non serviranno a ricomprarvi l’anima

e spero che moriate
e che la vostra morte venga presto
seguirò la vostra bara
un pallido pomeriggio
e guarderò mentre vi calano
giù nella fossa
e starò sulla vostra tomba
finché non sarò sicuro che siete morti”.

(Traduzione a cura di Stefano Rizzo)

giovedì 31 maggio 2012

Gli anticonformisti da parata




L'Italia è quella nazione in cui un terremoto, che da altre parti non avrebbe creato danni, causa la morte di decine o centinaia di persone. L'Italia è quello Paese che preferisce le inaugurazioni alle manutenzioni. L'Italia è quel Paese in cui gli anticonformisti non vanno contro il Potere, ma contro il Popolo. Perchè il Popolo è rozzo, ignorante, vacuo, ragiona con la panza. Gli anticonformisti italiani non hanno ancora capito la differenza tra Massa e Popolo, e ragionano così: se poche persone chiedono di annullare la parata militare del 2 giugno, siamo con loro; se tante persone chiedono lo stesso, allora siamo contro. Perchè siamo anticonformisti, oh! Mica ci vorrete confondere con tutti questi stolti che vogliono l'annullamento della parata militaresca del 2 giugno per destinare i circa tre milioni di euro dell'organizzazione dell'evento all'emergenza terremoto?
Gli anticonformisti italiani sono così conformisti che provano il brivido solo ad andare contro. Come il miliardario panzuto che vuole fare deltaplano, o l'imprenditore che manda in cassa integrazione gli operai ma ha una collezione d'arte davvero originale! Gli anticonformisti italiani credono che, per essere anticonformisti, bisogna vestirsi come D'Agostino o Lapo Elkann. Però bisogna criticare D'Agostino ed Elkann, e di tanto in tanto comprare qualche capo sulla bancarella di quartiere. Altrimenti l'anticonformismo va a farsi fottere!
Gli anticonformisti italiani, ieri, hanno visto migliaia di persone schierarsi contro la parata militareca del 2 giugno. Perchè? Carenza di spirito repubblicano? Non vediamo monarchici in giro. Antimilitarismo alla moda? Non vediamo i drappi della Pace appesi ai balconi. Non riuscendo a capire, gli anticonformisti hanno deciso di "buttarla in caciara": chi è contro la parata del 2 giugno è il classico sinistroide blasè, magari un pò girotondino che strizza l'occhio a Beppe Grillo ed ha la bandiera del Che in camera, che invece di andare in Emilia a dare una mano decide di starsene a casa e di criticare la parata per la festa della Repubblica.

Questo ragionamento anticonformista è totalmente conformista, nel senso che è conforme alla maggioranza delle persone (siano essi giornalisti alla Belpietro e alla Sallusti o impiegati precari che non vedono l'ora di veder sventolare il tricolore il 2 giugno, visto che già stiamo in clima pre-Europei di calcio e ci stiamo riscoprendo "orgogliosi di essere italiani").
Gli anticonformisti italiani ci chiedono: volete togliere a questa italietta moderata, conservatrice e conformista la bella parata militare sui Fori Imperiali? Ebbene si, lo vogliamo. Noi che non abbiamo fatto manco un girotondo con Nanni Moretti, noi che non voteremo Beppe Grillo perchè adesso è trendy essere del MoVimento 5 Stelle, noi che di Che Guevara amiamo le idee, noi che non andiamo in Emilia rischiando di dare più problemi che aiuti, noi che raccogliamo fondi, indumenti e beni primari da spedire in Emilia, noi che organizziamo o sosteniamo le Brigate della Solidarietà, noi che non abbiamo comprato il perizoma della Pace, noi che critichiamo una cosa dopo averla vista, letta o assaporata e non a prescindere, noi che non apparteniamo al "mondo dei trentenni" raccontato da Fabio Volo nei suoi pessimi romanzi, noi che non ci scandalizziamo se in Val di Susa i manifestanti tirano le pietre, noi che ci scandalizziamo se gli operai in Emilia sono costretti a tornare al lavoro per paura di perdere il posto e muoiono sotto i capannoni che crollano come cartapesta.

Noi, anticonformisti veri perchè normali, ci ribelliamo al Potere, non al Popolo. Noi non siamo come gli anticonformisti da parata.

lunedì 28 maggio 2012

Il pallone in manette



Favorevoli agli arresti, contrari alla caccia alle streghe. E' questa la nostra posizione a proposito delle vicende del calcio scommesse, che stamane hanno visto l'arresto di 17 persone, tra cui 10 calciatori. Siccome in genere ci fidiamo della magistratura, siamo certi che per decidere di limitare la libertà delle persone gli inquirenti avranno in mano delle prove importanti. In questo caso particolare, poi, trattandosi di personaggi famosi e ancora scottati dal caso Tortora, i magistrati avranno sicuramente preso questa decisione con cognizione di causa. Se c'è il rischio di inquinamento delle prove, di reiterazione del reato e di fuga all'estero, è giusto procedere agli arresti.
Non è giusto, viceversa, dividersi subito tra colpevolisti con la bava alla bocca e innocentisti a prescindere che vedono "la macchina della persecuzione giudiziara" sempre in funzione, in ogni occasione. Non ci iscriviamo a questa caccia alle streghe, sia nel caso che le streghe siano i calciatori, sia nel caso che siano i giudici. I secondi fanno il loro dovere, i primi hanno i loro diritti, primo fra tutti il diritto a difendersi prima di essere dati in pasto all'opinione pubblica come colpevoli.
Non è in atto alcun golpe giudiziario contro la Nazionale di Prandelli, nè stiamo osservando il solito (?) protagonismo dei giudici: molto più semplicemente, la Magistratura ha ritenuto che le prove in proprio possesso fossero importanti e giustificassero le misure di custodia nei confronti degli interessati. Non partecipiamo, però, nemmeno al linciaggio mediatico e alle generalizzazioni: "nel mondo del calcio sono tutti ladri"; "il più pulito ha la rogna"; "speriamo che gliela facciano pagare"; "cercare persone oneste nel calcio è come cercare vergini in un lupanare" e altre frasi dello stesso tenore. Ebbene noi crediamo ancora che vi siano persone oneste nel calcio. Di più: crediamo che la maggioranza di coloro che vivono di calcio e nel calcio siano persone oneste, almeno dal punto di vista penale.

Auspichiamo, quindi, che la magistratura sia celere e che la giustizia sportiva sospenda tutti gli inquisiti in via cautelativa. Se poi si dimostrerà la loro estraneità, avranno la possibilità di chiedere i danni a chi li ha calunniati e di pretendere le scuse. Fino ad allora, non accendiamo roghi medievali nè innalziamo croci su qualche Golgota mediatico, per cortesia.

p.s. Già si sprecano le battutacce sulla vicenda. Ve ne dico alcune:
"La perquisizione a casa di Conte è durata 28 minuti... 30 per gli juventini";
"Mauri avanza palla al piede...";
"Mauri interessa alla Reggina. Coeli.";

venerdì 25 maggio 2012

Discaricatevi!



"Mi sono dimesso perché il presidente del Consiglio scelga in piena libertà", ha dichiarato il prefetto Pecoraro stamattina, dopo le dimissioni dalla carica di commissario ai rifiuti. Più che dal Presidente Monti, però, la decisione di (di)scaricare il commissario Pecoraro è stata presa dal Consiglio dei Ministri, all'interno del quale le posizioni contrarie alla discarica di Corcolle, fortemente voluta da Pecoraro e altrettanto fortemente contrastata dai ministri Clini e Ornaghi, hanno avuto la meglio.
I cittadini festeggiano, giustamente. Anche perchè il ministro Clini ha affermato che l'ipotesi Corcolle può considerarsi tramontata definitivamente. La Polverini, che è stata la più grande sostenitrice del progetto discarica a Corcolle e che ha sempre difeso Pecoraro, ha avuto una reazione uterina: "Quanto è accaduto nella giornata di ieri per un Paese civile è assolutamente vergognoso, con gli attacchi che sono arrivati da ogni parte nei confronti di un uomo dello Stato che ha cercato semplicemente di mettere a disposizione il proprio impegno per tentare di risolvere un problema complesso che questa città si trascina ormai credo da decenni", ha detto la governatrice del Lazio, la quale poi lancia una frecciatina al camerata Alemanno: "In questi giorni l'attività del sindaco sicuramente non ha aiutato l'azione del prefetto-commissario". In effetti Alemanno è passato dal sostegno incondizionato al progetto di discarica a Corcolle al pilatesco lavarsi le mani e scaricare sullo stesso Pecoraro tutta la responsabilità, fino a dichiarare di non essere favorevole a Corcolle. Un triplo carpiato degno della Cagnotto, con la differenza che la Tania nazionale si tuffa in piscina, mentre Alemanno e la Polverini farebbero bene a dimettersi e a tuffarsi dentro la discarica che volevano costruire.

Quando la montagna partorisce il topolino... o la zoccola.



Nel giorno in cui una nota zoccola, frequentatrice dei festini di Berlusconi, afferma che "Silvio mi faceva travestire da Obama e da Ilda Boccassini", il signor B. di cui sopra indice una conferenza stampa e, insieme al suo delfino Alfano, propone una riforma costituzionale che trasformi l'Italia da repubblica parlamentare a repubblica presidenziale. Quella che era stata presentata come "la più grande novità politica degli ultimi anni" si è dimostrata, viceversa, una ciofeca riscaldata. Si sa da anni che il Napoleone di Milano 2, affetto da grave forma di ducismo novecentesco, voleva tutto il potere per sè: quando era premier, voleva il premierato forte; ora che ha capito che a Palazzo Chigi non risiederà mai più, vuole il presidenzialismo. Chi, se non lui, può essere il candidato presidente del centrodestra? C'è da scommettere che, nel caso probabile che questa ennesima proposta venga bocciata dagli altri partiti, il Duce di Arcore proporrà una nuova riforma costituzionale: l'Impero democrato e liberale. In cui Egli, imperatore maximo, primus super pares, sarà attorniato dal suo zoccolame e dai suoi servili lecchini. Attenersi alla forma istituzionale prevista dai Padri costituenti no, vero?
Il signor B. snocciola tutti i limiti dell'azione dell'Esecutivo, "ostaggio" della Magistratura e del Parlamento. Ciò che si chiama "democrazia", e che prevede che il Governo sia limitato, nella sua azione, dagli altri poteri dello Stato, è per Berlusconi un freno insopportabile. Sicuramente vi sono procedure tecniche troppo farraginose, che ritardano la nascita e la promulgazione delle leggi, ma pensare di bypassare il tutto dando un potere privo di contrappesi all'Esecutivo o, addirittura, al Presidente della Repubblica, testimonia il grado di democraticità del Cavaliere. Perchè, invece di pensare a cambiare la forma istituzionale dello Stato, Berlusconi non avanza proposte su come migliorare l'attuale forma istituzionale della Repubblica, democratica e parlamentare (nonchè fondata sul Lavoro, è meglio ricordarlo sempre)?
L'ex premier dice di essere arrivato a questa conclusione, che già balenava nella sua testa da anni, quando ha visto la differenza tra le elezioni francesi e quelle greche: le prime, hanno consegnato alla Francia un governo stabile; le seconde, che non hanno condotto nessuna coalizione al governo, hanno costretto il presidente greco ad indire nuove elezioni a giugno. Questi due episodi, secondo B, sono il bivio di fronte al quale si trova l'Italia: andare verso Parigi o verso Atene?
Facciamo sommessamente notare al fu Presidente del Consiglio che la differenza di governabilità tra i due paesi non è tanto nella forma istituzionale, bensì nella legge elettorale. Nel primo caso, abbiamo un doppio turno; nel secondo caso, un proporzionale puro. Perchè Berlusconi, invece di pensare alla riforma presidenziale dello Stato, non si preoccupa semplicemente di cambiare la legge elettorale in "senso francese", magari prendendo spunto dal sistema utilizzato per l'elezione dei sindaci?
Domanda retorica, perchè sappiamo già la risposta: la megalomania di Berlusconi spinge lo stesso a tentar di finire la propria carriera politica ricoprendo la più alta carica dello Stato. Siccome sa che, rebus sic stantibus, non riuscirebbe mai a trovare una maggioranza parlamentare disposta a votare per lui, fa appello al Popolo italiano. Vuole essere il primo Presidente della Repubblica eletto direttamente dai cittadini. E vuole magari ripercorrere i sentieri di Reagan o di Chirac.
Anche se, a nostro avviso, B. cercherà di assomigliare a Bill Clinton, rispetto al quale, però, ha circa trecento Lewisky in più.

giovedì 24 maggio 2012

Aventino padano



La Lega sta meditando di abbandonare il Parlamento italiano. Specifichiamo la nazione, perchè negli ultimi tempi la Lega si è vista più in Albania, Cipro e Tanzania che nella penisola. A latere dell'insediamento del nuovo presidente di Confindustria, Roberto Maroni avrebbe detto (il condizionale è d'obbligo, visto che il giornale che riporta il seguente virgolettato è Libero): "Negli ultimi dieci anni  abbiamo tentato di portare il federalismo stando dentro il Parlamento e   soprattutto stando dentro il governo. Nei cinque anni precedenti, ovvero dal '95 al 2000, abbiano tentato la via dell’autoderminazione e  della secessione per arrivare allo stesso risultato e non abbiamo raggiunto l’obiettivo. Ora il congresso valuterà se c'è una terza via, che può anche significare strade diverse rispetto da quelle percorse finora, compresa l'uscita dal parlamento".
Beh, ci pare una bella idea. Cercare una terza via tra secessione e riformismo parlamentare. Come cercare una terza via tra la merda e la cioccolata. In salsa padana, ovviamente... Eppure ci viene un sospetto: vuoi vedere che il capo dei Barbari Sognanti vuole evitare la probabile mazzata elettorale del 2013, che significherebbe il crollo definitivo del già barcollante palazzo leghista? Quale modo migliore, per evitare una sconfitta elettorale di proporzioni storiche, che non presentarsi affatto alle elezioni? Umberto Bossi lo aveva detto un mese fa: "Andare a Roma è stato un errore". Conveniente, però: senza le continue elezioni di branchi di sedicenti padani a Montecitorio o a Palazzo Madama, con quali soldi avrebbero comprato la laurea del Trota, il diploma della Nera, i materiali per fare i lavori della casa del Capo e tutte le altre nefandezze di cui si son resi protagonisti?

Proponiamo a Maroni e ai suoi barbari sognanti (si, anche Borghezio e Calderoli son capaci di sognare) di dar vita ad un nuovo Aventino. Così magari faranno la fine dei precedenti: scompariranno dalla scena politica.

mercoledì 23 maggio 2012

20 anni dopo, la strada è sempre in salita



I nostri politici politicanti si stanno spellando le mani in queste ore. Il ricordo della strage di Capaci, in cui morirono Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e gli uomini della scorta, commuove i cittadini, ed i politici si accodano al sentire comune. Qualcuno - c'è da giurarsi - lo fa convintamente, perchè lo sente dentro, perchè ha conosciuto Falcone o perchè ne ha sempre serbato il ricordo e l'esempio. Alcuni (o "molti altri", a seconda se abbiamo votato per il MoVimento 5 Stelle o meno), viceversa, pare che stiano ricordando qualcosa di fastidioso, o meglio: qualcuno di fastidioso. Perchè Falcone ricorda, ogni giorno, i quasi 100 inquisiti presenti in Parlamento e i tantissimi altri inquisiti presenti nelle istituzioni repubblicane, a tutti i livelli. Perchè Falcone ricorda che gli eroi immortali son tutti morti - vero - ma le loro idee ancora camminano. Purtroppo, non camminano quasi mai verso Montecitorio e, quando ci provano, trovano sempre la strada in salita e irta di ostacoli.

martedì 22 maggio 2012

Gli schiaffi di Parma e Palermo



"Abbiamo vinto le elezioni amministrative 2012, senza 'se' e senza 'ma' ", è stata la dichiarazione di Bersani durante la conferenza stampa indetta a commento dei risultati dei ballottaggi. Eppure i "se" e i "ma" noi li vediamo bene, grossi e pesanti come macigni, sprezzanti come schiaffi.
Non parliamo di Genova, dove Marco Rossi Doria, che aveva vinto le primarie sostenuto da Sel e superando le due candidate del Pd, è stato giustamente sostenuto da tutto il centrosinistra ed ha vinto facilmente. Parliamo di Parma e Palermo, dei due schiaffi più sonori ricevuti da coloro che hanno detto, a reti unificate, di aver vinto le elezioni.
A Parma troviamo un candidato del PD surclassato dal candidato del MoVimento 5 Stelle, sul quale si sono però riversati anche i voti del centrodestra parmigiano. Come mai il Pd ha preso questa scoppola? Come mai, dopo lo scempio realizzato dal PdL di Parma, non si è riusciti a vincere al primo turno? Forse perchè i cittadini non vedono nel Pd una reale alternativa rispetto al PdL? Strani questi cittadini! Eppure il Pd non appoggia lo stesso governo del PdL, non ha mai parlato di larghe intese, inciuci e bicamerali, non rincorre un non meglio identificato "centro moderato" (la debacle del Terzo Polo dovrebbe convincere anche D'Alema del fatto che "l'area di centro" non ha un partito di riferimento, quindi è inutile cercare accordi con chi non conta nulla), non ha sostenuto e sostiene ancora controriforme del lavoro, dell'immigrazione, della costituzione. Il Pd non ha mai fatto queste cose!
Palermo, invece, rappresenta la ripetizione di ciò che avvenne l'anno scorso a Napoli, guarda caso sempre grazie a quei buontemponi dipietristi: allora fu De Magistris a vincere una battaglia sia contro il centrodestra napoletano sia contro il Pd; oggi è Leoluca Orlando, che "il sindaco lo sa fare" e i palermitani se ne sono ricordati, nonostante il Pd abbia prima fatto delle primarie su cui la magistratura sta ancora indagando, e poi ha candidato questo giovanotto sconosciuto con la faccia da bravo ragazzo che accusava Orlando "di rappresentare il vecchio". Un tipo del genere starebbe bene con Renzi e con la sua banda di rottamatori giovanilisti, che antepongono la data di nascita alle competenze.
I veri trionfatori di queste elezioni sono i ragazzi del MoVimento 5 Stelle, sui quali però i riflettori - e fucili dei plotoni di esecuzione - saranno puntati con maggior frequenza e spietatezza, ora che si trovano a dover governare addirittura una città importante come Parma. Vediamo cosa faranno, e come lo faranno. Il centrosinistra vince sempre quando si presenta con la "foto di Vasto". la base ha le idee chiare, attendiamo che le abbiano anche i vertici.
Evitiamo, per educazione e pietà, di parlare del Pdl, perchè - noi si! - siamo dei cavalieri e non parliamo male degli assenti. Inoltre, da figli di Partenope, siamo anche parecchio scaramantici, e troppe volte abbiamo dato per morto Berlusconi e il suo partito. Nei confronti della Lega Nord Tanzania, i ladroni d'Albania, non abbiamo nè educazione nè pietà, ma solo disprezzo. Ed il miglior disprezzo è la noncuranza: non serve a nulla sottolineare i sette ballottaggi su sette persi, e la Brianza che passa al centrosinistra; ci basta solo vedere la faccia di Matteo Salvini e possiamo stappare una bella bottiglia di Chianti.

Ma siamo a dieta, e non vogliamo rischiare di arrotondare gli spigoli.

lunedì 21 maggio 2012

Domani riflessione sui ballottaggi



Anche se il quadro pare ormai definito, domani procederemo ad una analisi sui ballottaggi e, in generale, sulle elezioni amministrative. Per il momento lasciamo Bersani ad esultare per una vittoria che dimostra come solo la "foto di Vasto" vince; il PdL a leccarsi le ferite e ad incolpare il governo Monti della loro mazzolata; la Lega a promettere una rinascita a quegli stessi elettori che hanno consegnato la Brianza al centrosinistra e li hanno fatto perdere in sette ballottaggi su sette. Ma la colpa è dei giudici, secondo Salvini. Contenti loro...


Sui fischi all'Inno



Ieri sera, prima della finale di Coppa Italia, la cantante Arisa ha intonato a cappella l'inno nazionale italiano. Bordate di fischi sono partite dai settori occupati dai tifosi partenopei, siano essi ultras o meno. Che scandalo! Che vergogna! Ma soprattutto: che sorpresa! Schifani, il presidente del Senato quindi seconda carica dello Stato, si è incazzato parecchio: non immaginava, l'inquisito di mafia che presiede l'aula di Palazzo Madama, che a sud del Garigliano vi fosse qualcuno capace di fischiafre l'inno degli italiani. Sono cose da leghisti, no?
No. Non sono cose da leghisti. Sia perchè i leghisti dovrebbero ringraziare il cielo che l'Italia sia nata, altrimenti il nord sarebbe rimasto più arretrato del sud; sia perchè la nascita di questa "nazione unita", di cui l'anno scorso si è festeggiato il centocinquantesimo anniversario, è avvenuta sul sangue dei popoli e delle terre del fu Regno delle Due Sicilie, di cui Napoli fu gloriosa capitale.
Non crediamo, però, che ci siano solo ragioni storiche dietro ai fischi di ieri sera all'Olimpico: sinceramente crediamo che la maggioranza di coloro che fischiavano se ne sbatte altamente della storia, dei Borbone e dei Savoia, nonostante ciò che pensa il Corriere dello Sport.
L'avversione all'Italia va intesa come avversione a questa Italia, in cui le differenze socio-economiche non si sono affatto appianate, anzi sono state aggravate; un'Italia in cui il clientelismo e il familismo, mali da sempre attribuiti ai meridionali, si dimostrano essere vizi antichi e ben radicati anche in quelle zone del nord "produttivo" che vorrebbe insegnare agli altri come si campa civilmente (ed il caso della "Bossi Family" è solo l'ultima dimostrazione di quanto questa presunta superiorità civile e morale è solo nella mente dei sedicenti padani); un'Italia in cui le mafie non sono affatto "problemi meridionali", ma si sono dimostrate essere un problema, questo si, nazionale, come è sempre stato da quando i Savoia pagarono mafia e camorra in funzione antiborbone; un'Italia in cui una parte del paese si sente migliore, e tratta l'altra parte come "una palla al piede".
L'idea di Italia non è malvagia in sè, così come non lo è l'idea di Europa. Il problema è come è nata e cosa è diventata questa Italia. Soprattutto per noi meridionali.

Quando farete l'Italia, magari non fischieremo l'inno. Fino a quando saremo trattati da cittadini di serie b e saremo accusati di essere sporchi, ladri e fannulloni... fischieremo i vostri inni. Scandalizzatevi pure.


LO SPIGOLO INDIPENDENTE

sabato 19 maggio 2012

Dopo l'attentato di Brindisi, pericolo di svolta autoritaria



C'è puzza di bruciato. Non solo nell'attentato che stamattina ha causato la morte di una ragazza e  ha squarciato i cuori di tutta Italia, ma anche in ciò che sta accadendo nella cosiddetta "opinione pubblica". Basta farsi un giro sui blog di informazione, sui siti dei quotidiani o sui social network, per leggere frasi del genere: "Ci vogliono i caschi blu dell'Onu"; "Bisogna fare come Mussolini, che mandò Mori in Sicilia"; "Ci vuole la pena di morte"; "Solo coi carrarmati dell'Esercito si risolve la questione".
In pratica, la cosiddetta opinione pubblica non fa altro che augurarsi una svolta autoritaria: siamo tutti disponibili a perdere la libertà, pur di guadagnare sicurezza. E' la fame di giustizia, che sempre più spesso si trasforma in desiderio di vendetta, a farci ragionare così? No, non credo. O almeno, non solo. Il sospetto che vi sia una mano occulta dietro questo atto si incarna sempre di più man mano che passano le ore. Vuoi perchè chi è davvero esperto di mafie tende ad avere i piedi di piombo, che più piombo non si può. Vuoi perchè il modus operandi dei mafiosi è in genere diverso (così come in genere gli anarchici non gambizzano...). Vuoi perchè questo approccio securitario e autoritario può far comodo a molti. A chi? Ai padroni del vapore. Non mi riferisco tanto ai bocconiani che ci governano, sia chiaro: essi sono strumenti nelle mani del Potere. Mi riferisco proprio al Potere, quello stesso potere che da Piazza Fontana alla Diaz ha sempre voluto stroncare sul nascere ogni ribellione allo status quo, sia essa una ribellione violenta o semplicemente civica. Lo stesso Sistema che è sceso a patti con la mafia, coi terroristi, coi governi dittatoriali in giro per il mondo.

La domanda delle domande è: a chi giova questo attentato? Alle mafie no, se è vero che le mafie vogliono il supporto popolare che questo genere di attentati invece riduce (è la tesi di gente come Gratteri, Ingroia, Abbate, insomma gente esperta di queste cose). Probabilmente, quindi, bisogna provare a rispondere a questa domanda e poi indagare in questa direzione. E se la risposta a questa domanda fosse "lo Stato", saremmo sull'orlo di una nuova strategia della tensione.

Che cos'è la mafia



La mafia è chi tace. La mafia è chi si gira dall'altra parte. La mafia è chi abbassa la voce. La mafia è chi scende a patti col potere. La mafia è chi si vende. La mafia è chi compra chi si è venduto. La mafia è chi minaccia. La mafia è chi non denuncia la minaccia. La mafia è chi mette bombe. La mafia è chi copre chi mette le bombe. La mafia è chi compie stragi. La mafia è depistaggio. La mafia è menzogna. La mafia è buttare fango sulla verità. La mafia è chi trucca le elezioni. La mafia è chi è egoista. La mafia è chi pensa al proprio pane mentre gli altri muoiono di fame. La mafia è povertà con tanti soldi. La mafia è sperare che sia la mafia a mettere le bombe, e non lo Stato. La mafia è lo Stato che uccide i propri cittadini. La mafia è la strategia della tensione. La mafia è non conoscere i colpevoli, ma solo le vittime. La mafia è sfiducia nel prossimo, nell'altro. La mafia è una montagna di merda, ma è una montagna altissima. La mafia è chi muore ogni giorno. La mafia è fatta da uomini, quindi può e deve morire.

LO SPIGOLO INDIPENDENTE

venerdì 18 maggio 2012

Adesso ballottaggi, poi campagna elettorale



Sembra un assurdo, ma non lo è. I ballottaggi per le amministrative, che si terranno domenica e lunedì, dovrebbero essere la conclusione della campagna elettorale; invece segneranno l'inizio della campagna elettorale, che si preannuncia lunghissima e senza esclusione di colpi, per le politiche del 2013. Nonostante la crisi economica acuisca ogni giorno di più le sofferenze dei cittadini, ed il governo bocconian-europeista non risolva alcun problema degli italiani, i partiti politici non faranno altro che cominciare la campagna elettorale. "I politici pensano alle prossime elezioni, gli statisti alle prossime generazioni": bene, possiamo quindi dire che non vediamo statisti all'orizzonte, ma solo politici e, nella maggior parte dei casi, politicanti.

In campo scenderanno le macchine da guerra dei partiti maggiormente usciti ridimensionati dalle ultime consultazioni amministrative: Pd e, soprattutto, PdL cominceranno fin da subito il loro bombardamento mediatico-clientelare, per garantirsi quella dote di voti che consenta ad entrambi di rappresentare, insieme, almeno il 50 % dell'elettorato italiano. Il fallimento del progetto terzopolista dovrebbe spingere a mettere la parola fine, una volta per tutte, sulla più volte annunciata "morte del bipolarismo": l'Italia è ormai bipolarizzata, non sarà mai bipartitizzata e non sarà mai più proporzionalizzata. Ma Casini e Buttiglione non vogliono arrendersi: proporzionale o morte! E moriranno, se continua così. Chi invece pare godere di ottima salute è il Movimento 5 Stelle, che i sondaggi danno al 15 %: in pratica, il terzo partito italiano, ad una spanna dal PdL senza Berlusconi. Grillo è stato geniale in questi anni e, soprattutto, negli ultimi mesi, e se i ballottaggi dovessero portare qualche altro esponente del Movimento 5 stelle a diventare sindaco, ne vedremo delle belle: chi glielo spiega a Bersani e al suo suggeritore col Baffetto? Di Pietro, almeno, pare non preoccuparsi troppo, sia perchè l'IdV ha molti punti programmatici in comune col MoVimento, sia perchè il nuovo centrosinistra che si candida a guidare l'Italia non può prescindere dall'IDV, ed il richiamo al voto "utile" spingerà necessariamente qualche cittadino, che ora dice di votare per Grillo, a votare per il "partito cugino" di Di Pietro.
SEL non vede l'ora di tornare in Parlamento, e farà parte dell'alleanza di centrosinistra. Questo è sicuro. Vendola comincerà il tour dell'Amore, dopo i comizi d'Amore, e andrà di piazza in piazza a spiegarci che "la connessione post-sentimentale tra il neoproletariato intellettuale precario e la rappresentanza politica unitaria avverrà nelle casematte della Politica in cui verrà sancita la parità tra la questione del Lavoro e la questione dei Diritti". Qualche operaio si gratterà i coglioni, non capirà niente, e difficilmente applaudirà.
La Lega Nord Albania non se la passa bene, ma è prematuro darla per morta. Se non altro per scaramanzia. Hanno provato a spiegare che le purghe staliniane in salsa padana fossero la dimostrazione della rinascita della Lega, ma gli elettori non si son fatti fregare. Stavolta. Però c'è sempre un domani.

Lo Spigolo Indipendente

martedì 15 maggio 2012

Quello che (non) ho merita un applauso. E basta.

Un altro Spigolo Indipendente:




La televisione italiana offre raramente programmi di qualità in prima serata. Trasmissioni che sappiano intrattenere facendo riflettere gli ascoltatori, che una volta tanto sono trattati da cittadini. L'Agorà televisivo messo su da Saviano e Fazio (guarda caso, gli UNICI capace di fare questo tipo di televisione in Italia), andato in onda su La7, assomiglia spesso al londinese Speakers' Corner di Hyde Park: vari personaggi scelgono una parola ed esprimono la loro opinione.

Uno splendido esercizio di oratoria, con una punta di retorica, che manca del ritmo della dialettica.

Si, perchè se c'è una pecca in Quello che (non) ho è proprio la mancanza di ritmo, l'eccessiva monotonia che fa da contraltare allo splendido blues di Quello che (non) ho, intesa come canzone di Fabrizio De Andrè.
E' sempre piacevole ascoltare attori, giornalisti, scrittori, uomini di spettacolo dissertare sui significati di una parola, che assume spesso i connotati di un valore e/o di un ideale. Il problema è che dopo un'ora di trasmissione già si capisce come saranno le successive due: qualcuno entrerà, dirà una parola ("freddo", ad esempio) e leggerà una riflessione sulla stessa. E questo si ripeterà ad libitum.
Serviva un programma del genere? Assolutamente si! Questo, però, dovrebbe farci riflettere su quanto povere siano diventate le nostre vite, se abbiamo bisogno di un programma televisivo per riflettere sui significati delle parole. Forse siamo troppo abituati, per non dire anestetizzati, alla televisione dei talk show e dei reality, al sensazionalismo e dal voyerismo gossipparo. Un dubbio ci viene: ma uoi vedere che non è la tv ad essere specchio della società, ma esattamente il contrario?
Se così fosse, applaudiamo Quello che (non) ho. Ma non rallegriamoci troppo.

lunedì 14 maggio 2012

Rimborsi elettorali, ammissioni e amnesie

Comincia oggi su questo blog una rassegna di articoli brevi: Lo Spigolo Indipendente. Il nome indica le due caratteristiche fondamentali di questi articoli: essere uno spigolo, quanto più appuntito, contro cui - si spera - il conformismo e il perbenismo possano cozzare; essere indipendente, autonomo, libertario. Dire ciò che si vede e come lo si vede.

 


Stamattina Antonio Di Pietro ed altri dirigenti nazionali dell'IDV hanno consegnato 200 mila firme alla Camera dei Deputati per chiedere di abrogare il rimborso elettorale ai partiti, cioè la truffa con cui si ingannano i cittadini che votarono contro il finanziamento pubblico ai partiti tramite referendum. Inoltre l'Italia dei Valori ha ufficializzato la decisione di dare tutti i soldi dell'ultima rata di rimborso, che arriverà a breve, al ministro Fornero affinchè ella li utilizzi per il welfare.
Poca cosa, certo. Ed in colpevole ritardo. Ma è sempre meglio di niente.

Il Pd conferma che il rimborso ai partiti è "necessario in democrazia", altrimenti la politica "la fanno solo i ricchi". Non si capisce se questa è una ammissione del fatto che loro fanno politica per diventare ricchi o se hanno notato che dal 1994 ad oggi c'è stato un plurimiliardario alla guida del Paese, anche quando stava all'opposizione.