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martedì 21 agosto 2012
La rivoluzione? E' un giro di blues
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sabato 29 ottobre 2011
Blues room

In ogni stanza di studente o precario
deve esserci uno stereo che suona
un vecchio blues sgangherato,
come la vita che ci fanno vivere
camminando obliqui e stanchi
tra colloqui che finiscono tutti
con "le faremo sapere".
In ogni stanza fittata a prezzi
indegni e puzzolenti, deve esserci
uno stereo che suona
un vecchio blues stralunato.
Il rollio di una canna
o di una pistola che spara
curricula vitae.
In ogni stanza con le pareti
ingiallite dalla sporcizia
e dalla luce fioca di una lampada
comprata sottocosto da Ikea
deve esserci uno stereo che suona
un vecchio blues frantumato,
come i sogni di una gioventù
che non ha lottato abbastanza,
e adesso sta perdendo tutto.
In ogni stanza notturna e affumicata
deve esserci uno stereo che suona
un vecchio blues sfilacciato.
Amami stanotte, piccola,
perchè domani potrebbe essere un altro giorno
esattamente uguale a questo.
E' la notte che fa la differenza.
_______________________________________
sabato 15 gennaio 2011
I Blues dell'Oligarca - 2

Ogni giorno che passa
siamo tutti meno liberi.
Ci costringono a scegliere
tra lo sfruttamento
e la disoccupazione.
E ci convincono che viviamo
nel migliore dei mondi possibili.
Ogni giorno che passa
siamo tutti più schiavi:
della tv e dei suoi modelli,
delle fandonie dei giornali,
dei reality e dei televoti.
E ci convincono che viviamo
nel migliore dei mondi possibili.
Ogni giorno che passa
siamo tutti più fermi.
Non andiamo allo stadio,
non frequentiamo le piazze,
non andiamo ai concerti.
Viaggiamo con internet
ci accontentiamo di vedere foto
invece che sentire dal vivo.
E ci convincono che viviamo
nel migliore dei mondi possibili.
Ogni giorco che passa
scendiamo sempre più giù.
Ci abbandoniamo a facili discese,
non abbiamo più la voglia di scalare,
di salire, di faticare.
Per arrivare al vertice
non serve più la fatica,
ma saper leccare i piedi,
o altro.
E ci convincono che viviamo
nel migliore dei mondi possibili.
Ogni giorno che passa
smettiamo di piangere,
di emozionarci per un tramonto,
di ruggire di rabbia.
Ci hanno ammaestrato,
ci hanno riempito di promesse
che non manterranno mai.
E ci convincono che viviamo
nel migliore dei mondi possibili.
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mercoledì 12 gennaio 2011
I Blues dell'Oligarca - 1

Johnny Lee suonava il blues.
Una chitarra accordata male
ed una voce rotta
dalla schiavitù della sua gente.
Johnny Lee era un negro,
oggi si direbbe "di colore":
almeno un colore loro ce l'hanno
mica sono pallidi come noi altri.
I posti su bus erano riservati
alla razza eletta:
ma eletta da chi?
Non si è mai saputo,
visto che Dio è negro
ed ha i capelli rasta.
Il cotone delle nostre camicie
era raccolto dalle mani callose
di quelli chiamati negri.
I pomodori sulle nostre tavole
sono raccolti dalle mani callose
di quelli chiamati extracomunitari.
Hanno cambiato il nome,
reso più accettabile
il loro razzismo.
Boom boom!
Una bomba.
Gettata contro il Sistema
e il suo becero razzismo.
Nessun vietcong
mi ha mai chiamato "negro",
nessuno straniero
mi ha mai chiamato "terrone".
Italiano per nascita,
sudista per grazia di Dio.
Una chitarra accordata male
ed una voce rotta
dalla schiavitù della sua gente.
Johnny Lee era un negro,
oggi si direbbe "di colore":
almeno un colore loro ce l'hanno
mica sono pallidi come noi altri.
I posti su bus erano riservati
alla razza eletta:
ma eletta da chi?
Non si è mai saputo,
visto che Dio è negro
ed ha i capelli rasta.
Il cotone delle nostre camicie
era raccolto dalle mani callose
di quelli chiamati negri.
I pomodori sulle nostre tavole
sono raccolti dalle mani callose
di quelli chiamati extracomunitari.
Hanno cambiato il nome,
reso più accettabile
il loro razzismo.
Boom boom!
Una bomba.
Gettata contro il Sistema
e il suo becero razzismo.
Nessun vietcong
mi ha mai chiamato "negro",
nessuno straniero
mi ha mai chiamato "terrone".
Italiano per nascita,
sudista per grazia di Dio.
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