mercoledì 16 ottobre 2013

Cronaca insorgente degli eventi di italia - Armenia



“Luce guarda che viene un ragazzo per organizzare qualcosa per Italia Armenia”. Gianni lo abbiamo conosciuto così, come spesso capita in Insorgenza. Qualcuno che ci contatta, perché magari sa che con noi le cose si fanno. Senza troppi bla bla bla. Era la prima settimana di settembre.

E si, perché di manifestazioni noi di Insorgenza, come è noto, ne abbiamo in attivo a decine. Abbiamo una sede aperta da cinque anni e un sistema “operativo” più o meno rodato… Massimo che impagina i volantini, Cec che si occupa degli slogan, Donato che organizza il gruppo in piazza e mantiene i rapporti con la Digos, che regolarmente informiamo dei nostri spostamenti, io e Nando che gestiamo propaganda o altre problematiche pratiche. E poi Vincenzo che manda messaggi a tutti, Marika che diffonde i link sul web  e tanti tanti altri più o meno con compiti fissi.

Poi di volta in volta, nuove teste si uniscono e ci affiancano. In questo caso Errico, un ragazzo di Mugnano, per il nuovo volantino. E Gianni, appunto, venuto da noi un mese fa a chiederci una mano.

A settembre si decide dunque di aprire un gruppo su fb, non come insorgenza (tant’è che nessuno di noi lo gestisce tranne Gianni, appunto) con l’appuntamento. Per noi insorgenti, e ne avevamo parlato anche con il nostro gruppo di Casal di Principe, impegnato sul territorio della Terra dei fuochi, era fondamentale il messaggio contro il biocidio. Ma poi gli eventi avevano avuto il sopravvento, con Prandelli che aveva deciso di dedicare la partita alla lotta alla camorra. Era nata così l’idea di definire la partita derby dal momento che proprio sulla terra dei fuochi le complicità Stato-camorra sono comprovate. Il volantino l’avevamo concepito così e pure lo strisicone.


Gianni in queste settimane lo abbiamo visto in sede un altro paio di volte, sempre per la manifestazione del 15. L’ultima lunedì pomeriggio quando tutti insieme, sempre sotto la regia dell’instancabile Donato, ci siamo visti in sede per mettere a punto le ultime cose e soprattutto lo striscione, a mio avviso tra i più belli della nostra storia, del cui testo avevamo informato la Digos appunto, che ci aveva autorizzati a attaccarlo FUORI allo stadio fino a inizio partita e il cui testo vedete nella foto qui sopra. Un testo abbastanza forte, cazzuto, chiaro.

E così tutto organizzato come sempre, alle 16 ci siamo ritrovati tutti nel piazzale dove sono i varchi per i distinti a iniziare il volantinaggio davanti al nostro striscione, ripreso per un puro caso anche da un cameramen del tg3 di passaggio.

Alle 19 30, a volantini finiti, abbassiamo lo striscione anche su richiesta della Digos. Nando, febbricitante, va a casa, così come Checco, il leone del web, Antonio, e altri. Dentro allo stadio, del nostro gruppo, entrano solo Giovanni e il suo amico da noi appena conosciuto, ma subito “insorgentizzato” grazie alla nostra bandana, Pasquale e Floriana con un biglietto omaggio dell’ultim’ora, Gigi ed Elena che lo avevano comprato fuori allo stadio. Io, Donato, Gegè, Lorenzo e non ricordo chi più, decidiamo di aspettare l’inno per fischiare da fuori. Ma poi, dopo, “intalliamo” tra una birra, una chiacchiera e un “goool” urlato a squarciagola che l’Armenia rifila subito all’Italia, che ci procura addosso i  soliti sguardi attoniti di quelli del camioncino dei panini parcheggiato di fronte a noi.

A un certo punto, quasi alla fine del primo tempo, da dentro arriva sul mio cellulare la telefonata di Elena: “Ragazzi, correte hanno preso Gigi”. Corriamo, abbandonando persino lo striscione ormai arrotolato (e poi recuperato da Donato più tardi) fuori al varco delle tribune dove erano entrati tanti altri gruppetti e tanti singoli per sventolare dagli spalti la bandiera delle Due Sicilie o per esprimere il lutto vestiti di nero, ma principalmente per aggredire sonoramente l’inno di Mameli, simbolo di un’Italia nella quale noi, come altri, non ci riconosciamo.

Questi gli intenti di tanti ambientalisti e meridionalisti: un intento pacifico, per la terra dei fuochi. Tanti infatti gli striscioni e i cartelli che erano comparsi allo stadio. Tra questi quelli di Francesco, un avvocato iscritto a Insorgenza e poi fondatore di Unione mediterranea ma, soprattutto, un amico, che aveva distribuito volantini con su scritto “Napoletani per discriminarci, italiani per inquinarci” subito sequestrati dagli stewart.

Sì perché dentro qualcuno, non noi ma un altro gruppo, era entrato allo stadio con un mega striscione e Gianni, Floriana, Jorge, Gigi, Elena e Pasquale si erano trovati là vicino, sugli spalti. Uno striscione ben più soft del nostro, più leggero, che recitava: “Mentre vuje pazziate nuje murimm avvelenat”. Con estrema violenza, pare perché coprisse la visuale delle telecamere Rai, uno stewart alto due metri accompagnato da altri cinque, si era però avvicinato subito al gruppo dei nostri e, spintonando tutti, aveva strappato di mano ai ragazzi lo striscione.

E’ in questo caos che Jorge, il più bassino rivelatosi poi il più tosto, aveva provato a spiegarsi rivolgendosi all’armadio: “Lo facciamo anche per voi” con il risultato di vedersi sollevato, strattonato, preso a ceffoni. Gianni e Gigi, a quel punto, istintivamente si erano avvicinati allo stewart dicendo di lasciare Jeorge, che non aveva fatto nulla se non esprimere un pensiero. Con il risultato di trovarsi l’uno ammanettato e trascinato violentemente giù allo stadio e l’altro di essere identificato salvo poi essere rilasciato perché furbamente aveva millantato di essere un avvocato (“Vuje nun c’entrate niente, avvocà” gli avevano detto i poliziotti, restituendogli i documenti).

Donato, io, Pasquale e Floriana ormai usciti, Gegè, Elena e Gigi, ci mettiamo a parlare da fuori con i poliziotti che erano dentro e che spiegavano a me, ignorante da stadio sempre più consapevole, che gli stewart nello stadio hanno poteri di polizia. Cerco di capire come funziona e scopro che lo stadio è una vera e propria zona franca. La legge insomma consente a gente non qualificata di arrestare addirittura dentro: gli stewart hanno questo potere nonostante siano vigilanti privati, pagati dalle società che gestiscono gli stadi. Incompetenti, violenti? Che importa! La legge consente loro tutto e il contrario di tutto in quella che ormai – si è capito – per lo Stato italiota è un luogo dove vigono altre regole.

Comunque nel caos a un certo punto vediamo Gianni e Jorge ammanettati e portati via dalla volante della polizia. Riusciamo a capire solo che li portano al commissariato San Paolo, là di fronte, dove ci avviamo tutti in fretta, incluso Francesco, che è avvocato, e dove ci raggiunge poi Nando, avvertito a telefono. Degli autori dello striscione, che ripeto non era nostro, neanche l’ombra (anche se due di quel gruppo ci raggiungono poi in tarda serata, incazzati più di noi).

Giro di telefonate e ci rassicura il fatto che alcuni hanno ripreso tutto e che dunque abbiamo, a parte numerosissimi testimoni oculari, il video del bestione che infierisce su Jorge e gli altri, insieme a diversi agenti della polizia.

Ecco, la polizia. Come ho detto e tengo a precisare, come Insorgenza abbiamo avuto sempre un rapporto corretto con la Digos, correttissimo. Non siamo pazzi, non lanciamo i nostri ragazzi per strada come kamikaze. Abbiamo sempre parlato di come gestire la piazza, sempre invitato tutti a mantenersi calmi, a non fare cazzate, a non rischiare inutilmente denunce. E infatti basta guardare la nostra storia: decine e decine di manifestazioni sempre pacifiche, sempre prive di qualsiasi violenza. Ci conoscono. Ci conoscono uno per uno. Nomi e cognomi. Chi siamo, dove abitiamo, dove ci vediamo. Cose normalissime in uno Stato di polizia come il nostro, cose che non ci sconvolgono, di cui siamo consapevoli.

Tant’è che fuori al commissariato, quando accorrono anche gli agenti Digos che seguono sempre i nostri cortei e i nostri presidi, ci domandano di Gianni e Jeorge: “Non sono nostri iscritti, ma trattateli come se lo fossero”. Gianni e Jeorge dentro, intanto, da uomini veri quali hanno dimostrato di essere ieri (per me insorgenti ad honorem) scagionano il movimento da ogni coinvolgimento. “No, non siamo iscritti a insorgenza”. E del resto, mentre entrava spintonato in macchina dai poliziotti, Gianni mi aveva già detto: “Luce non fatevi coinvolgere, non vi preoccupate”. Ma poi mi aveva sorriso da dentro al commissariato quando ci aveva visto tutti là fuori ad aspettarlo. E quando finalmente due ore dopo Gianni e Jeorge sono usciti fuori, hanno trovato tutti noi insorgenti ad abbracciarli.

Chiedo a Jeorge se avesse avuto paura. Mi risponde di no. “Sapevo di non aver fatto niente”. E’ piccolo d’altezza, ma grande. E tosto. Gianni ancora di più. Già sorride. E’ calmo. Mi piace.

Si torna a casa. Alcuni vengono a casa nostra, dove restano fino alle 4: si sfogano. Tanti altri sono ancora connessi, si materializzano su fb per ribattere a qualche imbecille buono a fare il gioco del sistema, a qualche rivoluzionario da tastiera che parlava di flop della fischiata. Per difendere chi c’era, comunque, e di qualunque gruppo facesse parte. Per difendere – rendetevi conto a che punto basso siamo arrivati nel mondo meridionalista – chi ha avuto il coraggio di metterci la faccia. Io penso ai tanti striscioni offensivi che ci indignano, quelli che invocano la nostra morte, quelli che ci chiamano colerosi. Per quelli no, non si muove nessuno stewart. Nessun poliziotto. Nessuno squallido Che Guevara da pc. E scrivo la mia cronaca per l’unico giornale libero dove sono riuscita a trovare spazio, Paralleloquarantuno.

Alle 6 e 30 del mattino vado a dormire. Amareggiata ma più forte. Orgogliosa del gruppo nel quale milito. Orgogliosa di aver trovato ancora una volta altri come noi. Grazie ragazzi.

Lucilla Parlato, tramite Insorgenza.it

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