domenica 20 ottobre 2013

Nessuno scontro? Nessuna notizia!



Ce li vedo, i giornalisti di regime. Nella tarda serata di ieri avranno certamente spento le telecamere, staccato i microfoni, chiuso i taccuini con quell'amarezza tipica di chi si aspettava lo scoop degli scontri furenti, delle camionette incendiate, dei vetri in frantumi, dei bancomat distrutti. Nulla di tutto questo. Quei cattivoni dei NoGlobal travestiti da NoTav travestiti da Black bloc travestiti da Autonomi non hanno fatto niente. Forse - e dico forse - c'è stato qualche scaramuccia nei pressi della sede di CasaPound, ma in generale nessuno spargimento di sangue, nessun terrorista da spedire in prima pagina, nessuno speciale di Porta a Porta sulla "galassia anatgonista".
Tutto ciò è un bene? Da un certo punto di vista, sicuramente si: ogni supposta per il Sistema e i suoi pennivendoli è sempre positiva. E sicuramente in molti, ieri, tifavano per gli scontri. Il problema, semmai, si pone il giorno dopo: quanto spazio ha avuto lo sciopero generale del 18 e il corteo del 19 ottobre sulla stampa nazionale e internazionale? Poco più di zero. Siccome è andato tutto bene, siccome i manifestanti sembravano delle pecorelle ammaestrate che andavano da un punto A a un punto B senza creare troppi problemi... che ne parliamo a fare? Chi ce lo fa fare di riempire le pagine dei giornali, e i servizi televisivi, che avevamo tenuto liberi per gli scontri annunciati? Magari dobbiamo riempirli pure con le reali motivazioni delle manifestazioni, con le rivendicazioni sociali di queste zecche comuniste e anarchiche! Poi il direttore si incazza, il padrone si infuria...
Allora hanno pensato bene di utilizzare l'assioma: nessuno scontro, nessuna notizia. Siccome non è successo ciò che il Sistema voleva, i media del Sistema non ne devono parlare.

Su questo tema il "movimento" deve riflettere, con urgenza. Ci riflettano tutti i movimenti: quelli dei lavoratori e quelli per il diritto all'abitare, quelli contro le discariche a quelli contro le opere inutili. Cosa vogliamo, dal punto di vista comunicativo? Vogliamo che le nostre battaglie abbiano risonanza mediatica? O vogliamo provare ad ingrossare le fila dei nostri cortei, puntando sui social network e sulla controinformazione?
Nel primo caso, gli atti vandalici e gli eventuali scontri violenti sono una necessità imprescindibile. Non avremmo conosciuto il problema del TAV in Valdisusa, nè il tentativo di sversare altra munnezza a Terzigno, nè tante altre cose se non avessimo assistito a scontri e persino ad atti di sabotaggio. I riflettori della "informazione" non arrivano se non c'è carne sul fuoco, e la stragrande maggioranza delle persone si informa dai canali mainstream.
Si pone, ovviamente, un problema pratico: più le piazze diventano roventi, più le persone si spaventano e magari preferiscono stare a casa invece di partecipare a cortei, assemblee, iniziative e altro. E qui arriviamo al secondo caso: una piazza tranquilla, goliardica, colorata è sicuramente più invitante di una rissosa e arrabbiata. E' facile pronosticare che una manifestazione pacifica avrà una partecipazione maggiore, e gli ultimi cortei del 18 e, soprattutto, del 19 ottobre (più di 70mila persone, completamente autorganizzatesi, senza partiti o sindacati confederali a gestirli) stanno lì a dimostrarlo. Ma chi ha saputo i motivi delle mobilitazioni? Coloro che ieri sera o stamattina hanno visto il TG1 o il TG5 (i due telegiornali più visti in italia), adesso conoscono la piattaforma rivendicativa di chi è sceso in piazza? Sanno perchè 70 mila persone sono scese in strada ieri?
No, non lo sanno. E se non si mettono su internet a cercare di informarsi, non lo sapranno mai. E' su questa scelta tattica che si decide il presente e il futuro di tutti i movimenti antisistemici.

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